Fontana del Moro

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Coordinate: 41°53′53.22″N 12°28′23.33″E / 41.898117°N 12.473146°E41.898117; 12.473146

La fontana del Moro
Uno dei quattro tritoni della fontana del Moro

La fontana del Moro, tra le più antiche fontane rinascimentali di Roma, è una delle tre fontane monumentali di piazza Navona.

Subito dopo il restauro dell’acquedotto dell’Aqua Virgo, terminato nel 1570, furono iniziati i lavori per una ramificazione sotterranea secondaria del condotto, in modo da raggiungere l’area dell'antico Campo Marzio, tra le zone più popolose di Roma, e venne di conseguenza progettata anche l’edificazione di un certo numero di fontane. Tra le prime furono commissionate da papa Gregorio XIII, nel 1574, a Giacomo Della Porta, le due poste alle estremità di Piazza Navona (all’epoca “piazza in Agone”), di cui la fontana del Moro è quella che si trova sul lato meridionale (quello rettilineo) della piazza.

Il progetto del Della Porta prevedeva una vasca marmorea a pianta mistilinea poggiata su due gradini, che poco dopo venne circoscritta da una cancellata[1]. Stesso progetto e stessi interventi anche per l'altra fontana della piazza, quella poi chiamata “del Nettuno”, all'estremità settentrionale.

Per la decorazione vennero usati i quattro tritoni che due anni prima erano stati realizzati (e non utilizzati) per la fontana di piazza del Popolo, insieme a gruppi rappresentanti un mascherone tra due delfini.

Il ”Moro”

In occasione della realizzazione, al centro della piazza, della fontana dei Quattro Fiumi, nel 1651 papa Innocenzo X affidò a Bernini anche l’ampliamento della fontana meridionale[2], con la rimozione dei gradini e della cancellata e la costruzione di una vasca esterna più ampia, della stessa forma di quella interna.

La grossa conchiglia (la "lumaca") con tre delfini, con cui Bernini ornò la fontana, non piacque al papa, che l’anno successivo trasferì l’intero gruppo in una villa sul Gianicolo. Un successivo tentativo incontrò finalmente il favore di Innocenzo X: una figura maschile che trattiene per la coda un delfino (un po’ troppo piccolo, in proporzione), che getta acqua dalla bocca, scolpito da Giovanni Antonio Mari. I tratti somatici della figura richiamano vagamente le caratteristiche di un uomo di colore, particolare che bastò per dare alla fontana il nome che conserva tuttora.

Secondo una versione tradizionale, per il volto del "Moro" Bernini si sarebbe ispirato alla statua di Pasquino (i cui tratti erano però anche allora alquanto rovinati), e questa circostanza potrebbe giustificare una sorta di “dispetto” fatto al papa, dato che le “statue parlanti”, e Pasquino in particolare, al cui collo mani ignote appendevano versetti satirici e feroci critiche alla classe dirigente, erano all'epoca una grossa preoccupazione per i nobili e il clero in generale.

Nel 1874, contemporaneamente alla realizzazione definitiva della fontana settentrionale di piazza Navona, tutti i gruppi scultorei della fontana del Moro vennero rimossi e trasferiti e sostituiti da copie[3]. Solo in tempi recenti si è proceduto al loro restauro, ma gli originali sono stati utilizzati per altre fontane; i tritoni, in particolare, si trovano nella fontana del laghetto di Villa Borghese.

La notte del 3 settembre 2011 la fontana fu danneggiata da un atto vandalico, ma il successivo 16 settembre i lavori di restauro erano già stati completati[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La cancellata intorno alla fontana fu lo spunto per una gustosa pasquinata, o, più precisamente, un dialogo a distanza tra due “statue parlanti”: “Oh, acqua infelicissima! L'hanno chiusa tra cancelli di ferro” si lamenta Marforio; e Pasquino risponde: “Non c'è da meravigliarsi, era pura”, con un arguto riferimento ad una cintura di castità e, quindi, ai costumi dell’epoca
  2. ^ L’ampliamento e il successivo abbellimento non riguardò, sulle prime, anche l’altra fontana, perché proprio nella parte meridionale di piazza Navona era da poco stato edificato il palazzo Pamphilj, di proprietà della famiglia del papa (dove abitava la cognata e "favorita" dello stesso pontefice, Donna Olimpia Maidalchini), quindi l’altro lato della piazza rivestiva minor interesse.
  3. ^ Non sono chiari i motivi per i quali le sculture vennero rimosse e trasferite altrove, anziché inviate, eventualmente, ad un restauro che, tra l’altro, appariva più che opportuno.
  4. ^ La fontana fu danneggiata dal 52enne romano Mauro Magi, poi identificato e arrestato dalle forze dell'ordine grazie ai video di sorveglianza. I lavori di restauro vennero pagati da "Roma Capitale", nonostante l'Ambasciata del Belize in Italia si fosse aggiudicata il bando per finanziare le opere di ristrutturazione. L'assessore Dino Gasperini ha dichiarato che le spese per il restauro, stimate a circa 10.000 euro, saranno addebitate all'autore dell'atto vandalico, mentre il denaro del Belize sarà utilizzato per dei lavori alla fontana dei Fiumi, sempre a piazza Navona. Si veda anche "Il gioco delle tre carte della fontana del Moro", su Romacapitale.net

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Delli, Le fontane di Roma, Schwarz & Meyer Ed., Roma, 1972

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