Stele di Axum

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La stele di Axum ricostruita nel suo luogo d'origine (febbraio 2009)

La Stele di Axum (in amarico: የአክሱም ሐውልት) è una stele in pietra basaltica a sezione rettangolare proveniente da Axum, la città santa dell'antico Impero d'Etiopia. È alta 23,40 metri e pesa circa 150 tonnellate.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Henri Salt (1780-1827), Vista di Axum
Un francobollo etiope del 1958 con la stele nella destra
L'obelisco in uno schizzo del 1820

La stele fu realizzata tra il I ed il IV secolo, probabilmente da artisti egiziani. Essa era frantumata in tre tronconi, quando la rinvennero i soldati italiani impegnati nella guerra d'Etiopia alla fine del 1935, così come un'altra cinquantina di obelischi che si trovavano nella città di Axum al momento dell'occupazione italiana.

La stele in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La stele, sezionata in sei parti e trascinata da centinaia di soldati italiani ed eritrei durante un'odissea di due mesi fino al porto di Massaua, fu trasportata per nave fino a Napoli tramite il piroscafo Adua, dove giunse il 27 marzo 1937. Poi venne trasportata fino a Roma, dove fu collocata il 28 ottobre 1937 in Piazza di Porta Capena in occasione dei 15 anni della Marcia su Roma, di fronte al Ministero delle Colonie (oggi sede della FAO) e al Circo Massimo, e le cui operazioni furono coordinate da Ugo Monneret de Villard. Assieme alla stele arrivò in Italia anche il Leone di Giuda, per anni esposto alla Stazione Termini ed infine restituito all'Etiopia.[1] Per assicurarne la tenuta, l'obelisco fu rinforzato dall'interno con cunei di metallo, mentre la superficie dovette essere restaurata in più punti.

Il 10 settembre 1943 l'obelisco, colpito da raffiche di armi automatiche durante la battaglia di Porta San Paolo, subì ulteriori danni, e negli anni successivi il suo posizionamento ai margini di una zona di grande traffico lo espose ad un forte inquinamento atmosferico.

La restituzione tra le polemiche[modifica | modifica wikitesto]

L'obelisco a Roma, davanti alla sede della FAO (giugno 2002)

L'Italia si propose di restituire la Stele all'Etiopia, in quanto prelevato come bottino di guerra, il 15 settembre 1947, data di entrata in vigore del trattato di pace del 10 febbraio 1947, con la promessa di restituzione in diciotto mesi di tutto il bottino della Guerra di Etiopia. Nel 1969 il Ministero degli Affari Esteri decise di rinviarlo alla corte dell'imperatore Hailé Selassié. Questi tuttavia, di fronte agli enormi costi relativi al trasporto, lo dichiarò un suo dono personale agli Italiani, lasciandolo quindi sul territorio italiano stesso. Un'altra versione recita che la Farnesina addirittura pagò l'equivalente stimato per il trasporto all'Etiopia, la quale, al momento di riprendere il monumento, non avendo più la somma concessagli, decise di lasciarlo all'Italia come pegno della rinnovata amicizia[1]. Le successive vicende politiche etiopiche, la deposizione dell'imperatore nel 1974 e la rinnovata richiesta di restituzione del nuovo governo rimisero in moto l'obelisco. In Italia ci furono tuttavia vari tentennamenti e perplessità sull'opportunità di restituire il monumento, che alla fine venne prima restaurato nell'ottobre 2002, e poi smontato il 7 novembre dello stesso anno. Numerose polemiche accompagnarono lo smantellamento, che fu contestato in particolare dal critico d'arte Vittorio Sgarbi, argomentando che un legittimo governo etiope lo avrebbe, infine, donato all'Italia, come testimoniato anche dal duca Amedeo d'Aosta, il quale in un'intervista aveva parlato di «un dono del clero di Axum alla città di Roma»[2], mentre si trattò del governatorato fascista.[3]

Il primo frammento dell'obelisco ripartì per l'Etiopia il 18 aprile 2005 dall'aeroporto di Pratica di Mare e il suo ritorno fu accolto in Eritrea con grandi festeggiamenti.

Nei primi tempi la stele rimase ancora smontata, abbandonata ed esposta alle intemperie sotto una tettoia nel Parco Archeologico di Axum, mentre in Italia le polemiche sulla restituzione continuavano. Non sono mancate in proposito alcune proposte di ricostruirne una copia nel luogo dove si trovava davanti alla sede della FAO. Ultimamente Vittorio Sgarbi ha anche appoggiato il neosindaco di Roma Gianni Alemanno per tentare di riavere indietro l'obelisco dall'Etiopia, dato lo stato di degrado in cui si trovava[4].

Il 4 giugno 2008, grazie a fondi italiani[senza fonte], è stato aperto il cantiere ad Axum per ricomporre l'obelisco e, come da accordi fra il governo etiope e quello italiano, l'Istituto Centrale per il Restauro ha compiuto un'ulteriore pulitura prima della cerimonia prevista il 4 settembre ad Axum per celebrare il rientro in patria della stele.

L'obelisco di Axum, restituito dall'Italia e ricollocato nell'antica città del nord dell'Etiopia, è stato ufficialmente inaugurato il 4 settembre 2008. Migliaia di persone hanno assistito all'evento, in presenza delle massime autorità etiopi e della delegazione italiana guidata dal sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, che ha tagliato il nastro facendo cadere le due bandiere (una italiana e una etiopica) che ricoprivano l'obelisco alto 24 metri, ricollocato accanto alla stele gemella nella valle del Tigrè[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Pietro Veronese, Il viaggio di ritorno dell'obelisco di Axum in la Repubblica, 21 febbraio 1998. URL consultato il 1º luglio 2014.
  2. ^ Il Domenicale: "Addio mia stele addio...".
  3. ^ The Axum Obelisk: L'obelisco fu looted by Mussolini, ovvero rubato da o su ordine di Mussolini, secondo l'autorevole punto di vista etiope.
  4. ^ Alemanno: «Via la teca dell'Ara Pacis», Corriere della Sera, 30 aprile 2008. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  5. ^ Inaugurato ufficialmente in Etiopia l’obelisco di Axum in Euronews, 4 settembre 2008. URL consultato il 1º luglio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

°Santi Massimiliano: La stele di Axum da bottino di guerra a patrimonio dell'umanità.Una storia italiana. Milano
 2014. Mimesis editrice 

Articoli dei quotidiani sulla Stele di Axum:

  • Paolo Conti, Axum sogna il ritorno dell'obelisco, Corriere della Sera, 27 luglio 2001
  • Stele di Axum, al via il restauro della testa colpita dal fulmine, Corriere della Sera - Roma, 10 ottobre 2002.
  • Paolo Conti, Obelisco di Axum. E se restituirlo fosse un atto di forza?, Corriere della Sera, 22 settembre 2003.
  • Ludina Barzini, «Restituire l'obelisco di Axum è contro la storia», Corriere della Sera, 22 ottobre 2003.
  • Giuliano Zincone, Validi rimpianti per la stele di Axum, Corriere della Sera, 22 ottobre 2003.
  • Marco Guidi, Povero obelisco di Axum, manca l'aereo adatto per riportarlo in Etiopia, Il Messaggero, 13 febbraio 2004.
  • Paolo Brogi, Axum, sbarca l'Unesco per indagare sulla sicurezza del sito, Corriere della Sera - Roma, 13 aprile 2005.
  • Marco Nese, Axum, quasi un intrigo internazionale, Corriere della Sera, 16 aprile 2005.
  • Massimo A. Alberizzi, Finito l'«esilio»: l'obelisco torna ad Axum, Corriere della Sera, 19 aprile 2005.
  • Paolo Conti, Dal 4 giugno via alla ricostruzione., Corriere della Sera, 26 maggio 2008.

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