Equus africanus

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Asino selvatico africano
African wild Ass.jpg
Equus africanus somalicus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Perissodactyla
Famiglia Equidae
Genere Equus
Specie E. africanus
Nomenclatura binomiale
Equus africanus
Heuglin e Fitzinger, 1866
Areale

Equus africanus.png

L'asino selvatico africano (Equus africanus) è un mammifero perissodattilo appartenente alla famiglia degli Equidi. Si ritiene sia il diretto antenato dell'asino domestico e proprio per questo motivo viene attualmente classificato all'interno della stessa specie. Vive nei deserti e in altre regioni aride dell'Africa nord-orientale, in Eritrea, Etiopia e Somalia; in passato occupava un areale molto più vasto che comprendeva anche Sudan, Egitto e Libia. Allo stato selvatico ne rimangono solamente 570 esemplari.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

A seconda delle opinioni gli scienziati considerano l'asino selvatico africano e quello domestico come appartenenti alla stessa specie o a due specie diverse; entrambe le versioni vengono accettate, sebbene la prima sia ritenuta la più valida da un punto di vista filogenetico.

Talvolta questa specie viene indicata con il nome scientifico di Equus asinus proprio della forma domestica, che, essendo più vecchio, gode del diritto di priorità. Ma dall'entrata in vigore dell'Opinione 2027 del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, che per evitare confusioni tassonomiche impone di chiamare le forme domestiche con lo stesso nome di quelle selvatiche, la specie ha conservato il nome Equus africanus.

Riconoscendo così una sola specie, il nome scientifico corretto dell'asino domestico è E. africanus asinus.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'asino selvatico africano misura 2 m di lunghezza, a cui si aggiungono altri 30-50 cm di coda, e 1,25 - 1,45 m d'altezza al garrese. Pesa 230-275 kg. Il mantello, raso e ruvido, varia di tonalità dal grigio chiaro al marroncino ma è sempre bianco sulle regioni inferiori e le zampe. In tutte le sottospecie è presente una sottile striscia scura sul dorso, ma in quella della Nubia, E. a. africanus, così come nella forma domestica, si riscontra anche un'altra striscia che corre lungo le spalle, sì da formare una specie di croce. Le zampe della forma somala, E. a. somalicus, sono marcate da strisce orizzontali nere che ricordano quelle della zebra. Sulla sommità del collo si erge una criniera formata da peli rigidi, diritti e dall'estremità nera. Le orecchie, i cui margini sono anch'essi neri, sono piuttosto grandi. La coda termina con un ciuffetto di peli neri. Gli zoccoli sono relativamente piccoli, avendo all'incirca lo stesso diametro delle zampe.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Gli asini selvatici africani sono ben adattati a vivere in ambienti desertici o semi-desertici. Il loro apparato digerente è molto resistente ed è in grado di sminuzzare anche i vegetali più coriacei. Inoltre possono resistere senz'acqua per lunghi periodi di tempo. Le grandi orecchie, oltre ad essere un eccellente organo dell'udito, giocano un importante ruolo nel raffreddamento corporeo. A causa della scarsità di vegetazione questi Equidi sono costretti a vivere separati gli uni dagli altri (tranne le madri e i piccoli), diversamente da quanto accade nei cavalli selvatici. Emettono un raglio assordante (udibile persino a 3 km di distanza) che permette ai vari esemplari di tenersi in contatto anche nella vasta desolazione del deserto.

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

L'asino selvatico africano è attivo in prevalenza nelle ore più fresche della giornata, cioè nel tardo pomeriggio e di primo mattino, e trascorre il resto del giorno nascosto sulle colline rocciose. Veloce e ben adattato a muoversi sul duro suolo roccioso, può raggiungere velocità di 50 km/h. I maschi adulti difendono vasti territori di circa 23 km², marcandone i confini con pile di escrementi - ben visibili nel piatto e monotono territorio desertico. A causa delle dimensioni di questi territori i maschi dominanti non possono tenere lontani gli altri esemplari dello stesso sesso, anzi, tollerano piuttosto bene la loro presenza, anche se li considerano come subordinati da tenere lontani dalle femmine residenti. In presenza di femmine recettive i maschi iniziano a ragliare rumorosamente. Questi animali possono vivere in branchi composti anche da cinquanta membri.

Come già accennato, gli asini selvatici sono in grado di correre molto velocemente, raggiungendo quasi la velocità del cavallo. Tuttavia, diversamente dalla maggior parte degli Ungulati, all'avvicinarsi di un pericolo non fuggono subito via, ma cercano prima di intuire quale sia il vero peso della minaccia. Se attaccati, possono difendersi scalciando violentemente con gli zoccoli sia anteriori che posteriori. Gli asini furono utilizzati per trascinare carri già dall'epoca degli antichi Sumeri, nel 2600 a.C. Nello Stendardo di Ur, risalente al 2000 a.C. circa, sono rappresentati alcuni Equidi che trascinano delle bighe; per lungo tempo si è ritenuto che fossero onagri, ma ora si pensa piuttosto che fossero degli asini domestici veri e propri.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

La dieta dell'asino selvatico africano consiste di erba, corteccia e foglie. Sebbene sia molto adattato alla vita in ambienti aridi, questo animale dipende dall'acqua per sopravvivere e se non è in grado di ricavarla dai vegetali di cui si nutre deve bere almeno una volta ogni tre giorni. Tuttavia, per vivere, gli bastano anche piccole quantità di liquidi ed alcuni esemplari sono stati visti bere anche acqua salata o salmastra.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la specie Equus africanus non corra alcun rischio di estinzione, data l'abbondanza di esemplari addomesticati (sia asini che burros), le due restanti sottospecie selvatiche si trovano entrambe in pericolo critico. Gli asini selvatici africani sono stati catturati per secoli allo scopo di trasformarli in animali domestici e questa pratica, unita agli incroci tra esemplari selvatici e domestici, ha portato a un notevole declino nella popolazione, tanto che al giorno d'oggi ne rimangono in natura solo poche centinaia. Inoltre questi animali vengono cacciati per la carne e per parti del loro corpo utilizzate nella medicina tradizionale sia in Etiopia che in Somalia, dove i recenti disordini civili hanno messo a disposizione della popolazione potenti armi da fuoco. La competizione per i pascoli con il bestiame domestico e la scarsità delle riserve idriche, usate a scopo agricolo, costituiscono anch'esse un ostacolo al futuro di questi animali. Sebbene la specie sia protetta in tutti gli Stati dove vive, le misure di protezione sono difficili da far rispettare. Una popolazione protetta di asino selvatico della Somalia vive nella Riserva Naturale di Yotvata Hai-Bar, in Israele, a nord di Eilat, istituita nel 1968 allo scopo di incrementare la popolazione delle specie animali minacciate del deserto. Così come i cavalli, gli asini sono animali molto resistenti e se fossero adeguatamente protetti potrebbero aumentare notevolmente di numero in poco tempo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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