Giuseppe Calasanzio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Giuseppe Calasanzio
L'ultima comunione di San Giuseppe Calasanzio, di Francisco Goya
L'ultima comunione di San Giuseppe Calasanzio, di Francisco Goya

Sacerdote

Nascita 1557
Morte 1648
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 18 agosto 1748 da Papa Benedetto XIV
Canonizzazione 16 luglio 1767 da papa Clemente XIII
Santuario principale Chiesa di San Pantaleo a Roma
Ricorrenza 25 agosto
Patrono di Scuole popolari cristiane del mondo

Giuseppe Calasanzio, in spagnolo José de Calasanz, da lui mutato in Giuseppe della Madre di Dio (Peralta del Sal, 1557[1]Roma, 25 agosto 1648), fu il fondatore dei chierici regolari poveri della Madre di Dio delle scuole pie (detti "scolopi" o "piaristi") ed è stato proclamato santo da papa Clemente XIII nel 1767.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giuseppe nacque in un piccolo e sperduto paese dell'Aragona (Spagna) da famiglia nobile ricca.[2] Il padre faceva il fabbro ferraio. Effettivamente, i suoi antenati appartenevano alla nobiltà e la casata aveva goduto in altri tempi di maggiore agiatezza e perfino di un certo splendore; tuttavia il padre Don Pedro non era certo povero, considerato che possedeva casa, terreni e l'officina e la stessa sua posizione di prima autorità del paese dimostra una posizione economica abbastanza comoda.

A quattordici anni manifestò l'intenzione di farsi sacerdote; fu ordinato nel 1583.

Giunto a Roma nel 1592, mentre passava un giorno in una piazza, fu colpito in modo insolito dallo spettacolo di una turba di sudici e malvestiti ragazzi che giocavano tra grida scomposte, atti sconci, litigi e bestemmie. Di colpo comprese qual era la missione per la quale era giunto a Roma dalla sua patria lontana: la scuola. Così, in un ambiente di ristrettezze e povertà, sul finire dell'autunno dell'anno 1597, in due povere stanze attigue alla sagrestia e messegli a disposizione dal parroco della chiesa di Santa Dorotea in Trastevere, aprì "la prima scuola popolare gratuita in Europa", come riconobbe anche Ludwig von Pastor, che nella sua monumentale opera Storia dei Papi scrisse: «...ebbe origine la prima scuola popolare gratuita d'Europa.» E lì, in tempi in cui l'istruzione era privilegio delle classi più abbienti, sviluppò il suo progetto della scuola come strumento di promozione umana e salvezza educativa per i ragazzi di strada (metodo preventivo, attinto da san Filippo Neri). Il papa Paolo V approvò la fondazione calasanziana. Ebbe contatti con Tommaso Campanella e Galileo Galilei. Morì novantunenne a Roma ed è sepolto sotto l'altar maggiore della chiesa romana di San Pantaleo, presso Piazza Navona.

Oggi le scuole a lui intitolate sono presenti in quattro continenti con esclusione della sola Oceania.

Dei benefici che quest'opera diede al mondo nei secoli dà un'esplicita testimonianza anche il Tommaseo quando, riferendosi in particolare all'Italia, afferma: «...di quell'Italia che dal Calasanzio e dalla sua Istituzione ebbe ed ha benefizi non dimenticabili se non dagli smemorati, a cui l'ignoranza è dottrina, l'ingratitudine dignità ...»[3]

Il culto[modifica | modifica sorgente]

Papa Benedetto XIV lo beatificò il 18 agosto del 1748. Venne canonizzato da papa Clemente XIII il 16 luglio 1767 e venne proclamato da Pio XII «Patrono davanti a Dio di tutte le scuole popolari cristiane del mondo» nel 1948.

Memoria liturgica il 25 agosto.

È patrono della "Famiglia Calasanziana", che comprende alcune congregazioni religiose maschili e femminili (Compagnia di Maria per l'educazione dei sordomuti, Congregazione degli operai cristiani di San Giuseppe Calasanzio, Congregazione delle scuole di carità, Congregazione del Sacro Cuore di Gesù, figlie povere di San Giuseppe Calasanzio, Pio istituto calasanziano, religiose delle scuole pie).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo una dichiarazione scritta dello stesso Santo, risalente al 1631, egli potrebbe essere nato il 9 agosto 1557. Bisogna però notare che tre anni dopo, nel 1634, il Calasanzio si dimostrava incerto, confessando che per la vecchiaia egli aveva perso gran parte della memoria. (Francesco Giordano, Il Calasanzio Editore Arti Grafiche Iro Stringa, Genova, 1960)
  2. ^ «ostacolo al bene quest'ultimo - com'ebbe a dire Niccolò Tommaseo nella sua biografia del Santo - da lui superato valentemente».
  3. ^ Dalla Prefazione alla Vita di San Giuseppe Calasanzio di N. Tommaseo, scritta dal Padre Francesco Colli Vignarelli - Scolopio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. Picanyol, Epistolario di san Giuseppe Calasanzio, 9 voll., Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1951-1956
  • Mario Spinelli, Giuseppe Calasanzio. Il pioniere della scuola popolare, Città Nuova, 2001
  • Carlo Cremona, Giuseppe Calasanzio. Vita avventurosa del santo inventore della scuola per tutti, Piemme, 2000
  • Giovanni Grimaldi, Giuseppe Calasanzio, San Paolo, 1997
  • Giovanni Panchetti, Giuseppe Calasanzio, EMP, 1977

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Controllo di autorità VIAF: 52484210 LCCN: n81078599