Piadina romagnola

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Piadina romagnola
Piadina riminese farcita
Piadina riminese farcita
Origini
Luogo d'origine Italia Italia
Regione Emilia-Romagna
Zona di produzione Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Pesaro e Urbino
Dettagli
Categoria piatto unico
Riconoscimento P.A.T.
Settore paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria, della pasticceria e della confetteria
 
Chiosco di piadina in Romagna (a Cesena)

La Piadina Romagnola[1] è un prodotto alimentare composto da una sfoglia di farina di frumento, strutto od olio di oliva, sale e acqua, che viene tradizionalmente cotta su un piatto di terracotta, detto teglia (teggia in romagnolo)[2], ma oggi più comunemente viene cotta su piastre di metallo oppure su lastre di pietra refrattaria chiamate "testo" (test in dialetto). È, per dirla con Giovanni Pascoli, «il pane, anzi il cibo nazionale dei Romagnoli»: in realtà, lo era innanzitutto per i più poveri.

Con il Regolamento 1174 del 24 ottobre 2014, pubblicato in data 4 novembre 2014 sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea è stata registrata come Indicazione Geografica Protetta la Piadina Romagnola / Piada Romagnola anche nella variante "alla Riminese". Il marchio I.G.P. è il risultato di oltre dieci anni di battaglie del «Consorzio di tutela e promozione della piadina romagnola», fondato da quattordici produttori in rappresentanza di tutto il territorio interessato.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Diverse sono le correnti sull'origine della piadina e sulla sua forma e impasto originale. Fin dagli antichi Romani ci sono tracce di questa forma di "pane". La prima testimonianza scritta della piadina risale all'anno 1371. Nella Descriptio Romandiolae, il cardinal Legato Anglico de Grimoard, ne fissa per la prima volta la ricetta: "Si fa con farina di grano intrisa d'acqua e condita con sale. Si può impastare anche con il latte e condire con un po' di strutto". I prodromi dell'odierna piada possono essere individuati anche in una focaccia a base di farina di ghianda ed altre farine povere in uso in tempi antichi nel territorio del Montefeltro.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Piada (localmente piê, pièda, pìda, pjida), da cui il diminutivo piadina, deriva da un termine italiano settentrionale piàdena "vaso", dal latino medievale plàdena o plàtena, da plathana[3], a sua volta dal greco πλάθανον pláthanon[4] "piatto lungo, teglia"[5]. La parola piada è attestata fin dal XVI secolo (Bembo, col significato di "piattello"): si tratta di un grecismo di probabile derivazione bizantina (attraverso l'Esarcato), assente nei dialetti greci dell'Italia meridionale, in greco moderno sostituito da πλαστήρι plastíri (cfr. bovese plastiri o plastrili).[3]

Usi comuni[modifica | modifica wikitesto]

Può essere mangiata come surrogato del pane per accompagnare varie pietanze nel corso del pasto.

Piadina farcita[modifica | modifica wikitesto]

Piadina rucola e squacquerone

Più spesso però viene piegata a metà e farcita in vario modo: con pezzi di salsiccia cotti alla brace o alla piastra e cipolla; con affettati vari di suino; con la porchetta; con rucola e squacquerone; con erbette o verdure gratinate; con crema gianduia, confetture o Nutella.

Cassone o crescione[modifica | modifica wikitesto]

Il cassone o cascione o crescione (in romagnolo carson o casòun) è una tipica preparazione basata sulla piadina dove la sfoglia viene farcita, ripiegata e chiusa prima della cottura. La farcitura di erba crescione, che ora è difficile da trovare, ma un tempo abbondava lungo i fossati, ne darebbe il nome: questa erba - di per sé già saporita - poteva venire ulteriormente insaporita con aglio, cipolla, o scalogno. Questa usanza deriverebbe dal largo uso che si è sempre fatto nella cucina romagnola di erbe (compresa la "bietola", ovvero le foglie della barbabietola che si raccoglievano per diradarne la coltura)

Oggi le farciture più comuni, con variazioni da luogo a luogo, sono: alle erbe, chiamato anche 'cassone verde', (può trattarsi di spinaci e/o bietole, e nel riminese anche 'rosole' (papaveri) macerate nel sale), con o senza ricotta e formaggio grattugiato; con una base di mozzarella e pomodoro abbinata o meno con salumi, e chiamato anche 'rosso'; con zucca e patate, spesso arricchite di salsiccia o pancetta..

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Commercializzata fresca, realizzata sul momento, in appositi chioschi anche detti piadinerie diffusi in tutta la Romagna, è possibile trovarla anche confezionata precotta presso la grande distribuzione. I chioschi della piadina sono colorati a bande verticali, con colori standardizzati per varie località romagnole[6].

A seconda della zona di preparazione ci sono alcune differenze tra piadina e piadina, per quanto riguarda la forma e la consistenza. Nel ravennate e nel forlivese è spessa e soffice, mentre nel riminese è più sottile e di diametro leggermente maggiore.
Pur essendo tipica della Romagna, è ormai conosciuta in tutta l'Italia ed all'estero.

Nel 2013 ne sono state prodotte 61mila tonnellate.[7]

Poesie e canzoni sulla piadina[modifica | modifica wikitesto]

  • La Piada di Giovanni Pascoli
  • La Piè (Il pane dei poveri) di Marino Moretti
  • Burdèla campagnola, canzone in dialetto romagnolo di Secondo e Raoul Casadei dedicata alla piadina: "... oh bèla fiola, zira la pida, st'atenti che l'an's brousa, la pida rumagnola...".
  • «La piê» è anche il nome della rivista culturale fondata da Aldo Spallicci nel dicembre 1919. Tutt'oggi esistente, è considerata la più prestigiosa rivista di cultura romagnola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In dialetto riminese piada.
  2. ^ Il luogo di produzione delle teglie in terracotta più rinomato è Montetiffi di Sogliano al Rubicone.
  3. ^ a b Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950-57.
  4. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979.
  5. ^ Franco Montanari, Vocabolario della lingua greca, Torino, Loescher, 1995.
  6. ^ Ad esempio, a Forlì e a Cesena sono bianchi e rossi, a Ravenna bianchi e verdi.
  7. ^ È la piadina solo se è prodotta in Romagna in Il Nuovo Diario-Messaggero, 29 novembre 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]