Basilica di Santa Maria Assunta (Torcello)

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Coordinate: 45°29′54″N 12°25′09″E / 45.498333°N 12.419167°E45.498333; 12.419167

Basilica di Santa Maria Assunta
La basilica ed il campanile visti dalla laguna.
La basilica ed il campanile visti dalla laguna.
Stato Italia Italia
Località Torcello (Venezia)
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione 639 (prima basilica)
Stile architettonico bizantino
Inizio costruzione 1008 (seconda basilica)

La basilica di Santa Maria Assunta è il principale edificio religioso dell'isola di Torcello, nella laguna di Venezia e antica cattedrale della soppressa diocesi di Torcello.
L'edificio a pianta basilicale, significativo esempio dello stile veneto-bizantino, sorge appena discosto da quanto rimane della piazza dell'antica città e quasi isolata nel mezzo dell'isola. Accanto si trovano la chiesa di Santa Fosca e le fondazioni del battistero dedicato a San Giovanni, oggi scomparso: i tre edifici costituivano un unico complesso religioso. Il campanile si erge solitario poco distante e costituisce uno dei caratteristici punti di riferimento nella zona settentrionale della laguna. Nella stessa piazza si affacciano anche i due edifici storici Palazzo del Consiglio e Palazzo dell'Archivio sedi del Museo provinciale di Torcello.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa venne eretta, col nome di Santa Maria Madre di Dio a partire dal 639 su ordine dell’Esarca di Ravenna Isacio per dare una nuova sede alla cattedra episcopale di Altino. Appena l'anno precedente, infatti, proprio nella città di Turricellum aveva dovuto trovare rifugio dall'invasione dei Longobardi il vescovo Paolo, trasportando con sé il tesoro e le reliquie della diocesi.

Il nuovo centro urbano divenne in breve uno dei più ricchi e prosperi dell'antico Ducato di Venezia e la cattedrale venne ampliata una prima volta nell’826. Nel 1008 la chiesa venne riedificata e riconsacrata a Santa Maria Assunta, per desiderio del neo-insediato vescovo Orso I Orseolo, figlio del Doge Pietro II Orseolo: a tale ricostruzione risale l'attuale struttura della cattedrale.

Nonostante il progressivo declino della città, iniziato nel XV secolo, finisse per trasformare l'isola di Torcello in un luogo solitario e semi-abbandonato, la chiesa di Santa Maria Assunta continuò a mantenere il rango di cattedrale sino all'anno 1818, quando, con la soppressione della diocesi di Torcello, divenne semplice parrocchiale sottoposta al Patriarcato di Venezia.

La giurisdizione della parrocchia comprendeva anche le località di San Giovanni, Motte, San Piereto, Sant'Antonio, Santa Cristina, le Saline (località e isole nelle immediate vicinanze di Torcello), Lio Maggiore (attualmente in comune di Jesolo), Lio Piccolo e Mesole (attualmente in comune di Cavallino-Treporti). Nel 1986 anche questa istituzione è stata soppressa, e l'antica cattedrale è ora una basilica-santuario ricompresa nella parrocchia di Burano[1].

La basilica è stata restaurata nel 1894.

La piazza di Torcello con la chiesa di Santa Fosca e, sullo sfondo, la basilica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso basilicale presenta il tipico schema paleocristiano: il nucleo centrale è costituito dalla basilica, preceduta da un nartece, sul quale si innestava un tempo il battistero, del quale rimangono oggi solo le tracce, mentre sul fianco si erge tutt'oggi il martyrion, dedicato a Santa Fosca. Connesso al complesso, doveva infine un tempo sorgere il Palazzo Vescovile.

La facciata è composta di 12 lesene collegate in alto da archetti a tutto sesto: il nartece dell'secolo XI, è stato ampliato e modificato nel secolo XIII. Al centro, è il portale di marmo con stipiti del Mille.

Il campanile è nel prato, con canna a lesene e cella campanaria a quadrifore. Il piccolo oratorio poco distante sorge sul luogo della chiesa di San Marco, eretta, secondo la tradizione, da Rustico da Torcello, uno dei due mercanti veneziani che, nell'Alessandria d'Egitto occupata dagli arabi, sottrassero le spoglie di San Marco Evangelista e le portarono in patria.

Si accede per la porta laterale destra. L’interno è diviso in tre navate da 18 colonne di marmo greco, con capitelli in stile corinzio. La controfacciata è interamente occupata da un mosaico in stile veneto-bizantino raffigurante il Giudizio Universale: le schiere delle anime sono sovrastate in alto dalla figura di Gesù tra Maria e Giovanni.

Il presbiterio è separato dalle navate attraverso un’iconostasi formata nella parte alta da sottili colonne marmoree con capitelli bizantini e, in basso, da bassorilievi di pavoni e leoni e da una serie di tavole lignee con immagini sacre.
Al centro dell'abside si erge l'altare maggiore, ricostruito nel 1923 con le parti originarie: racchiude le spoglie di Sant'Eliodoro, primo vescovo di Altino. A sinistra dell’altare un'iscrizione su pietra, risalente alla fondazione della chiesa, costituisce il primo documento di storia veneziana:

(LA)

« In n(omine) d(omini) D(e)i n(ostri) Ih(es)u Xr(isti), imp(erante) d(omi)n(o) n(ostro) Heraclio p(er)p(etuo) Augus(to), an(no) XXVIIII ind(ictione) XIII, facta est eccl(esia) S(anc)t(e) Marie D(e)i Genet(ricis) ex iuss(ione) pio et devoto d(omi)n(o) n(ostro) Isaacio excell(entissimo) ex(ar)c(ho) patricio et D(e)o vol(ente) dedicata pro eius merit(is) et eius exerc(itu). Hec fabr(ica)t(a) est a fundam(entis) per b(ene) meritum Mauricium gloriosum magistro mil(itum) prov(incie) Venetiarum, residentem in hunc locum suum, consecrante s(anc)t(o) et rev(erendissimo) Mauro episc(opo) huius eccl(esie) f(e)l(ici)t(er). »

(IT)

« Nel nome del Signore Dio nostro Gesù Cristo, durante l'impero del nostro signore Eraclio sempre Augusto, nell’anno ventinovesimo, indizione tredicesima, è stata fatta la chiesa di Santa Maria Madre di Dio, per ordine del nostro pio e devoto signore Isacco eccellentissimo esarca e patrizio, e, a Dio piacendo, è stata dedicata in favore dei suoi meriti e del suo esercito. Questa è stata fabbricata sin dalle fondamenta grazie al benemerito Maurizio glorioso magister militum della provincia delle Venezie, residente in questo suo luogo, con la consacrazione del santo e reverendissimo Mauro felicemente vescovo di questa chiesa. »

(Dedicazione lapidea della Cattedrale di Torcello)

Addossata alla parete dell'abside si trova la cattedra vescovile marmorea, sopraelevata su un podio.

I mosaici[modifica | modifica wikitesto]

Per molti anni fra la seconda metà dell'XI secolo e la metà del XII la chiesa di Santa Maria Assunta accolse il più importante ciclo di mosaici dell'Italia settentrionale, e senz'altro fra i più imponenti in Italia insieme a quelli di Santa Maria Maggiore a Roma. Oggi restano i mosaici del catino e del semicilindro absidale principale, dell'arco trionfale, di catino e volta absidale destri e della controfacciata, mentre è perduta la decorazione del timpano dell'arco trionfale.

L'abside centrale ospita nel catino una Vergine Odighitria immersa su sfondo oro, e al di sotto, sul semicilindro absidale, gli Apostoli presentati su un prato fiorito nella serie latina (cioè con Giacomo minore e Taddeo al posto di Marco e Luca). La Vergine, slanciata in un maphorion di un blu intenso e scuro, dalla potente forza lineare che la avvicina alle imprese musive veneziane come la cupola dell'Ascensione nella Basilica di San Marco, è realizzazione di una maestranza bizantina della seconda metà del XII secolo, mentre gli Apostoli spettano in gran parte a un'équipe di mosaicisti veneti ben istruiti ai modelli bizantini di provincia, probabilmente nell'ambito della prima decorazione della Basilica di San Marco stessa: una certa fissità espressiva li avvicina ai mosaici del monastero di Hosios Loukas nella Focide, mentre i panneggi con pieghe legnose e a zig-zag che li attraversano ricordano i mosaici del Palazzo del Patriarca di Costantinopoli. Per queste ragioni sono da datare alla fine dell'XI secolo. Spettano agli stessi mosaicisti dell'Odighitria anche l'Annunciazione sull'arco trionfale, dalle linee dinamiche tipiche dello stile comneno maturo e molto vicina alle figure della cupola dell'Ascensione in San Marco a Venezia, e la scomparsa Ascensione con Cristo in clipeo portato in Cielo da angeli sul timpano, di cui restano frammenti con i volti dei due angeli e del Cristo. Le parti realizzate nel XII secolo sostituirono soggetti analoghi dell'XI secolo nel frattempo rovinati.

Nel catino dell'abside destra il Cristo Pantocrator, in trono accanto a due angeli, sovrasta le figure di quattro Dottori della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Martino di Tours e San Gregorio Taumaturgo: il Cristo, molto vicino allo stile dei mosaici della Chiesa della Vergine dei Calderari a Salonicco (Panaghìa ton Chalkeon), spetta senz'altro a mosaicisti costantinopolitani o comunque bizantini, mentre a maestranze italiane vanno senz'altro attribuiti i quattro Dottori. Tutti i mosaici dell'abside destra vanno assegnati alla fine dell'XI secolo. A questo periodo appartiene anche la volta a crociera, decorata con un motivo di ascendenza ravennate: l'Agnus Dei entro un clipeo, da cui partono quattro festoni fitomorfi lungo le diagonali, sostenuto negli spazi di risulta da quattro angeli, di cui due tronchi al busto nei lati più lunghi (la sezione della volta è rettangolare). Il soggetto ha fatto credere a lungo che il mosaico potesse risalire addirittura alla prima fase architettonica della basilica, nel IX secolo: si tratta invece di uno dei non rari revival tematici e di gusto paleocristiani tipici dell'età comnena.

La controfacciata presenta uno dei più imponenti mosaici d'area veneta. La parete è divisa in sei livelli, corrispondenti a soggetti diversi, di cui gli ultimi quattro riguardanti il Giudizio Finale.

1. In alto, nel timpano, la Crocifissione, semplice con la sola presenza della Vergine e di San Giovanni Evangelista.

2. Anastasis, con un Cristo imponente che calpesta il demonio e le porte degli Inferi; ai suoi fianchi si snoda il corteo dei salvati dal Limbo, in primis i progenitori Adamo ed Eva, poi Davide e salomone, quindi il resto del corteo, scortato ai lati da due imponenti angeli, quasi totalmente di restauro moderno

3. Deesis e Giudizio finale, con il Cristo giudice entro mandorla (sorretta dalla ruote del Carro di fuoco da cui promana il Fiume di fuoco apocalittico, che si snoda fino al fondo della parete dove due angeli si dirigono verso l'Inferno) affiancato dal Battista e dalla Vergine, e dal consesso di Apostoli e, dietro, Angeli.

4. Etimasia, con vigorosi angeli che suonano i corni e ai loro fianchi i morti che risorgono dal mare e dalla terra, vomitati dagli animali.

5. Psicostasis, in cui un angelo con bilancia è alle prese con due demoni per il giudizio (pesa) di un'anima, mentre a sinistra è una schiera di Eletti, e a destra corpi mozzi di dannati, tra cui altri prelati e imperatori, che si dilaniano nei fuoco infernale spinti da due angeli e torturati da Satana.

6. Paradiso e Inferno: sulla sinistra la porta del Paradiso con Madonna e alcuni santi e patriarchi in un giardino fiorito; sulla destra riquadri con scene di torture infernali. Ai due estremi si contrappogono il patriarca Abramo con in braccio un beato (forse Lazzaro), circondato dalle anime salvate, mentre sull'estrema destra nell'Inferno c'è Satana con in braccio Giuda, circondato dai dannati.

Una lunetta sopra la porta principale della chiesa, allo stesso livello delle scene del Paradiso e dell'Inferno, accoglie la protome di una Madonna orante.

La decorazione spetta in gran parte a maestranze veneziane della fine dell'XI secolo o al massimo dell'inizio del XII. Alcune parti furono ricomposte da mosaicisti bizantini e veneziani alla fine del XII secolo, e fra queste parte del consesso apostolico, l'angelo della Psicostasi e la Vergine entro la lunetta (quest'ultima con caratteri decisamente più occidentali). Purtroppo molte parti del mosaico sono state arbitrariamente restaurate nel XIX secolo, alterando irreparabilmente la loro qualità.

La decorazione musiva del complesso del Duomo di Torcello è dunque da assegnare per una prima fase alla fine dell'XI secolo ad opera di maestranze bizantine (Pantocrator abside destra) e italiane (Apostoli nell'abside centrale, Dottori della Chiesa e volta dell'abside destra, controfacciata), che si sovrapposero peraltro, per quanto concerne l'abside centrale, ad alcune figure, forse di apostoli o di vescovi altinato-torcellesi, dipinte a fresco nella prima metà dell'XI secolo e di cui restano alcuni frammenti nella parte bassa dell'abside. Dopo la costruzione del synthronon e alcuni riattamenti, l'abside fu perciò ridecorata a mosaico nell'ultimo quarto dell'XI secolo. Successivamente, forse a seguito del violento terremoto del 1117 che causò il crollo di alcune parti della chiesa, alcuni mosaici rimasero danneggiati, e furono risarciti nella seconda metà del XII secolo (Odighitria nell'abside centrale, Annunciazione nell'arco trionfale, Ascensione nel timpano e alcune parti della controfacciata), grazie a maestranze bizantine che parlano ormai un maturo linguaggio visivo d'età comnena.

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Informazioni dal sito del SIUSA

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Maria Damigella, Problemi della cattedrale di Torcello, in "Commentali", XVII, 1966, pp. 3–15
  • Irina Andreescu, Torcello, Dumbarton Oaks Center for Byzantine Studies, 1972
  • Maurizia Vecchi, Torcello. Ricerche e contributi, 1977
  • Maurizia Vecchi, Torcello. Nuove ricerche, 1982
  • Renato Polacco, La Cattedrale di Torcello, 1984
  • Clementina Rizzardi, Mosaici altoadriatici, Ravenna, 1985

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