Dinastia Salomonide

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Stemma degli imperatori dell'Etiopia
Dinastia Salomonica
Stato Flag of Ethiopia (1897-1936; 1941-1974).svg Impero d'Etiopia
Fondatore Yekouno Amlak
Ultimo regnante Hailé Selassié I
Attuale Rappresentante Zera Yacoub Amha Sélassié
Periodo 1270 - 1974
Nazionalità Amhara, Oromo, Tigré

La Dinastia Salomonica è la casa reale tradizionale dell'Etiopia, e insieme a quella del Giappone è la più antica del mondo. Secondo la leggenda, discenderebbe da Menelik I, figlio di Re Salomone e la Regina di Saba.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il capostipite della dinastia, il principe Yekuno Amlak, dell'etnia Amhara, salì al potere quando rovesciò l'ultimo sovrano della dinastia Zagwe, il 10 agosto 1270 (data con cui la storiografia segna l'inizio dell'Impero d'Etiopia). Yekuno Amlak proclama Tegulet capitale del nuovo reame, (che comprende le attuali regioni di Amhara e Shewa) e vi trasferisce la sua corte. Alla sua morte, avvenuta nel 1285, gli succede suo figlio, Yagbéa-Syon che sconfiggendo il sultanato di Adal, si assicurò il controllo delle rotte commerciali con l'Egitto inaugurando un periodo di prosperità per il regno.

Sovrani d'Etiopia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1328 l'impero si espande verso oriente: infatti in risposta alle persecuzioni contro i cristiani copti perpetuate dal sultano mamelucco d'Egitto, l'imperatore Amda Seyon I conquista il sultanato di Fatajar e Ifat, distruggendo e saccheggiando la capitale di quest'ultimo. Nonostante tutto già all'epoca l'impero soffriva di un eccessivo frazionamento (lo storico egiziano Maqrizi parla di ben 99 re che sfilarono alla corte di Tegulet). Il figlio di Amda Seyon, Saifa-Arad salì al trono nel 1344 e con lui, l'impero acquisì un tale prestigio da diventare il protettore ufficiale del Patriarcato di Alessandria: quando nel 1352 il patriarca venne arrestato e imprigionato dai mamelucchi, egli compì un ardito raid nella valle del Nilo, giustiziando o convertendo con la forza le carovane in transito. Nei successivi due secoli l'impero continuò a combattere con i vicini regni musulmani e in particolare con il sultano di Adal, con risultati altalenanti. Nel 1536, durante il regno di Dawit II l'Abissinia viene completamente sottomessa dall'imam di Harrar, Ahmed Gragn, alla testa di un'orda di guerrieri somali arrivati al suo fianco dopo la proclamazione della jihad. Nel 1543, il figlio di Dawit II, l'imperatore Atsnaf Sagad I, con l'aiuto di un contingente portoghese riesce a sgominare gli invasori e ad uccidere il signore di Harrar; tuttavia la pace dura poco: nei successivi 16 anni il sovrano etiope affronterà un periodo di guerra continua prima con gli Oromo provenienti da sud e successivamente con i sultanati dell'est desiderosi di vendicare la morte di Ahmed Gragn. Il 23 marzo del 1559, l'imperatore è sconfitto presso Fatajar e decapitato: la sua testa venne prima portata ad Harrar e presentata alla vedova di Gragn, quindi esposta per tre anni in cima a una colonna. Nel 1557 i gesuiti arrivarono in Etiopia e riuscirono a conquistare la fiducia della corte e dell'imperatore che gli concesse di poter rimanere nel paese. La loro diplomazia e la loro perseveranza convinsero l'imperatore Malak Sagad III ad onorare la promessa fatta dai suoi predecessori, ai soldati portoghesi giunti in soccorso contro gli eserciti musulmani, più di 50 anni prima: far aderire l'Etiopia al rito romano, accettando la supremazia del papa. Nel 1621 il sovrano etiope proclamò ad Axum, alla presenza dei suoi grandi feudatari, l'entrata del paese nella Chiesa cattolica: a quel punto, Mendez, capo dei gesuiti e massimo rappresentante della chiesa in Etiopia accelerò i tempi e senza alcun compromesso pretese l'immediatoo ri-battesimo dei cristiani etiopi, la ri-consacrazione delle chiese, l'abbandono della liturgia Ge'ez in favore della messa in latino (che nessuno però poteva capire) e la fine del culto dei santi etiopi (i cui resti sarebbero stati a volte buttati fuori dei santuari senza tante cerimonie). Per chiunque si ribellava la punizione era terribile: l'amputazione della lingua o di un arto; ma nel 1632 il malcontento popolare sfociò in una vera e propria guerra civile che si concluse con la sconfitta dell forze imperiali e l'abdicazione dell'imperatore in favore di suo figlio Fazilidas. Il nuovo sovrano ristabilì la religione tradizionale ed espulse i gesuiti; successivamente fondò nel nord-ovest la città di Gondar e ne fece la nuova capitale del regno, spezzando così la tradizione secolare della famiglia imperiale di spostarsi periodicamente di provincia in provincia (strategia ideale per garantire una pronta difesa dell'impero e per controllare l'operato dei propri feudatari). Il 7 maggio 1769, con la deposizione dell'imperatore Iyoas I da parte del Ras Mikael Sehul, ebbe inizio l'Era dei Principi, caratterizzata da una forte instabilità politica e sociale. Il potere degli imperatori venne fortemente ridotto, in favore di quello dei reggenti che tuttavia non riuscirono mai a controllare i vari Ras dell'Etiopia che cominciarono a combattersi l'un l'altro per espandere i propri feudi, facendo cadere il paese in una lunga guerra civile. A partire dal 1852, il Ras di Qwara, Kassa Hailou, intraprese una grande campagna militare per sconfiggere i signori della guerra e riunificare l'impero: l'impresa venne completata nel 1855, con la sua incoronazione a imperatore sotto il nome di Tewodros II. Il nuovo sovrano per la prima volta nella storia etiope non era un membro della dinastia salomonica; infatti solo nel 1889 con la salita al potere di Menelik II si ristabilì la continuità dinastica sul trono d'Etiopia. Nonostante ciò, Tewodros II inaugurò un importante processo di modernizzazione dello stato etiope che sarà seguito anche dai suoi successori.

La Dinastia oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1930 salì al potere l'imperatore Hailè Selassiè che dovette prima affrontare l'invasione italiana del 1936, che ridusse il suo paese in una colonia, e successivamente l'esilio in Inghilterra fino al 1941, anno in cui gli Alleati presero il controllo del Corno d'Africa. Negli anni settanta il negus, ormai ottantenne, negò l'esistenza della carestia che sta decimando le regioni di Wollo e del Tigray e si rifiutò di intervenire. Per l'esercito, già da anni in agitazione, fu il pretesto per agire: nel 1974 mise in atto un colpo di Stato e rovesciò la monarchia, incarcerando l'imperatore, e proclamando la nascita del Derg. Inizialmente la giunta militare offrì il titolo di Re al figlio di Hailè Selassiè, ma dopo un suo duro comunicato radio diffuso dell'Inghilterra (dove era in esilio) contro i generali etiopi, essa venne ritirata. I membri della famiglia imperiale che si trovavano in Etiopia vennero sistematicamente incarcerati, per essere rilasciati tutti solo nel 1989; nell'aprile dello stesso anno al principe ereditario Asfaw Wossen venne conferito il titolo di "Imperatore d'Etiopia", dai membri della comunità etiope a Londra. Nel 1991 il regime del Derg venne abbattuto dai ribelli dell'EPRDF che proclamarono la nascita della repubblica e Amha Selassie fondò il Moa Anbessa Party per promuovere la restaurazione della monarchia in Etiopia e quindi il suo ritorno in patria; tuttavia, nonostante i suoi sforzi, nella Costituzione del 1995 venne riconfermato l'abolizione dell'istituto monarchico. Nel 1997 moriva dopo una lunga malattia lo stesso Amha Selassie che venne seppellito con tutti gli onori nella Cattedrale della Santa Trinità di Addis Abeba alla presenza del Patriarca di Etiopia, Abuna Paulos: suo figlio, Zera Yacoub Amha Selassie è l'attuale capo della famiglia imperiale salomonica.

Genealogia (1790-2010)[modifica | modifica sorgente]

Sahle Selassié (1795-1847)
= Woizero Bezabesh
│
├──  Haile Melekot (1824-1855)
│    = Ejigayehu
│    │
│    └── Menelik II (1844-1913)
│        = Altash Tewodros
│        = Befana Gatchew
│        = Taytu Betul
│        + Abechi
│        │
│        └── Zewditu I (1876-1930)
│               = Araya Selassie Yohannes
│               = Gugsa Welle
│
│        + ?
│        │
│        └── Shoagarad Menelik (1867-?)
│            = Wedadjo Gobena
│            │
│            └── Wosan Seged
│
│            = Mikael di Wello
│            │
│            ├── Zenebework
│            │
│            └── Iyasu V (1895-1935)
│
├── Seyfu (1828-?)
│
└── Tenagnework
    = Woldemikael Guddessa
    │
    ├── Haylie Guddisa
    │
    └── Ras Mekonnen Welde Mikaél (1852-1906)
        = Yeshimebet Ali
        │
        └── Hailé Selassié I (1892-1975)
            = Menen Asfaw
            │
            ├── Tenagnework (1916-2003)
            │   = Desta Damtew
            │
            ├── Amha Selassie I (1916-1997)
            │   = Wolete Israel Seyoum
            │   │
            │   └── Ijigayehu (1933-1977)
            │
            │   = Medferiashwork Abebe
            │   │
            │   ├── Maryam Senna
            │   │   = Seyfu Zewde
            │   │
            │   ├── Sehin Azebe
            │   │
            │   ├── Sifrash Bizu
            │   │
            │   └── Zera Yacobe (1953-viv.)
            │       = ?
            │       │
            │       └── Lideta
            │
            ├── Tsehai (?-1942)
            │
            ├── Zenebework (?-1933)
            │   = Haile Selassie Gugsa
            │
            ├── Makkonen (1923-1957)
            │   = Sarah Zigaw
            │   │
            │   ├── Wossen Seged
            │   │
            │   ├── Mikael
            │   │
            │   ├── Tefferi
            │   │
            │   ├── Beede Mariam
            │   │
            │   └── Dawit
            │
            └── Sahle (1931-1962)
                = Mahisente Habte Mariam
                │
                └── Ermias (1960-viv.)
                    = Gelila Fiseha
                    │
                    ├── Christian
                    │
                    └── Rafael
= Woizero Bezabesh
│
└── Hailé Mikael (1827-?)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]