Halite

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Halite
Selpologne.jpg
Classificazione Strunz III/A.02-30
Formula chimica NaCl
Proprietà cristallografiche
Gruppo cristallino monometrico
Sistema cristallino isometrico
Classe di simmetria esacisottaedrica
Parametri di cella a = 5.6402
Gruppo puntuale 4/m 3 2/m
Gruppo spaziale F m3m
Proprietà fisiche
Densità 2,1-2,2 g/cm³
Durezza (Mohs) 2
Sfaldatura ottima secondo {100}
Frattura concoide
Colore bianco, grigiastro, rosato, bluastro, violetto, arancio
Lucentezza vitrea, grassa
Opacità traslucida
Striscio bianco
Diffusione molto abbondante
Si invita a seguire lo schema di Modello di voce - Minerale

La halite è un minerale fatto di cloruro di sodio. È detto anche salgemma e appartiene al gruppo omonimo.

Il nome halite deriva dal greco άλς = sale e λίθος = pietra.

Il nome salgemma è invece un nome composto da sale- e -gemma per il suo aspetto cristallino.

Descritta per la prima volta da Ernst Friedrich Glocker (1793 - 1858), mineralogista e geologo stratigrafico tedesco, nel 1847.

Abito cristallino[modifica | modifica sorgente]

Più frequentemente in cubi, rari gli ottaedri, scheletrici e geminati.

Origine e giacitura[modifica | modifica sorgente]

Si trova principalmente sotto forma di banchi estesi formati dall'evaporazione di masse d'acqua salata (antichi laghi salati o mari); questi banchi si trovano inclusi nelle rocce di tutte le età geologiche ed il loro spessore può variare da poche decine di centimetri a svariate centinaia di metri.

Spesso le rocce che lo racchiudono sono argillose, ma compatte, e pertanto praticamente impermeabili all'acqua: questo permette la conservazione del minerale, altrimenti diluito da acque sotterranee. In questi giacimenti si presenta comunemente associato a gesso, kainite, carnallite, silvite, anidrite, polialite e kieserite.

Meno importanti sono i giacimenti superficiali e intermediari, formatisi per evaporazione di laghi salati recenti, dove l'halite spesso forma una crosta compatta che ricopre le acque salmastre.

La si osserva anche, in piccole quantità, come prodotto di attività vulcaniche.

Forma in cui si presenta in natura[modifica | modifica sorgente]

Si presenta in cristalli, aggregati granulari o fibrosi, in croste e in stalattiti. Caratteristiche sono le forme a tramoggia di alcuni cristalli cubici, in cui gli spigoli sono cresciuti più in fretta che non il centro delle facce. Tipica fra tutte è la colorazione azzurra o violetta talora anche assai scura di alcuni esemplari. Questa colorazione è in generale da ascriversi a difetti del reticolo cristallino, probabilmente indotti dalla radioattività, come il colore viola nerastro di alcune fluoriti. Mentre però le fluoriti sono a stretto contatto con minerali di uranio (pechblenda), e ciò spiegherebbe la radioattività, nel caso dell'halite la spiegazione è più complessa: sembrerebbe che essa sia opera del potassio, che contiene l'isotopo 40K leggermente radioattivo ed è spesso presente nei minerali (silvite e carnallite) che accompagnano l'halite. Per la maggior parte dei cristallografi si tratta tuttavia di difetti reticolari causati dalla rapidità della crescita.

Caratteri fisico-chimici[modifica | modifica sorgente]

Ha sapore salato. È solubile in acqua, piuttosto insolubile in etanolo. Crepita al cannello e colora la fiamma di color giallo vivo. Poiché è leggermente igroscopico, è preferibile conservarlo in luogo fresco e chiuso.

Località di ritrovamento[modifica | modifica sorgente]

A Heilbronn, Berchtesgaden e Staßfurt, in Germania; Salisburgo, in Austria, che deriva la sua etimologia dal termine stesso, Villaggio del sale; importanti giacimenti a Wieliczka, in Polonia (ormai non più sfruttato); nel Sol'-Ileckij rajon, nell'Oblast' di Orenburg, in Russia. A Cardona, presso Barcellona; a Dax, nelle Landes, in Francia. Nella Louisiana e nel Texas si presenta sotto forma delle cosiddette salt domes, cioè cupole saline, alcune volte larghe diversi chilometri, di forma caratteristica e derivate da una vera e propria estrusione delle rocce circostanti.

In Italia halite compatta associata con gesso si trova presso le Saline di Volterra e San Gimignano e a Ponteginori, in Toscana; e la storica miniera, risalente a Plinio il vecchio, di Lungro, in Calabria.

Svariate miniere sono attive in Sicilia: in bei cristalli incolori entro masse compatte bianche a Bosco Stincone, nel comune di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta; assieme a bischofite e carnallite nella miniera di Pasquasia del comune di Enna. Nel comune di Lercara Friddi vi è la miniera Coffara Muti di sola halite. A Petralia vi è una miniera di particolare purezza. Infine, si trova anche in piccolissimi cubetti incolori nelle fumarole secche del Vesuvio.

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

L'utilizzo di questo minerale è descritto diffusamente nella voce cloruro di sodio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mineralogia - Cornelis Klein - Zanichelli (2004)
  • Le rocce e i loro costituenti - Morbidelli - Ed. Bardi (2005)
  • Minerali e Rocce - De Agostini Novara (1962)
  • Guida al riconoscimento dei minerali - Borelli e Cipriani - Mondadori (1987)
  • Atlante delle rocce magmatiche e delle loro tessiture - Mackenzie, Donaldson e Guilford - Zanichelli (1990)
  • Atlante delle rocce sedimentarie al microscopio - Adams, Mackenzie e Guilford - Zanichelli (1988)
  • I minerali d'Italia - SAGDOS - 1978
  • Minerali e Rocce - Corsini e Turi - Enciclopedie Pratiche Sansoni (1965)

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