Chiesa di San Giovanni della Pigna

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Chiesa di San Giovanni della Pigna
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione III secolo
Completamento 1624

La chiesa di San Giovanni della Pigna è un luogo di culto cattolico del centro storico di Roma, situato nel rione Pigna, in piazza della Pigna. Dal 1985 è sede della diaconia di San Giovanni della Pigna e, dal 2007, "chiesa degli italiani nel mondo".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giovanni in Pigna, originariamente dedicata ai santi martiri Eleuterio e Genesio, è documentata in una bolla papale di papa Agapito II del 955 e in una di Giovanni XII del 962.

Essendo caduta in rovina, nel 1584, papa Gregorio XIII la concesse all’Arciconfraternita della Pietà verso i carcerati, che la riedificò a partire dalle fondamenta. Della costruzione della nuova chiesa fu incaricato l'architetto Torroni; terminata nel 1624, assunse il titolo di Sancti Ionanis de Pinea. È stata nuovamente restaurata nel secolo successivo e nel 1837 sotto la direzione di Virginio Vespignani.

Nel 1870, Pio IX l'affidò alla società salesiana di San Giovanni Bosco e, dal 1985, per volere di Giovanni Paolo II, è sede della diaconia di san Giovanni della Pigna. Nel 2007 la chiesa è stata interessata da un restauro che ha ripristinato l'originale cromia degli esterni.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Interno

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è dedicata a San Giovanni Battista; l’appellativo della Pigna fa riferimento alla grande pigna di bronzo scoperta nella zona, oggi conservata nel Cortile della Pigna all’interno della Città del Vaticano, nel Cortile della Pigna.

La facciata è facciata a capanna, in un semplice stile barocco. Il cornicione, recante un'iscrizione in lingua latina che ricorda la passata presenza all'interno della chiesa dell’Arciconfraternita della Pietà verso i carcerati, è idealmente sorretto da quattro paraste con capitelli ionici che dividono la facciata in tre settori verticali: ognuno dei due laterali ospita, in alto, una finestra rettangolare priva di cornice e davanzale; nel settore centrale, invece, si trova il portale, che presenta un architrave con un bassorilievo raffigurante un angelo ed un frontone circolare. La facciata è coronata dal semplice timpano sormontato da una croce in ferro.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa è a navata unica ed è frutto dei rifacimenti del XVIII secolo. Lungo la navata, che è coperta con volta a botte lunettata, si trovano, entro grandi nicchie intervallate da lesene in marmi policromi, quattro altari laterali, due per lato. Il primo altare a destra è dedicato a sant'Eleuterio papa, il secondo di destra a San Genesio di Arles; il primo a sinistra, invece, è dedicato alla Madonna ed ospita la tela Madonna col Bambino e Angeli, del XVIII secolo, copia di un'immagine del XIV secolo della Madonna di San Luca, il secondo a destra a Santa Teresa d'Avila.

In fondo alla navata, vi è il presbiterio, delimitato da una balaustra e composto da una campata a pianta quadrata con volta a cupola dipinta e da un'abside semicircolare con, sulla volta, una decorazione a cassettoni. Nell'abside, vi è l'altare maggiore in marmi policromi che presenta nell'ancona, tra due coppie di colonne corinzie, la pala San Giovanni Battista, degli inizi del XVII secolo, opera di Baldassarre Croce, e più in alto, la Pietà di Luigi Garzi, aggiunta successivamente.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne, costruito agli inizi del XVIII secolo dalla famiglia Priori e restaurato nel 2007 da Barthélemy Formentelli.

Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica, ha una consolle a finestra con un'unica tastiera di 50 note con prima ottava scavezza ed una pedaliera a leggio di 17 note anch'essa con prima ottava scavezza e costantemente unita al manuale.

Di seguito, la sua disposizione fonica in base ai pomelli dei vari registri nelle due colonne della registriera:

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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