Ponte Pietra

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Ponte Pietra
Ponte Pietra a Verona.jpg
Stato Italia Italia
Città Verona
Attraversa Adige
Coordinate 45°26′51.72″N 10°59′59.93″E / 45.4477°N 10.99998°E45.4477; 10.99998Coordinate: 45°26′51.72″N 10°59′59.93″E / 45.4477°N 10.99998°E45.4477; 10.99998
Mappa di localizzazione: Italia
Tipo ponte ad arco
Materiale pietra e cotto
Lunghezza 92 80 m
Larghezza 7 20 m
 

Il ponte Pietra è un ponte di Verona sul fiume Adige, l'unico rimasto di epoca romana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte si colloca in un punto che fin dalla Preistoria doveva presentare un guado, punto d'incontro cruciale tra diverse vie di comunicazione a cui si deve la nascita della città di Verona. Un primo ponte in legno venne messo in opera durante la costruzione della via Postumia nel 148 a.C. nello stesso punto in cui era presente il guado, in quanto in quel luogo il fiume raggiunge una larghezza minima di 92 metri e la corrente arriva con una potenza ridotta a causa dell'ampio meandro che deve compiere. Questo è anche il motivo per cui il ponte non si trova orientato in asse con i decumani della città, la quale venne ricostruita all'interno dell'ansa dell'Adige solo dopo che divenne colonia latina, nell'89 a.C. Il ponte ligneo venne probabilmente sostituito con uno lapideo proprio in quello stesso periodo, divenendo uno dei massimi monumenti della Verona romana.[1]

La lunga vita di questo monumento fu, tuttavia, molto travagliata:

  • già in età imperiale, sul finire del II secolo, il ponte venne ristrutturato su modello dell'originario a causa di un crollo parziale, o forse perfino totale;
  • nel 1007 un'inondazione del fiume provocò un nuovo crollo del ponte, quindi ricostruito;
  • un altro crollo avvenne nel 1153, ma sicuramente più rovinoso fu quello del 1232, conseguente all'assedio della città, che portò alla distruzione delle arcate verso città, poi sostituite temporaneamente da una struttura lignea e, nel 1234, da arcate in cotto;
  • un altro crollo parziale, sempre dovuto ad una piena dell'Adige, si ebbe probabilmente il 3 ottobre 1239;

Nel 1298 Alberto della Scala fece restaurare la torre verso città, ancora oggi presente, mentre nel 1368 Cansignorio realizzò un acquedotto che passava sul ponte che diede acqua corrente a diverse abitazioni del centro storico e alla fontana di Madonna Verona, posta al centro di piazza Erbe. Nello stesso periodo il ponte, che ospitava numerose abitazioni in legno di barcaioli e molinari, oltre che botteghe e osterie, venne munito di una seconda torre che serrava il ponte verso campagna.

Nel 1503 venne ristrutturato per essere realizzato completamente in pietra, ma prima della fine dei lavori crollò parzialmente e venne quindi sostituito da una struttura lignea. Nel 1508, però, il Consiglio della città chiese a Fra' Giocondo di sovrintendere ai lavori di ricostruzione del ponte romano, fabbrica che divenne operativa solo nel 1520 con la costruzione dei tre archi verso città, che il Giocondo provvide di rendere armonici rispetto ai due archi romani superstiti verso campagna. I lavori si conclusero nel 1521, sempre sotto la direzione del frate/architetto.

Il ponte durante la ricostruzione, conseguente alle devastazioni della seconda guerra mondiale.

Dopo alcuni secoli di relativa tranquillità, nel 1801 venne demolita la torre che sorgeva verso campagna, e nel giro di pochi anni vennero pure eliminate le numerose casupole sorte lungo tutto lo sviluppo del ponte, in quanto considerate non compatibili dall'amministrazione con la maestosità del monumento romano. Gravissimo danno ebbe però il 25 aprile 1945, quando il ponte venne minato e fatto saltare dai tedeschi in ritirata, esplosione che lasciò integro solamente l'arcata verso città.

Il professore Piero Gazzola, soprintendente ai monumenti di Verona, decise, supportato dall'intera opinione pubblica, la ricostruzione del ponte, diretta con la collaborazione dell'architetto veronese Libero Cecchini, e con il contributo specialistico di storici, archeologi, ingegneri, docenti universitari, e diversi altri esperti e tecnici.

La fase di lettura delle stratificazioni storiche evidenziarono le tre fasi di costruzione, quella romana, quella medievale e quella veneziana, dove quella romana era costituita da grandi blocchi di pietra lavorati a grossa sbozzatura, mentre la struttura medievale e veneziana era a struttura mista di blocchi di pietra e laterizio. Si scelse di ricostruire il ponte dov'era e com'era, riutilizzando il più possibile il materiale originario recuperato dal greto del fiume, anche se non fu possibile un vero e proprio intervento di anastilosi a causa della perdita di numerosi elementi, che furono sostituiti da elementi il più possibile simili. Il ponte venne quindi ricostruito sulla base di un'ampia documentazione grafica e fotografica, utilizzando i diversi metodi costruttivi adottati nelle varie epoche: i lavori, iniziati il 4 febbraio 1957, si conclusero il 3 marzo 1959.[2] I lavori di ricostruzione del ponte furono diretti dall'architetto Piero Gazzola che realizzò le grandi arcate in parte con i marmi originali e in parte con laterizi e con marmi veronesi provendenti dalla Valpolicella.


Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte Pietra in uno scorcio da monte.

Il ponte, lungo 92,80 metri e largo 7,20 metri, marciapiedi e parapetti compresi, è costituito da cinque arcate. La spalla e le due arcate verso campagna risalgono all'epoca romana, la spalla destra con la soprastante torre, e l'arco adiacente, sono di epoca scaligera, mentre le due arcate rimanenti con il grande tondo centrale sono del periodo veneziano.

La parte romana è costituita da grandi blocchi di pietra provenienti dal territorio di Sant'Ambrogio di Valpolicella, mentre la parte scaligera e veneta è costituita principalmente da cotto, anche se le ghiere degli archi ed il tondo sono irrobustiti da lastroni in pietra della stessa provenienza di quelli romani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Notiziario della Banca Popolare di Verona, anno 1992, n. 2.
  2. ^ Bogoni, pp. 374-375.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Gazzola, Ponte Pietra a Verona, Firenze 1963.
  • Verona : la guerra e la ricostruzione, a cura di M. Vecchiato, Verona 2006.
  • Barbara Bogoni, Libero Cecchini. Natura e archeologia al fondamento dell'architettura, Firenze, Alinea, 2009, ISBN 978-88-6055-439-0.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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