Duomo di Padova

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Coordinate: 45°24′23.44″N 11°52′15.31″E / 45.40651°N 11.87092°E45.40651; 11.87092

Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta
Il Duomo e il Battistero
Il Duomo e il Battistero
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Padova-Stemma.png Padova
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria Assunta
Diocesi Diocesi di Padova
Consacrazione 1754
Stile architettonico barocco, manierista
Inizio costruzione IV secolo
Completamento 1754 (incompiuta)
« la città anco di Padova ha favorito, & honorato la istessa chiesa con molti honori, tra quali uno è, che nell'anno 1236 li Podestà facessero ogni opera, che li Canonicati fossero conferiti alli cittadini Padovani, o del Padovano distretto; & anco donò al Capitolo del Domo lo stendardo rosso con l'hasta rossa, che si adoperava nel tempo di guerra, il quale è portato anco nelli giorni nostri nelle solenni processioni »
(Angelo Portenari, Della Felicità di Padova, 1623)

La basilica cattedrale di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Padova e sede vescovile della diocesi omonima almeno dal IV secolo. La basilica cattedrale, dedicata all'Assunzione di Maria ha il titolo di basilica minore ed è inoltre sede parrocchiale. Al suo interno si venerano i corpi di san Daniele, san Leonino e di san Gregorio Barbarigo. L'edificio attuale risale al XVI secolo e alla sua costruzione intervenne Michelangelo Buonarroti. Si affaccia su Piazza Duomo. Accanto si innalza il complesso del Vescovado.

Dipendono dalla Cattedrale le rettorie di San Clemente e San Pietro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Età paleocristiana[modifica | modifica sorgente]

La prima cattedrale, edificata dopo il cosiddetto Editto di Costantino sorgeva, secondo la tradizione, nell'area del sagrato attuale, nella zona segnata oggi da una colonna in pietra sormontata da una croce. Pare fosse originariamente dedicata a Santa Giustina ed in seguito ad una delle sue ricostruzioni o restauri (462 o 602) la sede episcopale di Patavium associò ad un primitivo titolo quello di Santa Maria, conforme al culto della Theotokos legittimato dal Concilio di Efeso. Sempre antiche fonti, riconducono alla figura del vescovo Tricidio la ricostruzione di una delle primitive chiese, verso l'anno 620 che poi venne ricostruita tra l'899 e il 900 perché ab Ungharis inflammata. Solo nel 1075 il vescovo Olderico consacrò una definitiva cattedrale, costruita sulle rovine delle precedenti. Per quest'ultima fase edilizia, gli storici tra i secoli XVII e XIX ipotizzavano un edificio con facciata posta a levante, dotato di una confessione e di una sottoconfessione (cripta) nell'area absidale dove era posta la sepoltura del vescovo Tricidio la cui lapide, con rovine e nicchie fu portata alla luce durante lo scavo delle fondamenta dell'attuale facciata. All'epoca si trovò somiglianza tra i rovine ritrovate e l'abside della Chiesa di Santa Sofia. Nel 1874 nel tentativo di innalzare un monumento al canonico Francesco Petrarca, furono ritrovati alcuni grossi macigni, giacenti tuttora alla profondità di circa tre metri, al lato est del sagrato. Questa basilica (o una sua ristrutturazione) cadde nel famoso terremoto del 3 gennaio 1117.

La campagna di scavo e ricerca promossa dalla Cattedra di Archeologia Medievale dell'Università degli Studi di Padova tra il 2011 e il 2012 ha smontato molte ipotesi formulate nel passato e aperto numerose problematiche riguardo allo sviluppo edificatorio dell'intera area del Palazzo Episcopale, della Cattedrale e del Battistero. Nell'angolo nord-est del sagrato, dove nell'Ottocento si concentrarono ritrovamenti di notevole entità, è stata individuata la base di una grandiosa torre a pianta quadrata (dieci metri per lato) in stile romanico-adriatico databile tra il X ed XII secolo, forse un campanile della primitiva cattedrale atterrato in epoca imprecisata (XIV secolo?). Gli scavi effettuati alle basi degli edifici databili tra il IX ed il XI secolo che si accostano a nord del Battistero hanno rivelato una serie di ambienti pavimentati a mosaico databili tra il IV ed il V secolo di indubbia destinazione liturgica, ricollegabili ai simili ambienti con stesso motivo pavimentale ritrovati ad Aquileia e Grado, ambienti che furono poi distrutti da un incendio. Tra i ritrovamenti, una scarsella in pietra per reliquie, un lacerto d'altare databile al V o VI secolo, frammenti di arredo liturgico di varie epoche usato come materiale di spiano, sepolcri (56 individui riconosciuti) e tracce di occupazione domestica in età longobarda. Gli scavi, interrotti per mancanza di fondi, attendono ora un seguito.

L'Amplissimo Capitolo della Cattedrale

Il Capitolo Canonicale della cattedrale patavina vanta una storia millenaria ed un tempo era annoverato tra i più ricchi e nobili d'Italia, tanto che i Canonici (sin dal IX secolo) erano definiti cardinali di Lombardia e il vescovo, parte integrante del capitolo, era definito piccolo papa. Al capitolo, "seminario dei vescovi", si aggiungevano poi altre quattro dignità come dodici sottocanonici, sei custodi e sei mansionari. Per un lungo periodo fu autonomo. Tre Pontefici uscirono dal Capitolo Canonicale della Cattedrale: Eugenio IV, Paolo II e Alessandro VIII più diciotto cardinali. Papa Benedetto XIV, con mediazione del vescovo Carlo cardinal Rezzonico, concesse ai canonici l'uso nel coro di Cappa magna, e di Rocchetto, in tempo d'inverno, e di Cotta sopra il Rocchetto nella state, come i Canonici delle Basiliche di Roma; di portare il cordone rosso nel Cappello; nel celebrar la Messa l'uso del Canone, e della Bugia; di godere de' privilegi de' Protonotari della S. Sede, e di mettere sulle loro armi il Cappello de' medesimi Protonotari; va aggiunta pure una speciale croce, decorata con l'Assunta e san Gregorio Barbarigo. Tra il Trecento e il Quattrocento furono canonici Francesco Petrarca e il compositore Johannes Ciconia.

Ai canonici e i canonici onorari, ancora oggi tutti Protonotari Apostolici Soprannumerari durante munere, si aggiungono gli Arcipreti di Montagnana, Cittadella e Thiene (pure Protonotari) e gli Arcipreti col titolo di Abate mitrato di Piove di Sacco ed Este.

Oggigiorno l'istituzione soffre di una oggettiva decadenza.

La Cattedrale di Macillo[modifica | modifica sorgente]

A seguito del sisma del 1117, una nuova cattedrale sorse sul progetto dell'architetto Macillo, non è chiaro se sui resti della cattedrale oldericiana o in una nuova posizione per favorire l'apertura di una piazza ed ampio sagrato. Fu consacrata il 24 aprile 1180.

La nuova chiesa si ergeva nell'area dell'attuale cattedrale, con identico orientamento (facciata a levante e presbiterio a ponente) divisa in tre navate di non grandi dimensioni e transetto. La navata laterale a sud si affacciava su una strada che costeggiava il Palazzo Episcopale ed il campanile, la navata laterale a nord era contigua al chiostro dei canonici ed il Battistero. Internamente le navate erano divise da colonne e pilastri che si alternavano, secondo modulo di tradizione ottoniana. Nel 1227 si ricostruì il campanile e tra il 1399 e il 1400 il vescovo Stefano da Carrara promosse alcuni lavori di restauro ed abbellimento e la costruzione di volte a crociera.

La nuova Cattedrale[modifica | modifica sorgente]

La Cattedrale dopo i lavori promossi dal Cardinale Federico Cornaro verso il 1580.

Il vescovo Pietro Barozzi volle ammodernare la chiesa con la costruzione di un nuovo grande presbiterio secondo modo et struttura romanae ecclesiae S. Petri, il progetto di Bernardo Rossellino per il coro della Basilica vaticana. La prima pietra dell'avvio ai lavori fu benedetta e posta nelle fondamenta il 6 maggio 1522 dal cardinale Francesco Pisani che con i Canonici e i prebendati finanziava la ricostruzione. Prendeva avvio un cantiere monumentale che sarebbe perdurato per due secoli. Il 2 gennaio 1551 il Capitolo dei Canonici approvava il modello per il presbiterio dell'ingegnosissimo e illustrissimo Michelangelo Buonarroti a sostituzione di un progetto di Jacopo Sansovino. Il progetto michelangiolesco fu portato a compimento dal proto Andrea da Valle e da Agostino Righetto, nei decenni successivi con non poche variazioni all'idea originale. Il presbiterio veniva inaugurato dal vescovo Federico Cornaro il 14 aprile 1582. Corner aveva intatto fatto abbattere il vecchio campanile medievale che si innalzava sulla sinistra, rispetto alla facciata e fece concludere l'attuale, già principiato dal Cardinale Pisani. La facciata vecchia fu prolungata ed adornata con un portale che precedentemente era alla parte destra della facciata orientale. Verso il 1635 si proseguì con la costruzione del braccio destro del transetto e nel 1693 con quello sinistro, mentre i resti della vecchia cattedrale venivano via via demoliti e occupati dalle nuove navate progettate da Gerolamo Frigimelica e da Giambattista Novello. Il 25 agosto 1754 il cardinale Carlo Rezzonico consacrò solennemente la nuova Cattedrale che ricevette poi il titolo di basilica minore. Nel 1756 si iniziò a costruire la cupola maggiore su progetto di Giovanni Gloria e di Giorgio Massari.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Veduta dell'abside e della cupola maggiore

La Basilica di Santa Maria Assunta nella Cattedrale si innalza tra l'imponente mole del palazzo episcopale e la compatta massa del Battistero. La pianta è a croce latina. Sulla terza campata si eleva un tiburio ottagonale e sulla crociera del transetto l'alta cupola del Gloria coperta a piombo. Ai lati del presbiterio si innalzano due sacrestie, quella dei Canonici e quella dei Prebendati. Tra quest'ultima sacrestia e il braccio del transetto destro si eleva il campanile. Le porte laterali aprono rispettivamente sul piccolo cortile della canonica e su via dietro duomo, verso l'ingresso carraio del palazzo episcopale.

Sul campanile è incastonata una lapide mutila d'età romana che menziona la Gens Fabia di Veio, titolo che spettò alla popolazione patavina dai tempi della fondazione del municipium nel 49 a.C..

La facciata incompiuta[modifica | modifica sorgente]

La facciata su cui si aprono i tre portali è incompleta. Secondo i progetti di Gerolamo Frigimelica si sarebbe dovuto aprire un arioso atrio di accesso e al piano superiore, un solenne loggiato, sullo stile delle basiliche romane; in facciata un grande frontone classico sostenuto da sei poderose semicolonne di ordine corinzio. Secondo l'architetto a collegare l'atrio, la loggia e il palazzo episcopale, si sarebbe aperta una rampa coperta, sulla destra, rimasta incompiuta. Durante i bombardamenti della prima guerra mondiale un ordigno colpì la facciata che rovinò, nella parte superiore. In occasione dei restauri si aprì il piccolo rosone.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Veduta dell'interno, dalla porta maggiore.

Suddiviso in tre navate lo spazio è misurato ed armonioso. Suggestiva la prospettiva dal portale maggiore. Sulla navata centrale si aprono due grandi cupole, una ellittica, in corrispondenza delle cappelle di San Gregorio Barbarigo e San Lorenzo Giustiniani e la maggiore, circolare è posta nella crociera. Lungo le navate laterali si aprono le cappelle. Sotto il presbiterio, la cripta e la Cappella della S. Croce.

Navata destra e cappelle[modifica | modifica sorgente]

La prima cappella che si apre sulla navata destra, dall'ingresso, con altare donato nel 1760 dalla fraglia dei calzolai ospita una pala opera di Dionisio Gardini e raffigurante San Pio X (che in fu seminarista a Padova). Originariamente vi era posta una tavola di Giambattista Mingardi raffigurante il martirio dei Santi Crispino e Crispiniano, protettori dei calzolai. Nella seconda cappella, sull'altare, una pala raffigurante il martirio di San Lorenzo, opera di Alessandro Galvano. La cappella di San Lorenzo Giustiniani, con grande altare fu voluta dal Vescovo Nicolò Antonio Giustiniani per onorare il suo Santo antenato. La statua in marmo di Carrara è di Francesco Chereghini (1788). La pala retrostante con la Vergine e santi è attribuita ad Alessandro Varotari "il Padovanino". Il vescovo committente è sepolto nella cappella. Alle pareti epigrafi e resti di monumenti sepolcrali vescovili appartenenti alla cattedrale macilliana. Dal 1809, dietro all'altare è posto, celato da una lastra marmorea, il corpo di San Leonino vescovo di Padova, un tempo venerato nella chiesa di San Leonino in Prà della Valle. Nell'altare seguente, una moderna raffigurazione del Sacro Cuore (di R. Mulata) a sostituzione di San Carlo Borromeo in preghiera, opera di Battista Bissoni, già nella Basilica antoniana.

Nell'atrio della porta alla canonica due monumenti di Girolamo Campagna, quello di sinistra a Sperone Speroni e quello di destra della figlia Giulia Speroni.

L'icona della Madonna dei Miracoli
L'icona miracolosa.
Nel XIII secolo un Canonico lasciò in eredità alla Cattedrale un'antica icona bizantineggiante raffigurante la Vergine con il Bambin Gesù in fasce, ritenuta opera di San Luca. Quest'icona fu subito utilizzata nelle solenni liturgie della Cattedrale (già legata al culto mariano, per titolo), e divenne subito cara ai cittadini tanto che ai vespri del sabato i Canonici presero l'uso di raccogliersi intorno all'immagine intonando un'antifona mariana. Il dipinto veniva anche trasportato all'esterno in solenni processioni, tanto che fu necessario, nel XIV secolo, preservarlo dall'usura con delle copie. Due di questi dipinti sostitutivi si conservano tutt'oggi, opere rispettivamente di Guariento di Arpo (ora al Metropolitan Museum of Art di New York) e di Giusto de' Menabuoi (ora al Museo Diocesano, in Palazzo Episcopale). Dal XVII secolo l'icona storica fu esposta sull'apposito altare nel nuovo transetto destro, ma a causa di un incidente, nel 1647 rovinò. Fu subito sostituita con una copia identica, tanto che si scoprì che non era l'originale solo nel 1974.

Cappella della Madonna dei Miracoli[modifica | modifica sorgente]

Sul grandioso altare, opera di Mattia Carneri che lo disegnò nel 1647 è esposto un dipinto bizantineggiante ritenuto per secoli opera di Giotto, ma in realtà il dipinto è ben più antico anche se l'attuale è frutto di un restauro o di una ridipintura seicentesca. La macchina lignea con volute e cherubini su cui è esposto il dipinto, poggia su un pianerottolo rialzato su cui saliva il vescovo o i canonici durante le solennità mariane a venerare l'immagine. Ai lati due statue, opere di Bernardo Falconi, raffiguranti i Santi Pietro e Paolo. Sui fianchi dell'altare i cancelli bronzei con i dottori della chiesa precedentemente posti a chiusura del presbiterio, splendida opera di Angelo Scarabello. In alto, due teleri: una Adorazione dei Magi di Francesco Zanella e l'Incoronazione della Vergine di Gregorio Lazzarini. Sul lato destro l'arca e gisant policromo del cardinale Francesco Zabarella, sormontata da monumentale arcosolio gotico su cui sono poste cinque statue (Vergine e Santi) attribuite a Rinaldino di Francia. Il monumento si trovava nella cattedrale maciliana, nella Cappella di San Paolo e venne poi rimontato nell'attuale posizione nel 1641 levando via tutto l'oro che vie era per essere consumato per spese della famiglia del conte Giacomo Zabarella che commissionò a Luca Ferrari le decorazioni pittoriche a sostituzione degli affreschi quattrocenteschi presenti originariamente. Dall'altra parte, monumenti funebri di canonici tra cui le iscrizioni del cardinale Bartolomeo Zabarella e di Achille Zabarella.

Sacrestia dei Prebendati[modifica | modifica sorgente]

Nell'atrio, sopra la porta della sacrestia una piccola Natività seicentesca dalla ricca cornice intagliata, ai lati due tele di Andrea Vicentino. All'interno tele seicentesche tra cui copia da Caravaggio. Spiccano due Santi Pietro e Paolo di Francesco Lopez. Al centro del soffitto, Assunzione, su tela di Niccolò Bambini e affreschi di Francesco Zanella.

Presbiterio[modifica | modifica sorgente]

Presbiterio vecchio e nuovo Altar maggiore.

Sul lato della sacrestia dei Prebendati v'è un monumento barocco del cardinale Pietro Valier, sull'altro, verso la Sacrestia dei Canonici vi è il monumento al Vescovo Francesco Scipione Dondi dall'Orologio. Tra gli organi, l'altare maggiore di Daniele Danieletti. sopra, il baldacchino di Cesare Bovo con il Padre Eterno di Francesco Zanella. Sopra, ai lati, si susseguono tele inserite negli spazi architettonici: Il riposo sulla via dell'Egitto di M. Laos, pittore francese del primo Settecento e Circonsisione di Antonio Fumiani. Segue poi una Natività di Antonio Balestra e i Santi Patroni della città di Padova di ignoto settecentesco. Sulla sinistra si innalza il monumento che i Canonici vollero per onorare papa Benedetto XIV che concesse loro la cappa magna e il cardinale Carlo Rezzonico mediatore, è opera di Giovanni Maria Morlaiter. Il coro ligneo è opera di Filippo Parodi.

Il nuovo Presbiterio[modifica | modifica sorgente]
I Santi Patroni di Padova e nuovo presbiterio.

Opera realizzata alla luce delle disposizioni della CEI (not. 31 maggio 1996) in occasione del terzo centenario della morte di San Gregorio Barbarigo. L'opera è di Giuliano Vangi: sue sono le decorazioni, l'altare, l'ambone, la cattedra ed il crocifisso. Tutto il nuovo spazio, che si innalza al di sotto della cupola del Gloria e sul transetto è in marmo di Carrara. Non è stato asportato nulla di antico, solo le balaustre sono state ridimensionare e ricollocate. Agli scalini di accesso sono raffigurati i quattro protettori della città di Padova. L'opera è stata accolta con pareri discordanti.

Sotto alla cupola maggiore e quindi al nuovo presbiterio, vi è il grande sepolcreto dove riposano le spoglie dei vescovi di Padova. Fu in uso sino al XIX secolo.

Cripta[modifica | modifica sorgente]

Vi è conservato il corpo di San Daniele Martire all'interno dell'urna romana sotto la mensa d'altare, da quando fu trasportato dalla Basilica di Santa Giustina nel 1076. Accanto all'aula maggiore, sorge la Cappella della Santa Croce (si trova al di sotto della Sacrestia dei Canonici) ricoperta di marmi e stucchi nel 1676 per volere dell'illustre canonico letterato Giambattista Vero. Sull'altare, dietro una cancellata veniva conservato il reliquiario della croce, alto 35 cm., capolavoro dell'oreficeria gotica, opera di Bartolomeo da Bologna è ora esposto nel Palazzo Episcopale. Nella cappella sono sepolti i vescovi di Padova, a partire dal vescovo Francesco Scipione Dondi dall'Orologio. Alcuni sono stati trasportati nella cappella (Federico Manfredini, Giuseppe Callegari) dopo il 1945, quando la cappella funeraria neogotica dove erano inumati - presso il cimitero monumentale vicino al Santuario dell'Arcella - fu colpita da un feroce bombardamento.

Sacrestia dei Canonici[modifica | modifica sorgente]

La Sacrestia dei Canonici

Nell'atrio alcuni dipinti: Annunciazione e Visitazione di Jean Raoux ed un Annunciazione di Francesco Zanella. All'interno, la Sacrestia conserva una pinacoteca, frutto dei lasciti dei canonici. Parte della pinacoteca è ora esposta al Palazzo Episcopale. Opere di Bassano, Liberi, Forabosco e Brusasorci tra cui spicca una Madonna orante del Sassoferrato. Nella parte superiore concorrono i ritratti dei canonici illustri, tra cui il pregevole ritratto di Francesco Petrarca.

Cappella del S.S. Sacramento[modifica | modifica sorgente]

Altare del Santissimo.

L'altare è armoniosa opera del Massari, vi sono inseriti i pannelli in bronzo di Jacopo Gabano tra cui spicca un'ultima cena. I due angeli oranti sono opera di Tommaso Bonazza (destra) e Jacopo Gabano (sinistra). In alto ricchissimo baldacchino in stile rocaille in legno dorato, con simboli eucaristici. Alle pareti tele settecentesche di ignoto con Caduta della manna, e consegna della tavole della legge. A destra monumento funebre del cardinale Pileo da Prata opera di Pierpaolo dalle Masegne con arca e gisant e baldacchino, opera del gusto iperrealista gotico di inizio Quattrocento. A sinistra, l'elegante sepolcro del vescovo Pietro Barozzi attribuito ad Alessandro Vittoria e già attribuito a Tullio Lombardo.

Navata sinistra[modifica | modifica sorgente]

Di fronte alla porta verso il palazzo episcopale, il grande pulpito ligneo, commissionato dal canonico Selvatico e magnifica opera di Filippo Parodi, che ha scolpito di sua mano le figure che lo adornano. Nell'atrio della porta, Monumento al Canonico Francesco Petrarca di Rinaldo Rinaldi (1793-1873) e lapide a memoria della visita di Papa Pio VI avvenuta nel 1782. La Cappella di San Giuseppe con grande altare, opera di Tommaso Bonazza e pala con Vergine in trono con San Cesareo e Giuseppe di Giovanni Antonio Pellegrini. Accanto all'altare lapide di dedicazione della Cappella ai Santi Benedetto e Cesario da parte del vescovo Ildebrandino Conti che qui vi è sepolto. La lastra tombale gotica è stata recentemente dispersa. Alle pareti, tele di Dario Varotari.

Dopo la Cappella di San Gregorio segue la Cappella di San Gerolamo con splendida pala di Pietro Damini, San Gerolamo che si percuote con un sasso. Vi è raffigurato il committente, Girolamo Selvatico. Nella cappella della Madonna dei ciechi, innanzi la porta d'ingresso sinistra, dove si soffermavano i ciechi, sicuri di trovare l'uscita, sull'altare in marmo bianco è collocata una pala di Antonio Buttafogo sulla quale è inserita una tavola quattrocentesca, forse dello Squarcione, raffigurante la Vergine e il Bambin Gesù.

Cappella di San Gregorio Barbarigo[modifica | modifica sorgente]
Teca contenente il corpo di San Gregorio Barbarigo.

Restaurata nel 1997 conserva dal tempo della beatificazione, il corpo di San Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova. L'altare sotto cui è esposto il santo corpo, è di Giorgio Massari. È arricchito dai busti bronzei dei quattro santi protettori di Padova opere dell'orafo Angelo Scarabello. La statua in marmo del Santo è di Francesco Andreosi. Dietro l'altare Crocifissione con sante Maddalena e Caterina, di Pietro Damini. La cappella è decorata a fresco da Giovanbattista Mingardi. Sul pavimento innanzi all'altare è sepolto il vescovo Sante Veronese.

Organi a canne[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]
L'antico organo[modifica | modifica sorgente]

Alcuni documenti del XIV secolo ricordano che nella cattedrale era presente un magna organa. Tra il 1457 e il 1459 il celebre organaro Bernado d'Alemagna costruì, presso il coro, un nuovo organo che venne presto rifatto (1493) dal figlio Antonio Dilmani. Nel 1497 intervenne sullo strumento Leonardo di Salisburgo che lo ampliò con novum alium registrum. Nel 1648 il vecchio organo fu riportato nella nuova cattedrale - dopo un attento restauro affidato ad Ercole Valvassori e la costruzione di una nuova cassa ad opera di Bartolomeo Amighetti - e fu posto nel primo nichio del choro dalla parte della sagrestia dei canonici. Nel 1700 fu ampliata la cantoria, mentre nel 1707 lo strumento fu radicalmente restaurato da Michele Colberg. L'ultimo ampliamento, ad opera di don Giorgio Pinafo, fu autorizzato nel 1756.

Parte superiore delle casse dell'organo con lo stemma del can. Santonini.
La Cappella Musicale della Cattedrale

La Cattedrale di Padova vantava la Cappella musicale più antica del mondo, infaustamente abolita a seguito della Riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Istituita alla fine del XIII secolo, era organo dipendente dal Capitolo dei Canonici, che designava il maestro di cappella e i musicisti. Il periodo d'oro della Cappella fu quello tra XIII e XV secolo quando era guidata da compositori come Marchetto da Padova e Johannes Ciconia di cui restano importantissime testimonianze nel ricchissimo fondo musicale dell'epoca conservato della biblioteca capitolare. Qualcuno ha ipotizzato che nell'ambito della Cappella Musicale della Cattedrale di Padova sia nato l'uso dei cori spezzati, quello stile policorale pensato e sviluppato dall'allora maestro di cappella Rufino Bartolucci a cui si rifece Adrian Willaert.

Legano il loro nome all'istituzione musicale Rufino Bartolucci, Costanzo Porta, Ippolito Chamaterò, Lelio Bertani, Ludovico Balbi, Baldassare Donato, Giovanni Battista Mosto, Giulio Cesare Martinengo, Bartolomeo Favaretto, Bertoldo Sperindio, Stefano Landi, Gaetano Valeri, Marco Antonio Suman e Luigi Bottazzo.

Gli organi Callido[modifica | modifica sorgente]

Nel febbraio del 1790 il Capitolo decise di eliminare il vecchio organo e di far costruire due nuovi strumenti battenti, ai lati dell'altare maggiore. I lavori furono affidati a Gaetano Callido, mentre le cantorie furono progettate dall'architetto padovano Daniele Danieletti che realizzò due opere simmetriche sullo stile classico con decorazioni in stile rocaille. Alle casse si aggiunsero alcune statue allegoriche di Luigi Verona e a corona, monumentali stemmi episcopali del canonico Giovanni Battista Santonini, finanziatore dell'opera. Il 15 agosto 1791 furono inaugurati gli strumenti con la messa e i vespri cantati dalla Cappella Antoniana. Callido installò un organo a due manuali con pedaliera in cornu epistulae e un organo corale ad un solo manuale senza pedaliera in cornu evangelii: gli strumenti furono subito giudicati inadeguati per la vastità dell'ambiente tanto che il Callido minacciò di ritirarli e già nel 1796 il Capitolo si affidò a Francesco Dacci per sottoporli ad un intervento migliorativo. Nel 1846 Angelo Agostini restaurò ed ampliò entrambe gli strumenti.

Gli organi Malvestio[modifica | modifica sorgente]

Dalla metà del XIX secolo Domenico Malvestio sostituì l'organo all'epistola con un nuovo organo meccanico a tre manuali con materiale del Callido e dell'Agostini su progetto di Oreste Ravanello. L'organo fu inaugurato l'11 giugno 1907, ma cadde presto in disuso, tanto che Malvestio posizionò un nuovo organo ai lati del coro. Nel 1922 per volere del vescovo Luigi Pellizzo fu liberata la cassa al Vangelo del piccolo strumento Callido/Malvestio che fu ceduto alla Parrocchia di Faedis (Udine).

L'organo Tamburini[modifica | modifica sorgente]

Nel 1958 l'organo Malvestio posto al coro venne acquistato dalla parrocchia di San Luca di Tribano e sostituito con un nuovo strumento ad opera della ditta Tamburini (opus 400); fu elettrificato l'organo all'epistola e al vangelo, posta una nuova struttura. Le 5380 canne erano gestite da un'unica console a quattro manuali al presbiterio. Lo strumento a trasmissione elettrica era composto da 91 registri (63 reali). Quest'organo è rimasto in funzione sino al 1999.

Organo Maggiore Tamburini-Zanin[modifica | modifica sorgente]

Su progetto di Francesco Finotti, a partire dal 2001 la ditta Zanin ha attuato un grande piano di riqualificazione del materiale esistente, la riorganizzazione delle canne all'interno delle casse storiche e la dislocazione del materiale fonico estratto su due nuovi corpi d'organo disposti a quota del pavimento del presbiterio. Durante i lavori è stato posizionato nel transetto un organo corale Zanin ad un manuale e pedaliera, tuttora esistente. A lavori conclusi, la grande console Tamburini a quattro manuali e pedaliera è collegata via radio ai quattro corpi d'organo, mentre il IV manuale di Solo è disposto all'interno delle due nuove unità. Il materiale callidiano è stato recuperato e ricollocato rigorosamente. L'organo è stato inaugurato e benedetto domenica 11 aprile 2010. Di seguito, la sua disposizione fonica

Prima tastiera - Positivo
Diapason 8'
Flauto Coperto 8'
Ottava 4'
Flauto Coperto 4'
Doublette 2'
Quinta 1.1/3'
Piccolo 1'
Mistura 4 file
Cornetto 4'
Duodecima 2.2/3'
Cornetto 5 file
Clarinetto 16'
Voci Corali 16'
Clarinetto 8'
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale 8'
Flauto Maggiore 8'
Quinta 5.1/3'
Prestante 4'
Duodecima 2.2/3'
Ottava 2'
Gran ripieno 4 file
Ripieno 2 file
Tromba 16'
Tromba 8'
Tremolo
Terza tastiera - Espressivo
Controgamba 16'
Viola 8'
Voce celeste 8'
Corno di Notte 8'
Flauto ottaviante 4'
Ottava 4'
Piccolo 1'
Principale 8'
Ottava 4'
Sesquialtera 2 file
Larigot 1.1/3'
Bitonus 2 file
Plein Jeu 5 file
Fagotto 16'
Tromba 8'
Oboe 8'
Voci corali 8'
Clarone 4'
Tremolo
Quarta tastiera - Solo
Violoncello 16'
Flauto Doppio 8'
Violoncello 8'
Ottava Diapason 4'
Flauto Doppio 4'
Terza 3.1/5'
Settima 2.2/7'
Fiffaro 2'
Nona 1.7/9'
Piccolo 1'
Tromba Corno 16'
Tromba Corno 8'
Tremolo
Pedale
Violone 32'
Contrabbasso 16'
Flauto Basso 16'
Subbasso 16'
Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Principale 8'
Bordone 8'
Tiorba 2 file
Flauto Tenore 4'
Flautino 2'
Controfagotto 32'
Bombarda 16'
Clarinetto 16'
Trombone 8'
Clarone 4'
Organo Corale Zanin[modifica | modifica sorgente]

Nel transetto della cattedrale, si trova un secondo organo a canne semovibile. Questo è stato costruito nel 1999 da Francesco Zanin per sostituire l'organo maggiore che allora era in fase di restauro e, dopo il completamento di quest'ultimo, è subentrato per l'accompagnamento del coro. A trasmissione meccanica, ha un'unica tastiera di 54 note ed una pedaliera retta di 30. I registri, l'unione e il Tremolo sono azionati da pomelli su due colonne, una a destra e una a sinistra del manuale, secondo il seguente ordine:

Colonna di sinistra
Salicionale 8' Bassi
Salicionale 8' Soprani
Bordone 8' Bassi
Bordone 8' Soprani
Flauto 4' Bassi
Flauto 4' Soprani
Terza 1.3/5' Bassi
Terza 1.3/5' Soprani
Colonna di destra
Principale 4' Bassi
Principale 4' Soprani
Ottava 2' Bassi
Ottava 2' Soprani
Quinta 1.1/3' Bassi
Quinta 1.1/3' Soprani
Piccolo 1' Bassi
Piccolo 1' Soprani
Pedaletti
Unione Tasto-Pedale
Subbasso 16' (al Pedale)
Tremolo

Battistero del Duomo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battistero di Padova.

Il Battistero di Padova, ubicato a destra della cattedrale, risale al XII secolo, subì vari rimaneggiamenti nel secolo successivo, e venne consacrato dal Guido, patriarca di Grado (1281). È anche il mausoleo dei Carraresi. Gli affreschi con cui è decorato (1375-1376) sono considerati il capolavoro di Giusto de' Menabuoi.

Biblioteca Capitolare[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Episcopio (Padova).

L'ingente patrimonio appartenente alla biblioteca Capitolare, un tempo conservato nei locali superiori alla Sacrestia dei Canonici, è ora conservato presso appositi spazi nell'Episcopio. Si rimanda alla relativa voce per la relativa trattazione.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Adiacente alla Sacrestia dei Canonici, è tuttora visibile al numero 28 di via Dietro Duomo l'abitazione padovana di Francesco Petrarca, nominato canonico della basilica nel 1349 per intercessione dell'amico Jacopo II da Carrara. Il signore di Padova intese in tal modo trattenere in città il poeta il quale, oltre alla confortevole casa, in virtù del canonicato ottenne una rendita annua di 200 ducati d'oro.[1]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]