Mausoleo di Galla Placidia

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Coordinate: 44°25′16″N 12°11′49″E / 44.421111°N 12.196944°E44.421111; 12.196944

Mausoleo di Galla Placidia
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna
Località Ravenna
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
Stile architettonico paleocristiano
Completamento Prima metà del V secolo
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Monumenti paleocristiani di Ravenna
(EN) Early Christian Monuments of Ravenna
Soffitto Galla Placidia Ravenna.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il Mausoleo di Galla Placidia risalente alla prima metà del V secolo, dopo il 425, si trova a Ravenna, poco distante dalla basilica di San Vitale.

La sua identificazione funzionale con un edificio funebre e quella della sua committente, l'imperatrice Galla Placidia, sono ampiamente diffuse in ambiente accademico, ma non vi è certezza di nessuna delle due: l'edificio potrebbe essere stato una semplice cappella pertinente alla chiesa di Santa Croce, cui era collegata con un nartece poi andato distrutto, come un martyrium o un oratorio.[1]

Il mausoleo è inserito, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, all'interno del sito seriale "Monumenti paleocristiani di Ravenna".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione Galla Placidia, figlia di Teodosio, reggente dell'Impero romano d'Occidente per il figlio Valentiniano III, avrebbe fatto costruire questo mausoleo per sé, il marito Costanzo III e il fratello Onorio. Tale tradizione non è confermata da dati documentari ed è riportata come tradizione orale da Agnello Ravennate nel suo Liber pontificalis ecclesiae ravennatis. Quasi certamente non fu comunque utilizzato come mausoleo di Galla Placidia, poiché le fonti riportano come essa morì e fu sepolta a Roma nel 450 dove ancora oggi sembra riposino le sue spoglie all'interno della cappella di Santa Petronilla sotto la basilica di San Pietro.

Secondo un'altra versione invece, probabilmente una leggenda, la salma di Galla, imbalsamata per sua espressa volontà, sarebbe stata riportata a Ravenna e collocata in un sarcofago nel Mausoleo dove, per più di un millennio, la si sarebbe potuta osservare attraverso una feritoia finché un giorno, nel 1577, un visitatore disattento, per vedere meglio, avrebbe avvicinato troppo la candela alle vesti dell'imperatrice, mandando tutto a fuoco.[2]

Tuttavia è generalmente accettato che la costruzione sia un mausoleo imperiale annesso alla chiesa di Santa Croce,[3] secondo un modello documentato sia a Roma (Mausoleo di Santa Costanza) che a Costantinopoli. Infatti l'edificio, in origine era collegato con un portico, ora perduto, alla chiesa[4] della quale oggi rimangono pochi resti.

In seguito fu probabilmente un oratorio dedicato a san Lorenzo e ai santi Nazario e Celso.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Pianta del mausoleo

La pianta del piccolo edificio presenta una forma irregolare e a croce latina, poiché il braccio longitudinale dell'ingresso è leggermente più lungo degli altri. Le irregolarità nei bracci sono forse da attribuire alla presenza in antico di altri edifici circostanti.

Esternamente l'edificio ha un paramento in semplice laterizio con la cupola nascosta da un tiburio a base quadrata, che si sopraeleva sulla copertura a tetto a due spioventi dei quattro bracci. Anche qui come in altri monumenti ravennati, la subsidenza ha abbassato di molto la struttura originaria, che oggi appare con il soffitto dei bracci a meno di due metri dal suolo. L'esterno dell'edificio è estremamente sobrio. Le poche decorazioni concesse sono la pigna posta sulla sommità,[5] la cornice e le arcate cieche apparentemente prive dello zoccolo di base (l'edificio è interrato per circa un metro e mezzo), che movimentano le pareti ad eccezione del braccio settentrionale lì dove si apre l'ingresso, e il fregio posto sopra il portale d'ingresso, raffigurante due felini che si affrontano ai lati di un cratere a volute, tra rami di vigna carichi di grappoli d'uva.[6]

L'interno è decorato da un ciclo di mosaici, fra i più antichi della città, che, anche grazie ai costanti restauri operati nei secoli scorsi, oggi si presentano estremamente ben conservati. Poiché Galla Placidia soggiornava frequentemente a Costantinopoli, si potrebbe ritenere che l'artista incaricato di questi mosaici fosse bizantino. Forse è più corretto pensare ad una partecipazione di maestranze di diversa provenienza, perché la volumetria realistica delle figure di san Lorenzo (lunetta di fondo) e del Buon Pastore (sopra l'ingresso del sacello) rimanda più a un ambito romano-occidentale che alle figure ieratiche e ai volumi privi di consistenza dello stile bizantino-orientale. Alla fine dei bracci si trovano tre sarcofagi in marmo, di epoca romana quello del braccio centrale, del IV e V secolo i due posti nei bracci laterali.

La cupola centrale domina lo spazio interno, affiancata sui lati da quattro lunette; altre tre lunette si trovano alle estremità dei bracci, mentre le volte a botte dei bracci sono coperte da un tappeto stilizzato di fiori a sfondo azzurro. La rappresentazione escatologico-apocalittica del sepolcro cristiano non è in asse con l'ingresso dell'oratorio che è nella direttrice nord-sud, ma è in asse con l'orientazione cristiana , in quanto la croce ha la testa verso occidente e il piede verso oriente; la croce quindi va da oriente ad occidente come Cristo sole di giustizia e di redenzione.[7]. La cupola infine, non è visibile dall'esterno poiché è coperta da un tiburio. Essa appare quindi come un modesto torrioncino parallelepipedo.

Mosaici[modifica | modifica sorgente]

La cupola è dominata dalla Croce in una volta di stelle di grandezza decrescente verso l'alto, su sfondo blu, secondo un modello che durerà per tutto il Medioevo. La rappresentazione del cielo notturno continua senza soluzione di continuità verso i quattro pennacchi dove viene rappresentato il tetramorfo: i simboli sono nel testo di Ezechiele (1, 10; 1, 26) e nell'Apocalisse (4), non ancora però simboli degli evangelisti, un'assimilazione iconografica che avverrà solo nel VI secolo. Le lunette della cupola presentano coppie di Santi e di Apostoli, con le braccia alzate in adorazione verso il centro ideale dell'edificio, la Croce. Tra gli Apostoli si distinguono san Pietro con la chiave sulla sinistra e, di fronte a lui, san Paolo. Le colombe, sul prato tra gli Apostoli, simboleggiano le anime.

Al centro si aprono le finestre, coperte con lastre translucide di alabastro; anche la luce, come in tutta l'arte ravennate, rivestiva qui un ruolo simbolico di rappresentazione di Dio.

Nella lunetta sopra l'ingresso si trova una raffigurazione del Buon Pastore (simbolo del Cristo), imberbe seduto su una roccia e circondato da pecore che si rivolgono tutte verso di lui in un prato idilliaco squillante di tessere verdi (ai lati del Buon Pastore i due gruppi di pecorelle sono disposti secondo una struttura a chiasmo). Si tratta di una delle prime testimonianze di questo soggetto iconografico in sede monumentale (molto comune invece era nelle catacombe), influenzato dalla tradizione classica del mito di Orfeo. Particolare però è che qui il Pastore vesta tunica e mantello, cioè abiti di tipo imperiale, attestando un comune schema di assimilazione delle caratteristiche iconografiche dell'imperatore a quelle del Cristo.

Nella lunetta opposta San Lorenzo sulla graticola entra correndo dalla destra, recando una larga Croce sulla spalla, mentre con l'altra mano regge un libro aperto su cui è espressa una scrittura recante tanti quadratini staccati l'uno dall'altro: è la scrittura ebraica. Egli si rivolge alla graticola sul pavimento e a un armadietto che contiene i Vangeli i quali sono simboli della Fede. Il santo è rappresentato mentre si avvicina al martirio (festinat ad martyrium si leggeva spesso nei racconti agiografici). La raffigurazione, invero singolare, è stata a lungo identificata con quella del santo martirizzato sulla graticola, anche per il culto di cui era onorato a Ravenna. È stato anche proposto tuttavia che non si tratti di San Lorenzo bensì del Cristo, pettinato alla siriana, che indica i quattro Vangeli come simbolo della Verità, mentre sulla graticola bruciano libri eretici [8]. Nelle lunette laterali sono collocati cervi fra tralci di arbusti (soggetto iconografico derivato da un passo del Salmo XLII (1-2): come la cerva assetata cerca un corso d'acqua, anch'io vado in cerca di te, di te, mio Dio). Sono presenti pure colombe che bevono alla fonte (simbolo delle anime cristiane che si abbeverano alla grazia divina).

Le volte a botte e gli archi sono riccamente decorati con festoni di fiori e frutta e intrecci geometrici.

Nel sacello stanno tre sarcofagi di età tardo-antica.

I mosaici, perfettamente compenetrati con l'architettura dell'edificio, sono opera di artisti di area ellenico romana.[9]

Galleria di immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ West, p. 5.
  2. ^ Indro Montanelli e Roberto Gervaso L'Italia dei secoli bui, Rizzoli 1965, p. 105
  3. ^ Paolo Piva (a cura di), L'arte medievale nel contesto - 300-1300: funzioni, iconografia, tecniche, Editoriale Jaca Book, Milano 2006, ISBN 978-88-16-40635-3
  4. ^ La citta' di Ravenna: GALLA PLACIDIA
  5. ^ West, p. 14.
  6. ^ West, pp. 14-15.
  7. ^ Ravenna e provincia, Guide d'Italia, Touring Club Italiano, pag.41
  8. ^ Clementina Rizzardi, I mosaici parietali di Ravenna da Galla Placidia a Giustiniano, in Venezia e Bisanzio. Aspetti della cultura artistica bizantina da Ravenna a Venezia (V - XIV secolo), Venezia, 2005, p. 240
  9. ^ Giuseppe Bovini, Ravenna arte e storia, Longo editore, 2006, pag. 12 e sgg.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lisa Onontiyoh West, Re-evaluating The Mausoleum of Galla Placidia, tesi di laurea presso la Louisiana State University, 2006.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]