SpaceX

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SpaceX
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Stato Stati Uniti Stati Uniti
Tipo azienda privata
Fondazione 2002
Sede principale Stati Uniti Hawthorne (California)
Persone chiave
Settore aerospaziale
Prodotti
Dipendenti > 1,800[1] (2012)
Slogan «"Revolutionizing access to space"»
Sito web www.spacex.com/

Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX) è un'azienda statunitense con sede a Hawthorne (California), attiva nel campo dei trasporti spaziali. Fondata nel 2002 da Elon Musk, già cofondatore di PayPal, ha sviluppato i lanciatori spaziali a razzo parzialmente riutilizzabili Falcon 1, Falcon 9 e Falcon Heavy, e la capsula per il trasporto orbitale di persone e merci denominata Dragon.

Il 22 maggio 2012 è diventata la prima compagnia privata ad aver inviato un veicolo spaziale alla Stazione Spaziale Internazionale, nell'ambito del programma Commercial Orbital Transportation Services della NASA, al fine di dimostrare di essere in grado di rifornire la stazione spaziale. Ora ha in contratto almeno 12 voli (programma Commercial Resupply Services) per il rifornimento della ISS, il primo dei quali è avvenuto l'8 ottobre 2012. La sua soluzione è composta da una capsula Dragon lanciata con un Falcon 9.[2]

La sua prima sede era situata a El Segundo, in California, ma è poi stata spostata a Hawthorne, sempre in California.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Elon Musk, il fondatore della SpaceX, mostra al Presidente Obama la rampa di lancio del Falcon 9, Cape Canaveral Air Force Station, 2010
Dragon attraccato alla Stazione Spaziale Internazionale (missione SpaceX CRS-1, ottobre 2012)

SpaceX è stata fondata nel giugno del 2002 da Musk che a marzo 2006 aveva già investito 100 milioni di dollari dal suo patrimonio personale. Il 4 agosto 2008 SpaceX ha accettato un altro investimento di 20 milioni da the Founders Fund.[3]

Nel novembre 2005 SpaceX aveva 160 dipendenti e più di 500 nel luglio del 2008.[4][5] Il personale addetto ai lanci nelle Isole Marshall è composto da sole 25 persone di cui 6 nel controllo missioni. Questi piccoli numeri, comparati con quelli di altre compagnie che effettuano lanci spaziali, fanno parte dei piani di Musk per ridurre i costi. Musk crede che gli alti costi delle compagnie concorrenti siano dovuti in parte a burocrazia non necessaria. Egli ha affermato che uno dei suoi obbiettivi è quello di migliorare costi ed efficienza dei servizi di accesso allo spazio di dieci volte. Un altro modo per abbassare questi costi consiste nel prodursi da sé alcuni componenti. È quindi riuscito ad abbassare il costo dei bulloni di alluminio anodizzato da 15 dollari a 30 centesimi, e similmente ha fatto con il materiale per gli scudi termici.[6]

Nel gennaio 2005 SpaceX comprò il 10% delle azioni di Surrey Satellite Technology Ltd.

Il 18 agosto 2006 SpaceX annunciò di aver vinto un appalto nell'ambito del piano Commercial Orbital Transportation Services (COTS) dalla NASA per una missione dimostrativa di consegna di un carico pressurizzato alla Stazione Spaziale Internazionale con la possibile opzione di trasporto equipaggio.

Il 23 dicembre 2008 SpaceX ha annunciato di aver vinto un appalto di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale per la NASA (sempre parte del programma COTS) del valore di 1600 milioni di dollari. Questi rifornimenti saranno effettuati dopo che lo Space Shuttle sarà stato dismesso nel 2010.[7]

Nel novembre 2010 la startup californiana ha ottenuto, da parte della Federal Aviation Administration (FAA) statunitense, la prima licenza commerciale per un'operazione di rientro dall'orbita bassa, diventando la prima azienda aerospaziale capace di recuperare un proprio veicolo dall'orbita bassa e riportarlo sulla Terra.

Veicoli spaziali[modifica | modifica wikitesto]

La capsula Dragon, sulla sommità di un Falcon 9, è pronta per il decollo (maggio 2012)

SpaceX produce due tipi di lanciatori spaziali: il Falcon 1, che ha fatto il suo primo volo il 28 settembre 2008, e il Falcon 9, il cui primo lancio sperimentale è stato eseguito il 4 giugno 2010.[8] Entrambi i lanciatori utilizzano motori a razzo Merlin, sempre di produzione propria.

Era stato pianificato anche un lanciatore denominato Falcon 5, ma il suo sviluppo è stato interrotto in favore del Falcon 9.

SpaceX ha inoltre sviluppato il Dragon, un veicolo orbitale pensato per essere lanciato con il Falcon 9 e trasportare merci o persone fino a un'orbita terrestre bassa e ritorno.

Il 2 maggio 2005 SpaceX ha vinto un contratto nell'ambito del programma Indefinite Delivery/Indefinite Quantity (IDIQ) dall'United States Air Force, secondo il quale l'aviazione americana può comprare lanci per un valore fino a 100 milioni di dollari.[9]

Il 22 aprile del 2008 la NASA ha annunciato di avere assegnato a SpaceX un contratto di tipo IDIQ per i lanciatori Falcon 1 e Falcon 9. Il contratto potrà valere da 20.000 a un miliardo di dollari - a seconda del numero di missioni effettuate - e copre tutti i lanci commissionati dal 30 giugno 2010 fino a dicembre 2012.[10]

Durante lo stesso annuncio del 22 aprile, Elon Musk ha dichiarato che SpaceX aveva già ottenuto almeno 14 contratti per voli sui vari Falcon.[11]

Colonizzazione di Marte[modifica | modifica wikitesto]

« Saranno necessarie milioni di persone per una colonia su Marte, per cui 80.000 è soltanto il numero di persone inviate su Marte ogni anno. So bene che può sembrare una follia. Non sono diventato pazzo, e nemmeno credo che la SpaceX possa fare tutto questo da sola. Ma se l'umanità spera di diventare una specie multi-planetaria, dobbiamo trovare un modo per spostare milioni di persone su Marte »
(Elon Musk)

Durante il meeting della Royal Aeronautical Society di Londra, il fondatore della SpaceX Elon Musk ha proposto la creazione di una colonia sul pianeta rosso in grado di ospitare i primi 80.000 pionieri, durante il primo anno, e successivamente sempre più persone finché la popolazione in grado di autosostenersi potrebbe crescere in qualcosa di molto più grande. Per finanziare la missione Elon Musk ha stimato la cifra di 500.000 dollari a persona pensando che dovrebbe essere nelle possibilità della maggior parte delle persone nei paesi avanzati considerando che l'intera missione dovrebbe costare circa 36 miliardi di dollari. Tutto questo è reso possibile dall'abbassamento del costo del trasporto in orbita, ottenuto con mezzi come il Falcon 9 o il Falcon Heavy. Questi razzi vettori, infatti, saranno completamente riutilizzabili, eliminando la necessità di comprare un nuovo razzo per ogni lancio; la spesa maggiore per mandare qualcosa in orbita sarà solo il carburante. Solo quando il costo per inviare una data massa in orbita sarà ridotto a una frazione di quello attuale - Musk crede che con il suo nuovo Falcon Heavy riuscirà ad infrangere la barriera dei 1 000 $ per libbra - allora si apriranno questi nuovi orizzonti.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ W. Hennigan, SpaceX Again Ready to Blast off After Last-second Launch Abort, MSNBC, 21 maggio 2012. URL consultato il 24 maggio 2012.
  2. ^ (EN) SpaceX Launches Falcon 9/Dragon on Historic Mission. URL consultato il 22 maggio 2012.
  3. ^ SpaceX riceve un investimento di $20 milioni da Founder's Fund, 4 agosto 2008. URL consultato il 10 agosto 2008.
  4. ^ Jeff Foust, Grandi Piani per SpaceX, The Space Review, 14 novembre 2005.
  5. ^ Diane Murphy è stata assunta da SpaceX come vice presidente alle comunicazioni e marketing, SpaceX.
  6. ^ David H. Freedman, Capitalisti in orbita in Le Scienze numero 510, febbraio 2011, p. 58.
  7. ^ NASA SELECTS SPACEX'S FALCON 9 BOOSTER AND DRAGON SPACECRAFT FOR CARGO RESUPPLY SERVICES TO THE INTERNATIONAL SPACE STATION, SpaceX, 23 dicembre 2008.
  8. ^ SpaceX archieves orbital bullseye with inaugural flight of Falcon 9 rocket. URL consultato l'8 giugno 2010.
  9. ^ SpaceX Awarded $100 Million Contract From U.S. Air Force for Falcon I, SpaceRef.com, 2 maggio 2005.
  10. ^ NASA Awards Launch Services Contract to SpaceX, NASA, 22 aprile 2008. URL consultato il 22 aprile 2008.
  11. ^ NASA Awards Launch Services Contract to SpaceX, SpaceX, 22 aprile 2008. URL consultato il 24 aprile 2008.
  12. ^ (EN) Mars for the 'average person', BBC.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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