Nadežda Konstantinovna Krupskaja

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Nadežda Krupskaja

Nadežda Konstantinovna Krupskaja (in russo Надежда Константиновна Крупская; San Pietroburgo, 26 febbraio 1869Mosca, 27 febbraio 1939) è stata una rivoluzionaria e pedagogista russa, moglie di Lenin.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il padre Konstantin
La madre Elizaveta

Nacque a San Pietroburgo da una famiglia della piccola nobiltà impoverita. Il padre, Konstantin Ignat'evič Кrupskij (1838-1883), laureato in legge all'Accademia militare, aveva fatto parte del Comitato degli ufficiali russi in Polonia, un'organizzazione democratica anti-zarista che sostenne l'insurrezione polacca del 1863. Compromessa la carriera militare, s'impiegò come revisore dei conti e la sua casa fu frequentata da nichilisti e populisti. Per dieci anni fu indagato dalla magistratura, venendo prosciolto alla vigilia della morte. Dai racconti del padre e della madre, Elizaveta Vasil'evna Tistrova (1843-1915), governante in casa di proprietari terrieri, Nadežda imparò da piccola a simpatizzare per i rivoluzionari e a disprezzare tanto l'autocrazia quanto l'alta nobiltà e i possidenti.[1]

Conclusi gli studi ginnasiali, Nadežda Krupskaja frequentò nel 1889 i Corsi femminili superiori dell'Università, studiando pedagogia. Lasciati gli studi nel 1890, fece parte di un circolo socialdemocratico[2] clandestino e lavorò come supplente in un collegio, diede lezioni private e insegnò nella scuola serale domenicale del quartiere pietroburghese di Smolensk, frequentata da 600 allievi, tutti lavoratori della capitale. Come scrive, «la scuola domenicale offriva allora ottime possibilità per studiare esaurientemente la vita, le condizioni di lavoro, lo stato d'animo delle masse operaie». Gli operai avevano molta fiducia nelle maestre e il governo vigilava affinché nelle scuole non penetrasse la propaganda rivoluzionaria e così «erano rare le classi senza spie» infiltrate dalla polizia.[3]

Altre insegnanti della scuola domenicale erano attive rivoluzionarie. Tra le altre, vi erano Lidija Knipovič (1856-1920), già affiliata alla Narodnaja Volja, Praskov'ja Kudelli (1859-1944) e Aleksandra Kalmykova (1849-1926), che fu maestra di Struve, possedeva una libreria e finanziò pubblicazioni socialiste.[4]

Nel circolo socialdemocratico frequentato dalla Krupskaja, la preparazione teorica era piuttosto scarsa, anche a causa dell'impossibilità di procurarsi un'adeguata letteratura marxista. Perciò un particolare interesse procurò, nel 1893, la lettura di un quaderno intitolato A proposito della cosiddetta questione dei mercati, che conteneva al proposito le opinioni di Herman Krasin (1871-1947) - un marxista di Pietroburgo, fratello di Leonid - affiancate da quelle di Vladimir Ul'janov, un giovane appena arrivato nella capitale dalla regione del Volga: «il nuovo venuto poneva la questione in modo del tutto concreto; la collegava con gli interessi delle masse, e tutto il suo modo di argomentare rivelava il vero marxista».[5]

L'incontro con Lenin e l'esilio[modifica | modifica sorgente]

Nadežda Krupskaja nel 1890

Il primo incontro di Lenin con la Krupskaja e altri membri del gruppo avvenne nel febbraio del 1894, in una riunione il cui carattere illegale fu mascherato sotto la veste di un pranzo di carnevale. In breve tempo Lenin divenne tra i più attivi e influenti marxisti di Pietroburgo: in autunno lesse nel circolo il suo scritto Che cosa sono 'Gli amici del popolo' e come lottano contro i socialdemocratici, che fece una profonda impressione e fu stampato in ciclostile. Dal successivo inverno Lenin e Nadežda si frequentarono abitualmente e nel 1895 furono tra i promotori dell'organizzazione socialdemocratica Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia.

L'organizzazione era molto attiva nel lavoro di propaganda illegale tra gli operai. In casa della Krupskaja si tenne, il 20 dicembre 1895, la riunione di preparazione del primo numero del giornale del gruppo, la «Rabočee Delo» (La causa operaia), che però non poté vedere la luce perché nella notte Lenin e altri compagni del gruppo furono arrestati. Nell'agosto del 1896, fu la volta di Nadežda Krupskaja: fu rimessa in libertà, in attesa del processo, dopo il tragico episodio del suicidio in carcere di Marija Vetrova (1870-1897). In questo periodo la Krupskaja, evitando la sorveglianza dalla polizia, continuò a tenere i contatti con i pochi superstiti del gruppo.

Tra i socialdemocratici, frequentò a volte Struve, che allora faceva parte del «marxismo legale» e non era costretto alla clandestinità. Struve non le piaceva, perché «assolutamente inadatto a lavorare in un'organizzazione, per giunta illegale», e perché possedeva solo una cultura letteraria e non aveva «interesse per il movimento reale della vita». Nemmeno il noto economista Tugan-Baranovskij era da lei apprezzato. La Krupskaja conosceva già la moglie Lidija, «più intelligente di suo marito», che era stata sua compagna di scuola. Tugan-Baranovskij la sorprese quando, invitato a dare un sostegno in denaro per uno sciopero, pur aderendo alla richiesta, osservò che gli era «incomprensibile dover appoggiare gli scioperi: lo sciopero non è un mezzo abbastanza efficace nella lotta contro i padroni».[6]

Condannata alla deportazione per tre anni nel governatorato di Ufa, nella Russia europea, chiese di essere inviata in Siberia, nel villaggio di Šušenskoe, nel distretto di Minusinsk, dove già era stato deportato Lenin che la Krupskaja presentò come suo fidanzato. Vi giunse, accompagnata dalla madre, nel maggio del 1898, nei giorni in cui il suo compagno dell'Unione di lotta, Radčenko, partecipava a Minsk al congresso di fondazione del Partito socialdemocratico.[7]

Ekaterina Kuskova

Pur essendo vietata ogni attività illegale, la vita dell'esiliato poteva essere piuttosto libera, a condizione che disponesse di possibilità economiche. Un esiliato viveva, eventualmente con la famiglia, pagando l'affitto in una casa privata e poteva ottenere il permesso di muoversi nel territorio del distretto, incontrare altri deportati, tenere una corrispondenza, leggere. A Šušenskoe, Lenin e Nadežda Krupskaja, che si sposarono il 10 luglio 1898, frequentavano la famiglia del deportato socialista polacco Jan Prominski e un operaio delle officine Putilov, il finlandese Engberg. La domenica Lenin riceveva in casa i contadini del distretto che avevano bisogno di consigli giuridici.[8]

A Šušenskoe, Lenin scrisse Lo sviluppo del capitalismo in Russia, e la Krupskaja La donna lavoratrice. Insieme tradussero un'opera di Sidney e Beatrice Webb, Industrial Democracy e l'opuscolo di Karl Kautsky contro il revisionismo di Eduard Bernstein, Bernstein und das sozialdemokratische Programm. Due volte la settimana nel villaggio veniva distribuita la posta. Ricevevano lettere da Anna Ul'janova, la sorella di Vladimir, da Struve e da sua moglie Nina, da Martov, deportato a Turuchansk, da Potresov, esiliato a Orlov. Dalle più vicine Minusinsk, Jermakovskoe e Tes' giungevano le lettere di altri esiliati socialdemocratici: Kržižanovskij e la moglie Zinajda, Starkov, Lepešinskij e la moglie Ol'ga, Sil'vin, Vaneev, Lengnik, Baramzin, Kurnatovskij.[9]

Lenin e la Krupskaja incontrarono a Jermakovskoe gli altri esiliati socialisti della regione per prendere posizione contro il Credo, uno scritto dalla Kuskova fatto conoscere a Lenin dalla sorella Anna,[10] nel quale si formulavano le tesi tipiche dell'economicismo russo. Si sosteneva che i socialdemocratici dovevano «dare sostegno alla lotta economica del proletariato e partecipare all'attività di opposizione liberale», trasformando l'aspirazione a conquistare il potere politico in quella di «riformare la società odierna in senso democratico», ma senza impegnarsi contro lo zarismo, perché «la rivendicazione dei diritti politici da parte degli operai non ha nulla in comune con l'abbattimento dell'autocrazia».[11] La Protesta dei socialdemocratici russi contro il Credo della Kuskova fu scritta da Lenin e firmata dalla Krupskaja e da altri quindici esiliati della regione di Minusinsk.[12]

Il 29 gennaio 1900 Lenin finì di scontare la pena e partì per stabilirsi a Pskov. Nadežda Krupskaja, con sua madre e due altri deportati liberati, Starkov e Olga Sil'vina, lo accompagnò fino a Ufa, nuova residenza obbligata di Nadežda, che doveva ancora scontare un anno di esilio. A Ufa viveva in libertà l'anziana populista Marija Četvergova, che vi possedeva una libreria, e un gruppo di deportati socialdemocratici, tra i quali Krochmal, Aptekman, Kvjatkovskij e l'operaio Jakutov, che sarà molto attivo nella rivoluzione del 1905 e finirà impiccato dalla reazione zarista. Con questi e altri esiliati in diverse regioni mantenne contatti illegali, e ricevette una visita del marito prima che questi, il 16 luglio, partisse per l'estero.[13]

Finalmente, alla fine del febbraio 1901, venne il giorno della sua liberazione. Andò a Mosca a trovare la suocera, che allora viveva sola, essendo la figlia Marija in carcere e l'altra figlia Anna all'estero con Vladimir. Accompagnò poi la madre a Pietroburgo e partì per Praga, convinta che vi si trovasse Lenin. Questi era in realtà a Monaco e da Praga, per confondere la sorveglianza della polizia politica russa, le faceva pervenire la corrispondenza tramite un operaio ceco. In primavera la Krupskaja raggiunse Monaco.[14]

1917-1930[modifica | modifica sorgente]

In questi anni, assieme a figure come Lenin e Lunačarskij, partecipa come pedagogista alla realizzazione di una nuova scuola, in linea con la "scuola del lavoro" di Kerschensteiner. Questa scuola viene definita di "cultura generale e politecnica" e si propone di integrare lavoro intellettuale e lavoro manuale (produttivo). Tuttavia questo progetto non riuscì ad andare oltre al lavoro artigianale senza integrarlo con un lavoro intellettuale che avrebbe portato alla realizzazione pratica degli ideali marxisti.[15]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Ordine di Lenin - nastrino per uniforme ordinaria Ordine di Lenin
— 1935
Ordine della Bandiera rossa del Lavoro - nastrino per uniforme ordinaria Ordine della Bandiera rossa del Lavoro

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ N. Krupskaja, Autobiografia, in Id., Opere pedagogiche, I, 1957, pp. 9-10.
  2. ^ Fino al I conflitto mondiale e alla Rivoluzione d'ottobre, con «socialdemocratico» s'intende il socialista marxista.
  3. ^ N. Krupskaja, La mia vita con Lenin, 1956, pp. 15-17.
  4. ^ N. Krupskaja, cit., pp. 20-21.
  5. ^ N. Krupskaja, cit., p. 13.
  6. ^ N. Krupskaja, cit., pp. 28-29.
  7. ^ N. Krupskaja, cit., p. 29.
  8. ^ N. Krupskaja, cit., pp. 30-32.
  9. ^ N. Krupskaja, cit., pp. 34-37.
  10. ^ L. T. Lih, Lenin rediscovered, 2006, p. 221.
  11. ^ E. D. Kuskova, Credo, citato in V. I. Nevskij, Storia del Partito bolscevico. Dalle origini al 1917, 2008, pp. 99-100. Il testo del Credo è in V. I. Lenin, Opere complete, IV, 1957, pp. 167-181.
  12. ^ V. I. Nevskij, cit., p. 113.
  13. ^ N. Krupskaja, cit., pp. 42-46.
  14. ^ N. Krupskaja, cit., pp. 47-49.
  15. ^ F. Cambi, Le pedagogie del Novecento, 2006.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Opere pedagogiche, 11 voll., Mosca, APN-RSFSR, 1957-1963

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nadežda Krupskaja, La mia vita con Lenin, Roma, Editori Riuniti, 1956
  • Vladimir I. Lenin, Opere complete, IV, Roma, Editori Riuniti, 1957
  • Franco Cambi, Le pedagogie del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 2006 ISBN 88-420-7502-7
  • Lars T. Lih, Lenin rediscovered: what is to be done? In context, Leiden, Brill, 2006 ISBN 90-04-13120-5
  • Vladimir I. Nevskij, Storia del Partito bolscevico. Dalle origini al 1917, Milano, Pantarei, 2008 ISBN 978-88-86591-21-8

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 2600852 LCCN: n79029718