Nichiren

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Ritratto di Nichiren (日蓮,, 1222-1282)
Una copia del Sutra del Loto attribuita al principe giapponese Shōtoku (聖徳太子, 573–621). Questo antico sutra mahāyāna era ritenuto da Nichiren contenere i completi e più alti insegnamenti del Buddha Śākyamuni.
Il gohonzon (御本尊) che, secondo una tradizione, fu affidato da Nichiren (日蓮, 1222-1282) al suo discepolo Nisshō (日昭, 1221-1323). Il gohonzon è un dipinto che fu rivelato mediante ispirazione a Nichiren e rappresenta tutti gli esseri senzienti nel mondo descritto dal Sutra del Loto. Riporta il daimoku circondato dal nome di Śākyamuni, quello di Viśiṣṭacāritra e di altri bodhisattva; contiene anche diversi nomi della tradizione buddhista Tendai, quelli di alcuni kami (神) shintoisti e di arhat della tradizione buddhista.
Il tempio buddhista di scuola Nichiren shū (日蓮宗), Kuon-ji (久遠寺) sul Monte Minobu nella prefettura di Yamanashi.
Nikkō (日興, 1246-1333), uno dei sei discepoli anziani di Nichiren.
Una sezione del Risshō Ankoku Ron (立正安国論), il primo proclama di Nichiren ai governanti del Giappone. Il Risshō Ankoku Ron apre con questa dichiarazione
« Una volta venne un viaggiatore che si lamentava dicendo: "Negli ultimi tempi assistiamo a strani fenomeni in cielo e in terra: a carestie, pestilenze che riempiono il cielo e ogni angolo della terra »
(Nichiren. Risshō Ankoku Ron)
La sede principale della Risshō Kōsei Kai a Tokyo una delle associazioni laiche nate dall'insegnamento di Nichiren.
La sede principale della Soka Gakkai a Tokyo.
« Questo è l'insegnamento più importante. È l'insegnamento che 'i desideri terreni sono Illuminazione' e 'le sofferenze di vita e morte sono Nirvana' ... Le sofferenze diventano Nirvana quando si comprende che l'entità della vita umana non viene né generata né distrutta nel suo ciclo di nascita e di morte. »
(Nichiren)

Nichiren (日蓮 Nichiren?) (16 febbraio 122213 ottobre 1282) è stato un monaco buddhista giapponese, fondatore del Buddhismo Nichiren, una delle maggiori correnti del Buddhismo giapponese che comprende diverse scuole di pensiero, che spesso professano dottrine anche contrastanti.

Chiamato alla nascita con il nome di Zennichimaro (善日麿), lo cambiò, nel 1238, in Zeshō-bō Renchō (是生房蓮長) quando fu ordinato monaco e infine nel 1253 assunse il nome di Nichiren (日蓮) con cui viene ricordato.

Nichiren è stata una figura controversa durante l'intero arco della sua vita, e lo è tuttora per via delle diverse dottrine religiose che si rifanno ai suoi insegnamenti.

La vita[modifica | modifica sorgente]

Nascita, educazione, primi insegnamenti[modifica | modifica sorgente]

Nichiren nacque a Kominato, un piccolo villaggio di pescatori, nell'antica provincia di Awa. All'età di 11 anni iniziò i suoi studi buddhisti nel vicino monastero, di scuola Tendai, il Seichō-ji (清澄寺, chiamato anche Kiyosumi-dera), venendo ordinato monaco tendai con il nome di Zeshō-bō Renchō all'età di 16 anni. Studiò sotto il maestro Dōzen-bo (道善房, ?-1276) che lo iniziò alla pratica del nembutsu (念佛)[1].

Poco dopo lasciò il tempio Seichō-ji per continuare i suoi studi a Kamakura dove, come era costume per i monaci tendai, approfondì le dottrine del Buddhismo Zen e dello Jōdo-shu. Diversi anni dopo lo troviamo a perfezionare gli studi nella zona di KyōtoNara, dove erano situati tutti i maggiori centri buddhisti dell'epoca. In particolare, nel 1242 è attestata la sua presenza sul Monte Hiei, sede dello Enryaku-ji monastero centrale della scuola Tendai e, poco dopo, sul Monte Koya, sede dello Shingon.

In questo periodo e a seguito di questi studi approfonditi si convinse della preminenza del Sutra del Loto, già proclamata dalla scuola cinese Tiāntái (天台宗) e in particolare del suo stesso titolo (in giapponese Myōhōrengekyō) oggetto di uno degli studi più importanti (il Miàofǎ liánhuā jīngxuán yì 妙法蓮華經玄義, anche Fǎhuā xuányì, Il profondo significato del Sutra del Loto della Legge meravigliosa, giapp. Myōhō renge kyōgen gi, T.D. 1716, 33.618-815) del patriarca cinese Zhìyǐ (智顗, 538-597), autore che Nichiren conosceva perfettamente e che verrà più volte citato nei suoi scritti. Il riconoscimento di tale esclusiva preminenza lo portò a distaccarsi dagli altri insegnamenti buddhisti, compresi alcuni della stessa scuola Tendai, e, nel 1253, a rientrare al Seichō-ji.

Il 28 aprile 1253 proclamò pubblicamente, e per la prima volta, che tutte le forme di Buddhismo erano incomplete e false e che solo gli insegnamenti del Sutra del Loto contenevano l'autentico Buddhismo. Proclamò anche la pratica della recitazione del suo titolo, il Nam myōhō renge kyō (南無妙法蓮華経), come pratica buddhista esclusiva. Con questo atto egli intendeva affermare che la devozione e la pratica della recitazione del Sutra del Loto erano l'unico "vero Buddhismo" per l'epoca storica attuale (indicata come Mappō, 末法, Ultimo periodo del Dharma, vedi più avanti). In questa occasione mutò anche il suo nome in Nichiren dove il carattere kanji per nichi (日) significa "sole" e quello per ren (蓮) significa "loto".

Da questa data la vita di Nichiren è caratterizzata da continui conflitti con le autorità politiche religiose del suo Paese. Sempre da questa data, che tutte le scuole del Buddhismo Nichiren nate successivamente prendono come data della loro fondazione (立宗: risshū), Nichiren iniziò, dopo essere stato espulso dal monastero Tendai Seichō-ji, a diffondere i suoi insegnamenti da Kamakura che all'epoca era la capitale de facto del Giappone essendo la località di residenza dello Shōgun.

Diversi praticanti buddhisti, monaci e laici (tra cui numerosi samurai), iniziarono presto a seguire i suoi insegnamenti e a riconoscerlo come autorità religiosa.

I primi anni di insegnamento e il Risshō Ankoku Ron[modifica | modifica sorgente]

Nichiren fu una figura estremamente controversa fin dalla fondazione del Buddhismo da lui insegnato, e molte delle scuole nate dai suoi insegnamenti continuano oggi tali controversie (vedi Buddhismo Nichiren). Alla base degli spunti polemico-dottrinali vi è la considerazione per i seguaci di ognuna di queste scuole, come lo fu all'inizio per lo stesso Nichiren, che la loro "dottrina" sia l'unica forma corretta di Buddhismo.

Non era comunque intenzione di Nichiren quella di riformare il Buddhismo giapponese quanto piuttosto quello di far sì che cessasse il supporto del governo alle scuole che lo rappresentavano in quel momento storico e di dissuadere i buddhisti giapponesi dal seguirle perché egli era convinto che queste scuole non insegnavano l'autentico Buddhismo, il quale corrispondeva esclusivamente alle dottrine esposte nel Sutra del Loto.

Nichiren espresse chiaramente questa posizione in uno dei suoi scritti più importanti, il Risshō Ankoku Ron (立正安国論, Assicurare la pace nel paese attraverso la propagazione del vero Buddhismo, 1260). Questo scritto rappresenta il primo di tre ammonimenti alle autorità politiche del Giappone dell'epoca, ovvero al clan Hōjō (北条氏, Hōjō-uji) che ricoprirono il ruolo di shikken (執権) dal 1213 al 1333.

In questo scritto Nichiren espose la necessità che lo stesso imperatore riconoscesse e accettasse l'unica vera e corretta forma di Buddhismo (立正: risshō, cinese: lìzhèng) come l'unico modo per dare pace e prosperità al paese ponendo fine alle sofferenze che lo angustiavano. E la vera e corretta forma di insegnamento buddhista, secondo Nichiren, risiedeva nella recitazione del titolo del Sutra del Loto (daimoku 題目), tutti gli altri insegnamenti propugnati dalle altre scuole non rappresentavano l'autentico Dharma del Buddha Śākyamuni.

In particolare le critiche di Nichiren alle altre scuole buddhiste, riportate nello Risshō Ankoku Ron, vertevano:

  • nei confronti dello Jōdo-shu per l'aver posto il Buddha Amitābha (阿彌陀佛, Amida Butsu) in un ruolo di preminenza rispetto al Buddha Śākyamuni (釋迦牟尼佛, Shakamuni Butsu) e quindi nell'aver mutato la scala valoriale dello stesso Buddhismo;
  • nei confronti del Buddhismo Zen per aver questa scuola dimenticato il ruolo dei sutra, delle scritture buddhiste e, in particolar modo, del Sutra del Loto;
  • nei confronti dello Shingon per aver fatto prevalere gli insegnamenti esoterici (密教 mikkyō) del Vajrayāna rispetto alle scritture originali dell'insegnamento "completo" del Buddha Śākyamuni ovvero al Sutra del Loto;
  • nei confronti della scuola Tendai, per aver accolto, sul suolo giapponese, gli insegnamenti esoterici (mikkyō denominati nel Tendai come 台密 taimitsu) propri anche dello Shingon.

Da ciò si evince che, in ultima analisi, Nichiren non ha mai avuto intenzione di fondare una nuova scuola buddhista quanto piuttosto quella di riportare l'insegnamento buddhista alle origini ovvero alla preminenza del Sutra del Loto così come insegnato nell'antica scuola cinese Tiāntái e dal suo fondatore Zhìyǐ (giapp. Chigi o Chisha).

Fatto salvo la scuola Shingon, tutti i fondatori delle scuole criticate da Nichiren erano, peraltro come lo stesso Nichiren, monaci Tendai che avrebbero dovuto, secondo gli stessi insegnamenti di questa scuola, predicare la preminenza del Sutra del Loto sulle altre dottrine.

Rispetto alla scuola cinese Tiāntái e al suo fondatore Zhìyǐ, costanti riferimenti scritturali per Nichiren, le uniche importanti modifiche apportate da Nichiren furono la predicazione della esclusiva pratica del daimoku, ritenuta unica pratica spirituale esercitabile nell'era di mappō, e il rifiuto di creare un sistema che accogliesse insegnamenti differenti[2].

Basandosi su profezie e previsioni fatte in diversi Sutra dal Buddha Śākyamuni, Nichiren attribuì l'avvento di malattie, epidemie e disastri naturali (in particolare siccità, tifoni e terremoti) del suo tempo all'adesione dell'imperatore e della popolazione alle altre forme di Buddhismo che egli considerava eretiche o inadatte all'epoca di mappō, in accordo alla visione buddhista giapponese del tempo che divideva la storia successiva alla morte del Buddha Śākyamuni in tre distinti periodi:

  • il "Primo periodo del Dharma" (正法 cin. zhèngfǎ; giapp. shōbō), i primi mille anni dopo la scomparsa del Buddha
  • il "Medio periodo del Dharma" (像法 cin. xiàngfǎ; giapp. zōhō), il secondo periodo di mille anni e
  • l' "Ultimo periodo del Dharma" (末法 cin. mòfǎ; giapp. mappō), i 10,000 anni successivi

Nel Risshō Ankoku Ron inoltre, in accordo alle medesime predizioni, egli fece presente che il non adottare la corretta forma di Buddhismo avrebbe lasciato il paese aperto a ulteriori e nuovi disastri, inclusi conflitti armati e più specificamente ribellioni interne e invasioni straniere.

Benché non ricevesse alcuna risposta ufficiale a questo trattato esso non passò inosservato alle altre autorità religiose che lo criticarono severamente.

Il proclama di Nichiren irritò soprattutto il più importante membro del clan Hōjō, Hōjō Shigetoki (北条重時, 1198-1261), fervente buddhista della Terra pura e, come conseguenza di ciò, nel 1261 Nichiren venne arrestato ed esiliato nella penisola di Izu. Fu perdonato nel 1263 ma, nel 1264 durante una visità alla sua città natale, Nichiren subì un tentativo di omicidio da parte di un suo vecchio nemico Tōjō Kagenobu anche lui un fervente seguace dell'Amidismo.

Punto di svolta[modifica | modifica sorgente]

Gli anni successivi della vita di Nichiren furono caratterizzati da una diffusione sempre crescente dei suoi insegnamenti, in particolare nelle zone occidentali del Giappone e questo acuì ulteriormente il risentimento delle altre autorità buddhiste. Secondo lo studioso giapponese Watanabe Hōyō:

« Un aspetto integrante del suo metodo di conversione (shakubuku) era la condanna delle sette popolari del Buddhismo, Nichiren era convinto che provocando deliberatamente le persone e causando la loro collera li avrebbe costretti a valutare le loro convinzioni religiose. La rabbia e l'odio, nel sistema di Nichiren, sono stati emotivi costruttivi e creativi »
(Watanabe Hōyō Nichiren in Encyclopedia of Religion vol. 10, New York, MacMillan, 2004, pagg. 6603 e segg. trad. it. Nichiren in Enciclopedia delle Religioni (diretta da Mircea Eliade), vol.8 Milano, Jaca Book, pagg.434 e segg.)

Nel 1268 un ambasciatore coreano sbarcò in Giappone per chiedere il tributo a Kublai Khan, imperatore dei Mongoli. Nichiren inviò nuovamente una missiva al clan Hōjō ricordandogli le sue predizioni sulle sventure nel Giappone se non avesse abbracciato la fede nel Sutra del Loto: i governanti ignorarono il suo nuovo proclama ma numerose persone del popolo spaventate da una possibile invasione mongola abbracciarono il credo da lui divulgato.

Dopo un acceso scontro con un monaco molto influente dell'epoca, Ryōkan (良観, 1217-1303), Nichiren fu nuovamente interrogato dalle autorità nel settembre 1271. Egli usò questa occasione per sottoporre un nuovo ammonimento alla presenza di Hei no Saemon (平の左衛門, chiamato anche 平頼綱: Taira no Yoritsuna, ?-1293), un politico e un samurai molto potente.

A seguito di questo episodio, due giorni dopo, il 12 di settembre, Hei no Saemon accompagnato da alcuni samurai prelevò Nichiren dalla sua abitazione a Matsubagayatsu (Kamakura) allo scopo, secondo le tradizioni Nichiren, di decapitarlo: ma, sempre secondo queste tradizioni, un evento astronomico descritto come una grande esplosione di luce si manifestò sul luogo dell'esecuzione (Tatsunokuchi) terrorizzando i samurai e impedendo loro di portarla a termine. Questo accaduto è conosciuto come la "Persecuzione di Tatsunokuchi" ed è considerato dal Buddhismo Nichiren il vero punto di svolta nella vita di Nichiren, indicato dalla tradizione delle sue scuole come Hosshaku kempon (発迹顕本) ovvero "rinunciare al provvisorio e rivelare la verità". Nichiren in questa circostanza decise di "rinunciare alla sua identità provvisoria" di monaco mortale e rivelare la sua "vera" identità che corrisponde, a seconda della tradizione Nichiren, o alla manifestazione del "Bodhisattva Viśiṣṭacāritra" (上行菩薩, Jōgyō bosatsu) o come manifestazione del "Buddha originale dell'ultimo periodo del Dharma" (本仏, Hombutsu). Fallita l'esecuzione, Hei no Saemon decise di esiliare Nichiren sull'isola di Sado, isola situata nel Mar del Giappone nota per i suoi inverni particolarmente rigidi e come luogo nel quale erano sopravvissuti pochi esiliati.

Questo secondo esilio di Nichiren durò quasi tre anni e, nonostante le terribili condizioni in cui si trovò, rappresentò uno dei più importanti periodi di insegnamento di tutta la sua vita.

Mentre era esiliato a Sado si unirono a lui molti seguaci ed ebbe modo di redigere due dei suoi più importanti trattati (gosho, 御書): il Kaimoku shō (開目抄: "L'apertura degli occhi") e il Kanjin no Honzon shō (観心本尊抄:"Il vero oggetto di culto" o più letteralmente "L'oggetto di devozione per osservare la mente stabilito nel quinto periodo di cinquecento anni dopo la scomparsa del Tathagata"), così come numerose lettere e ulteriori trattati minori che contengono comunque elementi fondamentali del suo insegnamento. Le lettere, o gōshō, rappresentavano infatti per Nichiren il modo più semplice per incoraggiare i suoi discepoli e per insegnare loro la sua dottrina, con termini comprensibili, aiutandosi spesso con esempi o situazioni della vita di tutti i giorni.

Secondo lo studioso giapponese Watanabe Hōyō:

« Nel suo Kanjin honzon shō (L'oggetto della venerazione rivelata dalle nostre menti) scritto mentre era in esilio sull'isola di Sado, Nichiren stabilì che Śākyamuni era il vero oggetto di venerazione e che il daimoku era la pratica per realizzare la verità assoluta »
(Watanabe Hōyō, Op. cit.)

E ancora:

« Tra i saggi e i trattati che egli compose in questo periodo vi fu il Kaimokushō (Liberazione dalla cecità), Nichiren si discosta dalle idee della filiazione spirituale del Tendai, affermando di essere il successore e la reincarnazione di Viśiṣṭacāritra bodhisattva (giapponese, Jōgyō bosatsu) al quale Śākyamuni avrebbe affidato il Sutra del Loto e la cui riapparizione è predetta nel testo »
(Watanabe Hōyō, Op. cit.)

Fu sempre in questo periodo di esilio a Sado, nel 1272 che egli dipinse il primo gohonzon (御本尊), il mandala che Nichiren vedeva come una rappresentazione grafica dell'essenza del Sutra del Loto, la "Mistica legge" di causa ed effetto che sta alla base di ogni fenomeno e manifestazione dell'intero universo (vedi Nam myōhō renge kyō ).

Nel febbraio 1274 Nichiren fu perdonato dalle autorità e, nel mese di marzo, gli fu consentito di rientrare a Kamakura.

Nella capitale politica del Giappone fu nuovamente interrogato da Hei no Saemon, il quale tuttavia questa volta era interessato ad avere da Nichiren informazioni su una temuta invasione da parte dei Mongoli. L'arrivo sull'isola di nuovi ambasciatori mongoli che chiedevano sottomissione e tributi da parte del Giappone aveva convinto le autorità a credere che la previsioni di Nichiren, riguardo a una invasione straniera, stavano per avverarsi[senza fonte] (cosa che in effetti accadde nel mese ottobre del 1274 con un pericoloso tentativo di sbarco).

Nichiren, ancora una volta, usò l'interrogatorio per sottoporre il suo terzo ammonimento ai governanti.

Il Ritiro sul Monte Minobu[modifica | modifica sorgente]

Poiché anche il suo terzo ammonimento non fu accolto, Nichiren seguì l'antica tradizione cinese che voleva che quando un uomo presentava proteste o ammonimenti e per tre volte queste venivano ignorate, doveva lasciare il paese. Decise così, nel mese di maggio del 1274, di ritirarsi in un esilio volontario sul Monte Minobu.

A eccezione di alcuni brevi spostamenti, Nichiren trascorse il resto della sua vita in esilio volontario su questa montagna Minobu, dove lui e i suoi discepoli edificarono un tempio, il Kuon-ji (久遠寺), e dove continuò la sua opera di insegnamento e di scrittura.

I suoi due scritti principali di questo periodo sono:

  • Senji Shō (撰時抄: "Sulla selezione del tempo");
  • Hōon Shō (報恩抄: "Ripagare i debiti di gratitudine");

che insieme al Risshō Ankoku Ron, al Kaimoku Shō, e al Kanjin no Honzon Shō costituiscono quelli che vengono indicati come i "Cinque principali scritti di Nichiren".

Nichiren dipinse anche numerosi gohonzon per alcuni discepoli e credenti laici. Molti di questi Gohonzon sono arrivati fino ai giorni nostri e sono conservati in alcuni templi come il Taiseki-ji (大石寺) a Fujinomiya, nella Prefettura di Shizuoka, che conserva una vasta collezione che viene mostrata al pubblico una volta l'anno nel mese di aprile.

La sua morte[modifica | modifica sorgente]

Nichiren trascorse i suoi ultimi anni scrivendo dei nuovi gosho, dipingendo gohonzon per i suoi discepoli e impartendo i suoi insegnamenti. Le sue condizioni di salute iniziarono a peggiorare, e molti dei suoi discepoli tentarono di convincerlo a spostarsi in luoghi più caldi e accoglienti per riceverne beneficio. Infine Nichiren lasciò Minobu con alcuni discepoli, l'8 settembre 1282.

Dopo 10 giorni dal suo arrivo alla residenza di Ikegami Munenaka, uno dei suoi principali credenti laici, Nichiren sentì che la sua vita stava giungendo al termine e cominciò a prepararsi. Il 25 settembre tenne il suo ultimo discorso sul Risshō Ankoku Ron, e l'8 di ottobre egli nominò i sei discepoli anziani: Nikkō (日興, 1246-1333), Nikō (日向1253-1314), Nichirō (日朗, 1245-1320), Nisshō (日昭, 1221-1323), Nichiji (日持, 1250-?) e Nitchō (日頂, 1252-1317), con il chiaro obiettivo di continuare la propagazione dei suoi insegnamenti dopo la sua morte.

Il 13 ottobre 1282 nell' "ora del dragone" (circa le 8:00 del mattino), Nichiren morì (o secondo la tradizione della sua scuola entrò nel parinirvāṇa, giapp. 般涅槃 hatsunehan) alla presenza di molti discepoli e credenti laici. Il suo funerale e la cremazione si svolsero il giorno successivo. Il suo discepolo Nikkō lasciò la casa di Ikegami con le ceneri il 21 ottobre, raggiungendo nuovamente Minobu il 25. Il luogo di sepoltura, come da volere dello stesso Nichiren, si trova nel tempio Kuon-ji mentre una parte delle sue ceneri sono conservate anche nel tempio Taiseki-ji.

Scritti[modifica | modifica sorgente]

Di Nichiren conserviamo oggi numerose opere. Oltre a numerosi gosho disponiamo di un manoscritto di un importante commentario al Sutra del Loto redatto sul retro di una copia del 法華三部經 (giapp. Hokke sanbu kyō) che corrisponde a una edizione del sutra contenente anche altri due sutra inseriti come prologo ed epilogo allo stesso: il Sutra dell'Infinito Significato (無量義經, Muryōgi Kyō, T.D. 276, 9.383b-389b) e il Sutra della Meditazione del Bodhisattva Samantabhadra (觀普賢菩薩行法經, Kan fugenbosatsu gyōhō kyō o anche Fugen Kyō, T.D. 277, 10.389-394).

Importanti trattati, oltre il Risshō Ankoku Ron, sono: il Kaimokushō (開目抄), il Senjishō (撰時抄), Hōonshō (報恩抄) e il Kanjinhonzonshō (観心本尊抄見聞).

Alcune scuole Nichiren si riferiscono all'interezza del Buddismo di Nichiren come all' "insegnamento di una vita", una descrizione piuttosto adatta alla luce del grande numero di scritti che Nichiren ha lasciato. Molti di questi esistono ancora nella loro originaria forma manoscritta, alcuni per intero altri come frammenti e altri ancora sono arrivati a noi come copie redatte dai suoi primissimi discepoli. Oggi gli studiosi di Nichiren hanno accesso a più di 700 dei suoi lavori, incluse trascrizioni di insegnamenti orali, lettere di rimostranza e perfino illustrazioni.

Oltre che ai trattati scritti in kanbun (漢文) una forma di scrittura formale modellata sul cinese classico che era la lingua del governo e degli insegnamenti nel Giappone dell'epoca, Nichiren scrisse anche lettere e spiegazioni per i suoi discepoli e credenti laici in un vernacolo misto kanji–kana così come lettere in semplice kana per i credenti che non riuscivano a leggere lo stile più formale. Queste lettere (gosho) rappresentano oggi un prezioso aiuto per i buddhisti nichiren perché proprio grazie alla loro semplicità e immediatezza offrono un chiaro esempio del pensiero del fondatore.

Alcuni dei lavori scritti in kanbun, in particolare il Risshō Ankoku Ron, sono considerati capolavori esemplari di stile, mentre molte delle sue lettere mostrano una inusuale comprensione, empatia e vicinanza per le persone più disagiate della sua epoca. Molti osservatori moderni vedono anche un messaggio politico nei suoi lavori, e durante il periodo precedente la Seconda guerra mondiale il governo ha insistito perché numerosi passaggi e perfino interi documenti venissero eliminati dal corpus dei suoi scritti perché considerati offensivi nei riguardi dell'Imperatore, mentre, sempre nello stesso periodo, altri vollero interpretare il "Rissho Ankoku Ron" in senso nazionalistico e in particolare Tanaka Chigaku (田中智學, 1861-1939) e Nissho Honda (1867-1931) fondarono una scuola di pensiero chiamata "nichirenismo", che influì nel preparare la strada alla guerra e all'invasione da parte del Giappone dei paesi asiatici vicini.

Gli scritti di Nichiren sono conosciuti anche come go-ibun o gosho e sono disponibili in varie raccolte. Molti di questi appaiono in Iwanami Shoten's 102-volume antologico di letteratura classica Giapponese pubblicato alla fine degli anni cinquanta - inizio anni sessanta, così come altre raccolte similari di letteratura classica.

La raccolta più famosa è la Nichiren Daishonin Gosho Zenshu (日蓮大聖人御書全集: "Raccolta completa delle opere di Nichiren Daishonin") compilata dal 59º Patriarca della Nichiren Shōshū Hori Nichiko, pubblicata per la prima volta nel 1952, rivista e ristampata diverse volte successivamente dalla Soka Gakkai.

Il tempio Taiseki-ji inoltre ha pubblicato una nuova raccolta nel 1994 intitolata Heisei shimpen Nichiren daishonin gosho (平成新編 日蓮大聖人御書). Questo volume presenta gli scritti di Nichiren in ordine cronologico a cominciare a un documento datato nel 1242 (all'epoca Nichiren stava studiando nel tempio Enryaku-ji a Kyōto) e che comprende 81 lavori non pubblicati nel già citato Gosho Zenshu.

Gli insegnamenti di Nichiren[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Nichiren i suoi insegnamenti vennero interpretati in diverso modo da alcuni dei suoi discepoli, in particolare dai Sei discepoli anziani che erano stati da lui nominati come custodi del tempio Kuon-ji poco prima della sua morte. Come risultato di questo, il Buddhismo di Nichiren oggi comprende diverse scuole principali e alcune scuole minori, ognuna di queste con la sua interpretazione delle dottrine impartite da Nichiren. Queste scuole conservano piccole come grandi differenze in merito alla pratica e alle dottrine impartite (vedi: Buddhismo di Nichiren: La nascita delle Scuole e Buddhismo di Nichiren: Dottrine).

Nomi postumi e titoli di rispetto[modifica | modifica sorgente]

Dal momento della sua scomparsa Nichiren fu conosciuto con molti nomi attribuitigli dopo la morte che intendono esprimere rispetto per lui o rappresentare la sua posizione della storia del Buddismo. I più comuni sono Nichiren Shōnin (日蓮上人 o 日蓮聖人; traducibile come saggio -o santo- Nichiren) e Nichiren Daishōnin (日蓮大聖人; dove "Dai sta per Grande, il Grande Santo Nichiren). Inoltre la corte imperiale Giapponese ha insignito Nichiren con il titolo onorifico di Nichiren Daibosatsu (日蓮大菩薩; "Grande bodhisattva Nichiren") e Risshō Daishi (立正大師; "Grande Maestro Risshō); il titolo fu formalizzato nel 1358 e successivamente nel 1992.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Jesús López-Gay Nichiren in Le garandi figure del Buddhismo (aa.vv.). Assisi, Cittadella editrice, 1995, pag. 285.
  2. ^ La scuola Tiāntái aveva elaborato un complesso sistema di presentazione di tutti gli insegnamenti buddhisti che rendesse conto delle loro differenze che veniva denominato 化法四教 (cin. huà fǎ sì jiào, giapp. ke hō shi kyō) ovvero quattro "tipi" di insegnamento del Buddha.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jesús López-Gay Nichiren in Le grandi figure del Buddhismo (aa.vv.). Assisi, Cittadella editrice, 1995. ISBN 88-308-0578-5
  • Watanabe Hōyō. Nichiren in Encyclopedia of Religion New York, MacMillan, 2004, pagg. 6603 e segg.
  • J.A. Christensen. Nichiren. Leader of Buddhist Reformation in Japan. Fremont, Calif., 2001.
  • Montgomery, Daniel B. Fire in the Lotus: The Dynamic Buddhism of Nichiren. New York, 1991.
  • David A. Snow. Shakubuku: A Study of the Nichiren Shoshu Buddhist Movement in America. New York, 1993.
  • Vita di Nichiren Daishonin (Esperia Ed.), a cura di Claudio Iacono ISBN 88-86031-55-6
  • The Writings of Nichiren Daishonin, Soka Gakkai, 1999 (si trova online in lingua inglese qui .)
  • Nichiren Daishōnin Shōden (日蓮大聖人正伝: "Orthodox biography of Nichiren Daishonin"), Taisekiji, 1981
  • A Dictionary of Buddhist Terms and Concepts, Nichiren Shoshu International Center (NSIC), Tokyo, 1983.
  • The Life of Nichiren Daishonin. Kirimura, Yasuji. NSIC, 1980
Nota: NSIC, l'editore di questi due lavori non è più collegato alla Nichiren Shoshu.
  • Heisei Shimpen Nichiren Daishonin Gosho (平成新編 日蓮大聖人御書: "Heisei new compilation of Nichiren Daishonin's writings"), Taisekiji, 1994
  • Il Buddismo di Nichiren Daishonin (Esperia Ed.), a cura di Claudo Micheli ISBN 88-86031-36-X
  • Letters of Nichiren. Burton Watson et. al., trans.; Philip B. Yampolsky, ed. Columbia University Press, 1996 ISBN 0-231-10384-0
  • The Record of the Orally Transmitted Teachings Burton Watson, Translator, Soka Gakkai, 2005

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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