Vasubandhu

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Vasubandhu

Vasubandhu (cinese: 世親 pinyin: Shìqīn, giapponese: Seshin, tibetano: dByig-gnyen; Puruṣapura, IV secoloIV secolo) è stato un monaco buddhista indiano, filosofo e fondatore della scuola Mahāyāna Cittamātra (detta anche Yogācāra).

Fu un importante monaco buddhista mahāyāna, vissuto nel IV secolo d.C., fondatore dell'importante scuola Cittamātra.

Nelle scuole del Buddhismo cinese Tiāntái (天台) e Chán (禅), nonché nelle scuole del Buddhismo giapponese Tendai e Zen, Vasubandhu è indicato tra i patriarchi dei loro lignaggi[1].

La vita[modifica | modifica wikitesto]

Fratello minore di Asaṅga, Vasubandhu visse in una famiglia kṣatriya da parte del padre, il cui nome era Kuaśika, e brāhmaṇa da parte della madre.

Divenuto monaco buddhista, studiò sotto il maestro sarvāstivāda Saṃghabhadra che gli impartì le dottrine proprie della Mahāvibhāṣā[2].

Si stabilì quindi nella capitale dell'Impero Gupta, Ayodhyā (attualmente nei pressi di Faizābad, nel Kashmir).

In quel tempo era abbastanza diffuso il dibattito pubblico tra esponenti ed esegeti delle differenti filosofie religiose e siccome ad Ayodhyā giunse Vindhayavāsin, discepolo di Vārṣagaṇya un famoso esponente del Sāṃkhya, questi sfidò i buddhisti ad un confronto tra le dottrine. In quei giorni sia Vasubandhu che il suo amico e collega Manoratha erano assenti da Ayodhyā e la sfida fu raccolta da un altro maestro buddhista, il vecchio Buddhamitra. L'età avanzata di questi non gli consentì di rispondere adeguatamente alle argomentazioni di Vindhayavāsin e i buddhisti uscirono sconfitti dal confronto.

Questo accaduto colpì profondamente Vasubandhu e lo portò a redigere la Paramārthasaptatikā in risposta alle dottrine esposte da Vindhayavāsin.

Successivamente scrisse lo Abhidharmakośa, un testo in seicento strofe (kārikā) di commento alla Mahāvibhāṣā, che divenne uno dei testi capitali della scuola Sarvāstivāda.

Acquisito il punto di vista critico dei sautrāntika scrisse una ulteriore opera, lAbhidharmakośabhāṣya che doveva essere un commento in prosa allAbhidharmakośa.

Quest'ultima opera dispiacque al suo vecchio maestro Saṃghabhadra, che era rimasto su posizioni genuinamente sarvāstivādin, il quale gli replicò con l'Abhidharmakośaśāstrakārikāvibhāṣya, una critica serrata alle ultime tesi del suo ex allievo.

Nel frattempo il fratello maggiore di Vasubandhu, Asaṅga, seguace del Buddhismo del Mahāyāna preoccupato delle sue capacità retoriche in grado di mettere in difficoltà la diffusione del "Grande Veicolo", lo invitò a rientrare a Puruṣapura comunicandogli, come scusa, di essere malato[3]. Giunto il fratello minore al suo cospetto, Asaṅga gli predicò le dottrine mahāyāniche convincendolo della loro correttezza e supremazia e, infine, convertendolo al "Grande Veicolo". Pentito di aver recato delle offese alle scuole del mahāyāna, Vasubandhu si volle tagliare la lingua, ma Asaṅga gli impedì di portare a compimento il gesto suggerendogli di utilizzarla per la causa del "Grande Veicolo".

Rientrato ad Ayodhyā dopo la morte di Asaṅga, Vasubandhu si dedicò alla compilazione di trattati mahāyānici.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per quanto concerna il Tiāntái, cfr. il Fù fǎzàng yīnyuán zhuàn (付法藏因緣傳, giapp. Fuhōzōin'enden, Trasmissione del tesoro del Dharma), T.D. 2058.50, per quanto concerne il Chán e lo Zen cfr. il Bǎolín zhuán (寳林傳).
  2. ^ Nella seconda sezione del Pósǒupándòu fǎshī zhuàn (婆藪槃豆法師傳, Biografia del Maestro Vasubandhu) opera di Paramārtha (499-569), tuttavia, Saṃghabhadra appare come un monaco sarvāstivādin intento a confutare le dottrine di Vasubandhu il quale lo lascia fare convinto dell'evidente giustezza delle proprie posizioni.
  3. ^ Stratagemma che ricorda quello narrato nel Vimalakīrti Nirdeśa sūtra.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La biografia di Vasubandhu è raccolta nel Canone cinese, nel Pósǒupándòu fǎshī zhuàn (婆藪槃豆法師傳, Biografia del Maestro Vasubandhu) opera di Paramārtha (499-569) e conservato nello Shǐchuánbù al T.D. 2049; altri elementi della sua vita si colgono nel Dà Táng xīyù jì (大唐西域記, Viaggio in Occidente dal Grande Tang), opera di Xuánzàng, (玄奘 602-664), conservato sempre nello Shǐchuánbù ma al T.D. 2087; anche nel Canone tibetano, segnatamente nel Bu-ston chos-byung (La storia sul Dharma di Buston) opera di Büton Rinchen Drub (Buston, 1290-1364) e nel rGyar-gar chos-'byung (Storia dell'avvento del Dharma in India) opera di Tāranātha Kungpa Nyingpo (1575-1634), si riscontrano notizie rispetto a Vasubandhu sostanzialmente coerenti con quelle riportate nel Canone cinese anche se contenenti alcune importanti differenze.
  • Li Rongxi, Albert A. Dalia (2002). The Lives of Great Monks and Nuns, Berkeley CA: Numata Center for Translation and Research
  • L’Abhidharmakosa de Vasubandhu, traduit et annoté par Louis de la Vallée Poussin, Paul Geuthner, Paris, 1923-1931

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