Arche scaligere

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Coordinate: 45°26′36.98″N 10°59′56.08″E / 45.443606°N 10.998911°E45.443606; 10.998911

Le arche scaligere viste da Piazza dei Signori

Le Arche scaligere, situate nel centro storico di Verona, sono un monumentale complesso funerario in stile gotico della famiglia degli Scaligeri, destinate a contenere le arche (o tombe) di alcuni illustri rappresentanti della casata, tra cui quella del più grande Signore di Verona, Cangrande, a cui Dante dedica il Paradiso: esse si trovano a fianco della chiesa di Santa Maria Antica, vicino alla Piazza dei Signori. Lo storico francese Georges Duby nel suo L'Europa del medioevo ha definito le arche «uno dei più insigni e significativi monumenti dell'arte gotica».

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Cangrande in un dipinto ottocentesco di Eduard Gerhardt

Le arche scaligere sono forse il più importante esempio dell'arte gotica a Verona, nonostante ciò verso la fine del XVI secolo mostravano già problemi di conservazione, perché in stato di semi abbandono. Un completo restauro dell’arca di Mastino fu realizzato solo nel 1786, mentre nel 1839 fu progettato un restauro generale del complesso monumentale. Molti furono e sono gli ammiratori delle arche, tra questi fu John Ruskin, che ci ha lasciato in uno scritto la descrizione della grazia utilizzata nell'attività di costruzione dei sepolcri scaligeri, come dimore di coloro che si sono addormentati.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

« II Mausoleo degli Scaligeri è un'opera rara, che segna il passaggio dal Medio Evo al Rinascimento. La misura gotica comincia a civilizzarsi; il marmo tenta timidamente di ammorbidirsi. Come Eva uscendo dalle mani del Creatore, l'arte apre gli occhi e li ferma per un istante per comprendere che cos'è la luce, la vita, la bellezza. In Francia, il coro della chiesa di Bourg e la tomba di Francesco Il, duca di Bretagna, dovuta a Michel Columb, offrono gli stessi segni di un'arte che tocca l'età più interessante dell'adolescenza; ma, l'Italia avendo avuto il privilegio d'arrivare sempre prima, il monumento di Verona ha preceduto di un secolo quello di Bourg en Bresse e di Nantes. »
(Paul de Musset, 1885)

Le arche furono realizzate nel XIV secolo da vari scultori. Arrivando da piazza dei Signori si trova, addossata al muro della chiesa di Santa Maria, la tomba di Mastino I della Scala, con un sarcofago semplice che ricorda l’uso romano. Poco avanti si trova isolata la tomba di Alberto I della Scala che, riccamente istoriata, ripete architettonicamente quella di Mastino I. Vicino al muro esterno si trovano poi tre semplici tombe, appartenenti probabilmente, in ordine, a Bartolomeo I, a Cangrande II e a Bartolomeo II della Scala (quest'ultima forse di Bailardo Nogarola).

Sopra la porta laterale di Santa Maria Antica si trova invece la magnifica arca di Cangrande I, il più grande Signore scaligero. Il sarcofago di Cangrande è sostenuto da quattro cani reggenti lo stemma scaligero: sulla faccia anteriore si possono vedere tre statue, su quella posteriore si vede invece Verona. Sopra il sarcofago si trova la statua distesa di Cangrande. Quattro colonne di ordine corinzio reggono il baldacchino, che si slancia verso l'alto, culminando nella notevole statua equestre di Cangrande della Scala. Vi è poi l'arca di Mastino II della Scala: il suo sarcofago poggia su quattro pilastri, e sopra di esso la sua statua giace stesa. In cima all'arca si trova la statua equestre del Signore, chiuso nella solida armatura. Infine l'ultima arca, quella di Cansignorio della Scala, la più ricca e movimentata.

La tomba di Giovanni della Scala è stata invece spostata qui nel 1831 dalla chiesa dei Santi Fermo e Rustico al ponte Navi, e si trova adesso in fondo al cimitero, sulla parete esterna di una casa. Le statue originali di Cangrande e Mastino Il sono state trasferite presso il museo di Castel Vecchio, per cui nel cimitero si trovano delle copie.

Le arche[modifica | modifica wikitesto]

L'arca di Cangrande[modifica | modifica wikitesto]

L'arca di Cangrande

L'arca di Cangrande fu la prima delle tre monumentali tombe degli scaligeri, eretta sul portone d'entrata della chiesa di Santa Maria Antica, a cui egli era particolarmente devoto.

Il sarcofago è sostenuto da cani recante il suo vessillo: la statua posta sopra lo raffigura sdraiato e forse morto, ma, nonostante questo, ancora con un sorriso. Cangrande porta vesti curiali e uno spadone a due mani a fianco. Il fronte anteriore del sarcofago è tripartito, e al centro di ogni riquadro è collocata una piccola statua. Nello scenario centrale si affaccia una Pietà in altorilievo, mentre agli estremi si ricorda l'Annunciazione di Cristo. A sinistra La Vergine Annunciata in ginocchio con la testa china e le mani congiunte, a destra l'Angelo alato (quest'ultima opera del Pegrassi). Negli angoli dei due riquadri laterali si rappresenta nella tecnica del bassorilievo le più note conquiste del principe veronese.

Nella formella sulla fronte, a destra, dell'arca si possono osservare:

  • Padova. Fanti padovani e scaligeri in uno dei tanti scontri che portarono alla vittoria di Cangrande.
  • La città di Padova con la basilica di Sant'Antonio, il salone e la torre del podestà, e le mura.
  • Vicenza. Cangrande a cavallo in una delle battaglie svoltasi alle porte di Vicenza.
  • La città di Vicenza con il palazzo e la torre di piazza, e le sue fortificazioni (è la prima iconografia nota della città di Vicenza).

Nella formella sulla fronte, a sinistra, dell'arca si possono osservare:

  • Belluno. Cangrande riceve le chiavi dai rappresentanti della città.
  • La città di Belluno con una delle torri del palazzo vescovile, il duomo e la torre del castello, la chiesa di San Lorenzo e di Santa Croce, oltre alle mura.
  • Feltre. Cangrande si sporge per ricevere le chiavi dai rappresentanti della città.
  • La città di Feltre con la rocca e l'altissimo mastio.

Nella formella sul retro, a destra, dell'arca si possono osservare:

  • Cangrande davanti all'imperatore Enrico VII.
  • La raffigurazione della città di Marostica.
  • L'imperatore Enrico VII in trono che consegna a Cangrande e Alboino lo stendardo di Verona.
  • La città di Verona con la cinta murata che all'interno l'Arena e la basilica di San Zeno, la cinta collinare che Cangrande fece costruire.

Nella formella sul retro, a sinistra, dell'arca si possono osservare:

  • Padova. I cittadini presentano a Cangrande lo stendardo della città.
  • Veduta di Padova.
  • Cangrande riceve l'omaggio della città di Treviso dai nuovi sudditi che gli offrono le chiavi.
  • L'uscita del corpo di Cangrande dalle porte di Treviso, dopo la sua morte.

Sono incisi anche i nomi delle principali città della marca: Vicenza, Padova, Feltre, Belluno, Marostica, Treviso e Verona.

Statua equestre di Cangrande

Sulla sommità della tomba è presente la copia della statua equestre di Cangrande (l'originale si trova dentro il Museo di Castelvecchio), ritenuta la più bella statua equestre del XIV secolo[1]: Cangrande è raffigurato sorridente e eretto sul cavallo appena arrestato dal galoppo vittorioso. Il vento fa ondeggiare la gualdrappa damascata che ricopre il cavallo sino agli zoccoli. Il capo di Cangrande è coperto con una maglia d'acciaio, mentre l'elmo a testa di cane alato è gettato dietro la schiena. Il braccio sembra porre la spada nel fodero, in segno di pace, mentre il sorriso da un sentimento di benevolenza. Il monumento viene così descritto da John Ruskin in The Stones of Venice:

« (...) un vigoroso baldacchino ad arco è sostenuto da due colonnine sporgenti, e in cima al tetto è la statua del cavaliere sul suo cavallo da battaglia; il suo elmo, munito d’ali di drago e coronato dalla testa di cane, gettato sulle spalle, e il largo drappo blasonato fluttuante all'indietro dal petto del cavallo è disegnato dall'antico ignoto artista con tale aderenza alla realtà che sembra ondeggiare nel vento, e la lancia pare agitata dal cavaliere e il suo cavallo di marmo sembra continuare ad accelerare il passo per lanciarsi in una carica più rapida e impetuosa, mentre le nuvole, argentee corrono dietro ad esso nel cielo.[2] »
(John Ruskin)

L'arca di Mastino II[modifica | modifica wikitesto]

Statua equestre di Mastino II un tempo sulla sommità della sua arca, ora ricoverata in una delle torri di Castelvecchio
L'arca di Mastino II, e, dietro, quella di Cansignorio

Mastino II decise di farsi costruire il suo mausoleo funebre quando era ancora in vita (al contrario di Cangrande, la cui arca fu costruita dopo la sua morte), e la sua arca risulta quindi essere, cronologicamente, la seconda costruita, anche se è forse la più preziosa.[3] A base quadrangolare, ospita, nei timpani del tabernacolo del secondo ordine (dove è presente il sarcofago), quattro preziosi altorilievi con scene di storia sacra: la tentazione di Adamo ed Eva, il lavoro dei progenitori, l'uccisione di Caino e lo scherno fatto a Noè. Dunque richiami al dramma dell'umanità in conseguenza del peccato.

Mastino è raffigurato adagiato sul coperchio del sarcofago sereno, nel sonno placido della morte, e sotto, sullo stesso sarcofago, riappare, inginocchiato e supplicante di fronte alla Vergine Maria, invocante quanto scritto sulla stessa iscrizione funebre: che lo spirito del signore possa raggiungere il cielo ed ivi godere dell'eterna pace.

Sopra l'arca domina la figura di Mastino a cavallo, chiusa nell'armatura:

« In cima, levitante come un miraggio, torna senza volto l'immagine medianica del morto cavaliere, celato sdegnosamente, insieme all'animale, nell'armatura impenetrabile, quasi a formare un sol corpo mostruoso, che dardeggia uno sguardo di fuoco dalle fessure della barbuta. Una simbologia certo diversa dalla cordialità che spira dal monumento cangrandesco, dove storia sacra e profana risultano ancora armonicamente collegate; mentre qui sembra prevalere un'immagine di volontà di potenza, che si giustifica con l'ineluttabilità della violenza e dell'ossequio formale delle convenzioni »
(Mellini)

L'arca di Cansignorio[modifica | modifica wikitesto]

La parte superiore dell'arca di Cansignorio
Statua equestre di Cansignorio della Scala

Cansignorio della Scala, date le cattive condizioni della sua salute, incominciò, nel 1364, a pensare al suo sepolcro, e chiamò eccellenti scultori e architetti per fare la sua arca di marmo. La tomba è concepita come un reliquiario gotico, realizzato su disegno di Bonino da Campione, e costò più di 10.000 fiorini, una somma enorme.[4] Non tutte le sculture sono comunque opera di Bonino, ma accanto a lui hanno lavorato anche larghe maestranze, tra cui scultori locali.

« Dalla filigrana del cancello stemmato erompe l’esagonale macchina su cui domina il cavaliere di pietra. Le colonne tortili tutte cesellate, si avvitano come mastodontici perni intorno al sarcofago; intorno ruotano, come in un gigantesco carillon, i tabernacoli che custodiscono marmorei pupazzi di santi e di re; la piramide tronca, che regge lo stallone impietrito, sporge da una selva di cuspidi, di guglie, di gattoni, d’archi acuti, polilobati, di fori, e di medaglioni che sembrano gli elementi simbolici di un ingranaggio inutile e rugginoso. Eppure tanta barocca volontà di lasciare meravigliato e stupefatto il riguardante, raggiunge un effetto architettonico, caratteristicamente tardo-gotico; è un "paesaggio" chiave della fine del Medioevo veronese. »
(Licisco Magagnato)

Di questa arca disegneranno e scriveranno grandi artisti dell'età romantica, fra cui Heinrich Taine che, nel 1870, scriveva che le arche scaligere, in particolare quella di Cansignorio, sono preziose quanto le cattedrali di Milano e d'Assisi.

L'arca è a base esagonale e ai lati del recinto, sempre esagonale, si innalzano i pilastri che reggono sei tabernacoli gotici, dove si trovano sei santi che ebbero a che fare con le armi, santi guerrieri. Essi sono Ludovico, Martino, Sigismondo, Valentino, Giorgio e Luigi re di Francia. Le sei colonne reggono anche il piano di marmo rosso dove si trova il sarcofago del Signore. Ai quattro angoli si trovano coppie di putti nudi. Qui si trova anche un'iscrizione attribuita a Cansignorio, che tradotta è: «Io, Cansignorio, riposo in quest'arca splendente. Io che avrei potuto essere monarca di molte città d'Italia. Io che di due popoli (il veronese e il vicentino) tenni comunque lo scettro, e quelli ressi con giustizia e con pietà. Il mio valore, aggiunto all'amore per la pace e non disgiunti alla mia fede, mi daranno fama per i secoli avvenire». Sul sarcofago sono scolpite storie tratti dai Vangeli, oltre all'incoronazione di Maria, in cui è presente anche Cansignorio. Altre sei colonne reggono il baldacchino che ricopre il sarcofago, con, nei timpani, altrettante figure allegoriche. Parte quindi la piramide esagonale che funge da tetto e che culmina con la statua equestre di Cansignorio, creando una triade insieme alle altre due statue equestri dei Signori di Verona.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Carrara, Gli Scaligeri, Varese, Dell'Oglio, 1966. p. 99
  2. ^ Tratto da verona.com. URL consultato il 29 febbraio 2008.
  3. ^ Tratto da verona.com. URL consultato il 21 aprile 2008.
  4. ^ Tratto da verona.com. URL consultato il 21 aprile 2008.

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