Luca Olstenio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Luca Olstenio

Luca Olstenio (lingua tedesca: Lukas Holste, latinizzato in Lucas Holstenius; Amburgo, 15922 febbraio 1662) è stato un umanista, geografo e storico tedesco di religione cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studiò al ginnasio di Amburgo e poi all'Università di Leida, dove fece conoscenza con alcuni dei principali studiosi della sua epoca, tra cui Giovanni Meursio, Daniele Einsio e Filippo Cluverio, che accompagnò nel 1618 in Italia, occasione in cui fu iniziato agli studi di geografia. Al suo ritorno ad Amburgo non ottenne un posto al ginnasio: deluso, lasciò la Germania, e, a partire dal 1622, visse due anni in Inghilterra (a Londra e Oxford), dove raccolse materiale per i suoi Geographi Minores; infine si recò a Parigi.

Nella capitale francese divenne bibliotecario di Jean-Antoine de Mesmes, presidente del Parlamento, amico degli studiosi Pierre e Jacques Dupuy, e corrispondente di Nicolas-Claude Fabri de Peiresc. Fu in questo periodo che si convertì al cattolicesimo, probabilmente a seguito della lettura in greco e in latino dei Padri della Chiesa, lettura a cui lo aveva spinto la sua passione per il platonismo.

Nel 1627 si recò a Roma e, attraverso la raccomandazione di Peiresc, fu ammesso alla corte del cardinale Francesco Barberini, già nunzio apostolico e possessore della più importante biblioteca privata di Roma, di cui Olstenio divenne bibliotecario nel 1636. Papa Innocenzo X lo nominò sovrintendente alla Biblioteca Vaticana. Fu sempre Innocenzo che inviò Olstenio in diverse missioni, come quella di portare il cappello da cardinale al nunzio a Varsavia nel 1629. Papa Alessandro VII lo mandò ad Innsbruck per ricevere l'abiura dal protestantesimo dell'ex-regina Cristina di Svezia, mentre nel caso della conversione di un nobile danese, il langravio di Darmstadt e di Ranzau, Olstenio agì da intermediario.

Malgrado i suoi incarichi ufficiali, Olstenio fu soprattutto uno studioso alacre e dalla cultura vastissima, ma non abbastanza costante per portare a termine i propri ambiziosi progetti, tra cui quello di correggere e completare i lavori di Cluverio, di collazionare, tradurre e commentare i lavori dei neoplatonici, di raccogliere le omelie inedite dei padri della Chiesa greci, di collezionare iscrizioni, di scrivere un critico del testo greco della Bibbia, di raccogliere tutti i monumenti e gli atti della storia dei papi. Tutte queste differenti imprese consumarono le sue energie e riempirono i suoi quaderni di appunti, ma senza conclusioni.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le opere di Olstenio effettivamente pubblicate sono le sue note sull'Italia antiqua di Filippo Cluverio (1624); un'edizione dei frammenti di Porfirio con una dissertazione sulla sua vita e le sue opere (1630); alcune note su Eusebio contro Ierocle (1628), sui Detti di pitagorici tardi (1638), e sul De diis et mundo del neoplatonico Saturnino Secondo Salustio (1638); un'edizione del Trattato sulla caccia di Arriano (1644) e del Codex regularum monasticarum, una raccolta di regole monastiche (1661). Riscoprì e pubblicò per la prima volta il Liber Diurnus Romanorum Pontificum, una raccolta di formule della cancelleria papale utilizzate nell'amministrazione della Chiesa di Roma (1660), ma la sua edizione fu immediatamente soppressa da papa Alessandro VII.

Dopo la sua morte, tra le sue carte furono trovate e pubblicate le collezioni di sinodi e monumenti ecclesiastici, la Collectio romana bipartita (1662), oltre agli Atti di Perpetua e Felicita di Bonifacio, di Taraco, Probo e Andronico (1663) e le Notae et castigationes in Stephani Byzantini ethnica (1684).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • N. Wilckens, Leben des gelehrten Lucae Holstenii (Hamburg, 1723)
  • Johann Möller, Cimbria literata, iii. (1744).
  • Olstenio (Holstenius), Epistolae ad diversos, J.F. Boissonade editore, 1817
  • Roberto Almagià, L'opera geografica di Luca Holsteno, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Alfonso Mirto, Lucas Holstenius e la corte medicea. Carteggio (1629-1660), Firenze, Leo S. Olschki, 1999.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 9870846 LCCN: n85196424