Pieve di San Donato in Polenta

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Pieve di San Donato in Polenta
Pieve di San Donato in Polenta
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna
Località Bertinoro
Religione Cristiana Cattolica di rito romano
Diocesi Forlì-Bertinoro
Stile architettonico romanico
Inizio costruzione IX secolo
« Forse qui Dante inginocchiossi? »
(Giosuè Carducci, La chiesa di Polenta, v.25)

La pieve di San Donato in Polenta si trova nell'omonima frazione del comune di Bertinoro, in provincia di Forlì-Cesena.

La fama della chiesa si deve a Giosuè Carducci, che spesso soleva recarsi sui colli bertinoresi che la celebrò con la poesia La chiesa di Polenta (composta nel luglio 1897 e pubblicata in Rime e ritmi), in cui il poeta rimembra l'ospitalità ricevuta da Dante Alighieri da parte di Guido da Polenta. Si narra infatti che il Sommo Poeta vi si fermasse a pregare quando era ospite dei Polentani a Ravenna. Sono testimonianza di questo episodio i numerosi stemmi di città che sono affissi sulla parete destra della chiesa e sulla canonica. Secondo la tradizione anche Francesca da Polenta Malatesta, immortalata nel quinto dell'Inferno, figlia di Guido e nata a poca distanza dalla chiesa, vi veniva a pregare.

Di fronte al sagrato, dove vi è un'erma che ricorda Carducci, tutti gli anni, nei mesi di maggio e settembre vi si tiene la lettura e commento della Divina Commedia, con professori e letterati.

Notizie storiche[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della pieve

La prima notizia storica sul tempio è contenuta in una pergamena del 24 luglio 911. Secondo gli storici le molte parti dell'edificio, quali colonne, capitelli, cripta, sono da attribuirsi alla primitiva chiesa. È poi ricordata in altri documenti risalenti al X secolo. Le citazioni della pieve divennero sempre più frequenti a partire dall'anno 1000, ma non vengono fornite descrizioni dettagliate dell'edificio nelle sue particolarità. Nei primi anni del XVIII secolo, nell'anno 1705, vennero eseguiti radicali lavori di restauro, che cambiarono pesantemente l'assetto della chiesa, come ricordato da un'epigrafe posta sull'ingresso. Ulteriori lavori di restauro vennero operati nel 1890.

La cripta

In quell'anno inoltre, il 20 settembre, venne scoperta la cripta, a cui venne operata l'attuale sistemazione. Nel 1898 si ebbero i lavori per la ricostruzione del campanile, che terminarono l'anno seguente.

Nel 1999, l'allora parroco don Guerrino denunciò lo stato di degrado della struttura, che a suo dire rischiava addirittura di crollare[1]. I danni sono stati effettivamente riscontrati, tanto che nel 2002 la Soprintendenza di Ravenna è intervenuta con il puntellamento della parete di sinistra, gonfiatasi verso l'esterno. Per rimediare ai gravi danni riscontrati è stato preparato il piano di consolidamento strutturale, messa in sicurezza e ripristino della pavimentazione interna, con una spesa preventivata di 823 000 euro.

Negli anni 2009-2012[1] si sono svolti importanti lavori di restauro, guidati dall'architetto forlivese Roberto Pistolesi. Tra i sostenitori dell'iniziativa vi fu anche il noto imprenditore Giorgio Squinzi [2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il quadro di San Donato e Santa Caterina

La pieve si presenta oggi a forma basilicale, con travature scoperte, navata centrale non sopraelevata e il tetto in continuazione con quelle laterali. Possiede colonne grosse, massicce e circolari, realizzate in mattoni e pietra, sormontate da capitelli lapidei. Questi ultimi non sono tutti simili, alcuni sono composti con semplice smussatura, altri invece riportano bassorilievi con disegni geometrici, arabeschi, figure grottesche di animali e uomini, che testimoniano la presenza di diverse arti, longobarda e bizantina. L'altare maggiore possiede un palio marmoreo, ornato da una croce latina e bassorilievi, di provenienza greca, risalente al VII secolo e restaurato nel 1960. All'interno, sulla parete di fondo, si trova un quadro che raffigura san Donato d'Arezzo e santa Caterina d'Alessandria, risalente probabilmente al 1700 e inquadrato in una cornice barocca. Venne rubato il 14 febbraio 1977 e ritrovato, con la cornice spezzata, il 21 maggio dello stesso anno, come ricordato da un foglietto posto al di sotto del quadro.

La pieve è accessibile tramite una strada costeggiata da cipressi e possiede un percorso Via Crucis, ove dalla cima si ammira un ampio panorama su Bertinoro, i colli e la pianura romagnola.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Stemmi[modifica | modifica wikitesto]

Qui alcuni degli stemmi di città presenti sulla parete destra della chiesa e sulla canonica:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ romagnaoggi.it. URL consultato il 18-10-2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bacchi G., Bacchi S. 1996. Polenta. La Pieve, la chiesa, il castello. La Mandragora, Imola.
  • Fabio Lombardi 2002, Pievi di Romagna; foto di Gian Paolo Senni. - Cesena: Il ponte vecchio. - 95 p. : ill. ; 24 cm. ((In testa al front.: Progetti CRAL Carisp Cesena. ISBN 8883122313. Pag. 63-70.
  • Vittorio Bassetti, Documenti inediti sulla pieve di Polenta (secoli XII-XIII), «Ravennatensia», XIII, pp. 171-182.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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