Nam myoho renge kyo

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La frase giapponese Nam myōhō renge kyō (南無妙法蓮華経) è l'invocazione o, sempre in giapponese, daimoku (題目, cin. tímù, titolo) riferita al titolo del "Sutra del Loto della Legge Mistica[1]".

Il Sutra del Loto è un testo composto probabilmente in dialetto pracritico e poi tradotto in sanscrito nell'Impero Kushan tra il I e il II secolo d.C., e che alcune scuole buddhiste sino-giapponesi ritengono raccolga gli insegnamenti degli ultimi otto anni di vita del Shakyamuni, il fondatore storico del Buddhismo, vissuto alla fine del VI secolo a.C.

In sanscrito il titolo è सद्धर्मपुण्डरीकसूत्र (Saddharmapuṇḍarīka-sūtra), letteralmente “Sutra del Loto della Legge meravigliosa” e nella traduzione in cinese di Kumarajiva, del V secolo d.C., è 妙法蓮華經 (pinyin: Miàofǎ Liánhuā Jīng, giapp. Myōhō renge kyō) a cui si aggiunge inizialmente il titolo onorifico di 南無 (pinyin: Nánwú, giapp. Namu o Namo) che deriva dal sanscrito नमः (Namaḥ) che indica saluto, venerazione in rapporto ad un mantra.

La pratica della recitazione di Nam myōhō renge kyō (in cinese Nánwú miàofǎ liánhuā jīng) si avviò in epoca Tang in Cina presso la scuola Tiantai, probabilmente durante il patriarcato di Zhanran, e fu diffusa in Giappone dal monaco giapponese Nichiren nel 1253 secondo il quale la recitazione ogni giorno di questa invocazione consente a ciascun essere umano di raggiungere la propria natura illuminata. Ma già il monaco giapponese Kukai (774-835), fondatore della setta Shingon, aveva indicato nel titolo del Sutra del Loto un vero e proprio mantra (眞言 pinyin zhenyan, giapp. shingon) e quindi la parte centrale di tutta l'opera.[2]

Secondo la tradizione buddhista sino-giapponese il titolo del sutra riassume, sintetizza e rende presente il senso profondo dell'insegnamento in essa contenuto:

  • Namu (南無 cinese: nánwú, ma pronunciato nei monasteri con l'arcaico nanmu), derivante dal sanscrito namaḥ, indica la devozione, il rendere onore. Ha il significato di apertura e accettazione della legge dell’universo, armonizzandovi la propria vita e traendone forza e saggezza per superare le difficoltà.
  • Myō significa 'meraviglioso' e Dharma, sia nel senso di 'Legge' sia come 'ente' (妙法 cinese: miàofǎ).
  • Renge (蓮華 pronuncia cinese: 'liánhuā') indica il fiore di loto, che simboleggia il risveglio e lo stato di illuminazione che emerge dalle difficoltà della vita quotidiana e la contemporaneità di causa ed effetto.
  • Kyo (経 cinese: jing, sutra, testo canonico) indica l'insegnamento del sutra e la scrittura o il suono attraverso cui si esprime; il carattere cinese che lo rappresenta aveva in origine il significato di "trama" (contrapposta a "ordito", wei, con cui si intendono i testi eterodossi).

I sette caratteri del daimoku vengono riportati anche nel centro del mandala, o Gohonzon, che, secondo alcune scuole del Buddhismo Nichiren, rappresenta la vita di colui che recita, come una sorta di specchio; quindi non è l'oggetto in sé ad essere venerato, bensì è la propria vita; l'unico mezzo attraverso il quale il praticante può raggiungere i propri obiettivi, infatti, è la propria azione, compiuta con la consapevolezza della legge di causa ed effetto. Tuttavia il preciso significato dei termini, la loro esatta pronuncia e il loro peso nella pratica del culto, differiscono leggermente a seconda delle varie scuole religiose derivate da questa tradizione.

[modifica] Note

  1. ^ Il carattere cinese 妙 (pinyin miào, giapp. myō) qui reso come "mistica" in riferimento alla Legge (法, pinyin , giapp. , sanscrito dharma, tib. chos) non deve essere inteso come trascendente la realtà quotidiana come il termine italiano "mistica" potrebbe suggerire, infatti è qui la resa in carattere cinese del termine sanscrito sat che ha molteplici significati come: buona, misteriosa, mistica, meravigliosa, reale, ma anche: strana, miracolosa, inconcepibile, profonda, sottile, squisita. Il carattere 妙 (pinyin miào (miao 4 tono) e l'unione di due caratteri 女 e 少, il primo dei quali 女 indica una "donna" mentre il secondo 少 indica "poco" quindi una donna di pochi anni, una giovane, disegna dunque l'apparizione di una giovane dama quindi di bell'aspetto che sopraggiunge d'un tratto e inaspettata nella nostra visuale. Lo stato d'animo che provoca vuole richiamare, in questo caso, collegandolo al carattere 法, lo stesso stato d'animo di stupore che si prova quando si penetra il profondo significato della Realtà o Legge su cui si fonda la nostra stessa realtà quotidiana.
  2. ^ Francesco Sferra In: Sutra del Loto. Milano, Rizzoli, 2001, pag. 22.


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