Nymphaea alba

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Ninfea comune
Nymphaea alba ENBLA01.JPG
Nymphaea alba
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Nymphaeales
Famiglia Nymphaeaceae
Genere Nymphaea
Specie N. alba
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
Ordine Nymphaeales
Famiglia Nymphaeaceae
Nomenclatura binomiale
Nymphaea alba
L., 1753
Nomi comuni

Ninfea bianca
Carfano

La ninfea comune (Nymphaea alba L., 1753) è una pianta acquatica della famiglia delle Nymphaeaceae, diffusa nelle acque dolci di tutta Europa.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Nymphaeaceae non è numerosa, insieme alla famiglia delle Cabombaceae comprende 6 generi con 68 specie[1]; mentre il genere Nymphaea comprende circa 50 specie a distribuzione cosmopolita, preferendo comunque climi temperato-caldi delle regioni extra-tropicali dell'emisfero boreale. Nella flora spontanea italiana è presente una sola specie: quella di questa scheda.

La classificazione tassonomica della specie di questa scheda è in via di definizione in quanto fino a poco tempo fa sia il genere (Nymphaea) che la famiglia (Nymphaeaceae) appartenevano all'ordine Nymphaeales (secondo la classificazione ormai classica di Cronquist), mentre ora con i nuovi sistemi di classificazione filogenetica (Classificazione APG II) discende direttamente dal clade delle angiosperme in quanto la genesi di questa specie viene ritenuta parallela a quella del resto delle angiosperme.

All'interno del genere abbiamo una struttura gerarchica (in Sezioni e Sottogeneri) abbastanza complessa. La specie Nymphaea alba appartiene alla sezione Syncarpiae caratterizzata dall'avere i carpelli completamente fusi insieme (l'altra sezione Apocarpiae è caratterizzata viceversa da un ovario formato da carpelli liberi); all'interno della sezione appartiene al sottogenere Castalia (termine introdotto dal botanico Salisbury nel 1805)[2].

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Nymphaea alba L. fo. csepelensis Soo (1973)
  • Nymphaea alba L. fo. limosa Soo
  • Nymphaea alba L. subsp. alba : le serie interne degli stami hanno i filamenti più stretti della rispettiva antera; lo stimma è piano. È la sottospecie più diffusa.
  • Nymphaea alba L. subsp. candida (C. Presl) Korsh. (sinonimo = Nymphaea candida C. Presl)
  • Nymphaea alba L. subsp. minoriflora (Simonk.) Asch. et Gr. : le serie interne degli stami hanno i filamenti larghi come la rispettiva antera; lo stimma è concavo. È molto rara e si trova in alcune zone del Piemonte.
  • Nymphaea alba L. subsp. occidentalis (Ostenf.) Hyl.
  • Nymphaea alba L. var. kashmiriana Hook. f. & Thomson (sinonimo = Nymphaea candida C. Presl)
  • Nymphaea alba L. var. melocarpa Casp.
  • Nymphaea alba L. var. minor DC. (1821)
  • Nymphaea alba L. var. occidentalis Ostenf.
  • Nymphaea alba L. var. oligostigma Casp. (sinonimo = Nymphaea candida C. Presl)
  • Nymphaea alba L. var. oocarpa Casp. (sinonimo = Nymphaea candida C. Presl)
  • Nymphaea alba L. var. rosea C. Hartm. (sinonimo = Nymphaea alba var. rubra Lonnr.)
  • Nymphaea alba L. var. rubra Lonnr.
  • Nymphaea alba L. var. semiaperta Schmalh. (1895)

Alcuni Autori[3] non riconoscono le due sottospecie europee alba e minoriflora e le includono nella specie principale.

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Con la specie Nymphaea candida C. Presl la pianta di questa scheda forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Nymphaea alba x candida (sinonimo = Castalia x intermedia Ledeb.)

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Castalia alba (L.)Wood. (1806)
  • Leuconymphaea alba (L.) Kuntze (1891)
  • Nymphaea alba Walter (1788)
  • Nymphaea alba Turcz. (1842)
  • Nymphaea alba Nutt. (1818)
  • Nymphaea alba Patrin ex Bunge
  • Nymphaea minoriflora (Simonk.) E.D.Wissjul.
  • Nymphaea occidentalis (Ostenf.) Moss


Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Nymphaea) deriva dal vocabolo arabo nenufar (derivato a sua volta dal persiano "loto blu"). Ad introdurlo nella nomenclatura botanica è stato il medico, botanico e teologo tedesco Otto Brunfels (Magonza, 1488 – Berna, 25 novembre 1534) nel 1534[4].

Il nome specifico (alba) si riferisce alla colorazione del fiore.

Il binomio scientifico attualmente accettato (Nymphaea alba) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

In lingua tedesca questa pianta si chiama Weiße Seerose; in francese si chiama nymphéa blanc oppure nénufar blanc; in inglese si chiama white water-lily.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta

È una pianta acquatica che vive di preferenza nelle acque ferme o a lento decorso, è radicante e perenne, ed è particolarmente resistente che si propaga con facilità (in certi casi viene considerata invasiva). In realtà è più palustre che acquatica in quanto è una specie che può sopportare facilmente abbassamenti temporanei del livello dell'acqua. L'altezza media di queste piante va da 20 a 200 cm (considerando ovviamente anche la porzione sommersa). La forma biologica della specie è idrofita radicante (I rad); ossia sono piante acquatiche perenni le cui gemme si trovano sommerse o natanti e hanno un apparato radicale che le ancora al fondale. Molte caratteristiche avvicinano questa pianta alle Monocotiledoni.

Radici[modifica | modifica sorgente]

La profondità della pianta in acqua (e quindi le radici) può arrivare ad oltre un metro; le radici sono fissate sul fondo fangoso. Generalmente scaturiscono dal fusto subacqueo in posizione opposta ad ogni inserzione fogliare.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: (in questo casi si tratta della parte sommersa) il fusto è carnoso, rizomatoso quasi tuberoso e poco ramificato e non di tipo stolonifero. Questo fusto è diverso dai fusti aerei delle piante terrestri in quanto non deve sostenere nessun peso; di conseguenza le parti legnose sono minime a favore dei tessuti aeriferi. Infatti questi fusti (come anche i piccioli e i peduncoli) sono percorsi da ampi canali aeriferi (per assicurare il galleggiamento) alle cui pareti sono immersi numerosi minuti cristalli di ossalato di calcio. In genere i fusti risultano flaccidi ma tenaci. La superficie è segnata dalle cicatrici dei piccioli delle annate precedenti. Diametro del rizoma 5 – 7 cm.
  • Parte epigea: praticamente è assente.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie
Località : Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzoni", Pian Cansiglio, Tambre d'Alpago (BL), 1000 m s.l.m. - 08/06/2008
Nuova foglia emergente

Le foglie sono ampie e di consistenza coriacea e lamina piana e peltata con picciolo inserito a 1/3 della lamina in una insenatura stretta e profonda. Sono galleggianti, la forma è più o meno rotonda (o cordata) ad orecchie basali acute. La lunghezza del picciolo è in funzione della profondità dell'acqua. Generalmente sono distese e ricoprono vaste aree, ma a volte possono trovarsi anche in posizione semi-eretta e quindi parzialmente emergenti. Le due pagine (quella sopra e quella sotto) hanno ovviamente strutture anatomiche diverse interfacciando due elementi completamente differenti (aria e acqua). La lamina superiore è protetta da uno strato ceroso (questo per non essere bagnata, così l'acqua scivola via senza bloccare le aperture aerifere) e cosparsa da diversi stomi per lo scambio appunto aerifero. La lamina inferiore invece contiene antocianina (per questo è purpurea). L'antocianina è una glucoside privo di azoto che ha la funzione di convertire i raggi luminosi del sole in calore[5][6]. In questo modo anche la parte inferiore della foglia collabora ad incrementare i processi metabolici di tutta la foglia. Le foglie hanno delle nervature che si irradiano dal nervo centrale e in corrispondenza del margine della foglia si sdoppiano più volte a 90°. Ogni pianta con le sue foglie può occupare un'area di circa 150 cm di diametro. Diametro delle foglie: 10 – 30 cm.

Lo sviluppo di queste è foglie è molto particolare: infatti crescono dritte dal fondale verso la superficie con le due semi-lamine arrotolate su se stesse dall'esterno verso la nervatura centrale della foglia; al momento opportuno si srotolano dispiegandosi completamente sulla superficie dell'acqua. Le foglie nascono dal rizoma sottostante in ordini spiralato-alterni e si possono dividere in tre tipi (dimorfismo fogliare)[7]:

  • (1) foglie sommerse sottili e fragili con bervi piccioli;
  • (2) foglie galleggianti (spesse e coriacee) con la maggioranze degli organi disposti sulla pagina superiore (stomi e cellule a palizzata assimilatrici);
  • (3) foglie dalla struttura normali, sempre in superficie, spesse e coriacee, e con stomi anche sulla pagina inferiore.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

I fiori
Località : Orto Botanico Conservativo Carlo Spegazzini (TV) - 15/06/2007

L'infiorescenza è formata da grandi fiori natanti generalmente solitari. La lunghezza del peduncolo, a sezione rotonda, è in funzione della profondità dell'acqua. I fiori durano a lungo e si aprono durante il giorno solo a cielo sereno: l'apertura inizia verso le ore 11 e raggiunge il massimo splendore tra le ore 14 e 15 del primo pomeriggio quando l'aria è più calda.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Gli stami
Località : Giardino Botanico Alpino "Giangio Lorenzoni", Pian Cansiglio, Tambre d'Alpago (BL), 1000 m s.l.m. - 05/07/2007

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, polipetali (con un numero imprecisato di petali), spirociclici (i petali sono a disposizione spiralata/ciclica[8]), in genere tutti gli altri elementi del fiore (calice e componenti riproduttivi) sono a disposizione spiralata. Il perianzio è ipogino. Il colore del fiore è bianco puro (raramente roseo). I fiori sono profumati. Diametro dei fiori 10 – 12 cm.

* K 4, C molti A molti, G 8-molti (semi-infero) [9]
Transizione dai petali agli stami
  • Corolla: la corolla si compone di diversi petali (da 15 a 30). La posizione dei petali sul ricettacolo non è a fossetta alla base, ma sono inseriti a diverse altezze a spirale sull'ovario (in realtà l'inserzione è sempre esterna al ricettacolo). I petali diminuiscono progressivamente di grandezza verso il centro-interno del fiore e si tingono sempre più di giallo. Gli ultimi petali si presentano talmente contratti che possono essere configurati come dei filamenti staminali completamente gialli; in questo modo il fiore delle “ninfee” riesce a mette bene in evidenza tutta le struttura di passaggio e relative morfologie dai sepali verdi-bianchi fino all'androceo-gineceo (parte più interna e centrale del fiore). Contemporaneamente la porzione distale del petalo produce inoltre del tessuto sporigeno fertile (strato anterifero generatore del polline[11]) in modo gradualmente sempre più consistente verso il centro. Lunghezza dei petali 3 – 5,5 cm.
  • Androceo: gli stami, gialli sono numerosi e in posizione quasi epiginea. Quelli esterni sono petaloidi (vedere la descrizione della corolla), mentre quelli interni hanno dei brevi filamenti, appena più stretti delle antere; questi ultimi inoltre sono i primi a maturare. Vi è quindi quasi una transizione graduale e senza soluzione di continuità tra i petali e gli stami. La forma delle antere è lineare-allungata. Sono connate al filamento (organo di sostegno all'antera stessa) ed hanno due logge a deiscenza longitudinale.
  • Fioritura: da giugno a agosto (fino a settembre a quote e latitudini più basse).

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una bacca globosa, coriacea e spugnosa a deiscenza irregolare. Sulla sua superficie sono presenti delle caratteristiche cicatrici dovute alla caduta dei petali e degli stami che non sono persistenti, mentre all'apice è coronato da ciò che rimane degli stili. La particolarità di questo frutto è che la sua maturazione avviene sott'acqua, immerso nel fondo fangoso. Infatti a fine fioritura il frutto cade nell'acqua e il tessuto assiale di protezione si stacca in più parti dai carpelli liberi, in questo modo i numerosi semi, ellissoidi, lisci e provvisti di albume, contenuti nel frutto hanno la via libera per la disseminazione[13]. Dimensione del frutto 2,5 – 3 cm. Dimensione dei semi 2 – 3 mm.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[14]:

Formazione : delle comunità acquatiche natanti o sommerse
Classe : Potametea pectinati
Ordine : Potametalia pectinati
Alleanza : Nymphaeion albae

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: tannini, resine, glucosidi e alcaloidi vari (nupharine e nymphaeine).
  • Proprietà curative: secondo la medicina popolare queste piante vengono usate in quanto dotate delle seguenti proprietà medicinali: cardiotoniche (regola la frequenza cardiaca), antiinfiammatorie (attenua uno stato infiammatorio), emollienti (risolve uno stato infiammatorio), sedative (calma stati nervosi o dolorosi in eccesso) e astringenti (limita la secrezione dei liquidi).
  • Parti usate: i fiori e il rizoma subacqueo.

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

Queste piante decorano perfettamente i giardini acquatici tanto che è impensabile vederne uno senza la preziosa presenza delle “ninfee”. Questo naturalmente ha spinto tantissimi specialisti a creare una moltitudine di ibridi o cultivar per il mercato dei fiori da giardino. È una pianta valida anche nella produzione come fiore reciso.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

In Finlandia e in certe zone della Russia questa pianta trova degli utilizzi eduli (i fusti subacquei) anche se contenendo diversi tannini risultano piuttosto amari[15].

Notizie culturali[modifica | modifica sorgente]

Il nome di questo fiore è collegato a diversi racconti e storie di civiltà antiche. La mitologia greca annovera molte ninfe. Questo nome deriva dal greco antico (“νύμφη”) e significa "giovane fanciulla". Le ninfe il più delle volte sono delle semi-divinità della natura.
Si dice che le ninfe fossero figlie di Zeus o Urano e che i loro miti fossero legati a divinità come ad esempio Artemide, Apollo o Poseidone. Generalmente vengono rappresentate, come attraenti fanciulle, vergini in età da marito. Il termine è anche legato con il verbo latino nubere (= prendere marito).

Famosa tra le ninfe è Euridice, moglie di Orfeo, oppure Eco, la ninfa del monte Elicona.

Anche in tempi più recenti il fiore di questa scheda è stata fonte di varie ispirazioni artistiche. Nella pittura impressionista famoso è il quadro Ninfee realizzato nel 1918 dal pittore francese Claude Monet.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 799
  2. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 108
  3. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - pag. 118
  4. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 107
  5. ^ Musmarra, op. cit., pag. 121
  6. ^ Strasburger, op. cit., vol. 1 - pag. 342
  7. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 108
  8. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - pag. 28
  9. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 23 settembre 2009.
  10. ^ Musmarra, op. cit., pag. 1165
  11. ^ Musmarra, op. cit., pag. 1145
  12. ^ Strasburger, op. cit., pag. 800
  13. ^ Strasburger, op. cit., pag. 800
  14. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - pag. 118
  15. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 110

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 107.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 274, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 118.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 779, ISBN 88-7287-344-4.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]