Aleksandra Fëdorovna Romanova

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« Sono solo una donna che lotta per il suo sovrano, per il suo bambino, per i due esseri più cari al mondo »
(Aleksandra Fëdorovna al marito in una lettera del 12 novembre 1916[1])
Aleksandra Fëdorovna Romanova
Aleksandra Fëdorovna
Aleksandra Fëdorovna
Imperatrice consorte di Tutte le Russie
Stemma
In carica 1894 –
1917
Incoronazione 14 maggio 1896
Nome completo Alix Viktoria Helena Louise Beatrice d'Assia e del Reno
Nascita Darmstadt, Germania, 6 giugno 1872
Morte Ekaterinburg, Russia, 17 luglio 1918
Sepoltura Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo
Casa reale Casato di Assia-Darmstadt
Padre Luigi IV d'Assia-Darmstadt
Madre Alice d'Inghilterra
Consorte Nicola II
Figli Olga
Tatiana
Maria
Anastasia
Alessio

Aleksandra Fëdorovna Romanova in russo: Александра Фёдоровна Романова? (Darmstadt, 6 giugno 1872Ekaterinburg, 17 luglio 1918) fu moglie di Nicola II, l'ultimo zar di Russia.

Nata Alice Vittoria Elena Luisa Beatrice d'Assia e del Reno, nipote della regina Vittoria, ricevette il nome di Aleksandra Fëodorovna dopo la sua conversione alla Chiesa ortodossa russa, prima del matrimonio.

Ultima zarina di Russia, Aleksandra Fëdorovna era, come la nonna materna Vittoria, portatrice sana di emofilia e trasmise la malattia al figlio Aleksej. La costante preoccupazione per la salute del figlio la portò ad affidarsi a vari santoni e presunti guaritori, tra i quali spiccò il famoso Rasputin.

Scoppiata la Rivoluzione di febbraio, la monarchia dei Romanov cadde e la famiglia reale venne fatta prigioniera. Aleksandra venne fucilata, con il resto della sua famiglia, a Casa Ipat'ev il 17 luglio 1918. Nel 2000, la chiesa ortodossa l'ha canonizzata come Santa Alessandra Portatrice della Passione.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Infanzia[modifica | modifica sorgente]

Aleksandra Fëdorovna nacque Alice d'Assia e del Reno il 6 giugno 1872 a Darmstadt, capitale del Granducato d'Assia[2][3], uno dei tanti Stati che componevano l'Impero tedesco. Era la sesta dei sette figli del granduca Luigi IV d'Assia-Darmstadt e della principessa Alice d'Inghilterra, a sua volta figlia secondogenita della regina Vittoria del Regno Unito e di Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha.

Fu battezzata con rito luterano il 1º luglio 1872 e le furono imposti i nomi della madre e quelli delle zie materne. I suoi padrini di battesimo furono:

Nel dicembre 1878 un'epidemia di difterite colpì il Granducato d'Assia e Aleksandra Fëdorovna e le sue sorelle Vittoria, Irene e May, compreso il fratello Ernie si ammalarono. Mentre le sorelle e il fratello superarono la malattia, la piccola May non ce la fece, e morì all'età di quattro anni. Nel frattempo la madre di Aleksandra Fëdorovna, la Granduchessa d'Assia, si ammalò anch'essa mentre assisteva Ernie nel suo recupero dopo la difterite così, quando la futura zarina aveva appena sei anni, rimase orfana della madre: la principessa Alice infatti morì il 14 dicembre 1878, anniversario della morte del nonno, avvenuta diciassette anni prima. A seguito di questo evento Aleksandra Fëdorovna si affezionò molto alla nonna materna. Come conseguenza, ella trascorse parte della propria infanzia nel Regno Unito, dove frequentemente soggiornava con i suoi parenti britannici a Balmoral Castle, in Scozia, e ad Osborne House, sull'isola di Wight. Quando era ancora una bimba piccola veniva chiamata Sunny. Dopo la perdita della madre e della sorellina più giovane, Aleksandra Fëdorovna divenne più chiusa e introversa. Nel 1892 anche suo padre morì e suo fratello, Ernesto Luigi, gli succedette nel titolo di Granduca d'Assia e del Reno.

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Aleksandra Fëdorovna nel 1893.

Aleksandra Fëdorovna si sposò relativamente tardi per una donna del suo rango nell'epoca in cui viveva. Aveva rifiutato una proposta del principe Alberto Vittorio, duca di Clarence (il primogenito del Principe di Galles), nonostante la forte pressione della famiglia. Si diceva che la regina Vittoria desiderasse che i suoi due nipoti si sposassero, ma, siccome amava molto Aleksandra Fëdorovna, accettò di buon grado la sua decisione di non sposarlo: la Regina anzi si proclamò orgogliosa di lei per essere stata in grado di tenerle testa, mentre molte altre persone non erano in grado di farlo, compreso, tra gli altri, il figlio Edoardo.

Aleksandra Fëdorovna, comunque a quel tempo, aveva già incontrato e si era già innamorata dello zarevič di Russia Nicola, la cui madre era la cognata dello zio di Aleksandra Fëdorovna, il principe di Galles e il cui zio, il granduca Sergej Aleksandrovič, era sposato con sua sorella Elisabetta. I due innamorati erano anche secondi cugini dato che erano entrambi nipoti di Guglielmina di Baden; Nicola e Aleksandra Fëdorovna si erano incontrati una prima volta nel 1884 e, successivamente, nel 1889 quando lei ritornò in Russia, si innamorarono.[senza fonte]

«Il mio sogno è di sposare un giorno Alix H. Io l'ho amata per lungo tempo, ma più profondamente e intensamente dal 1889, quando lei trascorse sei settimane a Pietroburgo. Per lungo tempo mi sono opposto al sentimento che il mio più caro sogno diventasse realtà.»[4], scrisse Nicola nel suo diario; e «Alix H.» ricambiava il suo sentimento.

Inizialmente il padre di Nicola, lo zar Alessandro III, si oppose alla prospettiva del matrimonio[4] tra i due giovani. La società rifiutava apertamente Aleksandra Fëdorovna, sicura nella consapevolezza che lo Zar e l'imperatrice Maria, entrambi vigorosamente antigermanici, non avrebbero permesso un'unione tra lo Zarevič e una principessa tedesca. Benché Aleksandra Fëdorovna fosse sua figlioccia, è generalmente risaputo che Alessandro III ambiva ad un miglior matrimonio per il figlio, ad esempio con la principessa Elena, l'alta e mora figlia di Filippo d'Orléans, conte di Parigi, pretendente al trono di Francia[4]. Ma il legame con Elena non piaceva a Nicola. Egli scrisse nel proprio diario, «Mamma fece alcune allusioni ad Elena, la figlia del Conte di Parigi. Io voglio andare in una direzione ed è evidente che Mamma vuole che io scelga l'altra.»[5]. Fortunatamente anche Elena resisteva alle pressioni: lei era cattolica e non desiderava abbandonare la propria fede per diventare russa ortodossa.

Nicola e Aleksandra Fëdorovna nel 1894, l'anno del fidanzamento e del matrimonio.

Lo Zar inviò quindi emissari alla principessa Margherita di Prussia, figlia del kaiser Federico III e sorella del kaiser Guglielmo II. Nicola dichiarò risolutamente che lui avrebbe di gran lunga preferito farsi monaco piuttosto che sposare la scialba e noiosa Margherita, la quale, dal canto suo, affermò che non voleva abbandonare la sua religione protestante per divenire russa ortodossa.[senza fonte]

Fintantoché stava bene, Alessandro III ignorò le proteste del figlio; cominciò a cedere solo quando la propria salute iniziò a peggiorare nel 1894[5]. Aleksandra Fëdorovna era però turbata anch'essa dalla richiesta di rinunciare alla sua fede luterana, dato che una zarina russa doveva obbligatoriamente essere ortodossa; ma venne persuasa e alla fine divenne una fervente convertita.

Lei e Nicola si fidanzarono nell'aprile 1894. Alessandro III morì il 1º novembre 1894 e Nicola divenne zar di tutte le Russie all'età di ventisei anni. Aleksandra Fëdorovna accompagnò la famiglia imperiale nel suo ritorno a San Pietroburgo con il corpo del defunto imperatore, e si dice che le persone salutarono la loro futura Imperatrice con sinistri bisbigli del tipo «Lei viene a noi dietro ad una bara.»[6].

Le nozze non vennero ritardate: Alessandra e Nicola si sposarono nella cappella del Palazzo d'Inverno il 14 – 26 novembre 1894. Il matrimonio che iniziò quella notte rimase tale e quale per tutto il resto delle loro vite: fu un matrimonio vittoriano esternamente, sereno e appropriato, ma basato su un amore fisico intensamente passionale[7].

Con il matrimonio ella perse i suoi titoli di principessa d'Assia e del Reno, ed assunse invece un nuovo ed altisonante titolo. Nelle cerimonie solenni le spettava l'appellativo di: Sua Maestà imperiale la zarina Aleksandra Fëdorovna, imperatrice di Russia, granduchessa di Smolensk, di Lituania, Volinia, Podolia e Finlandia, principessa di Estonia, Livonia, Curlandia e Semigalia, Bialystock, Carelia, Tver, Juguria, Perm', Vjatka, Bulgaria e altri paesi; granduchessa del Basso Novgorod, di Černigov, Rjazan', Polotsk, Rostov, Jaroslavl', Belozersk, Oudoria, Obdoria, Condja, Vitebsk, Mstislav' e del Nord; Augusta consorte del sovrano di Cartalinia, Iveria, Kabardinia, Armenia, Turkestan; Erede al trono di Norvegia, duchessa di Schleswig-Holstein, Stormarn, Ditmars e Oldenburg, della dinastia dei Romanov-Holstein-Gottorp[8].

Dopo il matrimonio imperiale la sorella maggiore di Aleksandra Fëdorovna, Ella, divenne anche sua zia, avendo sposato uno zio di Nicola. Inoltre Alix e il marito erano primi cugini del re di Gran Bretagna Giorgio V; Nicola era anche cugino di tre altri monarchi: Cristiano X di Danimarca, Costantino I di Grecia e Haakon VII di Norvegia.

Incoronazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tragedia di Chodynka.
Dipinto russo raffigurante l'incoronazione di Nicola II e della Granduchessa Aleksandra Fëdorovna.

Aleksandra Fëdorovna divenne imperatrice di Russia il giorno del matrimonio, ma fu il 14 maggio 1896 che avvenne l'incoronazione della coppia imperiale all'interno del Cremlino di Mosca. Il giorno seguente una tragedia colpì le celebrazioni per l'incoronazione, quando la morte di parecchie migliaia di contadini divenne nota. Le vittime erano state calpestate a morte al campo di Chodynka a Mosca, quando si era diffusa la notizia che non c'erano doni commemorativi dell'evento a sufficienza per tutti. Prima che la polizia e i cosacchi arrivassero, il prato assomigliava ad un campo di battaglia; nel pomeriggio gli ospedali della città furono congestionati dai feriti e tutti seppero ciò che era accaduto.

Nicola e Aleksandra Fëdorovna erano storditi: lo Zar dichiarò che non si sarebbe presentato al ballo dato quella sera dall'ambasciatore francese, il Marchese di Montebello, ma gli zii paterni Vladimiro, Paolo e Sergio, lo convinsero a parteciparvi ugualmente per non offendere il diplomatico francese. Alla fine, come sarebbe capitato molte altre volte durante il suo regno, Nicola si arrese, così lui e Aleksandra Fëdorovna si recarono al ballo. Sergej Witte commentò, «Noi ci aspettavamo che la festa venisse disdetta. Invece essa ebbe luogo come se nulla fosse accaduto ed il ballo venne aperto dalle Loro Maestà ballando una quadriglia»[9]. Fu una serata dolorosa. «L'Imperatrice appariva sofferente, i suoi occhi arrossati dalle lacrime», l'ambasciatore britannico informò la regina Vittoria[9]. Molti Russi ritennero che il disastro del campo di Chodynka fosse un presagio del fatto che il regno sarebbe stato infelice. Altri Russi, più sofisticati o più vendicativi, usarono la tragedia per sottolineare la spietatezza dell'autocrazia e la spregevole superficialità del giovane Zar e della sua «donna tedesca»[10].

L'imperatrice[modifica | modifica sorgente]

Aleksandra Fëdorovna non era popolare né a corte né tra la gente russa. Quando appariva in pubblico era silenziosa, sembrava fredda, altezzosa e indifferente[11]. Lei si sentiva ferita dall'accoglienza poco entusiastica del popolo, inoltre si dichiarò stanca della morale dissoluta e dell'etichetta della corte russa. Venne definita smorta, provinciale, poco interessante e altera.

Granducato d'Assia e del Reno
Assia-Darmstadt
Wappen Deutsches Reich - Grossherzogtum Hessen 1.png

Luigi I
Luigi II
Luigi III
Luigi IV
Ernesto Luigi
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Un aneddoto chiarisce perfettamente la battaglia tra la Zarina e la società. Ad un ballo Aleksandra Fëdorovna notò una giovane donna la cui scollatura era, a suo parere, troppo profonda. Alla dama venne inviato un messaggio con scritto, «Madam, Sua Maestà desidera farLe sapere che in Assia-Darmstadt non si indossano i vestiti in questa maniera.» La donna replicò, «Veramente?» e al contempo abbassò ulteriormente il décolleté del proprio vestito. «Prego di riferire a Sua Maestà che in Russia noi indossiamo i nostri vestiti in questo modo»[12].

Aleksandra Fëdorovna fece pochi tentativi per stringere contatti e alleanze con gli altri membri dell'ampia famiglia Romanov e generalmente partecipò al minor numero possibile degli eventi di corte. A ciò si doveva anche aggiungere la sua incapacità di generare un erede maschio per il trono russo nei suoi primi quattro tentativi, cosa che diede una grande delusione alla famiglia del marito.

Ella veniva sfavorevolmente comparata alla popolare imperatrice madre Maria Feodorovna, figlia del re Cristiano IX di Danimarca e sorella minore della Principessa di Galles[12]; inoltre, in Russia, l'imperatrice madre superava in rango l'imperatrice consorte, a differenza della maggior parte delle altre corti reali europee. La tendenziale cocciutaggine di Alessandra non le permise di fare dei tentativi per imparare dalla suocera, più esperta, che avrebbe potuto aiutarla notevolmente. L'ex Zarina aveva vissuto in Russia per diciassette anni prima di salire sul trono, Aleksandra Fëdorovna a malapena un mese tra il suo arrivo e il matrimonio, quindi avrebbe fatto meglio a non criticare pubblicamente «Madre cara». La zia della Zarina, l'imperatrice tedesca "Federico" (principessa reale Vittoria, imperatrice madre di Germania, così soprannominata dopo la morte del marito il kaiser Federico III), scrisse alla regina Vittoria che «Alix è molto imperiosa e insiste sempre per fare a modo suo; lei non cederà mai una briciola di potere se solo immagina che lo potrà esercitare...»[12].

Aleksandra Fëdorovna era ferocemente protettiva nei confronti del ruolo di suo marito come zar e ne difendeva attivamente i diritti di governante autocratico; era infatti una fervente sostenitrice del diritto divino dei re a governare e non riteneva necessario fare alcun tentativo di assicurarsi l'approvazione del popolo. Nel 1905 una serie di tumulti interessò la Russia mettendo in serio dubbio il futuro della dinastia imperiale e della stessa istituzione monarchica; in questa situazione lo Zar si trovò di fronte alla necessità di scegliere tra la via delle riforme suggerite dal conte Sergej Julievič Vitte oppure imporre una dittatura militare. Per attuare questo secondo progetto egli avrebbe dovuto servirsi dell'appoggio del secondo cugino, il granduca Nikolaša, comandante dell'esercito; egli però, di fronte alle richieste del sovrano, rifiutò e minacciò di suicidarsi piuttosto che difendere l'autocrazia in questo modo. Nicola II, venendosi a scontrare con la fermezza del parente, non poté fare altro che accettare il programma di riforme, ma questo scontentò notevolmente la moglie, la quale, da fervente sostenitrice dell'autocrazia, non perdonò mai Nikolaša per il mancato intervento a favore della monarchia[13].

Durante la Prima guerra mondiale, che portò ad una crescita del patriottismo, tutte le lamentele che i Russi avevano nei confronti dell'Imperatrice – la sua nascita tedesca, la sua freddezza, la sua devozione a Rasputin – si fusero in un unico, radicale torrente di odio[11].

Alessandra e i suoi figli[modifica | modifica sorgente]

Circa un anno dopo il suo matrimonio con lo Zar, Aleksandra Fëdorovna il 15 novembre 1895 diede alla luce il primo figlio: una bambina, che venne chiamata Olga.
Olga non poteva essere l'erede al trono a causa della legge paolina, promulgata dallo zar Paolo I, secondo la quale solamente un maschio poteva concorrere alla successione al trono russo.
Olga fu molto amata dai suoi giovani genitori. Altre tre figlie femmine seguirono Olga: Tatiana, nata il 10 giugno 1897, Maria, nata il 26 giugno 1899 e Anastasia, nata il 18 giugno 1901. Dopo la nascita dell'ultima figlia passarono altri tre anni prima che l'Imperatrice partorisse il tanto atteso erede: Alessio, nato a Peterhof il 12 agosto 1904. Qualche tempo dopo la sua nascita, con grande costernazione, i genitori scoprirono che Alessio era ammalato di emofilia, un'incurabile patologia del sangue.

La famiglia imperiale russa nel 1913. Da sinistra a destra: la granduchessa Maria, la zarina Alessandra, le granduchesse Olga e Tatiana, lo zar Nicola II, e la granduchessa Anastasia. Lo zarevič Alessio è seduto davanti ai suoi genitori.

Direttamente sopra al salottino malva nel palazzo Aleksandrovskij c'erano le nursery dei figli. Ogni mattina, Aleksandra Fëdorovna poteva sdraiarsi sul suo divano e, attraverso il soffitto, ascoltare il rumore di passi dei bambini e la musica dei loro esercizi al piano. Un ascensore e delle scale private conducevano direttamente nelle stanze al piano superiore[14].

Aleksandra Fëdorovna, per il popolo russo, era una tedesca dal cuore di ghiaccio, senza la capacità di vedere le necessità di coloro che la attorniavano, a meno che non fossero suoi familiari. Questo in un certo senso era vero, visto che, come il marito, teneva molto alla propria famiglia. L'Imperatrice, fin dalla sua infanzia, era stata tremendamente timida, un tratto caratteriale condiviso con la nonna Vittoria. Odiava le apparizioni in pubblico e le trascurava, cercando di evitarle per quanto possibile. Alessandra preferiva ritirarsi in disparte, lasciando spazio alla suocera che, in un certo qual modo, era anche un diritto di Maria Feodorovna. La timidezza e il desiderio di solitudine della madre ebbero un profondo impatto sui cinque figli e sull'impero: Aleksandra Fëdorovna non fece mai uno sforzo per conquistare l'affetto del popolo russo.

Con la figlia maggiore Olga, Aleksandra Fëdorovna a volte aveva dei problemi. Probabilmente questo era dovuto al fatto che era la primogenita. Olga era molto simile al padre; timida e sottomessa, colpiva le persone per la sua gentilezza, la sua innocenza e la forza dei suoi sentimenti. Quando crebbe, Olga cominciò a leggere molto, sia prosa che poesia, spesso prendendo in prestito i libri dal tavolo della madre prima che l'Imperatrice stessa li avesse letti; «Abbi pazienza, Mamma, devo vedere se questo libro è adatto a te», diceva Olga alla madre quando veniva scoperta[14].

Alessandra capiva molto di più la seconda figlia, Tatiana. In pubblico e nella vita privata, Tatiana circondava la madre con immutata attenzione. Se bisognava chiedere un favore tutti i bambini imperiali convenivano che «Tatiana deve chiedere a Papa che lo conceda»[15]. Durante gli ultimi mesi della famiglia, Tatiana aiutava sempre la madre a spostarsi, spingendola per la casa con una sedia a rotelle.

La terza figlia, Maria, amava parlare di matrimonio e di bambini. Lo Zar riteneva che sarebbe diventata una moglie eccellente. Maria era considerata l'angelo della famiglia.

Anastasia, la più giovane e la più famosa delle figlie, era la švibzik, il russo per monella[16]. Si arrampicava sugli alberi e si rifiutava di scendere a meno che non le fosse specificamente ordinato dal padre. Sua zia e madrina, la granduchessa Ol'ga Aleksandrovna Romanova, ricordò una volta l'episodio in cui Anastasia continuava a far capricci fino a quando non le diede uno schiaffo[17].

Quando erano bambine, Aleksandra Fëdorovna vestiva le proprie figlie come gemelle: le due più grandi e le due più piccole indossavano vestiti abbinati[18]. Quando Olga e Tatiana crebbero, iniziarono a giocare un ruolo più serio nella vita pubblica. Benché in privato si rivolgessero ai loro genitori come Mama e Papa, in pubblico dovevano chiamarli Imperatrice e Imperatore[18]. Nicola e Aleksandra Fëdorovna avevano intenzione di far debuttare ufficialmente in società le due figlie più grandi nel 1914, quando Olga avrebbe avuto diciannove anni e Tatiana diciassette. Ma scoppiò la prima guerra mondiale e il progetto venne cancellato. Nel 1917 le quattro figlie di Nicola ed Aleksandra Fëdorovna erano sbocciate in giovani donne, i cui talenti e personalità, come decretò il destino, non furono mai rivelati[19].

Aleksandra Fëdorovna stravedeva per Alessio. Il precettore del bambino, Pierre Gilliard, scrisse «Alessio era al centro di una famiglia unita, il focus di tutte le loro speranze e affetti. Le sue sorelle lo adoravano. era la gioia e l'orgoglio de suoi genitori. Quando stava bene il palazzo si trasformava. Chiunque e qualunque cosa in lui sembrava lavato nella luce solare»[19].

Dovendo vivere sapendo che gli aveva trasmesso l'emofilia, Aleksandra Fëdorovna era ossessionata dal pensiero di proteggere il figlio; lo teneva sott'occhio continuamente e consultava moltissimi mistici che rivendicavano la capacità di curarlo durante le sue crisi quasi fatali. La Zarina viziò il suo unico figlio maschio e lo lasciò fare a modo suo; sembrava che prestasse più attenzione a lui che a qualunque delle altre quattro figlie. Quando la malattia di Alessio venne infine annunciata pubblicamente nel 1912, Aleksandra Fëdorovna divenne ancora più impopolare tra i russi. Il suo passato tedesco, durante la grande guerra poté solo far aumentare questo odio.

Figli[modifica | modifica sorgente]

La coppia imperiale ebbe i seguenti figli:

L'emofilia e Rasputin[modifica | modifica sorgente]

Alessandra e lo zarevič Alessio nel 1913.

Alessio nacque nel periodo cruciale della guerra russo-giapponese, il 12 agosto 1904. Lo Zarevič era l'erede al trono di Russia, e Aleksandra Fëdorovna, partorendo un figlio maschio, aveva compiuto il suo più importante compito di zarina. Inizialmente il ragazzo sembrava normale e in salute, ma in poche settimane si notò che, quando cadeva o urtava qualcosa, i suoi lividi non guarivano, anzi peggioravano e il suo sangue si coagulava molto lentamente. Si scoprì ben presto che Alessio soffriva di emofilia e che poteva essergli stata trasmessa unicamente dal ramo della famiglia di Aleksandra Fëdorovna[20].

Generalmente, all'inizio del XX secolo, l'emofilia era fatale; la malattia si diffuse nelle case regnanti d'Europa attraverso le figlie della regina Vittoria, lei stessa portatrice sana della patologia. Alessandra perse un fratello, Federico, a causa della malattia e così pure uno zio, il principe Leopoldo, duca di Albany; sua sorella, principessa Irene d'Assia e del Reno era una portatrice del gene e, attraverso il suo matrimonio con il cugino Enrico di Prussia, portò l'emofilia nel ramo cadetto della famiglia reale prussiana. La principessa Vittoria Eugenia di Battenberg, un'altra nipote della regina Vittoria e prima cugina di Aleksandra Fëdorovna, fu anch'essa una portatrice del gene dell'emofilia: sposò il re Alfonso XIII di Spagna e due dei suoi figli nacquero emofiliaci.

Data l'incurabilità e il pericolo di morte causato dalla malattia, sofferta solo dagli eredi maschi, si decise di mantenere segreta la condizione dello Zarevič al popolo russo. Come semplice portatrice del gene, Aleksandra Fëdorovna non era emofiliaca, ma molto probabilmente aveva una produzione inferiore al normale del fattore di coagulazione del sangue, avendo una sola copia del gene invece che due. Il suo stato di portatrice sana, in aggiunta alle sue preoccupazioni per il figlio, può oggi essere considerata una ragione per la sua salute cagionevole.

Inizialmente Aleksandra Fëdorovna si rivolse a dottori russi per curare Alessio; i loro trattamenti generalmente fallivano visto che non esistevano rimedi conosciuti. Oppressa dalla consapevolezza che ogni caduta o taglio avrebbe potuto uccidere il figlio, la Zarina stessa si dedicò ancora più intensamente ad attività caritatevoli. Si rivolse a Dio per cercare conforto, familiarizzando con tutti i rituali e i santi ortodossi e trascorrendo molte ore a pregare nella sua cappella privata[21]. Disperata, Aleksandra Fëdorovna si rivolse sempre più spesso a mistici e santoni: uno di essi, Grigorij Rasputin, sembrava d'altronde avere successo.

Fotografia raffigurante Grigorij Efimovič Rasputin.

Lo stile di vita dissoluto di Rasputin condusse più volte Nicola a cercare di tenerlo a distanza dalla propria famiglia. Perfino quando ad Alessandra venne riferito dal direttore della polizia nazionale che Rasputin, ubriaco, si era esibito in un noto ristorante moscovita dicendo alla folla che Nicola gli lasciava «montare» la moglie a suo piacere, lei diede la colpa a delle chiacchiere maliziose. «I santi sono sempre eccessivi» scrisse. «Lui è odiato perché noi lo amiamo»[22]. Nicola non era sicuramente così cieco, ma anche lui si sentiva senza la forza di far qualcosa contro l'uomo che apparentemente salvava la vita al suo unico figlio. Un ministro di Nicola scrisse, «A lui non piaceva scacciare Rasputin, perché se Alessio fosse morto, agli occhi della madre, lo Zar sarebbe stato l'assassino del suo proprio figlio»[22].

Fin dall'inizio si potevano sentire pettegolezzi e risatine dietro le spalle di Rasputin. Benché alcuni rappresentanti di grado elevato del clero di San Pietroburgo accettassero Rasputin come un profeta vivente, altri lo classificavano rabbiosamente come un eretico e un bugiardo. Storie e racconti dal suo villaggio natale in Siberia lo seguivano, come ad esempio quella che narrava come lui celebrasse matrimoni per i popolani in cambio della prima notte di nozze con la sposa. Nel suo appartamento di Pietroburgo, dove viveva con la figlia Maria, Rasputin veniva visitato da chiunque cercava una benedizione, una guarigione o un favore dalla Zarina. Le donne, incantate dalla sua grezza misticità di monaco, andavano da Rasputin per delle "benedizioni private" e veniva loro accordata udienza nella sua camera da letto, scherzosamente chiamata Holy of Holies. Rasputin amava predicare un'unica dottrina teologica, e cioè che una persona avrebbe dovuto prima divenire famigliare con il peccato per poi poterlo affrontare[23].

Nel 1912 Alessio venne colpito da una forte emorragia alla coscia che lo portò in punto di morte mentre era con la famiglia a Spala, in Polonia. Aleksandra Fëdorovna e Nicola fecero i turni al suo capezzale e tentarono invano di confortarlo nel suo intenso dolore. In un raro momento di pace, Alessio venne sentito sussurrare a sua madre, «Quando sarò morto, non mi farà più male niente, vero Mama?»[24]. All'imperatrice sembrava che Dio non rispondesse alle sue preghiere per il sollievo del figlio; credendo che Alessio sarebbe morto, Aleksandra Fëdorovna, disperata, inviò un telegramma a Grigorij Rasputin. Egli spedì immediatamente una risposta, «Dio ha visto le tue lacrime e sentito le tue preghiere. Non essere addolorata. Il Piccolo non morirà. Non permettere che i dottori lo infastidiscano troppo»[24]. Il consiglio di Rasputin coincise proprio con dei segni di recupero da parte di Alessio. Da quel momento in avanti Aleksandra Fëdorovna cominciò a fidarsi sempre più di Rasputin, e a credere alle sue abilità di alleviare le sofferenze dello Zarevič. Questa sua fiducia accrebbe il potere politico di Rasputin, che arrivò a minare seriamente il governo Romanov durante la prima guerra mondiale.

La percepita interferenza di Rasputin nelle questioni politiche condusse in ultima istanza al suo assassinio nel dicembre 1916. Tra i cospiratori c'era un nobiluomo, il principe Feliks Jusupov, marito della principessa Irina di Russia, figlia della granduchessa Ksenija Aleksandrovna, e un membro della famiglia Romanov, il granduca Dmitrij Pavlovich.

La prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi prima guerra mondiale.
Ritratto dell'imperatrice Aleksandra Fëdorovna, eseguito da Aleksandr Sokolov nel 1901.

Lo scoppio della prima guerra mondiale fu un punto di svolta per la Russia e per Aleksandra Fëdorovna. La guerra pose l'Impero russo dei Romanov contro l'assai più forte Impero tedesco della dinastia Hohenzollern[25]. Quando Aleksandra Fëdorovna seppe della mobilitazione russa, irruppe nello studio del marito, sbattendo la porta dietro di lei; l'amica della Zarina, Anna Vyrubova, sedeva all'esterno, aspettando e ascoltando le voci arrabbiate che provenivano dalla stanza, che diventavano sempre più forti di minuto in minuto. Quando le voci raggiunsero il culmine la porta si aprì e Aleksandra Fëdorovna corse fuori precipitandosi nella sua camera da letto. Anna la seguì e trovò l'amica distesa sul letto che piangeva istericamente, «Guerra!» singhiozzò. «E io non ne sapevo nulla! Questo è la fine di tutto»[26].

Il Granducato d'Assia, governato da suo fratello, era parte dell'Impero tedesco, ed era anche il luogo di nascita di Aleksandra Fëdorovna; questo la rese ancora più impopolare tra il popolo russo, che la accusava di collaborare con i tedeschi[27]. Il kaiser tedesco, Guglielmo II, era anche un primo cugino della Zarina. Ironicamente, una delle poche cose che l'imperatrice Aleksandra Fëdorovna e la suocera avevano in comune era la loro profonda avversione per il Kaiser.

Quando lo Zar si recò sul fronte nel 1915 per prendere il controllo personale dell'esercito, diede ad Aleksandra Fëdorovna la carica di reggente nella capitale San Pietroburgo. Il granduca Aleksandr Michajlovič Romanov, riportò quanto segue: «Quando l'Imperatore andò in guerra, naturalmente sua moglie governò al posto suo»[28]. Nei due anni e mezzo che seguirono, il potere del governo russo si deteriorò con una rapidità stupefacente, che non ha paralleli nella storia moderna[28].

Aleksandra Fëdorovna non aveva esperienze di governo, e continuamente nominava e rinominava nuovi ed incompetenti ministri, il che impediva al Governo di essere stabile o efficiente. Il coinvolgimento della Zarina in politica era frutto della sua volontà. Scrisse allo Zar, «Lascia che ti aiuti, mio tesoro. Sicuramente c'è un modo in cui una donna può essere d'aiuto ed utile. Io desidero ardentemente renderti tutto più facile... Non vedo l'ora di ficcare il naso ovunque»[28].
Questo fatto si rivelò particolarmente pericoloso in una guerra di logoramento, dato che né le truppe né la popolazione civile erano adeguatamente rifornite. Ella prestò molta attenzione ai consigli interessati di Rasputin, e la loro relazione fu ampiamente, benché falsamente, ritenuta a sfondo sessuale. È stato riportato che quando la Zarina incontrò Sir George Buchanan, l'ambasciatore britannico, lei gli disse, «Non ho pazienza con i ministri che gli impediscono di fare il suo dovere. La situazione richiede fermezza. L'Imperatore, sfortunatamente, è debole; ma io non lo sono, ed intendo essere ferma»[29]. Aleksandra Fëdorovna era al centro di pettegolezzi crescenti ed estremamente negativi, e molti la ritenevano una spia tedesca all'interno della corte russa.

La rivoluzione[modifica | modifica sorgente]

La prima guerra mondiale fu un peso che si rivelò insostenibile per il governo imperiale e per l'economia della Russia, entrambi pericolosamente deboli. I razionamenti e la fame divennero una situazione familiare per decine di milioni di russi a causa dei disagi causati dall'economia di guerra. Quindici milioni di persone vennero sottratte alla produzione agricola per essere mandati a combattere, e le infrastrutture di trasporto (principalmente le ferrovie) vennero convertite all'uso bellico, esacerbando il razionamento del cibo nelle città, dato che i prodotti agricoli disponibili non potevano essere portati nelle aree urbane. L'inflazione era galoppante e questo, combinato con la scarsità degli alimentari e i pochi risultati dei soldati russi nella guerra, generò una grande rabbia e uno spirito di ribellione tra il popolo a San Pietroburgo e delle altre città russe[30].

La decisione dello Zar di prendere personalmente il comando militare, contrariamente a quanto consigliatogli, fu disastrosa, visto che venne direttamente incolpato per tutte le perdite. Il suo trasferimento al fronte, lasciando la Zarina a governare, aiutò a minare le sorti della dinastia Romanov. Le scarse performance dell'esercito portarono alla diffusione di voci secondo le quali l'Imperatrice, di origine tedesca, prendeva parte a una cospirazione per aiutare la Germania a vincere la guerra. Il rigido inverno del 19161917 devastò la Russia imperiale. I razionamenti del cibo e la carestia presero nella loro morsa le città. La cattiva gestione e i fallimenti bellici rivoltarono i soldati contro lo Zar. L'umore delle truppe del tempo è probabilmente ben rappresentato da una scena del film di Jean Renoir, La grande illusione. Emblematico è anche l'episodio in cui Aleksandra Fëdorovna inviò numerosi pacchi ai prigionieri di guerra russi: eccitati all'idea di ricevere della vodka, li aprirono e vi trovarono delle bibbie, e prontamente si rivoltarono.

Nel marzo 1917 le condizioni peggiorarono ulteriormente: i lavoratori delle acciaierie iniziarono a scioperare il 7 marzo e, il giorno seguente, la Giornata Internazionale della Donna, folle affamate iniziarono ad occupare le strade di San Pietroburgo per protestare contro la scarsità di cibo e la guerra. Dopo due giorni di sommossa, Nicola II ordinò all'esercitò di ripristinare l'ordine e l'11 marzo i militari spararono sulla folla. Quello stesso giorno la Duma, l'organo legislativo elettivo, fece pressioni sullo Zar affinché prendesse posizione nel migliorare le condizioni di vita del popolo, ma egli rispose sciogliendo la Duma stessa[31].

Il 12 marzo i soldati inviati a sedare i rivoltosi si ammutinarono e si unirono alla rivoluzione, fornendo così la scintilla che diede il via alla Rivoluzione di febbraio (come la seguente Rivoluzione d'ottobre del novembre 1917, le rivoluzioni russe del 1917 prendono i loro nomi dal vecchio calendario in vigore all'epoca in Russia). Soldati e lavoratori costituirono il Soviet di Pietrogrado, composto di 2 500 deputati eletti, mentre la Duma dichiarò il Governo provvisorio il 13 marzo. Aleksandr Kerenskij fu un attore chiave del nuovo regime. La Duma informò quindi lo Zar che quel giorno avrebbe dovuto abdicare.

Nel tentativo di porre fine alla rivolta nella capitale, Nicola tentò di giungere a San Pietroburgo in treno dal quartier generale dell'esercito a Mogilëv. Il tragitto era però bloccato, così provò a percorrere un'altra strada, ma il suo treno venne nuovamente bloccato a Pskov dove, dopo essere stato consigliato dai suoi generali, lui subito abdicò al trono per sé stesso e in seguito, dopo un consulto medico, per sé stesso e per il figlio lo zarevič Alessio[32]. Aleksandra Fëdorovna era ora in una posizione pericolosa, essendo la moglie dello Zar deposto e odiato dai Russi. Fu finalmente concesso a Nicola di far ritorno al Palazzo di Alessandro a Carskoe Selo dove venne messo sotto arresto assieme alla famiglia.
Nonostante il fatto che fosse cugino sia di Alessandra che di Nicola, il re Giorgio V del Regno Unito rifiutò di concedere loro la possibilità di emigrare in Gran Bretagna, visto che era allarmato dalla loro impopolarità nel suo paese e dalle possibili ripercussioni sul proprio trono[33].

La prigionia[modifica | modifica sorgente]

Il Governo Provvisorio Russo, formatosi dopo la rivoluzione, tenne Nicola, Aleksandra Fëdorovna e i figli confinati nella loro residenza principale, il Palazzo di Alessandro a Carskoe Selo, finché non vennero trasferiti a Tobol'sk, in Siberia, nell'agosto 1917. Questo trasferimento fu deciso dal governo Kerensky per allontanarli dalla capitale e da eventuali pericoli. Da Tobol'sk, Aleksandra Fëdorovna riuscì ad inviare una lettera alla cognata, Ksenija Aleksandrovna, in Crimea:

« Mia cara Xenia, i miei pensieri sono con te, quanto magicamente buono e bello dev'essere tutto, lì con te: tu sei come i fiori. Ma è tutto indescrivibilmente doloroso per la cara madre patria, che io non so nemmeno spiegarlo. Sono lieta per te che infine tu sia riuscita ad allontanarti con tutta la tua famiglia. Vorrei tanto vedere Olga in tutta la sua nuova grande felicità. Tutti sono in salute, ma io, durante le ultime 6 settimane, ho avuto dolori ai nervi e mal di denti. Molto tormentoso... »
« Viviamo tranquillamente, ci siamo accomodati bene [a Tobolsk] benché sia lontano, molto lontano da tutti, ma Dio è misericordioso. Egli ci dà forza e consolazione...[34] »
Lenin, che ordinò la fucilazione della famiglia imperiale, in una fotografia del 1920.

Aleksandra Fëdorovna e la sua famiglia rimasero a Tobol'sk fin dopo la Rivoluzione Bolscevica del novembre 1917 e vennero successivamente spostati ad Ekaterinburg, controllata dai bolscevichi, nel 1918. Nicola vi venne deportato assieme ad Aleksandra Fëdorovna e la figlia Maria, giungendo a Casa Ipat'ev il 30 aprile 1918. Entrando nella nuova prigione, vennero obbligati ad aprire tutti i loro bagagli; l'ex Zarina immediatamente si rifiutò e Nicola tentò di difenderla dicendo, «Finora ci è stato riservato un trattamento cortese e abbiamo avuto a che fare con gentiluomini ma ora...»[35]. Egli venne immediatamente messo a tacere: le guardie lo informarono che non era più a Carskoe Selo e che il suo rifiuto di osservare le loro richieste avrebbe portato al suo allontanamento dalla famiglia; una seconda offesa sarebbe stata punita più duramente. Temendo per la sicurezza del marito, Aleksandra Fëdorovna si arrese e acconsentì alla perquisizione. Sull'intelaiatura della finestra di quella che sarebbe stata la sua ultima camera da letto, a Casa Ipat'ev, ella incise una svastica, il suo simbolo porta fortuna preferito, e scrisse la data del 17/30 aprile 1918[35]. In maggio gli altri fligli arrivarono ad Ekaterinburg: essi non avevano potuto raggiungerli prima a causa della malattia di Alessio e Aleksandra Fëdorovna fu felice di vedere riunita la sua famiglia ancora una volta.

Settantacinque uomini prestavano servizio di guardia a Casa Ipat'ev; molti di essi erano operai delle locali fabbriche Zlokazovsyj e Verkij-Isetsk. Il comandante di Casa Ipat'ev, Aleksandr Avadeev, venne descritto come un «vero bolscevico»; la maggioranza delle testimonianze lo ricorda come un gran bevitore, gretto e bruto. Se una richiesta di favori per la famiglia imperiale raggiungeva Avadeev, lui dava sempre la solita risposta, «Che vadano al diavolo!!» Le guardie della casa spesso lo sentirono riferirsi allo zar deposto come «Nicola il succhia-sangue» e ad Aleksandra Fëdorovna come «la cagna tedesca»[36].

Per i Romanov, la vita a Casa Ipat'ev era un incubo di incertezze e di timori. La famiglia imperiale non sapeva mai se l'indomani sarebbe rimasta a Casa Ipat'ev o se sarebbe stata separata o uccisa. I privilegi loro accordati erano pochi: ogni pomeriggio, per un'ora circa, potevano fare esercizio fisico nel giardino sul retro sotto gli occhi attenti delle guardie; Alessio, che non era ancora in grado di camminare, veniva trasportato in braccio dal suo marinaio Nagornyj. Aleksandra Fëdorovna raramente si univa ai suoi famigliari in queste attività quotidiane, spendeva invece la maggior parte del suo tempo seduta su una sedia a rotelle, leggendo la Bibbia o i lavori di san Serafim. La sera i Romanov giocavano a carte o leggevano: ricevevano poca posta dal mondo esterno, e gli unici quotidiani che erano loro concessi erano datati[37]. Una delle guardie, Anatolij Jakimov, osservò la famiglia e ricordò:

« Benché io non parlassi con loro quando li incontravo, comunque me ne sono fatto un'impressione che mi è entrata nell'anima. Lo zar non era più giovane; aveva dei fili grigi nella sua barba... I suoi occhi erano gentili ed in generale aveva un'espressione gentile. Ho avuto l'impressione che fosse gentile, modesto, franco e loquace. A volte mi sembrava che volesse parlarmi. Sembrava che avesse voglia di parlare con chiunque di noi. La zarina non era decisamente come lui. Il suo aspetto era severo. Aveva l'apparenza e le maniere di una donna altezzosa e grave. A volte parlavamo di loro tra di noi e tutti pensavamo che Nicola Aleksandrovič fosse un uomo modesto ma che lei fosse completamente diversa e che sembrasse proprio una zarina. Sembrava più vecchia dello zar. C'erano dei capelli grigi alle tempie ed il suo viso non era il viso di una giovane donna...[38] »

Attualmente si sa che Lenin in persona ordinò l'esecuzione della famiglia imperiale, benché i resoconti ufficiali del Soviet diano la responsabilità della decisione al soviet regionale degli Urali. Trotsky, nel suo diario, chiarisce che la fucilazione avvenne sotto l'autorità di Lenin. Trotsky scrisse:

« La mia seguente visita a Mosca avvenne dopo la caduta di Ekaterinburg. Parlando con Sverdlov gli chiesi, "Ah sì, e dov'è lo zar?" "È tutto a posto," rispose. "È stato fucilato." "E dov'è la sua famiglia?" "La sua famiglia con lui." "Tutti?" chiesi, apparentemente sorpreso. "Tutti," replicò Sverdlov. "Perché, che c'è?" Lui stava aspettando di vedere la mia reazione; ma non diedi risposta. "E chi ha preso la decisione?" chiesi. "Lo abbiamo deciso noi qui. Ilyich Lenin ha ritenuto che non dovessimo lasciare ai Bianchi uno stendardo vivente che scorrazzi in giro, specialmente nelle difficili circostanze attuali."[39] »

Il 4 luglio 1918, Jakov Jurovskij, il capo della Čeka di Ekaterinburg, venne nominato comandante di Casa Ipat'ev. Jurovskij era un bolscevico leale, un uomo su cui Mosca poteva contare per eseguire gli ordini riguardanti la famiglia imperiale. Jurovskij aumentò velocemente le misure di sicurezza, raccolse tutti i gioielli e gli oggetti di valore della famiglia imperiale e li pose in una scatola che sigillò e lasciò ai prigionieri. Aleksandra Fëdorovna tenne con sé solamente due braccialetti che lo zio Leopoldo, duca di Albany, le aveva regalato quando ancora era una bambina e che non riusciva a levare. Jurovskij non sapeva però che l'ex zarina e le sue figlie portavano sulla loro persona, nascosti negli indumenti, diamanti, smeraldi, rubini e fili di perle. Questi vennero scoperti solamente dopo i loro omicidi.
Jurovskij diede l'ordine di ucciderli il 13 luglio[40].

La domenica, il 14 luglio 1918, due preti vennero a Casa Ipat'ev per celebrare la liturgia divina. Uno dei preti, Padre Storožev, successivamente ricordò:

« Io entrai per primo nel soggiorno, poi il diacono e Jurovskij. Allo stesso tempo Nicola ed Alessandra entrarono dalle porte che conducevano nelle stanze interne. Due delle figlie erano con lui. Non ebbi l'occasione di vedere esattamente quali. Mi sembra che Jurovskij chiese a Nicola Aleksandrovič, "Bene, siete tutti qui?" e Nicola Aleksandrovič rispose con determinazione, "Sì, ci siamo tutti." Davanti, oltre l'arco, Aleksandra Fëdorovna era già accomodata con due figlie e Aleksej Nikolaevič. Era seduto in una sedia a rotelle e indossava una giacca, mi sembrava, con il collo alla marinara. Era pallido, ma non così tanto come la volta del mio primo servizio. In generale sembrava più sano. Aleksandra Fëdorovna pure aveva un aspetto più sano. [...] Seguendo la liturgia del rito è d'uso, ad un certo punto, leggere la preghiera Chi riposa con i santi. In quell'occasione, per una qualche ragione, il diacono, invece di leggere la preghiera iniziò a cantarla, ed io con lui, in qualche modo imbarazzato per il cambiamento del rituale. Avevamo appena iniziato a cantare quando sentii i membri della famiglia Romanov, in piedi dietro di me, cadere sulle loro ginocchia...[41] »

La fucilazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La fine dei Romanov.
Ekaterinburg, Cattedrale sul sangue, costruita sul luogo ove una volta sorgeva Casa Ipat'ev.

Martedì 16 luglio 1918 l'alba era calda e polverosa ad Ekaterinburg. Il giorno trascorse normalmente per l'ex famiglia imperiale. Alle 16:00, Nicola e le figlie fecero la loro consueta passeggiata nel piccolo giardino. La sera Jurovskij mandò via lo sguattero di cucina quindicenne Leonid Sedinev, dicendo che lo zio desiderava vederlo. Alle 19:00, Jurovskij convocò tutti gli uomini della Ceka nella sua stanza e ordinò loro di prendere i revolver delle guardie che stavano all'esterno. Con dodici pesanti revolver militari di fronte a lui sul tavolo, disse, «Stasera fucileremo l'intera famiglia, tutti quanti.» Di sopra Nicola ed Aleksandra Fëdorovna trascorrevano il tempo giocando a carte e alle 22:30 si recarono a letto[42].

Gli ex Imperatori e tutta la loro famiglia, incluso Alessio, gravemente ammalato, assieme a numerosi domestici, vennero fucilati nella cantina di Casa Ipat'ev alle prime ore del mattino del 17 luglio 1918, nella quale erano stati tradotti dopo essere stati svegliati bruscamente, da un distaccamento di bolscevichi guidati da Jakov Jurovskij[43].

Nicola chiese alle guardie, ed ottenne, tre sedie, in particolare per la moglie ed il figlio Alessio, in attesa in piedi già da diversi minuti. Alcuni istanti dopo una squadra di soldati, ognuno di essi armato di un revolver, entrò nella stanza. Il loro capo Jurovskij esclamò disinvoltamente, «I vostri parenti hanno cercato di salvarvi. Hanno fallito ed ora dobbiamo spararvi.» Nicola si alzò dalla sua sedia ed ebbe solo il tempo di dire, «Cosa...?» prima che gli venisse sparato in testa[44]. Aleksandra Fëdorovna poté vedere l'omicidio del marito e di due servi prima che il commissario militare Peter Ermakov la uccidesse con un colpo di pistola al lato sinistro della testa, mentre stava facendosi il segno della croce. Ermakov, tra i fumi dell'alcool, pugnalò il suo cadavere e quello del marito, frantumando le loro gabbie toraciche. Poco dopo Aleksandra Fëdorovna giaceva accanto al marito Nicola in una pozza di sangue[45].

L'identificazione dei resti[modifica | modifica sorgente]

La foresta di Ganina Jama, dove vennero gettati i cadaveri della famiglia imperiale.

Dopo l'esecuzione dei Romanov a Casa Ipat'ev, il corpo di Aleksandra Fëdorovna, assieme a quello di Nicola, dei figli e dei fedeli servitori che morirono con loro, venne spogliato e i vestiti bruciati, seguendo le indicazioni di Jurovskij. Inizialmente i cadaveri vennero gettati nel pozzo di una miniera non utilizzata a Ganina Jama, diciannove chilometri a nord di Ekaterinburg. Poco tempo dopo vennero recuperati, le facce fracassate e i corpi smembrati e sfigurati con acido solforico, infine velocemente sepolti sotto un binario morto, ad eccezione dei cadaveri di due dei figli che vennero scoperti solamente nel 2007 in un altro luogo.

Il 12 aprile 1989 il giornale sovietico "Notizie da Mosca" riportò un articolo La terra rivela i suoi segreti in cui lo scrittore Gelij Rjabov sosteneva di sapere dove fossero sepolti i corpi della famiglia dell'ultimo Zar. Una settimana prima Gorbačëv era stato in viaggio ufficiale in Gran Bretagna e aveva invitato la regina Elisabetta II in Unione Sovietica: sarebbe stata la prima sovrana a visitare il paese sovietico, e la stampa britannica rilevò che era inopportuno che la Regina compisse tale viaggio fino a quando neppure si sapeva che ne era stato dei corpi dei suoi cugini. Elisabetta II accettò in ogni caso, ma girò voce che tra le condizioni poste dalla Sovrana ci fosse un chiarimento sulla fine della famiglia imperiale: né la Casa Reale né Gorbačëv lo ammisero, ma la concomitanza di queste voci con la pubblicazione dell'articolo una settimana dopo fu rilevata[46].

Il giornalista Rjabov scrisse di avere incontrato i figli di Jurovskij, che gli raccontarono quanto il padre aveva loro rivelato sull'omicidio e sulla necessità di nascondere la morte della Zarina e soprattutto dei figli, e gli consegnarono gli appunti paterni sul fatto. Rjabov, che lavorava presso il Ministero degli Interni, poté consultare gli archivi del Cremlino e dopo lunghi studi, il 30 maggio 1979, ritrovò la fossa, delle dimensioni di due metri per tre e profonda meno di uno, che si trovava sotto uno strato di terreno vergine. Gli scopritori affondarono le mani nella terra e toccarono otto o nove scheletri, prima di riesumare tre crani, che giudicarono essere quelli dello Zar, della Zarina e di un granduca. Non fu «difficile identificarli, dato il numero dei corpi, la natura delle ferite, i denti finti che erano stati spesso menzionati nelle pubblicazioni straniere e, intorno ai corpi, i resti di vasi di ceramica frantumati che avevano contenuto dell'acido»[47].

I corpi, gettati in fretta l'uno sull'altro, erano in parte ancora avvolti dalle corde impiegate per recuperarli dal pozzo dopo la prima sepoltura: vennero fotografati e poi tutto fu risepolto, nell'attesa che le scoperte potessero essere pubblicate senza problemi. Benché la ricostruzione compiuta dal giornalista fosse sostanzialmente corretta, egli non era in grado di compiere un valido riconoscimento dei corpi, mancando di schede odontoiatriche e di altre apparecchiature. Con la politica di Glasnost' di Gorbačëv, Rjabov non subì alcuna condanna o problema ed egli addirittura poté negare alle autorità i propri appunti sull'ubicazione della fossa dicendo che lo avrebbe fatto solo quando gli sarebbe stato assicurato che i resti avrebbero avuto una sepoltura cristiana.

Il 13 luglio 1991 le autorità sovietiche, basandosi sugli appunti di Jurovskij, trovarono per conto proprio la fossa e iniziarono gli scavi ufficiali: la fossa si presentava danneggiata sia dagli scavi di Rjabov di dodici anni prima che dal più recente passaggio di un cavo elettrico: furono riesumati nove corpi, quando avrebbero dovuto essercene undici e i resti vennero portati al dipartimento di patologia criminale di Sverdlovsk, che di lì a poco avrebbe preso nuovamente il nome di Ekaterinburg. Il dipartimento giovanile del partito comunista organizzò un dibattito pubblico, invitando storici, archeologi, patologi ed esperti sui Romanov, da tenersi ad agosto; il golpe di quel mese annullò però l'evento.

Nell'autunno 1991 Vladislav Plaskin, capo ispettore del Ministero della Sanità, guidò un'equipe di medici per le indagini sull'identificazione dei resti: dopo aver recuperato tutte le ossa, mediante svariate ricognizioni nella foresta presso Ekaterinburg, giunsero ai primi risultati. Il cranio di Aleksandra Fëdorovna mostrava una ferita da arma da fuoco in faccia, che aveva distrutto il setto nasale, gli zigomi, la mascella e la parte superiore della fronte. Nel febbraio 1992 i funzionari locali chiesero al Segretario di Stato statunitense James Baker, lì in visita, l'assistenza di una organizzazione indipendente. Il 22 giugno 1992 Segej Abramov, assistente di Plaskin, annunciò che si era giunti alla identificazione certa dei cadaveri di Nicola II, Aleksandra Fëdorovna e del dottor Borkin; il 19 luglio arrivarono i medici statunitensi per ulteriori indagini[48]. L'11 dicembre 1992 i resti dell'Imperatrice vennero riconosciuti anche dai medici legali riuniti presso l'Ufficio scientifico Nazionale ad Aldermaston in Inghilterra. Nell'autunno precedente i russi avevano inviato nove ossa femorali sinistre, che vennero sottoposte ad un test del DNA: si scelse di confrontare il DNA mitocondriale, e non quello cromosomico, perché viene trasmesso per linea materna e si mantiene quasi invariato.

Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.

Un campione di sangue del principe Filippo, duca di Edimburgo (marito dell'attuale regina Elisabetta II del Regno Unito e figlio della figlia della sorella maggiore di Aleksandra Fëdorovna, principessa Vittoria d'Assia e del Reno) è stato impiegato per identificare la Zarina e le figlie[49]; essi appartengono tutti all'Aplogruppo H (mtDNA). Nicola è stato identificato grazie al DNA ottenuto, tra gli altri, dal fratello granduca Georgij Aleksandrovič di Russia; Georgij morì infatti di tubercolosi nei tardi anni 1890 e venne sepolto nella fortezza dei santi Pietro e Paolo a San Pietroburgo[50][51].

Nel 2007 risultavano quindi mancanti i corpi di una delle figlie (Maria o Anastasia) e di Alessio[52]. Un rapporto segreto di Jurovskij, che venne alla luce a fine anni 1970, ma che non fu reso pubblico fino agli anni novanta, aiutò le autorità ad individuarli.

Il 23 agosto 2007 uno dei prosecutori dell'inchiesta sui due corpi scomparsi, Sergej Pogorelov, dichiarò da Ekaterinburg che «delle ossa trovate in un'area di terra bruciata presso Ekaterinburg appartengono a un ragazzo e a una ragazza all'incirca della stessa età di Alessio e di una delle sue due più giovani sorelle»[53]. Lo scienziato locale Nikolaj Nevolin affermò che un test sui resti sarebbe presto stato avviato. Il 28 settembre venne annunciato dalle autorità regionali che la probabilità che le ossa appartenessero ai due figli di Nicola II era «molto alta»[54].
I primi risultati delle analisi genetiche sui resti sono stati resi noti il 22 gennaio 2008[55]. Nevolin disse: «I test condotti ad Ekaterinburg e Mosca hanno permesso di estrarre il DNA dalle ossa e hanno dato esito positivo. Una volta che l'analisi sarà completata in Russia, i suoi risultati saranno comparati con quelli di esperti stranieri.»[55]. Nevolin annunciò quindi che i risultati definitivi sarebbero stati pubblicati in aprile o maggio 2008[55].

Il 30 aprile 2008, in seguito alla pubblicazione dei test del DNA da parte del laboratorio statunitense che aveva in esame i resti ritrovati nell'estate precedente, vennero quindi definitivamente identificati i corpi della granduchessa Maria e dello zarevič Alessio. Lo stesso giorno le autorità russe comunicarono ufficialmente che l'intera famiglia era ormai stata identificata[56].

Sepoltura e canonizzazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Canonizzazione dei Romanov.
Cappella dove sono sepolti i resti della famiglia imperiale.

Alessandra, Nicola e tre delle figlie vennero risepolti nella cappella di Santa Caterina della cattedrale dei Santi Pietro e Paolo all'interno dell'omonima fortezza di San Pietroburgo nel 1998, con una sfarzosa cerimonia, nell'ottantesimo anniversario della loro esecuzione.

Nel 2000 Alessandra venne canonizzata dalla Chiesa ortodossa russa assieme al marito Nikolaj Aleksandrovič, ai figli e ad altri, inclusa la sorella Elisabetta e la sua compagna suora, Varvara, come Nuovo martire.

Titoli nobiliari e onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Titoli nobiliari[modifica | modifica sorgente]

  • Sua Altezza Granducale Principessa Alice d'Assia e del Reno (1872 – 1894)
  • Sua Altezza Imperiale Granduchessa Aleksandra Fëdorovna di Russia (di cui fu insignita nel 1894 prima del suo matrimonio da Alessandro III)
  • Sua Maestà Imperiale l'Imperatrice di Tutte le Russie (1894 – 1917)
  • Sua Altezza Granducale Principessa Alessandra d'Assia e del Reno (1917 – 1918)

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro e Dama di Gran Croce dell'Ordine di Santa Caterina - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro e Dama di Gran Croce dell'Ordine di Santa Caterina
Dama di I Classe dell'Ordine Reale di Vittoria ed Alberto - nastrino per uniforme ordinaria Dama di I Classe dell'Ordine Reale di Vittoria ed Alberto
— 1896
Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa

Film[modifica | modifica sorgente]

La figura di Aleksandra Fëdorovna e la sua vita ispirarono numerosi film, tra i quali:

Antenati[modifica | modifica sorgente]

Alessandra Feodorovna Romanova
nata Alice d'Assia-Darmstadt
Padre:
Luigi IV d'Assia
Nonno paterno:
Carlo d'Assia
Bisnonno paterno:
Luigi II d'Assia
Trisnonno paterno:
Luigi I d'Assia
Trisnonna paterna:
Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Guglielmina di Baden
Trisnonno paterno:
Carlo Luigi di Baden
Trisnonna paterna:
Amelia Frederica di Assia-Darmstadt
Nonna paterna:
Elisabetta di Prussia
Bisnonno paterno:
Federico Guglielmo Carlo di Prussia
Trisnonno paterno:
Federico Guglielmo II di Prussia
Trisnonna paterna:
Federica Luisa d'Assia-Darmstadt
Bisnonna paterna:
Maria Anna d'Assia-Homburg
Trisnonno paterno:
Federico V d'Assia-Homburg
Trisnonna paterna:
Carolina d'Assia-Darmstadt
Madre:
Alice di Sassonia-Coburgo-Gotha
Nonno materno:
Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha
Bisnonno materno:
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Gotha
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf
Bisnonna materna:
Luisa di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonna materna:
Luisa Carlotta di Meclemburgo-Schwerin
Nonna materna:
Vittoria del Regno Unito
Bisnonno materno:
Edoardo Augusto di Hannover
Trisnonno materno:
Giorgio III del Regno Unito
Trisnonna materna:
Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Bisnonna materna:
Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonno materno:
Francesco Federico di Sassonia-Coburgo-Saalfeld
Trisnonna materna:
Augusta di Reuss-Ebersdorf

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cit. in E. Radzinskij, L'ultimo zar. Vita e morte di Nicola II, p. 187
  2. ^ Gelardi, Julia, Born to Rule, p. 5
  3. ^ Buxhoeveden, Baroness Sophie, Life and Tragedy of Alexandra Feodorovna, p. 1
  4. ^ a b c Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.49
  5. ^ a b Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.50
  6. ^ King, G, The Last Empress, p.76
  7. ^ Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.45
  8. ^ King G., L'ultima zarina, Mondadori, Milano, 1997, p. 107
  9. ^ a b Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.80
  10. ^ Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.81
  11. ^ a b Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.186
  12. ^ a b c King, G, The Last Empress, p.93
  13. ^ Nikolaj Nikolaevič Romanov (1856-1929)
  14. ^ a b Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.153
  15. ^ Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.154
  16. ^ Vorres, I, The Last Grand Duchess, p.108
  17. ^ Vorres, I, The Last Grand Duchess, p.109
  18. ^ a b Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.157
  19. ^ a b Massie, R, Nicholas and Alexandra, p.158
  20. ^ Denton, C.S, Absolute Power, p.574
  21. ^ Denton, C.S, Absolute Power, p.374
  22. ^ a b Denton, C.S, Absolute Power, p. 577
  23. ^ Denton, C. S, Absolute Power, p.576
  24. ^ a b Denton, C.S, Absolute Power, p.575
  25. ^ Cowles, V., The Last Tsar, p.4
  26. ^ King, G, The Last Empress, p.213
  27. ^ King, G., The Last Empress, p.223
  28. ^ a b c King, G, The Last Empress, p. 244
  29. ^ King, G, The Last Empress, p.247
  30. ^ Tames, R., Last of the Tsars, p.52
  31. ^ Tames, R., Last of the Tsars, p.53
  32. ^ Tames, R., Last of the Tsars, p.55
  33. ^ Tames, R., Last of the Tsars, p.57
  34. ^ Van der Kiste, J & Hall, C, Once A Grand Duchess: Xenia, Sister of Nicholas II, p.121
  35. ^ a b King, G., The Last Empress, p.344
  36. ^ King, G., The Last Empress, p.345
  37. ^ King, G., The Last Empress, p.346
  38. ^ King, G., The Last Empress, p.348
  39. ^ King, G., The Last Empress, p.358
  40. ^ Massie, R., Nicholas and Alexandra, p.539
  41. ^ King, G., The Last Empress, p.361
  42. ^ Massie, R., Nicholas and Alexandra, p,540
  43. ^ Tames, R., Last of the Tsars, p.63
  44. ^ Denton, C.S., Absolute Power, p.588
  45. ^ King, G., The Last Empress, p.364
  46. ^ G. King, op. cit., pg. 406
  47. ^ Times, Londra, 15 aprile 1989
  48. ^ G. King, L'ultima zarina, Mondadori, pg. 410
  49. ^ G. King, L'ultima zarina, Mondadori, pg. 415
  50. ^ Identificazione dei resti della famiglia Romanov con analisi del DNA eseguita da Peter Gill, Central Research and Support Establishment, Forensic Science Service, Aldermaston, Reading, Berkshire, RG7 4PN, UK; Pavel L. Ivanov, Engelhardt Institute of Molecular Biology, Russian Academy of Sciences, 117984, Moscow, Russia; Colin Kimpton, Romelle Piercy, Nicola Benson, Gillian Tully, Ian Evett, Kevin Sullivan, Forensic Science Service, Priory House, Gooch Street North, Birmingham B5 6QQ, UK; Erika Hagelberg, University of Cambridge, Department of Biological Anthropology, Downing Street, Cambridge CB2 3DZ, UK - [1]
  51. ^ Van Der Kiste, J. & Hall, C., Once A Grand Duchess: Xenia, Sister of Nicholas II, p.174
  52. ^ FOXNews.com - Remains of Czar Nicholas II's Son May Have Been Found - Science News | Science & Technology | Technology News su www.foxnews.com
  53. ^ Probe reopened into death of last Russian czar
  54. ^ Lost Romanov bones "identified", BBC News, 28 settembre 2007.
  55. ^ a b c Yekaterinburg, 22 gennaio 2008 (RIA Novosti)
  56. ^ DNA Confirms Remains Of Czar's Children, AP, 30 aprile 2008.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Chad Denton, Absolute Power: The Real Lives of Europe's Most Infamous Rulers, London, W. Foulsham & Co. Ltd, 2006, ISBN 0-572-03229-3.
  • Carolly Erickson, La Zarina Alessandra, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2005, ISBN 978-88-04-52656-8.
  • (EN) Jeffrey Finestone, The Last Courts of Europe, London, J. M. Dent & Sons Ltd, 1981, ISBN 0-460-04519-9.
  • (EN) Coryne Hall, Little mother of Russia, Teaneck, Holmes & Meier Publishers, 2001, ISBN 0-8419-1421-4.
  • (EN) Coryne Hall, John Van Der Kiste, Once A Grand Duchess Xenia, Sister of Nicholas II, Phoenix Mill, Sutton Publishing Ltd, 2002, ISBN 0-7509-2749-6.
  • (EN) Greg King, The Last Empress, New York, Citadel Press Book, 1994, ISBN 0-8065-1761-1.
  • Greg King, L'ultima zarina, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1997, ISBN 88-04-45371-0.
  • (EN) Peter Kurt, Tsar: The Lost World of Nicholas and Alexandra, London, Brown and Company Ltd, 1995, ISBN 0-316-50787-3.
  • (EN) Marvin Lyons, Nicholas II The Last Tsar, London, Routledge & Kegan Paul, 1974, ISBN 0-7100-7802-1.
  • (EN) Robert Kinloch Massie, Nicholas and Alexandra, London, Pan Books, 1967, ISBN non esistente.
  • (EN) Robert Kinloch Massie, The Romanovs: The Final Chapter, New York, Ballantine Books, 1995, ISBN 0-394-58048-6.
  • (EN) Richard Tames, Last of the Tsars, London, Pan Books, 1972, ISBN 0-330-02902-9.
  • (EN) Ian Vorres, The Last Grand Duchess, 3a edizione, London, Finedawn Publishers, 1985, ISBN non esistente.

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Predecessore:
Dagmar di Danimarca
Imperatrice consorte di Russia
1 novembre 1894 – 15 marzo 1917
Successore:
Impero abolito nel 1917
Granduchessa di Finlandia
1 novembre 1894 – 15 marzo 1917
Successore:
Margherita di Prussia
come Regina di Finlandia
Predecessore -TITOLARE-
Imperatrice consorte di Russia
Successore
Impero abolito nel 1917 15 marzo 1917 - 17 luglio 1918 Vittoria Melita di Sassonia-Coburgo-Gotha

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