Marco Atilio Regolo
| Marco Atilio Regolo | ||
|---|---|---|
| Console della Repubblica romana | ||
| Attilio Regolo fa ritorno a Cartagine, da un dipinto di Cornelis Cels oggi all'Hermitage di Leningrado. | ||
| Nome originale | Marcus Atilius Regulus | |
| Nascita | 299 a.C. circa | |
| Sora | ||
| Morte | 246 a.C. | |
| Cartagine | ||
Marco Atilio Regolo, anche noto come Marco Attilio Regolo (latino: Marcus Atilius Regulus; Sora, 299 a.C. – Cartagine, 246 a.C.), fu un uomo di stato romano vissuto nel III secolo a.C..
Atilio Regolo nacque nel territorio della città volsca di Sora, in un luogo attualmente compreso fra Sora e la finitima Balsorano (etimologicamente legata a Sora: Vallis Sorana). L'esatta data di nascita non è nota ma si pone attorno al 299 a.C.. Fu il comandante dell'esercito romano durante la prima parte della Prima Guerra Punica.
Indice |
[modifica] Console
Le prime notizie vedono Marco Atilio Regolo eletto console nel 267 a.C. e, con il collega Lucio Giunio Libone, alla testa delle legioni che combattevano contro le città greche della Puglia e della Lucania dopo la sconfitta di Pirro re dell'Epiro, a Benevento 275 a.C. e la successiva caduta di Taranto 272 a.C.
I due consoli conquistarono buona parte della Puglia e in particolare Brindisi. Questo porto dava a Roma il controllo dell'imbocco del Mare Adriatico ed era posto nel punto più vicino alle coste della Grecia, prossimo obiettivo delle mire espansionistiche di una Roma che già stava dilagando verso la Pianura Padana e l'Illiria.
La seconda nomina a console per Atilio Regolo avviene nel 256 a.C. Siamo nel pieno della prima guerra punica. Roma sta passando il confine fra potenza terrestre locale e potenza guida, anche marittima, dell'intero Mare Mediterraneo. Ha praticamente unificato l'Italia peninsulare sotto di sé, e si è già volta oltre l'Appennino e oltre i limiti delle coste.
[modifica] Guerra punica
| Per approfondire, vedi la voce Prima guerra punica. |
Quando Atilio Regolo viene eletto console per la seconda volta Roma è in guerra con Cartagine già da otto anni; in Sicilia Roma, con Valerio Messalla aveva conquistato Messina, aveva vinto e portato dalla sua parte Gerone II, tiranno di Siracusa, aveva assediato ed espugnato Agrigento dove a stento si era salvata la guarnigione cartaginese, aveva subito una sconfitta navale alle isole Lipari dovuta soprattutto all'imperizia di Gneo Cornelio Scipione Asina e riportato una successiva vittoria di Gaio Duilio nelle acque di Milazzo, aveva, infine, sbarcato teste di ponte in Sardegna e Corsica le cui coste erano sotto il controllo punico. Le isole maggiori sembravano saldamente sotto controllo e il Senato decise di portare la guerra sulle coste dell'Africa invadendo le colonie cartaginesi.
Fu costruita una grande flotta (si parla di 230 navi con 97.000 uomini fra soldati e marinai) sia per il trasporto delle truppe e dei rifornimenti sia per la protezione dei convogli. Cartagine cercò di fermare questa operazione con una flotta altrettanto potente (250 navi con 150.000 marinai). Le due flotte si scontrarono a Capo Ecnomo, per Polibio la più grande battaglia navale dell'antichità.
[modifica] Vittoria e sconfitta
La vittoria permise alle legioni di Atilio Regolo di sbarcare a Clupea senza grosse difficoltà e iniziarono i saccheggi del territorio per costringere l'esercito cartaginese ad entrare in azione. Quando i cartaginesi vennero allo scontro, Atilio Regolo inflisse loro una secca sconfitta ad Adys e occupò Tunisi. Gli ordini di Roma furono di far rientrare in patria parte dell'esercito e delle navi. Della cosa si incaricò l'altro console, Lucio Manlio Vulsone Longo.
Cartagine, mentre intavolava trattative di pace, affidò la riorganizzazione dell'esercito a uno stratego spartano di provata abilità, Santippo. Atilio Regolo voleva giungere alla conclusione prima che da Roma giungesse l'altro collega e prima che il partito contrario alla guerra prendesse il sopravvento a causa degli enormi costi economici ed umani che già si dovevano sostenere. Regolo commise però l'errore di sottovalutare le forze dei Cartaginesi e impose delle condizioni di pace troppo pesanti, soprattutto chiese che Cartagine si rimettesse alla fides dei romani, una resa senza condizioni. Cartagine riprese le ostilità con un esercito riorganizzato e comandato da un vero generale contro un esercito di Roma a ranghi ridotti. Regolo fu pesantemente sconfitto presso Tunisi e fatto prigioniero. Si salvarono circa 2.000 uomini che ripararono a Clupea e furono raccolti da una grossa flotta che era stata inviata da Roma per chiudere definitivamente le ostilità. La flotta dovette invece immediatamente rientrare in Sicilia ma venne quasi del tutto distrutta da una furiosa tempesta.
La guerra continuò in Sicilia e in mare per altri tredici anni. Altre battaglie, soprattutto navali furono combattute. Altre distruzioni e altre migliaia di morti. Le forze economiche e umane sia di Roma che di Cartagine erano giunte al livello più basso possibile e furono nuovamente intavolate trattative di pace.
[modifica] La leggenda
A questo punto si inserisce la tradizione e nasce la leggenda di Marco Attilio Regolo, narrata da Tito Livio[1] e cantata da Quinto Orazio Flacco.[2] Narra la tradizione che Cartagine abbia inviato l'illustre prigioniero a Roma perché convincesse i concittadini a chiedere la pace. L'intesa era che, se questi non avessero accettato, egli sarebbe ritornato a Cartagine e sarebbe stato mandato a morte. Ma Regolo, in quegli anni di prigionia aveva potuto agevolmente controllare le terribili condizioni economiche in cui giaceva la città nemica e probabilmente le convulsioni politiche che sempre hanno contrassegnato Cartagine e ne hanno infine decretato la sorte. Anziché perorare la causa della pace rivelò ai concittadini la condizione economico-politica dei nemici esortando Roma a procedere con un ultimo sforzo, in quanto Cartagine non poteva reggere alla pressione bellica e sarebbe stata sconfitta. Al termine del discorso, onorando la parola data, fece ritorno a Cartagine ove fu giustiziato.
Non si conosce l'anno in cui questa missione avrebbe avuto luogo e questo è un dato che fa riflettere sul suo reale accadimento. È possibile che Roma avesse bisogno di una figura carismatica ed eroica (ricordiamo Marco Furio Camillo, Orazio Coclite, Muzio Scevola, Decio Mure e tanti eroi della leggenda romana), con la quale spingere la cittadinanza ad aumentare il già enorme sforzo bellico. Possiamo però ipotizzare l'anno 246 a.C. in quanto l'anno successivo la guerra riprese slancio con l'intervento cartaginese in Sicilia guidato da Amilcare Barca, padre di Annibale e Roma creò colonie su tutti i territori potenzialmente soggetti a sbarchi cartaginesi o con forte presenza di greci, da poco sottomessi e non ancora integrati.
Pare che l'episodio delle torture subite da Regolo, il taglio delle palpebre per l'abbacinamento e l'ancor più famoso rotolamento da una collina dentro la botte irta di chiodi siano, appunto, frutto della propaganda bellica romana e ricordiamo che Lucio Anneo Seneca parla di crocifissione. Sta di fatto che con questa fama Marco Atilio Regolo, da figura storica tutto sommato insipida, passa alla fulgida e forse immeritata leggenda di eroe salvatore della patria, esempio di retta fermezza morale e virtù civiche, epitome di onestà nella parola data, fino alle estreme conseguenze. La Prima guerra punica terminerà nel 241 a.C.
[modifica] Note
- ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, Libri XVIII Periocha.
- ^ Quinto Orazio Flacco, Odi, III, 5.
[modifica] Bibliografia
- Fonti primarie
- Appiano, guerre puniche, 1-5 (QUI la versione inglese).
- Eutropio, Breviarium historiae romanae (testo latino), II, 21-22
. - Floro, Flori Epitomae Liber primus (testo latino)
. - Livio,
- Fonti secondarie
- P.Matyszak, Chronicle of the roman republic, New York 2003.
- A.Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989.