Battaglia di Pelagonia

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Battaglia di Pelagonia
Un Hyperpyron di Michele VIII Paleologo.
Data settembre 1259
Luogo Pelagonia odierna Bitola.
Esito Vittoria bizantina.
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
18,000 fanti e 2,000 cavalieri mercenari (probabilmente 8.000 fanti e 1.600 cavalieri). Non si conosce il dato, si sa solo che vi erano anche 400 cavalieri siciliani.
Perdite
Molto leggere Sconosciute
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La battaglia di Pelagonia (odierna Bitola) è una pagina molto importante della storia dell'Impero bizantino o Impero di Nicea, che questa vittoria spianerà all'Impero di riconquistarsi la sua capitale, Costantinopoli che avvenne nel 1261, e fu combattuta nel settembre del 1259, contro il Principato d'Achea che uscirà sconfitto da questa battaglia, e per questo avvenimento perderà più della metà del suo territorio.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

L'Imperatore bizantino (o niceno), Teodoro II Lascaris morì nel 1258 e lasciò come erede al trono, il suo giovane figlio Giovanni IV Lascaris, sotto la reggenza di Michele VIII Paleologo, che diverrà Imperatore, e sarà molto importante, perché egli riuscirà a riconquistare la Grecia, la Tracia, e la capitale Costantinopoli, territori che i crociati della quarta crociata avevano strappato all'Impero bizantino. Guglielmo II di Villehardouin nel 1259 sposò Anna Comnena Ducaina (anche conosciuta come Agnese), figlia di Michele II d'Epiro, e questo matrimonio sanciva un'alleanza tra Despotato d'Epiro e il Principato d'Achea, contro l'Impero di Nicea (o bizantino). Inoltre l'alleanza si estendeva fino a Manfredi di Sicilia che per appoggiare l'alleanza schierò in Grecia, a disposizione di Guglielmo, 400 cavalieri siciliani.

Nel 1259 Michele VIII assegnò a suo fratello Giovanni Paleologo, che era il Sebastocratore, a Teodoro Ducas, che era un generale bizantino ed era fratello del despota d'Epiro Michele II Ducas, e a Alessio Strategopulo, generale e Gran domestico del Basileus Michele VIII, un forte contingente bizantino che si trovava nei Balcani. In quegli anni l'Impero bizantino o Impero di Nicea aveva pochi possedimenti in Europa, e Michele VIII aveva deciso di far valere la sua supremazia anche nei Balcani, in modo da poter riconquistare Costantinopoli. Poco dopo Michele VIII diede ordine di attaccare i suoi nemici, fra cui molti latini, e anche parecchi ducati greci formatisi dopo la caduta di Costantinopoli per mano crociata nel 1204, e qualche squadrone di serbi. Così nel 1259 l'esercito bizantino conquistò la Tessaglia, ma nel settembre dello stesso anno la lega degli epirioti, degli achei, e dei siciliani marciarono contro l'esercito bizantino. Secondo le cronache francesi del tempo, provenienti dalla Morea, l'esercito bizantino era costituito da: 2.000 turchi e cumani, 400 tedeschi, 13.000 ungheresi, 4.000 serbi e bulgari e 600 valacchi. Molto probabilmente l'esercito bizantino era più modesto e gli storici propendono dai 6 ai 9 000 uomini effettivamente impiegati in battaglia. Teodoro Ducas usò anche l'astuzia, in quanto radunò i contadini della Tessaglia, e li fece marciare inquadrati, in modo che sembrassero far parte dell'esercito, per così intimorire la lega nemica.

Inoltre Teodoro istruì una spia bizantina che doveva fingersi essere un disertore dell'esercito, unendosi all'esercito della lega anti–bizantina, e riferendo dati esagerati in eccesso riguardo alle truppe bizantine, affinché l'esercito nemico si intimorisse. Il duca della Carintia, venuto in sostegno della lega anti–bizantina con 300 uomini, non si fece intimorire dal numero dei bizantini e non volle ritirarsi convincendo anche gli achei a rimanere.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La città di Bitola nell'attuale Macedonia, dove fu combattuta la battaglia di Pelagonia.

I due eserciti erano schierati davanti a Pelagonia: per buona sorte dei bizantini l'esercito nemico di fatto si autodistrusse in virtù della diffidenza esistente tra i due alleati più importanti: il Principato d'Achea e il Despotato d'Epiro.

Il Despota Michele II e il figlio Giovanni Ducas pensavano (sbagliando) che, appena si fossero scontrati coi bizantini, i latini sarebbero fuggiti in modo che l'esercito del despotato potesse essere massacrato. Inoltre lo storico bizantino Giorgio Pachymeres, ci racconta che Giovanni il bastardo, figlio di Michele Ducas, passò dalla parte dei bizantini, perché Guglielmo II di Villehardouin lo svillaneggiava ricordandogli come fosse nato da una relazione extraconiugale, in più la sera prima Giovanni aveva convinto molti soldati a disertare, a causa del suo litigio con Guglielmo. Oltretutto durante la battaglia, i tedeschi al comando del duca di Carintia tradirono la lega, e attaccarono i loro stessi compagni creando scompiglio nell'esercito della lega anti–bizantina. Il duca di Carintia cadde in battaglia.

Quando iniziò la battaglia Giovanni Paleologo e Alessio Strategopulo si ritrovarono a combattere solamente contro la cavalleria di Manfredi e di Villehardouin, la cavalleria fu subito massacrata dagli arcieri cumani, e ungheresi dello schieramento bizantino, che uccisero in pratica tutti i cavalli, lasciando appiedati i cavalieri, che furono facile preda dalla fanteria bizantina. L'esercito della lega anti – bizantina era in fuga, tutti i suoi componenti stavano scappando, nessuno più resisteva, per i bizantini fu un compito facile inseguire e massacrare i resti della armata nemica.

In breve Manfredi si arrese, mente Villehardouin fuggì, verso un pagliaio nei pressi di Castoria, ma fu ritrovato da Teodoro Ducas, da cui fu riconosciuto per via dei suoi denti sporgenti, quindi catturato e portato al cospetto di Giovanni Paleologo.

Villehardouin fu liberato solo quando riconobbe Michele VIII come suo signore assoluto, e dopo aver ceduto all'Impero di Nicea: Mistra e Monemvasia, l'accordo non fu riconosciuto dal Papa, ma per i bizantini questo non aveva alcuna importanza.

Conseguenze della battaglia di Pelagonia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo questa grande vittoria l'esercito bizantino si divise in due parti: Giovanni Paleologo andò alla conquista della Tessaglia, di cui subito assediò Tebe, mentre Alessio Strategopulo marciò verso il Despotato d'Epiro per espugnarne la capitale, Arta.

Il Principato d'Achea che fin in quel momento era stato il regno crociato più potente venne ridotto a essere un piccolo vassallo, dell'Impero bizantino, e con un'espansione territoriale più che dimezzata; cambierà nome in Ducato d'Atene e che cadrà nel 1456 per mano ottomana. I bizantini stavano vincendo su tutti i fronti, la strada verso Costantinopoli era spianata, ora non rimaneva che conquistarla.

Ci furono però delle incongruenze nella cronologia della Morea, dove veniva esplicitato che il Duca di Carinzia era presente alla battaglia. Nel frangente, il duca era Ulrico III della Morea, ma questi governò per diversi anni dopo il 1259, quindi probabilmente non durante la battaglia stessa; lo scrittore della cronologia potrebbe aver inserito un duca fittizio da opporre a Guglielmo. Secondo le fonti greche, insieme a Giorgio Pachymero, vi erano Giorgio Acropolito, Niceforo Gregoras e Giorgio Sfranze.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 2006, ISBN 88-06-17362-6.
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