Cagiva

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Cagiva
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1978 a Varese
Fondata da Giovanni Castiglioni
Sede principale Varese
Gruppo MV Agusta
Settore Motociclette
Sito web www.cagiva.it

Cagiva è una casa motociclistica italiana attiva dal 1978, quando Claudio e Gianfranco Castiglioni rilevano la società AMF-Harley Davidson posta in liquidazione dandole il nome dell'azienda di famiglia fondata nel 1950 a Varese da loro padre Giovanni Castiglioni, originariamente come azienda produttrice di minuteria metallica[1]. Già nella scelta del nome aziendale il fondatore volle riunire in un termine semplice sia il proprio nome che la localizzazione geografica degli impianti (il nome significa infatti CAstiglioni GIovanni VArese).

« Le moto sono oggetti che fanno sognare. Hanno colori e suoni diversi, hanno forme che rivelano l'ispirazione di chi le ha concepite. A volte queste creazioni sono autentici oggetti d'arte motoristica che trasformano il progettista in artista. »
(Claudio Castiglioni)

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Entrò nel business motociclistico nel 1978, dapprima con una scuderia di due moto da corsa affidate a Gianfranco Bonera e Marco Lucchinelli, subito dopo aver rilevato lo stabilimento di Schiranna dove venivano prodotte le AMF-Harley Davidson (e prima ancora le gloriose Aermacchi).

Fino al 1980 la produzione, in base agli accordi, venne contrassegnata con il marchio HD-Cagiva prima di eliminarne la parte iniziale e restando solo con il nome della società italiana. In breve venne conosciuta sia sul mercato nazionale che su quelli esteri come la casa dell'elefantino dalla presenza dello stesso nel suo marchio di fabbrica.

Per i primi anni di attività la commercializzazione di modelli diversificati tra stradali, enduro e cross fu comunque limitata alle piccole cilindrate, nel 1983 incomincia ad entrare nel settore media-alta cilindrata, con l'adozione di motori Ducati.

Le acquisizioni[modifica | modifica sorgente]

Alla ricerca di una più consistente quota di mercato la Cagiva, nella seconda metà degli anni ottanta, acquisì Ducati (rimasta nel gruppo fino al 1996), Moto Morini (rimasta sino al 1999) e Husqvarna. In particolare grazie alla guida del suo patron Claudio Castiglioni ed alla matita del designer Massimo Tamburini, la casa varesina riuscì a rilanciare la storica azienda bolognese Ducati, da poco acquisita ed entrata a far parte del gruppo. Sono di questi anni i modelli che colpiscono al cuore gli appassionati: il capolavoro 916 ed il fenomeno Monster, nata dalla matita di Miguel Galluzzi.

La Cagiva nel 1992 intraprese anche un nuovo progetto industriale: rilanciare il celebre marchio MV Agusta, caduto ormai nel dimenticatoio, con un progetto ambizioso: creare una moto super sportiva con motore a 4 cilindri in grado di battersi con la migliore concorrenza. La moto venne presentata al pubblico nel 1997 al Salone di Milano: si chiamava F4 750 e lasciò un segno indelebile nel mondo delle moto; il suo design divenne uno dei punti di riferimento per ricercatezza e pulizia delle linee, inoltre l'esclusività, la qualità della componentistica, la grande cura dei particolari ed il rigore ciclistico fecero definire la F4 come "Ferrari" delle due ruote.

Le vendite e l'acquisizione[modifica | modifica sorgente]

Alla fine dei anni novanta la Cagiva vende prima Ducati e poi Moto Morini, un decennio dopo, nel 2007 Cagiva vende la Husqvarna alla BMW.

L'11 luglio 2008 è stata riportata la notizia che MV-Agusta Group, gruppo in cui il marchio Cagiva era stato fatto rientrare, è stato acquisito dalla Harley-Davidson per circa 70 milioni di euro (109 milioni di dollari)[2]. L'operazione è stata poi perfezionata all'inizio di agosto dello stesso anno[3].

Harley-Davidson ha deciso però nell'ottobre 2009 di vendere MV Agusta per concentrarsi sul suo marchio principale, solo 14 mesi dopo aver acquistato l'azienda italiana[4], vendendola nell'agosto 2010 allo stesso Claudio Castiglioni, ex proprietario del marchio Cagiva[5], il quale è deceduto il 17 agosto 2011, lasciando definitivamente l'azienda in mano al figlio Giovanni, che già conduceva l'azienda da circa un anno[6].

CRC[modifica | modifica sorgente]

Il Centro Ricerche Cagiva, che venne poi ridenominato in Centro Ricerche Castiglioni[7], venne fondato nel 1987 a San Marino ed è un centro di sviluppo motociclistico, dai cui vengono prodotti i modelli Cagiva e MV Agusta oltre ai modelli da competizione.
Il compito del centro è la creazione di nuovi prodotti e della loro realizzazione dai bozzetti all'industrializzazione vera e propria, mentre la sede centrale di Varese si riserva la gestione dello studio e la definizione delle parti speciali.[8]

Le imprese sportive[modifica | modifica sorgente]

La Cagiva, con il suo reparto "Cagiva Corse Srl" ha avuto un importante passato nelle competizioni, dal Motomondiale, Motocross e dalle competizioni Dakar, il settore dove la Cagiva ha avuto il maggiore successo è stato indubbiamente nella Dakar e nel Motocross, con molti titoli piloti e costruttori vinti, nel motomondiale ha invece sofferto di più, dove è riuscita a vincere solo qualche gara.

Le competizioni Dakar (Paris-Dakar)[modifica | modifica sorgente]

Una Elefant per la Dakar

La casa debutta in questo massacrante campionato nel lontano 1985, con il modello Elefant 650, guidato da Hubert Auriol che ha abbandonato il team BMW, con cui ha vinto il titolo nel 1983, la moto viene curata, progettata e assistita in gara da Roberto Azzalin insieme al suo staff, il primo anno di partecipazione la Cagiva ha sperato di arrivare terza, ma una rottura meccanica l'ha spinta all'ottava posizione.

Gli anni successivi la moto si veste della livrea Lucky Explorer, ma i risultati non sono migliori, sempre per via dei ritiri dei piloti, delle loro squalifiche o per problemi alle coperture.

La svolta si ha nel 1990, anno in cui Edi Orioli vince la sua seconda Dakar (e la prima per Cagiva). In quest'anno la moto aveva portato molte innovazioni, dal motore 900 cm³ all'iniezione elettronica; con questa moto infatti non si riesce solo a vincere, ma si porta due piloti italiani sul podio, con Alessandro De Petri terzo classificato (che riesce a conquistare 5 tappe) e il settimo posto di Arcarons (vincitore anche di due speciali).

L'anno dopo però non si riesce a ripetere l'incredibile successo del '90, con solo il quinto posto di Arcarons, mentre il pentacampione Cyril Neveu si ritrova venticinquesimo per via di problemi elettrici; ma l'anno successivo, nel '92, la Cagiva riesce a piazzarsi seconda, terza e quarta rispettivamente con Laporte, Arcarons e Morales, mentre Orioli si ritrova settimo e Trolli decimo.

Nel 1994 la moto viene elaborata da CH Racing: vengono applicati i carburatori Kehin e miglior sospensioni. Con questa moto la Cagiva domina il campionato, concludendo con Orioli vincitore della Dakar per la terza volta, dopo una combattuta lotta con Arcarons.

L'anno successivo, nel '95, viene introdotto il GPS, la lotta si fa più serrata e la Cagiva conclude seconda e terza, rispettivamente con Arcarons e Orioli, la Cagiva parteciperà anche alle Dakar successive, ma si piazzerà sempre tra il sesto e il settimo posto, abbandonando infine la corsa dopo l'edizione del '97.

Le competizioni nel Motocross[modifica | modifica sorgente]

La Cagiva è entrata in questo campionato nel lontano '79, con moto subito performanti, ma la concorrenza risulta ancora troppo superiore, soprattutto la Suzuki, che dominava il mondiale Motocross, le vittorie arriveranno solo nella classe 125, arrivando a sfiorare in due occasioni anche nella classe 250.

Nel campionato 125 la Cagiva a partire dal 1984 con Corrado Maddii si avvicina al titolo piloti, che viene perso per via di un infortunio all'ultima gara di campionato ad Ettelbruck, e così si deve accontentare della seconda posizione, mentre nel 1985 con Pekka Vehkonen e 1986 con Dave Strijbos sono vincitori del titolo i piloti in sella alle Cagiva WMX, invece nel 1987 arriva seconda perdendo l'ultima gara, mentre la casa ottiene il titolo costruttori nel 1985, 1986 e 1987, con queste vittorie la Cagiva interrompe le troppe vittorie consecutive della Suzuki sia nei costruttori che piloti (essendo Cagiva la seconda casa ad aver vinto sia il titolo piloti che costruttori).

Nel campionato 250 invece la Cagiva fa bella figura di sé piazzando il suo pilota Pekka Vehkonen al secondo posto del mondiale del 1987 e 1988, sempre in sella alla WMX 250, ma decise di ritirarsi dalle corse di motocross alla fine del '88.

In queste competizioni Cagiva ottiene 2 titoli Piloti, e 3 titoli costruttori, tutti nella classe 125 (MX2), inoltre ottiene 4 secondi posti nel titolo piloti, di cui due nella classe 125 e due nella classe 250, interrompendo l'egemonia Suzuki nella classe 125.

Le competizioni nel motomondiale[modifica | modifica sorgente]

La Cagiva inizia la sua avventura nel Motomondiale nel 1977 come sponsor del Team Life, l'anno successivo invece si ha una partecipazione reale come team, partecipando alle classi 250, 350, 500 e 750, riprendendo anche i vecchi modelli del reparto corse Aermacchi Harley-Davidson, detentrici di tre titoli nella classe 250 e uno in 350, ma senza risultati per il '78 e il '79.[9]

La Cagiva nel 1980 con la classe 500 ritornata classe regina, si ha la 1C2 (un ibrido su base Yamaha TZ 500), nel 1981 si produce la 2C2, che questa volta è interamente costruita dalla Cagiva, mentre a partire dal 1982 con la 3C2, guidata da Jon Ekerold (fresco campione mondiale della classe 350 nel 1980 a bordo di una Bimota), si riesce ad ottenere il primo punto in assoluto per Cagiva, con il 10º posto ad Hockenheim (ultima gara della stagione).[10]

Nel 1983 con la nuova 4C3 si sperimenta un telaio particolare che verrà rivisto durante lastagione, dove il motore diventa elemento stressato, che però rende la moto inguidabile e compromette la stagione, nel 1984 la moto riesce a sviluppare 132 CV, ma conquista solo il decimo posto al GP di Jugoslavia.

Nel 1985 la C10 adotta un motore V4 di 90° a due alberi motore controrotanti ed alimentazione a lamelle (invece dei dischi rotanti delle versioni precedenti), mentre il telaio segue lo schema Deltabox delle Yamaha ufficiali; con questa moto la Cagiva riesce a prendere punti, ma non riesce a concludere niente nel campionato, per la mancanza di piloti motivati, infatti la moto era stata testata con Kenny Roberts, segnando buoni tempi.[11]

Nel 1987 la nuova moto, la C587, ora completamente rossa e pronta in occasione della quarta prova del mondiale, il GP delle Nazioni, si dimostra subito all'altezza della situazione; il nuovo 4 cilindri ha la V da 58°, sempre con gli alberi motore controrotanti, il telaio ha ancora una struttura di tipo Deltabox ma più piccolo del precedente. Nel GP del Brasile, il belga Didier de Radiguès conclude al quarto posto.[12]

Nel 1988 la C588, che monta pneumatici Pirelli, ha un motore più snello, un telaio rinforzato ed al posteriore monta un forcellone "a banana" per permettere d'avere le espansioni dei cilindri anteriori allo stesso lato. Al pilota Randy Mamola però non piace un granché e solo al GP d'Italia si ha un buon risultato, con il 7º posto. Successivamente Massimo Tamburini disegna una carenatura più filante, di tipo sigillato (novità assoluta) che migliora la competitività della moto, la stagione continua con il terzo posto in Belgio a Spa (primo podio per Cagiva), sotto la pioggia, il quarto in Jugoslavia ed il sesto in Francia al Paul Ricard.

L'annata '88 vede anche l'esordio della Cagiva in 125, con una monocilindrica pilotata da Pier Paolo Bianchi e dal britannico Ian McConnachie. Il migliore piazzamento della moto sarà un 4º posto al "Nazioni" di Imola con Bianchi, diciannovesimo nella classifica finale (McConnachie finirà 28°). Gli scarsi risultati porteranno la Casa a concentrarsi solo sulla 500.

Nel 1989 viene presentata la C589 più leggera e potente. Probabilmente l'errata distribuzione dei pesi e l'atipico montaggio orizzontale del monoammortizzatore posteriore inficiano però le doti di trazione impedendo quindi a Mamola di scaricare a terra tutti i cavalli, di conseguenza la stagione è negativa. Nel 1990 la C590 (pilotata, oltre che da Mamola, anche da Alex Barros e Ron Haslam) cade svariate volte e la stagione non viene risollevata nemmeno dalla novità tecnica, mostrata in occasione del GP di Cecoslovacchia, di una C590 con telaio e forcellone in fibra di carbonio.[13]

Cagiva C590

Nel 1991 approda in squadra Eddie Lawson che fa crescere la moto, conquistando il 6º posto assoluto in classifica generale e nel 1992 realizza il sogno della Cagiva, con la prima vittoria nel motomondiale, in Ungheria, ma il campione si ritirò dalle competizioni motociclistiche l'anno stesso; nel 1993 la Cagiva è sempre protagonista con la V593 e vince il Gran premio statunitense a Laguna Seca con John Kocinski (ingaggiato a fine stagione), nel 1994 con la C594 è ancora meglio (risultando la stagione più esaltante), con John Kocinski che sale sette volte sul podio, vince il Gran Premio d’Australia e conquista il terzo posto in classifica generale.

La Cagiva si ritirerà a fine 1994, con un'ultima presenza al Gran premio d'Italia 1995 (pilota Pierfrancesco Chili)[14]; nella sua carriera la Casa varesina aveva conquistato 3 vittorie, 11 podi, 6 pole position e 3 giri più veloci in gara.

I motoveicoli Cagiva[modifica | modifica sorgente]

Modelli da competizione[modifica | modifica sorgente]

Una Cagiva Gran Canyon

Modelli storici fuori produzione[modifica | modifica sorgente]

Una Cagiva V-Raptor
Una Cagiva W12 350 in dotazione all'Esercito italiano

Modelli in produzione[modifica | modifica sorgente]

La Mito SP525

Albo d'oro della Cagiva[modifica | modifica sorgente]

Dakar Rally[modifica | modifica sorgente]

Anno Vincitore Motocicletta
1990 Italia Edi Orioli Cagiva Elefant
1994 Italia Edi Orioli Cagiva Elefant

Campionato mondiale di motocross[modifica | modifica sorgente]

  • classe 125
Anno Vincitore Motocicletta
1985 Finlandia Pekka Vehkonen Cagiva WMX
1986 Paesi Bassi David Strijbos Cagiva WMX

Campionato mondiale costruttori motocross[modifica | modifica sorgente]

  • classe 125
    • 1985, 1986, 1987

Note[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]