Postdemocrazia

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Il termine postdemocrazia indica un sistema politico regolato da norme democratiche, la cui applicazione è progressivamente svuotata dalla prassi politica. Il termine indica una teoria politica, secondo la quale le democrazie tradizionali rischiano di perdere parte delle loro caratteristiche costituenti a favore di nuove forme di esercizio del potere prevalentemente oligarchiche.

Genesi[modifica | modifica sorgente]

Il termine è stato proposto nel 2003 dal politologo britannico Colin Crouch per presentare un'analisi sullo sviluppo delle democrazie all'inizio del terzo millennio. In seguito è stato adoperato dal giornalista conservatore Peter Oborne per criticare le tendenze aristocratiche nella politica di Tony Blair.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Nella sua pubblicazione Crouch prende in esame vari esempi per definire un tipo ideale di democrazia alterata in senso postdemocratico. Si sottolinea innanzitutto che la vita politica continua a svolgersi all'interno delle regole democratiche e pertanto non si tratta di uno stato anti-democratico.[1]

Tuttavia, nella postdemocrazia descritta da Crouch, le occasioni di partecipazione per i cittadini vengono progressivamente ridotte a favore di altre forme decisionali. Acquistano un ruolo decisivo invece le burocrazie, i tecnocrati, gli organi intergovernativi, le lobby, le imprese economiche e i media.

« Anche se le elezioni continuano a svolgersi e condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche di persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi. La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall'integrazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici »

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Promotori di un'ideologia neoliberale e liberista, questi centri di potere tenterebbero di nascondere le differenze di classe, per sdoganare più facilmente i propri interessi a scapito della collettività. In questa maniera essi favoriscono tuttavia anche la frustrazione e la disaffezione delle classi meno privilegiate, riducendo ulteriormente la domanda di partecipazione. Mentre i cittadini si allontanano dalla politica, il processo elettorale democratico si avvicina

« a una campagna di marketing basata abbastanza apertamente sulle tecniche di manipolazione usate per vendere prodotti »

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Esempi[modifica | modifica sorgente]

Una caratteristica centrale della postdemocrazia secondo Crouch è il degrado della comunicazione politica, soprattutto dopo l'introduzione della televisione privata controllata da interessi commerciali e concentrata in poche mani. Come esempi per questa concentrazione di potere Crouch indica i magnati Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi.

Esempi di partiti con caratteristiche postdemocratiche sono per Crouch il New Labour britannico, il movimento di Pim Fortuyn in Olanda e Forza Italia, mentre il PD di Matteo Renzi esemplifica una diversa postdemocrazia, la cosiddetta democrazia autoritaria. Secondo l'analisi di Crouch,

« Silvio Berlusconi ha organizzato l’intera campagna elettorale del centrodestra alle elezioni politiche attorno al suo personaggio, disseminando ovunque sue gigantografie opportunamente ringiovanite, in forte contrasto con lo stile assai più partitocentrico che l’Italia aveva adottato dopo la caduta di Mussolini. Invece di usare questo argomento per contrattaccare, l’unica risposta immediata del centrosinistra è stata identificare un individuo abbastanza fotogenico tra i suoi leader allo scopo di imitare il più possibile la campagna di Berlusconi »

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Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo Claudia Ritzi und Gary Schaal il termine postdemocrazia "in questo senso indica una democrazia apparente all'interno di un edificio istituzionale di piena democrazia". Claudia Ritzi / Gary S. Schaal: Politische Führung in der "Postdemokratie", in: Das Parlament 2-3/2010, p.10 [1].
  2. ^ Colin Crouch, Postdemocrazia, Laterza, Roma-Bari, 2003, p. 6.
  3. ^ Colin Crouch, Postdemocrazia, Laterza, Roma-Bari, 2003, p. 116.
  4. ^ Colin Crouch, Postdemocrazia, Laterza, Roma-Bari, 2003, p. 39.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alessandro Arienzo e Diego Lazzarich (a cura di), Vuoti e scarti di democrazia. Teorie e pratiche democratiche nell'era della mondializzazione, Napoli, E.S.I., 2012, ISBN 9788849524987.
  • Maurizio Bolognini, Democrazia elettronica, Roma, Carocci, 2001, ISBN 88-4302-035-8
  • Colin Crouch, Postdemocrazia, Laterza, Roma-Bari, 2003, ISBN 88-420-7106-4; edizione inglese: Colin Crouch: Post-Democracy, Oxford, 2004, ISBN 0-745-63315-3 ; edizione tedesca: Postdemokratie, 2009, Suhrkamp, ISBN 3-518-12540-0
  • Paul Ginsborg, La democrazia che non c'è - Torino, G.Einaudi editore, 2006, pp. 152 ISBN 978-88-06-18540-4
  • Dirk Jörke: Warum Postdemokratie? In: Forschungsjournal Neue soziale Bewegungen 19, n.4, 2006
  • Claudia Ritzi / Gary S. Schaal: Politische Führung in der "Postdemokratie", in: Das Parlament 2-3/2010, p.10.
  • Stefano Rodotà, Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione, Roma - Bari, Laterza, 2004, pp. 252 ISBN 88-420-7271-0

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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