Battistero degli Ariani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 44°25′07″N 12°12′09″E / 44.418611°N 12.2025°E44.418611; 12.2025

Battistero degli Ariani
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Ravenna-Stemma.pngRavenna
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Ravenna-Cervia
Stile architettonico Paleocristiano
Completamento Prima metà VI secolo
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Monumenti paleocristiani di Ravenna
(EN) Early Christian Monuments of Ravenna
Soffitto Battistero Ariani Ravenna.jpg
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1996
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il battistero degli Ariani si trova a Ravenna e fu fatto costruire all'epoca del re ostrogoto Teodorico, nella prima metà del VI secolo.

Il battistero è inserito, dal 1996, nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, all'interno del sito seriale "Monumenti paleocristiani di Ravenna".

Storia e descrizione[modifica | modifica sorgente]

Teodorico, di culto cristiano-ariano, decise di far convivere pacificamente i goti di culto ariano e i latini di culto cristiano-ortodosso (terminologia indicante all'epoca i seguaci della dottrina canonica riconosciuta dalla chiesa e dall'impero romano d'oriente), mantenendo le due popolazioni separate, il che comportò la distinzione dei rispettivi quartieri e la costruzione dei rispettivi edifici di culto in città.

Vicino all'odierna via Diaz, Teodorico fece costruire una basilica per gli ariani, l'attuale chiesa dello Spirito Santo che fu molto rimaneggiata nelle epoche seguenti ed un battistero ad essa anticamente collegato oggi detto "degli Ariani" per distinguerlo dal battistero Neoniano "degli Ortodossi" più antico di circa un secolo. Si tratta dell'unico battistero conosciuto ad essere stato costruito propriamente per il culto ariano in Italia.

Esternamente l'edificio, che accusa la subsidenza tipica del territorio ravennate, si presenta come una costruzione in laterizi a pianta ottagonale, con absidiole nel registro inferiore e finestre ad arco in quello superiore. Lungo il perimetro esterno correva un deambulatorio che si interrompeva soltanto in corrispondenza dell'abside rivolto ad oriente. I restauri hanno chiarito che l'edificio era parte integrante della retrostante chiesa dello Spirito Santo.

L'interno si presenta spoglio, con la muratura a vista e privo di arredi (la presenza della vasca battesimale è ricordata oggi solo da una lastra marmorea rotonda al centro dell'edificio) mentre la cupola è completamente decorata a mosaico; la superficie musiva è più piccola rispetto a quella del battistero Neoniano e l'organizzazione decorativa meno complessa, con solo due registri circolari che organizzano la raffigurazione. Al centro si trova una rappresentazione circolare del Battesimo di Cristo con san Giovanni Battista, la personificazione del fiume Giordano e la colomba dello Spirito Santo; nel registro più esterno si trova il trono vuoto dell'etimasìa (che rinvia alla seconda venuta del Cristo) e i dodici apostoli in atto di offrire corone con le mani coperte, divisi da esili palme[1]. La raffigurazione è orientata per essere vista dal battezzando che stava all'interno della vasca rivolto verso l'altarolo (oggi non più presente) ad oriente.

La rappresentazione è semplice, con figure piuttosto statiche e ripetitive nell'aspetto che indossano solo l'alba (paramento bianco, base per tutti gli altri paramenti liturgici) e i volumi appiattiti e calligrafici. Spicca l'affermazione dominante del fondo oro, che si stava imponendo in tutto il mondo mediterraneo come veicolo per rappresentazioni più astratte e simboliche, inondate da una luce ultraterrena. A differenza del battistero Neoniano, infatti, il fondo su cui si muovono gli apostoli e si svolge il Battesimo è totalmente dorato; mentre nel battistero Neoniano il fondo è di un blu intenso e i volti degli apostoli sono maggiormente caratterizzati fisionomicamente e più plastici nella resa formale.

Ipotesi sui significati ariani di alcune simbologie cristiane:

È possibile che i vescovi ariani committenti abbiano voluto esprimere la loro dottrina con due simboli presenti nella rappresentazione: il Cristo che va verso oriente (in posizione esattamente opposta a quella del Cristo cattolico); e il becco della colomba che, bagnando il Cristo con l'acqua primigenia della Genesi, lo santifica come lo Spirito santificò le acque originarie.[2]

La presenza del trono dell'etimasia, piuttosto che rinviare alla seconda venuta del Cristo, potrebbe indicare altresì l'aspetto corporale della natura del Cristo, secondo le concezioni ariane: sul Trono è infatti presente un sudario, che rimanderebbe alla natura umana del Cristo[3].

In una fase critica primitiva, infatti, l'analogia con i mosaici neoniani e la mancanza di temi legati all'arianesimo ha fatto pensare che i mosaicisti del battistero fossero cristiani ortodossi, essendo le popolazioni ostrogote dedite prevalentemente all'arte orafa. Con il progredire degli studi sull'arte ravennate si è chiarito il ruolo dell'arte musiva teodoriciana a Ravenna, che ha lasciato anche gli splendidi mosaici di Sant'Apollinare Nuovo, in parte modificati dopo la riconquista giustinianea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ : anche la palma possedeva una simbologia legata ai Salmi, dove si dice che «come fiorirà la palma così farà il giusto», cioè la pianta fiorisce quando sembra ormai morta, come i martiri che avranno la loro ricompensa in paradiso.
  2. ^ Ravenna e provincia, Touring Club Italiano, pag. 39
  3. ^ Clementina Rizzardi, I mosaici parietali di Ravenna da Galla Placidia a Giustiniano in Venezia e Bisanzio. Aspetti della cultura artistica bizantina da Ravenna a Venezia (V-XIV secolo), Venezia, 2005, p. 242

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Raffaella Farioli Campanati, Ravenna romana e bizantina, Ravenna, 1977
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 1, Bompiani, Milano 1999.
  • Clementina Rizzardi, Ravenna Otto Monumenti patrimonio dell'umanità. L'iscrizione di Ravenna nella World Heritage List dell'Unesco, Ravenna, Comune di Ravenna, 2010.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Battistero degli Ariani, scheda del monumento sul sito della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, Ferrara, Forlì, Cesena e Rimini