Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja

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Coordinate: 45°04′15″N 7°41′09″E / 45.070833°N 7.685833°E45.070833; 7.685833

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
PalazzoMadamaNotte.jpg
Tipo architettonico
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
« La casa dei secoli è il Palazzo Madama. Nessun edificio racchiude tanta somma di tempo, di storia, di poesia nella sua decrepitudine varia. [...] Il Palazzo Madama è come una sintesi di pietra di tutto il passato torinese, dai tempi delle origini, dall'epoca romana, ai giorni del nostro Risorgimento. »
(Guido Gozzano, L'Altare del Passato, La casa dei secoli)

Palazzo Madama e Casaforte degli Acaja è un complesso architettonico e storico situato nella centrale piazza Castello a Torino. È patrimonio mondiale dell'umanità UNESCO come parte del sito seriale Residenze Sabaude. Nel palazzo ha sede il Museo civico d'arte antica.

Si tratta di un connubio di duemila anni di storia del Piemonte: eretto dai romani in qualità di porta cittadina, Porta Decumana, per il lato esposto verso il fiume Po, l'edificio divenne prima sistema difensivo, quindi palazzo vero e proprio, simbolo del potere che tenne Torino fino al XVI secolo, quando venne preferito l'attuale Palazzo Reale come sede dei duca di Savoia.

Abbellito notevolmente sotto la reggenza, nel secolo successivo, delle due Madame Reali (da qui il nome), il vecchio castello medioevale venne riqualificato grazie all'opera del primo architetto di Casa Savoia, Filippo Juvarra: sua è la grande facciata, che domina la piazza che proprio dal Palazzo Madama prende il nome.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Da porta romana a casa-forte[modifica | modifica wikitesto]

Sito nel cuore di Torino, in quello che doveva essere il castrum romano (ovvero il centro geografico della città), Palazzo Madama sorge su quella che, al tempo dell'antica Roma, era chiamata Porta Decumana. L'unica porta romana di Torino attualmente visibile si trova in Piazza Cesare Augusto, dove s'ergono le Porte Palatine; ma, se la Porta Marmorea venne smontata nel 1660 e la Porta Pretoria andò incontro ad un lento degrado fino all'epoca napoleonica, la Porta Decumana ebbe vita diversa, venendo inglobata via via nel castello che vi stava sorgendo.

Agli inizi del I secolo, qui si aveva la via d'accesso alla città dal lato del Po, che andava, per la sua strategica posizione, difeso accuratamente: dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la porta venne trasformata in un fortilizio, atto alla difesa cittadina, vista l'ovvia importanza di tale via di comunicazione, anche se mantenne l'originaria funzione di varco con l'apertura nell'antico muro romano della porta Fibellona.

Questa primitiva fortificazione passò ai marchesi di Monferrato nel XIII secolo, e questo fu il luogo dove, con buona probabilità, venne siglato il trattato tra Guglielmo VII del Monferrato e Tommaso III di Savoia che prevedeva la liberazione del primo e la cessione di Torino dagli Aleramici ai Savoia. Era il 1280.

Passano i secoli e la fortificazione di Porta Decumana passò in proprietà dei Savoia-Acaja (ramo cadetto dei Savoia) che nella prima metà del XIV secolo lo ingrandiscono a castello: ciò avvenne per naturale discendenza dinastica, da Tommaso III a Filippo I, principe di Savoia e signore di Acaja, che da allora esercitò su Torino potere effettivo, facendo di questa casa-forte il suo centro del potere.

Un secolo dopo è sempre un Acaja, Lodovico, a rimaneggiare il castello, facendogli assumere la forma quadrata con corte e portico, quattro torri cilindriche angolari, ancora oggi in parte riconoscibile su tre lati. L'estinzione del ramo d'Acaja vide il castello diventare una residenza per gli ospiti dei Savoia.

Residenza secondaria[modifica | modifica wikitesto]

Sia per la lontananza dalla vera capitale della contea e del ducato, Chambéry, sia per la sua posizione marginale anche nei dominî piemontesi, il Castello degli Acaja ebbe un ruolo di secondaria importanza nel succedersi degli anni tra il XV e il XVI secolo. Designato quale residenza temporanea del duca, nel corso dei suoi viaggi a Torino, fu alloggiato prevalentemente dagli ospiti di Casa Savoia: tra di essi, spicca la figura di Carlo VIII di Francia, che qui ebbe dimora il 4 settembre 1494, in occasione della sua discesa verso il Regno di Napoli.

Vi scelse poi dimora stabile la reggente Bianca di Monferrato, moglie di Carlo I di Savoia, durante il periodo di residenza torinese in occasione della minore età dell'unico figlio avuto dal marito, Carlo Giovanni Amedeo, morto poi prematuramente. Quando Carlo VIII giunse a Torino, Bianca, che allora abitava le stanze del palazzo, cedette i suoi appartamenti al re di Francia, ritirandosi nelle sale del palazzo vescovile (era allora vescovo Domenico della Rovere ): nel 1497, al fine di rendere più agevoli gli spostamenti con il futuro Palazzo reale, venne creato un collegamento tra i due edificî, tramite una galleria, oggi scomparsa.

Corte dei Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Fu abitato per breve periodo da Emanuele Filiberto di Savoia, che ne voleva fare la residenza dei duchi dopo aver spostato la capitale da Chambéry a Torino. Ritenendo però il futuro Palazzo Reale più idoneo alla sua figura, riportò il Palazzo Madama alla sua vecchia funzione di edificio per gli ospiti. Dal 1578, comunque, (in occasione di matrimoni importanti o di festività solenni) i Savoia esposero da Palazzo Madama il Sacro Linteo.


Sede di membri della famiglia reale, non del diretto ramo dinastico, fu anche sede di spettacoli e di rappresentazioni, atti a celebrare grandi eventi quali, ad esempio, matrimonî: è il caso delle feste per le nozze di Carlo Emanuele I di Savoia, nel 1585, quando venne messo in scena Il pastor fido di Giovanni Battista Guarini.

L'anno 1637 è una pietra miliare nella storia di Palazzo Madama: la reggente del duca Carlo Emanuele II di Savoia, Maria Cristina di Borbone-Francia, volendo sottrarsi all'aria pesante della corte, lo elegge come sua residenza. Non appena insediata, commissiona importanti lavori ristrutturali, come la copertura della corte (che ancora oggi si eleva un piano al di sopra del resto della costruzione) e l'ammodernamento degli appartamenti interni.

Sessant'anni più tardi, un'altra donna forte di casa Savoia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours (reggente di Vittorio Amedeo II di Savoia) abiterà questo palazzo e a lei si deve l'aspetto attuale e parte del nome del palazzo stesso, sede delle reggenze di due "Madame Reali".

Le tracce dell'antico castello medioevale dovevano venir cancellate o, almeno, nascoste: così, per esempio, viene rimosso l'antico ponte levatoio, ancora presente fino al 1686, dal lato ovest. Vennero chiamati ai lavori di restauro Carlo ed Amedeo di Castellamonte, assieme al pittore Guglielmo Caccia.

Filippo Juvarra progetta per la reggente un magnifico palazzo barocco in pietra bianca. Il progetto però non fu mai concluso - come capitò spesso nella storia dei palazzi dei Savoia - e dopo il completamento dell'avancorpo nel 1721 non si fece altro.

Basta comunque questo scenografico ingresso per ammirare il grandioso progetto juvarriano: sopra un piano a bugnato si eleva alto un corpo con grandi finestroni scandito da colonne e lesene d'ordine composito che sorreggono una trabeazione scolpita sormontata da un'elegante balaustra decorata con vasi e statue anch'esse di marmo bianco.

L'interno contrappone invece una leggerezza quasi arcadica data soprattutto dalla luce che penetra dai tre lati finestrati e presenta quattro colonne centrali che sorreggono la volta della scala monumentale che porta al piano superiore. I finestroni, oltre a dare grande luminosità allo scalone d'ingresso, permettevano al popolo antistante al palazzo di partecipare visivamente alle grandi feste barocche.

La maschera barocca che non nasconde l'antico castello medioevale ma gli dona importanza e ufficialità, quale simbolo di potere. Dalla morte dell'ultima Madama Reale che si innamorò di esso, subì pesanti rimaneggiamenti dovuti ai diversi usi che se ne fece, da commissariato di polizia a sede del governo provvisorio francese nelle campagne napoleoniche.

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo civico d'arte antica.
Logo del Museo civico d'arte antica

Il ritorno dei Savoia, a Torino e nel Piemonte, permise una nuova vita al palazzo: sede dei Comandi Militari, il luogo venne adibito ad osservatorio astronomico dal 1822, e ancora per gran parte del secolo si poté osservare, sulla sommità dell'edificio, una curiosa cupoletta per le osservazioni scientifiche: essa venne poi spostata in collina successivamente.

Carlo Alberto riconsiderò l'edificio, facendolo sede della Pinacoteca Regia (poi Museo Civico) e successivamente del Senato Subalpino e quindi della Corte di Cassazione: il senato, venne inaugurato l'8 maggio 1848, mentre il re era in guerra contro l'Austria; l'ultima seduta è datata 9 dicembre 1864. L'aula, fino al 1927 ancora integra, venne poi demolita a seguito di lavori interni all'edificio.

Il 6 maggio 1949 si svolsero i funerali del Grande Torino. Le salme furono esposte proprio a Palazzo Madama, per poi venir trasportate fuori, in corteo, tra la folla formata da 500.000 persone radunatesi per dare l'estremo saluto ad una delle compagini calcistiche più forti di tutti i tempi.

Verso la fine di quel secolo inizia l'interesse per la storia del Palazzo, scavando le fondamenta e ritrovando tracce nelle architetture di costruzioni e versioni precedenti.

Diventato sede del Museo civico d'arte antica nel 1934, il castello ha visto nel corso del Novecento lo svolgersi di numerosi restauri e ripristini, che si sono conclusi alla fine del 2006 restituendo alla città un importante documento dei duemila anni della sua storia.

Dal 2007 il museo ospita importanti opere d'arte (sculture antiche, una pinacoteca ed una vasta raccolta di porcellane).

Nel 2010 la facciata juvarriana è stata oggetto di un impegnativo restauro, mentre i giardini attorno alla casaforte sono stati riorganizzati ospitando specie botaniche risalenti al periodo medievale. Inoltre, grazie ad un finanziamento della Fondazione CRT, si è provveduto al recupero della Sala del Senato Subalpino, la cui inaugurazione è avvenuta il 18 marzo 2011, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nell'ampio contesto delle celebrazioni per il 150º anniversario dell'Unità d'Italia.

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Merlini, Palazzi e Curiosità Storiche Torinesi, Stamperia editoriale Rattero, Torino.
  • Luigi Mallè, Palazzo Madama, storia bimillenaria di un edificio, 1970, Torino.
  • Giovanni Romano, Palazzo Madama a Torino. Da castello medioevale a museo della città, 2006, Torino.
  • Augusto Telluccini, Il Palazzo Madama di Torino, 1928, Torino.
  • Giuseppe Dardanello, Stuccatori luganesi a Torino. Disegno e pratiche di bottega, gusto e carriere, in Ricerche di Storia dell'arte, 55, 1995, 53-76; Idem (a cura di), Sculture nel Piemonte del Settecento "Di differente e ben intesa bizzarria", Torino 2005, 29-30.
  • Paola Manchinu, Sculture e decorazioni tra passato e presente, in Costanza Roggero, Alberto Vanelli (a cura di), Le residenze sabaude, Torino 2009.
  • Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

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