Museo nazionale di Ravenna

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Coordinate: 44°25′15.42″N 12°11′45.67″E / 44.42095°N 12.19602°E44.42095; 12.19602[1]

Museo nazionale di Ravenna
La sede del Museo
La sede del Museo
Tipo Archeologia, Antiquariato
Indirizzo Via Fiandrini, Ravenna, Italia
Sito Sito del museo

Il Museo nazionale di Ravenna è un museo istituito a Ravenna, che conserva materiale archeologico, reperti lapidei di varie epoche e oggetti d'arte (bronzetti, avori, icone, armi, ceramiche).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nucleo più antico delle raccolte museali va ricondotto al collezionismo erudito dei monaci camaldolesi di Classe, in particolare per opera di Pietro Canneti. Con la soppressione degli ordini religiosi, i numerosi oggetti di interesse artistico, antiquario e naturalistico del monastero di Classe passarono in proprietà del Comune, che nel 1804 fondò il Museo Classense Municipale.

Fra gli anni 1884 e 1885 i materiali museali, nel frattempo arricchitisi con i ritrovamenti effettuati nel territorio circostante la città, vennero riorganizzati dallo scultore Enrico Pazzi e sistemati nel monastero e nella chiesa di San Romualdo. Divenuto statale nel 1887, nel 1913 il museo fu trasferito negli ambienti e nei chiostri dell'antico monastero benedettino di San Vitale.

Le collezioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Lapidario. I reperti lapidei formano un'ampia raccolta di sculture di epoca romana, paleocristiana, bizantina, romanica, gotica, rinascimentale e barocca. Fra i pezzi più significativi si segnalano: il sarcofago paleocristiano della traditio legis, una ricca serie di capitelli di età bizantina, il bassorilievo con la cosiddetta "apoteosi di Augusto" (frammento di un altare monumentale risalente alla metà del I secolo) e la stele funeraria di Publio Longidieno, sulla quale il defunto, carpentiere della flotta, appare intento al lavoro con un'ascia.
  • Bronzetti e placchette. La collezione comprende bronzetti di epoca medievale, rinascimentale e moderna. La sezione è aperta da un significativo acquamanile a forma di quadrupede risalente al XIII secolo e proveniente dall'area germanica settentrionale. Seguono alcuni bronzetti di produzione padovana, veneziana e fiorentina, nonché di scuola tedesca e islamica: da segnalare un Marco Aurelio a cavallo attribuibile a Severo Calzetta da Ravenna e un Vecchio satiro con vaso di Andrea Briosco. Le placchette offrono infine un panorama di oggetti destinati agli usi più svariati: ornamenti di abiti, decorazioni per armi, oggetti di devozione. Degna di nota è la serie di placchette ispirata alle Fatiche di Ercole, del Moderno.
  • Materiale archeologico. Oltre ad alcuni oggetti risalenti all'età del bronzo (in particolare ceramiche e armi), il museo raccoglie materiali ceramici dell'epoca etrusca, nonché una serie di oggetti (vetri, lucerne, ceramiche) del periodo tardo-romano e bizantino. Fra le sculture presenti, una testa di Tyche turrita e un sarcofago da bambino, decorato con bassorilievi, proveniente da Roma.
  • Avori. La collezione di oggetti in avorio e osso comprende numerose opere databili dall'epoca paleocristiana a quella barocca. Il pezzo più significativo è il cosiddetto Dittico di Murano, realizzato in Egitto all'inizio del VI secolo: si tratta della parte anteriore della copertura di un evangeliario, finemente intagliata a bassorilievo. Nella parte centrale appare il Cristo in trono fra quattro apostoli; subito sotto è raffigurato l'episodio dei tre giovani ebrei gettati nella fornace (Daniele 3,1-90). Ai lati, quattro miracoli di Gesù: la guarigione del cieco, la liberazione dell'indemoniato, la resurrezione di Lazzaro e la guarigione dello storpio. In basso, alcuni episodi della vicenda di Giona.
  • Icone. La collezione è formata da quasi duecento dipinti su tavola, appartenenti soprattutto alla maniera cosiddetta "cretese-veneziana". Con questa espressione ci si riferisce alla pittura fiorita sulle coste adriatiche e sulle isole ioniche fra il XV e il XVII secolo, caratterizzata dall'incontro delle tradizioni orientali con alcuni aspetti dell'arte italiana, in particolare veneta. Le tavole presenti nel museo sono suddivise per iconografia e rappresentano principalmente la Vergine col Bambino (Glycophilousa, Odighitria, Galaktotrophousa). La raccolta comprende inoltre anche alcuni dipinti di soggetto religioso di varie scuole locali italiane del Tre e Quattrocento, fra cui un frammento di Crocifisso e santi di Paolo Veneziano.
  • Armi e armature. La raccolta di armi e armature venne data in deposito al Museo nazionale nel 1924 da parte della locale Accademia delle Belle Arti. Essa comprende armi bianche, armi da fuoco, armature e armi da difesa, databili per la maggior parte dal XV al XVII secolo. Da segnalare in particolare: una rara brigantina con ribattini dorati, un elmetto da incastro attribuibile all'armaiolo Desiderius Helmschmied e una mensa ottomana in cuoio.
  • Ceramiche. La collezione è organizzata in tre sezioni. La prima sezione comprende esemplari in maiolica e ceramica istoriata spagnoli, derutesi, faentini, forlivesi e urbinati, quasi tutti cinquecenteschi, nonché alcuni pezzi di Castelli risalenti alla metà del Seicento. Uno degli oggetti più riccamente decorati è un grande boccale faentino che presenta una scena sacra sul fronte (l'adorazione dei pastori) e una scena mitologica sul retro (Ercole che combatte il leone Nemeo). La seconda sezione raccoglie le ceramiche da farmacia, con pezzi a partire dal XV secolo. La terza sezione, infine, è costituita da ceramiche ravennati, i cui esemplari più antichi risalgono al XIV secolo.
  • Monete. La collezione comprende monete romane (repubblicane e imperiali), tardo-romane e bizantine (fra le quali un solido di Teodosio e vari pezzi del periodo giustinianeo) e medievali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Coordinate prese da OpenStreetMap.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Maria Iannucci, Luciana Martini, Museo nazionale, Ravenna, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1993. ISBN 978-8824004275.
  • Luciana Martini, Cinquanta capolavori nel Museo nazionale di Ravenna, Ravenna, Angelo Longo Editore, 1998. ISBN 978-8880631903.

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