Battistero Neoniano

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Battistero Neoniano
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Ravenna-Stemma.png Ravenna
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
Stile architettonico bizantino
Completamento V secolo
Sito web http://www.ravennamosaici.it/
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Monumenti paleocristiani di Ravenna
(EN) Early Christian Monuments of Ravenna
Soffitto Battistero Neoniano.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Vasca battesimale

Il Battistero Neoniano, detto anche degli Ortodossi, è un battistero presente a Ravenna risalente al V secolo e prende il nome dal vescovo Neone che ne ha fatto proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso (†ca. 396). L'appellativo degli ortodossi va invece inteso secondo il significato dell'epoca, che intendeva i cristiani della "retta" dottrina in contrapposizione all'eresia ariana.

Il battistero è inserito, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, all'interno del sito seriale "Monumenti paleocristiani di Ravenna".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Con il passaggio della sede vescovile da Classe a Ravenna alla fine del IV secolo, venne iniziata una nuova cattedrale, la Cattedrale Ursiana (dal nome del vescovo Orso Ursus), della quale sopravvivono pochi resti inglobati nell'attuale duomo di Ravenna e nell'attiguo Museo arcivescovile.

Il Battistero venne avviato nei primissimi anni del V secolo e terminato verso il 450 circa. Neone, nel 458 circa, vi intervenne con importanti opere strutturali, e in particolare con la costruzione della cupola che venne decorata con ricchi mosaici ancora oggi visibili.

Per via della subsidenza tipica di Ravenna oggi è interrato di circa 2 metri; in pianta presenta la forma ottagonale, secondo la numerologia che associava l'otto con la resurrezione, essendo la somma di sette, il tempo, più uno, Dio. Esternamente ha un semplice rivestimento in laterizio, nel quale le absidiole sono del X secolo, mentre le lesene e arcate cieche risalgono alla costruzione originaria e furono riprese da modelli settentrionali (cfr. la basilica di Costantino a Treviri o la basilica di San Simpliciano a Milano).

Una vecchia tradizione, priva di fondamento storico, vuole che l'edificio fosse costruito sopra il calidarium delle antiche terme romane.

Il soffitto, originariamente piano, venne sostituito da una cupola (alleggerita da tubi fittili) su iniziativa di Neone, il quale fece provvedere anche alla decorazione a mosaico. Anche le pareti vennero decorate all'epoca e presentano al piano inferiore archi ciechi su colonnine, al cui interno sono poste lastre di porfido e marmo verde all'interno di riquadri geometrici; l'archivolto è occupato da mosaici; nel registro superiore si ripresentano gli stessi archetti, ma che contengono a loro volta tre archetti minori ciascuno, con quello centrale che è occupato da una finestra, mentre i due laterali sono decorati da stucchi dei sedici profeti maggiori e minori (uno sciagurato restauro dei primi del Novecento credendo che si trattasse di aggiunte posteriori li rimosse, ma ci si accorse poi con rammarico che erano invece originali del V secolo, per cui oggi se ne ammira solo delle ricostruzioni); al di sopra degli archetti si trovano affreschi con tralci di vite, pavoni ed altri simboli. Il capolavoro più importante qui custodito è però il mosaico del soffitto, dove entro tre anelli concentrici sono rappresentati vari soggetti:

  1. L'anello esterno, a fondo azzurro, presenta una serie di finte architetture tripartite, con una nicchia o esedra al centro di ciascuna, affiancata da due strutture portate da quattro colonne ai lati, che creano un effetto di alternanza tra concavo e convesso; queste specie di "quinte teatrali" si trovano nell'arte romana, per esempio già negli affreschi di Pompei; al centro delle nicchie si trovano altari per la messa o troni vuoti con le insegne di Cristo (l'etimasia).
  2. La seconda fascia è la più interessante e presenta i dodici apostoli su sfondo azzurro, con le vesti (toga e pallio) alternate nei colori bianco e oro, e con in mano delle corone da offrire al Cristo. Le immagini presentano ancora una notevole consistenza plastica e un senso di movimento, che testimoniano gli ininterrotti rapporti con l'ambiente romano; contemporaneamente indice di rapporti con il mondo bizantino sono la vivace policromia, la monumentalità e la ieraticità delle figure. Gli apostoli sono intervallati da candelabre e dal cerchio superiore pendono drappi bianchi che visti dal basso formano la forma di una corolla di un fiore. Tra i riti preparatori al battesimo, nella iniziazione cristiana, principale era quello della traditio symboli, cioè dare ai candidati catecumeni il Credo, ossia l'insegnamento, l'apprendimento e la consegna per la vita della tessera fidei. [1]
  3. Nel tondo centrale, su sfondo oro, si trova la scena del Battesimo di Gesù con San Giovanni Battista nell'atto di somministrare il sacramento al Cristo immerso fino alla vita nel Giordano; del fiume compare anche una personificazione a destra, sottolineata dalla scritta Iordañ n (il nume Giordano), mentre sopra il Cristo svetta la colomba dello Spirito Santo. I volti di Gesù e del Battista furono rifatti nel XVIII secolo, per cui la parte centrale della scena, dai contorni ben visibili, non è più quella originale.
  4. La catechesi dell'iniziazione si basava oltre che sui quattro Vangeli anche sui testi dei profeti del Vecchio Testamento che sono qui rappresentati nelle sedici figure a stucco nello spazio del tamburo, nei muri ad archi ciechi tra le otto finestre (quattro profeti maggiori e dodici minori).[2]

Il battistero è molto simile, anche come datazione, ad una chiesa di Salonicco, dedicata a san Giorgio, già mausoleo del tetrarca Galerio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ravenna e provincia, Touring Club Italiano, pag. 45
  2. ^ Ravenna e provincia", Touring Club Italiano, pag. 46.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.

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