Equus hemionus hemionus

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Asino selvatico mongolo
3 khulan am Wasser Abend.jpg
Equus hemionus hemionus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Perissodactyla
Famiglia Equidae
Genere Equus
Specie E. hemionus
Sottospecie E. h. hemionus
Nomenclatura binomiale
Equus hemionus hemionus
Pallas, 1775

L'asino selvatico mongolo (Equus hemionus hemionus, detto anche khulan) è una sottospecie di onagro. A questa sottospecie si potrebbe anche ascrivere il kulan del Gobi o dziggetai (Equus hemionus luteus)[1]. Vive in Mongolia ed in Cina settentrionale, ma in passato era diffuso anche in Kazakistan, prima di estinguersi in seguito alla caccia[2].

L'areale dell'asino selvatico mongolo si è ridotto drammaticamente durante gli anni '90. Un censimento del 1994-1997 stimò una popolazione compresa tra i 33.000 ed i 63.000 esemplari diffusi su un areale continuo che ricopriva tutta la Mongolia meridionale[3]. Nel 2003, un nuovo censimento riscontrò la presenza di solo 20.000 esemplari diffusi su un'area di 177.563 km² in Mongolia meridionale[4]. Le stime della popolazione mongola dovrebbero comunque essere prese con cautela a causa della mancanza di protocolli di censimento[5][6]. Nonostante questo, in Mongolia questa sottospecie ha perso circa il 50% del suo areale originario nel corso degli ultimi 70 anni.

La popolazione è diminuita in seguito al bracconaggio ed alla competizione con il bestiame per i pascoli e lo stato di conservazione della specie viene valutato come vulnerabile[1]. Dal 1953, in Mongolia l'asino selvatico mongolo ha goduto di una protezione completa. Questa sottospecie viene inoltre classificata nell'appendice I della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate (CITES) e nel 2002 è stata aggiunta all'appendice II della Convenzione sulle Specie Migratrici[7]. Comunque, in seguito alla crescita demografica umana e ad alcuni inverni particolarmente severi degli anni scorsi[8], il numero dei conflitti tra i mandriani e gli asini selvatici mongoli sembra essere aumentato.

Il bracconaggio a scopo alimentare sembra essere un problema crescente in Mongolia. Per alcuni ceti della popolazione locale la carne di asino selvatico e di altri animali selvaggi appare come una sostituta o perfino come un'economica alternativa alla carne degli animali domestici[9]. Nel 2005, un censimento nazionale basato su una serie di questionari ha riscontrato che ogni anno vengono uccisi dai bracconieri 4500 asini selvatici, circa il 20% dell'intera popolazione[10]. Inoltre, i cambiamenti politici degli inizi degli anni '90 hanno permesso alla popolazione urbana di ritornare ad uno stile di vita nomade, seguito da un grandissimo incremento in molte aree rurali della popolazione umana e del bestiame[11][12][13].

I cambiamenti politici e sociali hanno distrutto il tradizionale utilizzo delle terre, indebolito le forze dell'ordine ed inoltre spinto la gente ad utilizzare le risorse naturali, ad esempio rendendo le specie selvatiche una risorsa «aperta a tutti»[14]. Si prevede che il ritorno dell'uomo e del suo bestiame provocherà un aumento delle interazioni uomini-animali, minacciando così la sopravvivenza delle rare specie animali del deserto del Gobi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b IUCN Red List Equus hemionus ssp. hemionus
  2. ^ Clark, B. and Duncan, P. 1992. Asian Wild Asses - Hemiones and Kiangs (E. hemionus Pallas and E. kiang Moorcroft). In: P. Duncan (ed.) Zebras, Asses, and Horses. An Action Plan for the Conservation of Wild Equids. IUCN/SSC Equid Specialist Group. IUCN, Gland, Switzerland. pp. 17-21.
  3. ^ Reading, R. P., H. M. Mix, B. Lhagvasuren, C. Feh, D. P. Kane, S. Dulamtseren, and S. Enkhbold. 2001. Status and distribution of khulan (Equus hemionus) in Mongolia. Journal of Zoology, London, 254:381-389.
  4. ^ Mongolian Ministry of Nature and Environment. 2003. Status and distribution of the khulan in Mongolia in 2003. Unpublished report, Mongolian Ministry of Nature and Environment, Ulaanbaatar, Mongolia
  5. ^ Buckland, S.T., D.R. Anderson, K.P. Burnham, J.L. Laake, D.L. Borchers and L. Thomas. 2001. Introduction to Distance Sampling. 432pp. Oxford University Press, Oxford UK and New York USA.
  6. ^ Kaczensky P. and C. Walzer. 2002a, 2002b, 2003a, 2003b. Przewalski horses, wolves and khulans in Mongolia. Bi-annual progress reports. available from: www.takhi.org
  7. ^ CMS 2002. Convention on Migratory Species. Appendix II.
  8. ^ United Nations Disaster Management Team (UNDMT): National Civil Defence and State Emergency Commission Ulaanbaatar. 2000. DZUD 2000-Mongolia: An evolving ecological, social and economic disaster: A rapid needs assessment report. United Nations Disaster Management Team (UNDMT): National Civil Defence and State Emergency Commission Ulaanbaatar
  9. ^ P. Kaczensky & O. Gambatar unpubl. Data
  10. ^ J. Wingard unpubl. data
  11. ^ Fernandez-Gimenez, M. E. 1999. Sustaining the Steppes: A Geographical History of Pastoral Land Use in Mongolia. Geographical Revue, 89(3):315-342.
  12. ^ Bedunah, D. J. and S. M. Schmidt. 2004. Pastoralism and protected area management in Mongolia's Gobi Gurvansaikhan National Park. Development and Change, 35(1):167-191.
  13. ^ Mearns, R., D. Shombodon, G. Narangerel, U. Tuul, A. Enkhamgalan, B. Myagmarzhav, A. Bayanjargal, and B. Bekhsuren. 1994. Natural resource mapping and seasonal variations and stresses in Mongolia. RRA Notes, 20:95-105.
  14. ^ Pratt, D. G., D. C. MacMillan, and I. J. Gordon. 2004. Local community attitudes to wildlife utilisation in the changing economic and social context of Mongolia. Biodiversity and Conservation, 13:591–613.

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