Tomba di Pietro
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La cosiddetta tomba di Pietro è attualmente ubicata nelle grotte vaticane, in corrispondenza dell'altare della Basilica di San Pietro.
Indice |
Storia [modifica]
Nessuna chiesa, a eccezione di quella romana, ha mai vantato la presenza delle reliquie di Pietro. Tutte le fonti che ne parlano collocano la tomba di Pietro nella città di Roma.[senza fonte] Riguardo alla sua ubicazione, la tradizione secondo la quale essa abbia subito uno o due spostamenti nei primi due secoli prima di tornare alla posizione originaria, è stata ormai smontata criticamente. L'interpretazione dei dati della tradizione non è facile e dipende, sia dall'ipotesi che ci sia stata un'unica o una duplice traslazione delle reliquie, sia dalla questione relativa al periodo in cui la o le traslazioni si sarebbero verificate.
I dati che la tradizione cristiana ha espresso sulla tomba di Pietro presentano aspetti contrastanti:
- secondo il presbitero Gaio, la sepoltura di Pietro era "alla via del Vaticano";
- secondo altre testimonianze la tomba di Pietro era ad Catacumbas, cioè presso le attuali catacombe di san Sebastiano.
A favore della seconda ipotesi si può ascrivere:
- la documentazione epigrafico-archeologica presso San Sebastiano;
- la Depositio Martyrum;
- un epigramma di Papa Damaso.
La ricostruzione delle supposte traslazioni [modifica]
Prima degli studi di Margherita Guarducci, che hanno propugnato la tesi dell'ininterrotta permanenza dei resti corporei di Pietro nella sepoltura vaticana dalla morte fino al ritrovamento mediante gli scavi ordinati da Pio XII[senza fonte], era convinzione diffusa che tali resti avessero subito spostamenti, esposti qui sotto.
Nell'ipotesi più semplice, bisogna sostenere un'unica traslazione delle reliquie, quella effettuata ad una data storica accreditata e che può essere presa in considerazione in base a ragioni storiche, e far risalire ad essa tutti i riferimenti ad eventuali traslazioni rinvenibili nelle prime fonti, anche se alcuni di essi sembrano essere in contrasto riguardo alla data.
È certo che la sepoltura di Pietro non poteva avvenire con grande pubblicità. Non ci sarebbe stata alcuna difficoltà ad ottenere il corpo di Pietro dopo il suo martirio ed i cristiani sembra che abbiano seguito la consueta usanza di seppellire il martire il più vicino possibile alla scena delle sue sofferenze. L'apostolo sarebbe stato quindi sepolto nel terreno appartenente a dei proprietari cristiani, lungo una strada ben conosciuta che conduceva fuori dalla città: la Via Cornelia[1]. La tomba vera e propria sembra essere stata una cripta sotterranea, raggiungibile dalla strada attraverso una scalinata, ed i corpi riposavano in un sarcofago di pietra al centro di detta cripta.
Abbiamo prove (che si ritenevano certe) dell'esistenza di queste tombe (trophea) in questi luoghi fin dal II secolo, nelle parole del presbitero Caio[2].
La tomba di Pietro, così come quella di Paolo, fu oggetto di pellegrinaggio durante le età delle persecuzioni e, negli Atti di numerosi martiri, è stata ritrovata la testimonianza della loro cattura mentre pregavano sulle tombe degli Apostoli.
Per due secoli le reliquie rimasero in queste tombe, sebbene fossero conosciute pubblicamente, poiché il rispetto da parte dei Romani verso ogni luogo dove erano sepolti dei morti le preservò da qualsiasi pericolo di sacrilegio.
Tuttavia, nell'anno 258 questo rispetto fu negato. Da quel momento, i Cristiani vennero privati del privilegio di cui avevano precedentemente goduto, a causa dell'uso che ne avevano fatto per esprimere la loro venerazione. Di conseguenza fu necessario spostare le sacre reliquie dei due grandi Apostoli, allo scopo di preservarle da possibili oltraggi. Esse furono spostate segretamente di notte e nascoste nelle Catacombe di San Sebastiano, anche se probabilmente solo pochi erano al corrente del loro spostamento e la maggior parte dei cristiani romani credeva che essi riposassero ancora nelle loro tombe originarie.
Più tardi, quando la persecuzione divenne meno feroce, le reliquie furono portate di nuovo, rispettivamente, al Vaticano e alla Via Ostiense.
Fin qui la vecchia tradizione, che la Guarducci ritenne infondata.
La realtà è molto più semplice.[senza fonte]
Dopo il martirio, il corpo di Pietro fu sepolto dai cristiani in una tomba terragna adiacente al Circo, della quale gli stessi cristiani conservarono la memoria gelosamente, ancorché segretamente. Verso il 160, allentatasi momentaneamente la persecuzione, fu costruito lì accanto un monumentino, detto "edicola di Gaio", contenente un loculo marmoreo, nel quale furono trasferite le ossa di Pietro prelevate dalla terra. Da allora in poi, il loculo non fu mai più aperto, fino agli scavi moderni, ma fu inglobato e ricoperto da tutte le costruzioni successive, monumento costantiniano, antica basilica sempre costantiniana, nuova basilica di papa Giulio II.
La costruzione della Basilica [modifica]
Quando la religione cristiana fu considerata legale sotto Costantino, i cristiani poterono finalmente dotarsi di edifici adeguati alla celebrazione del loro culto ed i luoghi per tutto quel tempo santificati, in quanto avevano ospitato le reliquie degli Apostoli, furono naturalmente tra i primi ad essere scelti come sede delle grandi basiliche.
A San Paolo, dove la tomba era rimasta nelle sue condizioni originali di semplice cripta, non si presentò alcuna difficoltà e l'altare maggiore fu eretto al di sopra della cripta. L'iscrizione, la cui data risale a questo periodo, Paulo Apostolo Martyri, può ancora essere vista al suo posto sotto l'altare.
A San Pietro, al contrario, la questione sarebbe stata più complicata. Fino alla realizzazione degli scavi archeologici si riteneva che Papa Anacleto, nel I secolo, avesse costruito una camera superiore, o memoria, al di sopra della cripta. Questa camera superiore sarebbe diventata cara ai Romani durante le persecuzioni ed essi non avrebbero voluto che fosse distrutta. Allo scopo di conservarla, sarebbe stata data alla basilica una caratteristica singolare ed unica nell'abside sollevato e nella Cappella delle Confessioni sottostante.
Secondo la tradizione, la prima Basilica di San Pietro in Vaticano (costruita dall'imperatore Costantino nel IV secolo e consacrata da papa Silvestro I nel 326) fu realizzata sul Circo di Nerone, in modo che il punto esatto della tomba di Pietro coincidesse con l'altare maggiore (con un costoso lavoro di scavi e adeguamento del terreno). E in tutte le fasi di arricchimento, ampliamento e ricostruzione successive, ne venne conservato l'orientamento.
La costruzione della Basilica sul colle Vaticano, coprendo la necropoli ancora in uso, e con enormi costi e tempi di realizzazione, doveva pertanto avere il pieno sostegno tanto di papa Silvestro I, quanto dell'imperatore Costantino (l'unico al mondo, perché ancora Pontifex Maximus della religione romana, ad avere sufficiente autorità per violare il sacro interdetto sulla manomissione e completo seppellimento di un cimitero), oltre che di una tradizione sufficientemente solida e condivisa da non lasciar considerare alternative.
Grazie alle prove[senza fonte] offerte dagli scavi archeologici, papa Pio XII, nel radiomessaggio natalizio a chiusura dell'Anno Santo del 1950, poté con esultanza dichiarare al mondo: "È stata veramente trovata la tomba di San Pietro? A tale domanda la conclusione dei lavori e degli studi risponde con un chiarissimo 'sì'. La tomba del Principe degli Apostoli è stata ritrovata!".
L'epigrafista Margherita Guarducci proseguì i suoi studi personali dal 1957 al 1969, confermando l'identificazione della tomba e delle ossa nel 1965, decifrando i graffiti (fra cui quello in greco che venne ricostruito come petros enì, cioè "Pietro è qui") e polemizzando con i precedenti autori dello scavo per i metodi e la frettolosità, polemiche che sono proseguite fino alla morte dei protagonisti. È da notare che nel periodo storico in esame il nome "Pietro" era tuttavia abbastanza comune[3].
Le ipotizzate ossa di Pietro furono poi studiate dall'antropologo Venerando Correnti e risultarono appartenenti a un uomo di corporatura robusta, sul metro e sessantacinque, di età tra i 60 e 70 anni. Nella nicchia erano state ritrovate ossa di ogni parte del sistema scheletrico, ma erano assenti quelle relative ai piedi. Sulle ossa erano presenti frammenti di oro e di tessuto di porpora, fatto inusuale per una sepoltura in una necropoli popolare.
Il 26 giugno 1968 papa Paolo VI sostenne, durante un'udienza pubblica, l'identificazione delle ossa di Pietro, che dal giorno dopo sono nuovamente nel loculo originario. Tuttavia, nella iscrizione identificativa delle ossa, il Pontefice fece scrivere: "Ossa che si ritengono appartenere a San Pietro".
Gli scavi archeologici [modifica]
| Per approfondire, vedi Necropoli vaticana. |
Gli scavi nella necropoli vaticana si svolsero per dieci anni, dopo la morte di Pio XI, anche durante la seconda guerra mondiale. Nessuno aveva mai scavato in quel luogo, sia per timore di profanarlo, sia perché per tradizione quella era l'unica certa sepoltura di San Pietro; e poi perché lo scavo sotto un imponente edificio come la basilica di San Pietro poteva far temere crolli e distruzioni, oltre al timore di dover chiudere la chiesa per lungo tempo.
Con significativa continuità vi furono infatti edificati sopra tre altari: quello di Gregorio Magno (590-604), quello di Callisto II (1123) e l'attuale che risale a Clemente VIII (1594).
Questi scavi della campagna 1939-1949 hanno fatto venire alla luce un'intera necropoli, una specie di piccola Pompei sul colle Vaticano, nel luogo in cui Pietro subì il martirio "insieme a un gran numero di eletti" e fu sepolto: il Circo di Nerone, segnato al centro dall'obelisco egiziano che fu poi spostato nel 1591 al centro di Piazza San Pietro a indicare la rivoluzione copernicana portata dal Cristianesimo.
L'origine degli scavi fu del tutto casuale: Pio XI aveva dato ordine di essere sepolto in un dato luogo delle grotte vaticane; ma poiché l'ambiente scelto dal defunto papa era angusto, si decise di abbassare il pavimento per rendere più agevole il lavoro. E fu così che si scoprì quello che inizialmente sembravano resti di un sarcofago, ma che ad un più attento esame si rilevò essere il cornicione di una casa.
Fu così che per ordine di Pio XII furono cominciati nel 1940 gli scavi che portarono alla scoperta di una necropoli utilizzata da cristiani e non cristiani fino alla seconda metà del III secolo, e situata a lato del Circo di Nerone. Eusebio di Cesarea attesta la presenza dei "trofei" dei fondatori della chiesa di Roma (Pietro e Paolo). Altre testimonianze indirette a favore dell'uso anche cristiano della necropoli vengono da fonti pagane (come nel caso di Tacito e Gaio).
Nella necropoli emersa dagli scavi sotto la Basilica di san Pietro fu rinvenuta una piccola nicchia, contenente alcune ossa, con la particolare caratteristica di avere il muro esterno coperto da graffiti cristiani, in cui figurano con grande frequenza i nomi di Cristo, Maria e Pietro. Attorno alla nicchia era stata costruita una piccola mensa con due colonnine in marmo, che mostra segni di integrazioni e manutenzione successive. Costantino aveva fatto racchiudere il tutto entro tre pareti in marmo paonazzetto alternato a liste di porfido, per poi farvi costruire sopra la prima Basilica.
Intorno alla poverissima sepoltura di Pietro – avvenuta nella nuda terra – erano infatti sorte le antiche tombe pagane, vere e proprie domus in muratura con urne cinerarie, tombe, sarcofagi e bellissimi dipinti parietali: una vera e propria città dei morti dove la vita quotidiana si prolungava tranquillamente e dove sulle terrazze estive si organizzavano addirittura banchetti, il cosiddetto refrigerium.
Questa necropoli, visitabile oggi a piccoli gruppi guidati, portò gli archeologi alla tomba di Pietro: quell'apparentemente insignificante tumulo di terra verso cui erano orientate le tombe, anche pagane, e che un muro di rispetto metteva in evidenza. Il famoso "muro rosso" davanti al quale già nel II secolo fu eretta l'edicola del trofeo di Gaio che, con le sue colonnine, segnava l'ingresso alla "tomba gloriosa" dell'Apostolo Pietro: qui Costantino eresse nel IV secolo un'edicola che corrisponde all'attuale Altare della confessione.
Sempre ai tempi di Costantino furono scoperchiati i tetti della necropoli pagana, così da interrarla e renderla una solida base per le fondamenta della basilica costruita sulle ossa di Pietro: si sapeva che dietro quelle mura stava la sua tomba. Il luogo era certo per tradizione, ma nessuno avrebbe osato aprirlo, profanarlo e traslare le ossa.
Sul muro costruito ai tempi di Costantino, l'epigrafista Margherita Guarducci trovò centinaia di graffiti con invocazioni a Cristo e a Pietro. Penetrati infine nella tomba, gli archeologi, guidati da monsignor Ludwig Kaas, trovarono un piccolo ossario con una scritta incompleta in greco, in cui si riconosceva il nome di Pietro, che diede loro la certezza che "quello" era il luogo. Pio XII ne diede l'annuncio alla radio in occasione dell'Anno Santo del 1950: "È stata trovata la tomba del Principe degli Apostoli".
Ma l'ossario fu trovato vuoto. Solo nel 1953 il ritrovamento fortunoso di alcune ossa di un uomo di 60-70 anni, avvolte in un prezioso panno di porpora intessuto con fili d'oro e con attendibilità provenienti dal loculo (ma spostate ai tempi di Costantino nell'edicola, come rivelano frammenti di muro rosso), e poi anche l'interpretazione come "Pietro è qui", da parte della Garducci, del graffito succitato, diedero a papa Paolo VI la convinzione che doveva trattarsi con ogni probabilità dei resti del corpo di San Pietro; i resti sono stati quindi ricollocati nella posizione originaria, racchiusi in una scatola di plexiglas insieme a un cartiglio chiuso in cui si afferma che "si pensa" che essi siano dell'Apostolo Pietro.
Se al centro della cupola di Michelangelo si appendesse un filo a piombo, questo andrebbe a cadere esattamente su quella modesta scatola di plexiglas, confermando una tradizione di duemila anni di arte e fede. Si capirà allora meglio il significato della Confessione di Pietro, quella nicchia da cui risplende a mosaico l'icona bizantina di Cristo, visibile anche dalla balaustra di San Pietro, che arde delle sue novantanove lampade votive. Sotto l'icona, la preziosa cassetta non contiene le ossa di Pietro (che si trovano più in basso) bensì i pallii (stole con croci) che il Papa conferisce ai neo-eletti vescovi metropoliti per segnare il loro legame con Pietro.
Note [modifica]
- ^ Analogamente, San Paolo sarebbe stato sepolto lungo la Via Ostiense.
- ^ Eusebio, Historia Ecclesiastica, II, 28.
- ^ Corrado Augias e Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo, Arnoldo Mondadori Editore, 2008. ISBN 978-88-04-58303-5, pag 259
Bibliografia [modifica]
Peter, Tomb of Saint in Catholic Encyclopedia (in inglese), Encyclopedia Press, 1917.
- dalla rivista 30 Giorni: Margherita Guarducci, Le prove indiscutibili (san Pietro in Vaticano) (anno IX, agosto/settembre 1991, pp. 66–69); La data del martirio di Pietro (anno XIV, marzo 1996, pp. 79–82); Dov'è finito Pietro? (anno VIII, febbraio 1990, pp. 40)
- Margherita Guarducci, La tomba di san Pietro, Rusconi, 1989
- Santo Mazzarino. L'impero romano, Laterza
Voci correlate [modifica]
- Archeologia paleocristiana
- San Pietro apostolo
- Antica basilica di San Pietro in Vaticano
- Basilica di San Pietro
Collegamenti esterni [modifica]
- La disputa tra Margherita Guarducci e padre Antonio Ferrua
- Hubert Jedin, Soggiorno e morte di Pietro a Roma
- Le ossa di Pietro sono ancora sotto la Basilica vaticana? (con immagini e piantine)