Amalasunta
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Amalasunta (Ravenna, 495/500 – Bolsena, 535) figlia di Teodorico, con la morte del padre, nel 526, divenne reggente del regno degli Ostrogoti a nome del figlio Atalarico.
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[modifica] Biografia
Amalasunta, in gotico Amalaswintha, [1] nacque a Ravenna da Teodorico e dalla franca Audofleda (o Audefleda), figlia del re Clodoveo I.
Nel 515 sposò Eutarico, appartenente alla stirpe degli Amali, il quale morì nel 522, lasciandola con due figli: il maggiore, Atalarico, di cinque anni, e Matasunta. Alla morte del re Teodorico, nel 526, succedette al trono il nipote Atalarico, sotto la sua reggenza.
Procopio e Cassiodoro, suo magister officiorum, la descrivono profondamente influenzata dalla cultura romana, conoscitrice della lingua latina e greca: Amalasunta diede all'istruzione del figlio un'impostazione in linea più con la tradizione romana che con quella gota e perseguì una politica di buoni rapporti tra Goti, Romani e Bizantini, restituendo i beni già confiscati ai figli di Boezio e di Simmaco, e favorendo la nomina di elementi moderati alle maggiori cariche dello Stato. Elesse il goto Tuluin, già praepositus sacri cubiculi sotto Teodorico, patricius praesentalis, con diritto di sedere in Senato e di assumere la cittadinanza romana, e affidandogli il comando dell'esercito.
La prevalenza di Romani goticizzanti nei posti di comando del regno - Cipriano succedette a Cassiodoro nella carica di magister officiorum - il disinteresse mostrato, a differenza del padre Teodorico, per le vicende degli alleati Visigoti, in difficoltà di fronte all'espansione del regno franco, le alienarono la solidarietà di una parte della nobiltà ostrogota, che riuscì a sottrarle la cura dell'educazione del figlio, allo scopo di farne un futuro re che potesse governare secondo le tradizioni degli antenati. Amalasunta reagì bandendo, e successivamente facendo uccidere, tre dei capi sospettati di cospirare contro il suo potere e allo stesso tempo aprì dei negoziati con l'imperatore Giustiniano I, con la prospettiva di fuggire con il tesoro ostrogoto - consistente, secondo Procopio,[2] nell'enorme somma di 2.880.000 solidi d'oro - fino a Costantinopoli.
Queste trattative sarebbero avvenute nel 532 e, sempre secondo Procopio,[3] avrebbero avuto l'intento di eliminare e sostituire Teodora, divenendo imperatrice. I Goti a lei ostili sospettavano[4] invece che Amalasunta intendesse sposarsi con un altro nobile goto eliminando il figlio dalla successione per governare direttamente l'Italia: questa tesi è ripresa da Gregorio di Tours,[5] ostile nei confronti di Amalasunta a causa della sua confessione ariana.
Amalasunta appoggiò anche le operazioni della flotta bizantina di Belisario, impegnata nella guerra contro i Vandali, impossessandosi della fortezza di Lilibeo, in Sicilia, già possedimento ostrogoto portato in dote nel 500 da Amalafrida, sorella di Teodorico e madre di Teodato, al vandalo Trasamondo. La riappropriazione di Lilibeo non fu però riconosciuta da Giustiniano, che dal 533 iniziò con il regno goto una complessa trattativa che coinvolgeva problemi politici e questioni teologiche - la controversia teopaschita - durante la quale Amalasunta avrebbe trattato con il senatore Alessandro, inviato dall'imperatore, la consegna dell'Italia all'Impero nel caso in cui, con la morte del figlio Atalarico, ormai gravemente malato, i suoi rapporti con la nobiltà gota si fossero dimostrati insostenibili.
Alla morte del figlio, avvenuta il 2 ottobre 534, Amalasunta divenne regina a tutti gli effetti e si associò al trono il cugino Teodato, duca di Tuscia, con l'intento di rafforzare la propria posizione. Teodato era infatti uno dei più influenti esponenti della nobiltà gota, ma anche educato alla greca e proprietario di grandi latifondi in Toscana, che aveva offerto a Giustiniano in cambio di proprietà e onori imperiali, tra i quali un posto in Senato. Teodato poteva essere un elemento di equilibrio nella politica perseguita da Amalasunta, rassicurando gli elementi goti all'interno e garantendo, all'esterno, i buoni rapporti con l'Impero d'Oriente.
Non sono chiari tutti gli aspetti del gioco politico nel quale finì per cadere Amalasunta e quale sia stato il ruolo di Giustiniano attraverso il suo ambasciatore Pietro che, secondo Procopio, avrebbe avuto contatti con Teodato prima e dopo che quest'ultimo decidesse di imprigionare la regina relegandola sull'isola Martana, nel lago di Bolsena dove nel 535, forse il 30 aprile, fu strangolata da parenti di quei Goti che ella aveva ordinato di assassinare. Giustiniano, che pure aveva riconosciuto la legittimità del regno di Teodato, prese a pretesto l'assassinio di Amalasunta per iniziare quella che sarebbe stata una lunghissima guerra tra Goti e Bizantini.
[modifica] Note
- ^ Cioè «la forte Amala», essendo il composto di Amal, nome della stirpe Amala che significa laborioso, e di swind, forte: cfr. Giuseppe Falcone, Gli antroponimi gotici nelle Variae di Cassiodoro, in AA. VV., Cassiodoro. Dalla corte di Ravenna al Vivarium di Squillace, 1993
- ^ De bello Gothico, 13
- ^ Anecdota, 100-104
- ^ Secondo Procopio, De bello Gothico, 11
- ^ Libri Historiarum
[modifica] Bibliografia
[modifica] Fonti primarie
- Giordane, Romana et Getica, Berlino 1822
- Cassiodoro, Variae, Berlino 1894
- Procopio di Cesarea, De bello Gothico, Lipsia 1905
- Procopio di Cesarea, Anecdota, Lipsia 1906
- Gregorio di Tours, Libri Historiarum XV, Hannover 1942
[modifica] Fonti secondarie
AA. VV., Cassiodoro. Dalla corte di Ravenna al Vivarium di Squillace, Rubbettino, Soveria Mannelli 1993

