Welfen

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Casato di Welfen
Coat of Arms of Brunswick-Lüneburg.svg
Stato Germania, Italia, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Casata di derivazione Casato d'Este
Titoli Duca di Baviera
Duca di Sassonia
Duca di Spoleto
Margravio di Toscana
Conte Palatino del Reno
Re dei Romani
Sacro Romano Imperatore
Duca di Brunswick-Lüneburg
Principe di Lüneburg
Principe di Brunswick-Wolfenbüttel
Elettore di Hannover
Re di Hannover
Duca di Brunswick
Re di Gran Bretagna
Imperatore di Russia
Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Imperatore d'India
Fondatore Guelfo I, Duca di Baviera
Ultimo sovrano Ernesto Augusto, Duca di Brunswick
Attuale capo Principe Ernesto Augusto di Hannover
Data di fondazione XI secolo
Data di deposizione 1918 (in Germania)
1901 (in UK e India)
Rami cadetti Casato di Hannover

Welfen è il nome tedesco di una delle più antiche ed illustri famiglie europee, conosciuti in italiano come Guelfi. La casata principale, estintasi per mancanza di eredi nel 1070 alla morte di Guelfo III, proseguì tramite l'adozione del nipote Guelfo IV d'Este, figlio della sorella Cunegonda e di Alberto Azzo d'Este signore di Este, considerato il capostipite della famiglia italiana degli Estensi i cui più antichi membri, di origine longobarda, vissero nell'Italia settentrionale nel IX secolo. Per questa ragione tale famiglia è talvolta denominata come Welfen-Este.

L'apice della sua influenza sulle sorti politiche nel vecchio continente fu raggiunto dapprima con le vicende che la videro opposta nel XII secolo all'altrettanto potente casata degli Staufer per la successione al trono del Sacro Romano Impero e più tardi con l'ascesa al trono d'Inghilterra (Casato degli Hannover e Brunswick) nel XVII, rispettivamente XIX secolo. Nel 1981 morì la sessantatreenne regina di Grecia Federica d'Hannover, già principessa di Hannover, duchessa di Brunswick-Lüneburg e discendente diretta di Giorgio III, re d'Inghilterra (il suo nome completo era: Friederike Luise Thyra Viktoria Margarete Sophie Olga Cecile Isabelle Christa, nata a Blankenburg il 18 aprile del 1917, morta a Madrid il 6 febbraio del 1981). Ella fu l'ultima personalità dei Welfen a sedere su un trono. Suo nipote, Ernesto Augusto di Hannover (nato nel 1954), marito della principessa Carolina di Monaco, è attualmente l'erede della dinastia.

Albero genealogico della casata Welfen, in alto a destra si nota la madre di Federico Barbarossa, immagine risalente al XII Secolo, Biblioteca di Stato di Fulda

Le ramificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Si distinguono due rami differenti della famiglia Welfen, discendenti di Re Desiderio. Quello vecchio è a sua volta formato da un ramo burgundo (detto anche dei Rudolfingi) e da un ramo svevo. Il ramo nuovo è nato da l’estinzione della linea di sangue principale avvenuta nel 1055; da esso discesero le casate tedesche di Brunswick e Luneburg e di Hannover. Inoltre, se consideriamo anche le discendenze in linea femminile, tutte le più prestigiose e potenti casate reali europee discendono o sono legate ai Welfen: Hohenzollern, Hohenstaufen, Wettin, Ascanidi, Oldenburg, Asburgo, Romanov, Capetingi, Carolingi, Ottoniani, Wittelsbach, Savoia.

Storia e leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Radici fino dall'inizio del Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Immagine raffigurante i governatori di Rordorf nel castello di Meersburg, i Carolingi e i Welfen

I Welfen derivano dalla nobiltà franca ed frammenti d'informazione li fanno risalire al secolo VIII da Ruthard, uno dei fondatori della famiglia. Dal 746 egli fu Signore di località nella zona della Mosa e della Mosella, al centro del regno dei Carolingi. A partire dalla metà dello stesso secolo i Welfen si espansero anche nella Svevia superiore (Oberschwaben) e da quel momento il luogo di riferimento della famiglia fu Weingarten (Aldorf), nella regione tedesca dello Schussental. La leggenda vuole che le radici dei Welfen portino fino a Edicone, principe Unno dell'epoca di Attila e padre del futuro re degli Eruli Odoacre, colui che nel 476 sconfisse l'imperatore romano Romolo Augusto, mettendo di fatto fine all'impero d'Occidente. In questa data si fa coincidere convenzionalmente l'inizio del Medioevo.

Un doppio intreccio con i Carolingi, usurpatori del regno dei Merovingi[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce sicure sul conto dei Welfen risalgono al IX secolo e portano alle altissime sfere della nobiltà franca, perché legata fortemente con la dinastia dei Carolingi. Come noto, l'epoca del Regno carolingio ebbe inizio con le congiure di palazzo intese ad usurpare il trono dei Merovingi. La strisciante presa di potere fu opera del Maggiordomo di Palazzo, Carlo Martello. Alla morte del Re merovingio Teodorico IV (737), Carlo, forte del suo enorme potere, decise di non scegliergli un successore, tanto insignificante era diventato il ruolo assolto dai monarchi merovingi, già noti da tempo come Re fannulloni. Assunse quindi direttamente il potere ad interim e regnò in modo del tutto illegale con l'appoggio della Chiesa di Roma. Lo stretto rapporto tra Carolingi e Chiesa fu ancora più evidente con l'incoronazione, avvenuta la notte di Natale dell'anno 800 da parte di papa Leone III, di Carlo Magno alla carica d'Imperatore. Con queste premesse, il legame di sangue con la dinastia carolingia portò i Welfen indissolubilmente a ruotare nell'orbita della Santa Sede.

La formazione di due partiti[modifica | modifica wikitesto]

Le vicende del XII secolo che videro le casate bavaresi e sassoni dei Welfen scontrarsi con quella sveva degli Staufer (il nome deriva da Burg Staufer ma sono noti anche come Hohenstaufen perché un ramo della famiglia viveva in una regione montagnosa), Signori del castello di Waiblingen (da cui deriva il termine italiano Ghibellino), in lotta per la corona imperiale dopo la morte dell'imperatore Enrico V, privo di eredi diretti, avvenuta nel 1125, furono il fattore scatenante che vide opposti due schieramenti, quello dei Guelfi, appoggiati dalla Chiesa, contro i Ghibellini vicini al potere temporale dell'Imperatore. Questi due partiti influenzarono pesantemente la storia continentale fino alla nascita delle signorie, vale a dire dal XIV secolo in poi.

I personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Hardrad[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto di parentela con i successori qui sotto indicati sono solo supposte, ma il suo nome viene associato a quello di Reuthard e l'ipotesi più accreditata lo ritiene essere suo padre. Non sono note né la sua data di nascita, né quella del suo decesso. Su Hardrad si conoscono le sue origini franche e la sua carica di conte. Egli avrebbe fatto parte della corte di Carlomagno e nel 786 sarebbe entrato in rotta di collisione con il futuro imperatore, rifiutando di cedere in moglie una delle sue figlie ad un nobile di corte non gradito. Hardarad sarebbe caduto in battaglia solo qualche tempo dopo.

Ruthard[modifica | modifica wikitesto]

La discendenza nobile della casata viene fatta risalire a Ruthard († prima del 31 agosto 790), nominato dal sovrano carolingio, assieme al pari dignitario conte Warin in qualità di administratores Alamanniae. A quell'epoca il Sacro Romano Impero era organizzato in circa 200 province ed ognuna di essa era governata da un conte, vero e proprio funzionario pubblico dell'Imperatore. Alla stregua della loro carica, Reuthard e Warin godevano quindi di una notevole influenza perché a loro erano sottoposte un numerose contee. A posteriori, nell'833, il poeta di Reichenau, Valafrido Strabone, li descrisse quali signori esercitanti l'autorità su tutta l'Alemannia. In effetti essi assoggettarono al potere di Pipino il Breve il territorio compreso tra il lago di Zurigo e il fiume Neckar. Il loro successo non fu dovuto tanto all'esercizio del loro potere comitale - per Ruthard nell'Argengau (a nord del lago di Costanza, nel 769) - ma piuttosto attraverso una completa riorganizzazione amministrativa del territorio. Tra i laghi di Zurigo e Costanza istituirono, accanto alla contea (comitatus) di Turgovia, il patrimonio regio (fiscus) di Zurigo e un distretto tra Costanza e San Gallo sottoposto al vescovo. Anche in Brisgovia i beni regi vennero scorporati dalla contea, mentre in Svevia le contee furono fondate su giurisdizioni fiscali. Per realizzare i loro progetti, Ruthard e Warin confiscarono beni conventuali, soprattutto a danno dell'abbazia di San Gallo, della quale destituirono l'abate Otmar, morto in esilio nel 759. Parallelamente, allo scopo di favorire l'integrazione della regione, Ruthard attribuì beni ad abbazie esterne (Saint-Denis, forse anche Fulda con possedimenti a Eschenz); nell'Ortenau (Baden) egli fondò almeno una comunità monastica (Arnulfsau, forse anche Schwarzach, Gengenbach, Schuttern ed Ettenheimmünster) e con la colonizzazione avviata da Gorze instaurò relazioni con la rete conventuale della Lorena. Malgrado la loro origine sia controversa, Ruthard e Warin facevano senza dubbio parte dell'aristocrazia imperiale franca. Ruthard godeva a tal punto della fiducia di Pipino, che nel 753/754 venne incaricato di condurre papa Stefano II alla curtis regia di Ponthion (Champagne). Alla morte di Pipino (768), l'influenza dei due magnati declinò. Corrado I, re di Germania dal 911 al 918, si proclamò discendente di Ruthard e Warin, così come il guelfo Rodolfo, re di Borgogna dall'888 al 912, ma secondo la storiografia solo Ruthard fu un antenato dei Guelfi.

Welf-Guelfo[modifica | modifica wikitesto]

La nascita del nome di famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Colui che diede il nome alla famiglia fu Guelfo (Welf) I, nato nel 776 presso la località di Altdorf (ora Weingarten, nel Land del Baden-Württemberg). Il significato in tedesco arcaico di Welf è quella di giovane lupo. Esistono almeno altre due varianti conosciute del suo nome: Hwelf o Guelph. Non è nota la sua data esatta di morte, a parte che questa avvenne il 3 di settembre. Il titolo di conte di Altdorf e Schussen gli fu attribuito nell'819. Nell'826 sposò Edvige di Sassonia, nota in seguito come la badessa Helwig di Chelles perché dopo la dipartita del marito si ritirò nel convento omonimo prendendone la direzione. L'ascesa verso il Gotha della nobiltà europea da parte dei Welfen avvenne grazie alle unioni intrecciate delle loro figlie con dei componenti delle famiglie dei Carolingi. Giuditta, la maggiore, sposò l'Imperatore Ludovico, mentre la minore Emma si unì con il figlio dello stesso, Ludovico il Germanico.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Welf e Helwig ebbero almeno quattro figli.

  • Giuditta, † 9 aprile 843; sposata del febbraio dell’819 con l’Imperatore Ludovico (Ludwig der Fromme), † 20 giugno 840 (Carolingio).
  • Corrado I.
  • Emma (* 808; † 13 gennaio 876), sposata nell'827 con Ludovico il Germanico (Ludwig der Deutsche), dall'843 Re dei Franchi (Ostfranken).
  • Rodolfo († 6 gennaio 866), dall’849 abate di Jumièges, 856 abate di Saint-Riquier, 866 conte di Ponthieu, sepolto a Saint-Riquier, sposato con Hruodun (Roduna), † dopo l'867.

Corrado I[modifica | modifica wikitesto]

Dux nobilissimus[modifica | modifica wikitesto]

Corrado I di Borgogna, detto il Vecchio. Nato intorno all'800, morto il 21 settembre dopo l'anno 862. In qualità di primo figlio maschio riprese le cariche e titoli del padre. Oltre a questi aggiunse quelli di:

Nel Trattato di Verdun dell'843 i tre figli sopravvissuti di Ludovico il Pio divisero il suo territorio, l'Impero Carolingio, in tre regni. Il figlio maggiore, Lotario I, dichiarò guerra ai fratelli fin dalla morte del padre nell'840, ma venne sconfitto nella battaglia di Fontenay (841). Corrado I fu a quel punto incaricato da Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico, i fratelli coalizzati, di recarsi presso Lotario I e convincerlo a negoziare. Altri due ambasciatori lo accompagnarono nell'impresa: Adalardo il Siniscalco ed il conte Cobbo il Vecchio. Infine il 10 agosto Lotario I cedette e acconsentì alla spartizione del regno.

Fu sposato con Adelaide (841-866, figlia di Ugo conte di Tours (discendente degli Eticonidi) e Bava) che, in seconde nozze, all’inizio dell'864, si sposò con Roberto il Forte († 15 settembre 866, Robertingio-Capetingio), marchese di Neustria, dall'861, conte d'Angiò, dall'862/3 e di Auxerre e di Nevers

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Corrado e Adelaide ebbero 4 figli e una figlia:

Guelfo II[modifica | modifica wikitesto]

I fasti[modifica | modifica wikitesto]

Guelfo II era figlio minore del Conte Rodolfo II di Altdorf (oggi Weingarten), della casata dei Welfen, e di Ita di Slesia, figlia del Duca Corrado I. Egli nacque nel 960 o nel 970 e morì il 10 marzo 1030 a Weingarten, dove fece erigere il locale castello in cui in seguito fu sepolto. Le sue cariche nobiliari erano quella di Conte di Altdorf, Conte di Lechrain, Inn- e Norital. Egli sposò Imiza da Lussemburgo (conosciuta anche come Irmetrude o Irmegarda da Gleiberg; † 1055), figlia del Conte Federico di Lussemburgo e nipote dell'Imperatrice Cunegonda. Imiza era sorella del Duca Enrico di Bavaria, di Federico di Bassa Lorena e del Vescovo Adalberto II di Metz.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

La parabola discendente[modifica | modifica wikitesto]

La sua alleanza con il Duca Ernesto II di Svevia contro l’Imperatore Corrado II durante un’assenza in Italia di quest’ultimo portò Welf II a cadere in disgrazia. Fu infatti sconfitto in battaglia nel 1027 perdendo con ciò parte delle sue cariche e dei suoi beni. Finì i suoi giorni nel convento di Weingarten.

Guelfo III[modifica | modifica wikitesto]

I fasti[modifica | modifica wikitesto]

Nacque intorno al 1007 e morì il 13 novembre 1055 nel castello di Bodman sul Lago Bodanico. Egli ereditò ampi possedimenti in Svevia, Baviera, Rezia e Carinzia non solo dal padre Guelfo II ma anche dalla sorella dello stesso, Richlinda d'Ebersberg, dopo che suo marito, il conte Adalberto, morì il 17 marzo 1045. Nel maggio dello stesso anno la zia volle cedergli parte delle terre e dei castelli con l'auspicio dell'Imperatore Enrico III. Durante la cerimonia, tenutasi presso il Castello di Petersberg sul Danubio, avvenne una tragedia. Sotto il peso del gran numero d'invitati il pavimento della sala del castello cedette e vi persero la vita la stessa Richlinda assieme all'abate Hermann d’Ebersberg ed al Vescovo, Bruno da Würzburg. Divenne con ciò protettore di Augusta (la carica tedesca di Schirmvogt è difficilmente traducibile), Balivo di Altomünster, Ochsenhausen, Kempten, Füssen e Weingarten, dove completò la residenza di famiglia. Il 7 giugno 1047 a Spira l'imperatore Enrico III attribuì a Welf III la carica di Duca di Carinzia e Margravio o Marchese di Verona. Queste cariche furono in seguito confermate da Papa Leone IX. A Verona divenne nel 1050 Pretore in virtù del potere datogli dal titolo di Marchese. Non ancora appagato, s'ingaggiò a favore di Enrico III nella spedizione contro gli Ungheresi del 1051/1052. Insieme al Vescovo Gebhard di Regensburg ed al Duca Vratislav II di Boemia fu alla testa di un contingente di uomini, che devastò le regioni settentrionali del Danubio. I cugini Markward II e Adalberto di Eppenstein, più tardi divenuto Vescovo di Bamberg, erano allora le personalità più influenti in Carinzia mentre il suo futuro cognato, marchese Alberto Azzo II d’Este era in senso geografico suo vicino.

La parabola discendente[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1054 fu coinvolto assieme a Corrado I di Baviera della stirpe degli Ezzoni, al Vescovo Gebhard di Regensburg, al Conte Aribo II ed a suo fratello Boto nonché ad altri Principi, in una rivolta contro l’Imperatore Enrico III, impegnato nella campagna militare di Roma. Nel 1055 l'Imperatore fece ritorno e Guelfo III fece perdere le sue tracce, ma già poco dopo cadde gravemente malato. Sul letto di morte chiese perdono al reggente. Forse a causa della sua movimentata vita non si sposò mai e dunque non ebbe figli. I suoi possedimenti passarono al convento di Weingarten. Dal momento che era l'unico erede maschio della dinastia dei Welfen, questa rischiò d'estinguersi. Fu solo indirettamente grazie a sua sorella Cunegonda che la stirpe poté essere continuata. Prima di morire infatti adottò il di lei figlio Guelfo d'Este attribuendo con ciò al nipote il proprio cognome.

Cunegonda[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 1020 e morì il 31 marzo del 1054 con il titolo di Marchesa. Con la scomparsa del fratello Guelfo III nel 1055 la stirpe si sarebbe estinta, non fosse che Cunegonda, grazie all'unione nel 1035 con il ricco Marchese Alberto Azzo II, diede inconsapevolmente vita ad un altro ramo della famiglia. Il Marchese Alberto Azzo II fu fondatore della famiglia dell'omonima città d'Este e ricevette l'investitura dall'imperatore. Egli discendeva dall'antica casata longobarda degli Obertenghi, signori di Milano e della Liguria occidentale alla fine del X secolo. Egli si sposò due volte ed ebbe in totale 3 figli. Il primogenito e unico avuto da Cunegoda prese il nome di Guelfo IV che, come accennato sopra, alla morte della madre ed a causa del successivo matrimonio del padre venne adottato dallo zio materno Guelfo III prendendone il cognome.

Guelfo IV[modifica | modifica wikitesto]

La sua data di nascita non è conosciuta ma dovrebbe essere avvenuta dopo il matrimonio di sua madre Cunegonda nel 1035 con il padre Alberto Azzo II d'Este, dunque tra il 1035 ed il 1040. Morì il 9 novembre 1101 sull'isola di Cipro, nella località di Paphos durante la prima crociata.

La stirpe è salva[modifica | modifica wikitesto]

La situazione familiare dei Guelfi si stava complicando. Cunegonda morì improvvisamente nel 1054. L'ultimo erede maschio Guelfo III non si sposò mai e non ebbe perciò alcun figlio maschio; in aggiunta a ciò la sua vita era in pericolo perché ricercato dai seguaci dell'Imperatore Enrico III, che lo sapeva coinvolto in una sommossa al fine di detronizzarlo. Se catturato, sarebbe di certo stato giustiziato e dopo qualche mese alla macchia, si ammalò gravemente. La famiglia dei Welfen era così sul punto di estinguersi ma prima che Guelfo III morisse, sua madre Imiza (sposa di Guelfo II) fece richiamare il proprio abiatico Guelfo IV (Welf IV) in Germania, lo fece adottare dallo zio Guelfo III cambiandogli con ciò il cognome da Este in Welfen. Era nato così un nuovo ceppo della famiglia.

Mors tua, vita mea[modifica | modifica wikitesto]

Welf IV sposò Ethelinde di Northeim, figlia di Ottone II di Northeim, Duca di Baviera e Svevia che nel 1070 fu deposto dall'Imperatore Enrico IV in seguito ad una sua malsana alleanza con fazioni nemiche della corona. Alla luce di questo Welf IV ripudiò la (seconda?) moglie anche perché non gli aveva saputo dare degli eredi. Enrico IV elesse Welf IV alla carica di nuovo Duca di Baviera.

I successori[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1071 sposò in seconde nozze (ma forse erano addirittura le terze nozze, in quanto si ha notizia di un primo matrimonio forse interrotto dalla prematura morte della coniuge. Dall'eventuale unione non si ebbero figli) Giuditta di Fiandra († Marzo 1094), figlia del Conte Baldovino IV delle Fiandre e vedova del Conte Tostig Godwinson di Northumbria (oggi parte del Regno Unito). Da questa unione nacquero tre figli:

Sconfitto ma non vinto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1077 Guelfo IV si schierò dalla parte della Chiesa ed assieme a suoi pari sostenne il Duca di Svevia Rodolfo di Rheinfelden, oppostosi ad Enrico nella corsa alla successione al trono di Re di Germania. In seguito agli sviluppi sfavorevoli di tale contesa, furono privati dalle loro cariche e caddero in disgrazia. Guelfo IV poté fuggire in Ungheria ma tutti i suoi beni furono confiscati dalla monarchia. Mentre in Baviera fu insediato quale nuovo duca Enrico IV, al posto di duca di Svevia fu scelto Federico di Staufen, insieme alla sua sposa Agnese von Waiblingen, a sua volta imparentata con Enrico IV di Baviera. Nel giro di un anno Guelfo IV aveva perso con la sua carica pure tutti i suoi beni e la conseguenza di ciò fu lo scatenarsi di una guerra regionale tra vecchio e nuovo duca di Baviera. Presto gli scontri si allargarono a tutto il Regno di Germania fino a coinvolgere le regioni del nord d'Italia e provocando diversi secoli di rivalità tra Guelfi e Ghibellini.

Successione cronologica alla carica di Duca di Baviera[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi celebri della Casata[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) M. Borgolte, Die Grafen Alemanniens in merowingischer und karolingischer Zeit, 1986, 229-236, 282-287
  • (DE) B. Schneidmüller, Die Welfen, 2000
  • Dizionario Storico della Svizzera, Berna 1998-2011

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