Gregorio Barbarigo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Gregorio Barbarigo
Statua di San Gregorio Barbarigo nella Chiesa di Santa Maria del Giglio in Venezia
Statua di San Gregorio Barbarigo nella Chiesa di Santa Maria del Giglio in Venezia

Vescovo e cardinale

Nascita Venezia, 16 settembre 1625
Morte Padova, 18 giugno 1697
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 16 luglio 1761 da papa Clemente XIII
Canonizzazione 26 maggio 1960 da papa Giovanni XXIII
Ricorrenza 18 giugno
Attributi Bastone pastorale
Gregorio Barbarigo
cardinale di Santa Romana Chiesa
BARBARIGO GREGORIO.jpg
Cardinalbishop.svg
Nato 16 settembre 1625, Venezia
Creato cardinale 5 aprile 1660 da papa Alessandro VII
Deceduto 18 giugno 1697, Padova

Gregorio Giovanni Gaspare Barbarigo (Venezia, 16 settembre 1625Padova, 18 giugno 1697) è stato un cardinale e vescovo cattolico italiano che è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque in una ricca e influente famiglia veneziana. Sua madre, Chiara Lion, morì di peste quando Gregorio aveva appena due anni. Suo padre, Giovanni Francesco Barbarigo, era senatore della Repubblica di Venezia e fervente cattolico.

Il padre lo iniziò all'educazione nelle scienze belliche e nelle scienze naturali e gli fece completare un corso di diplomazia.

Nel 1643 accompagnò l'ambasciatore veneziano Alvise Contarini a Münster in Germania per le negoziazioni in preparazione della Pace di Vestfalia che pose termine alla Guerra dei trent'anni. A Münster conobbe l'arcivescovo Fabio Chigi, nunzio apostolico in Germania e futuro papa Alessandro VII, che partecipava alle negoziazioni. Dopo tre anni, nel 1646, tornò a Venezia, e continuò gli studi a Padova.

All'università di Padova studiò greco, matematica, storia, filosofia, e ottenne un dottorato in utroque iure il 25 settembre 1655.

Nei suoi progetti, desiderava diventare religioso, ma il suo direttore spirituale gli consigliò di intraprendere la via per diventare prete diocesano, perché vedeva in lui le doti del parroco. Fu ordinato presbitero il 21 dicembre 1655 all'età di trent'anni.

Il papa Alessandro VII lo chiamò poco tempo dopo a Roma nel 1656. Gli conferì l'incarico di "prelato domestico di sua santità" e gli affidò altri incarichi tra i quali la guida del Tribunale della Segnatura Apostolica.

Quando nel maggio del 1656 scoppiò a Roma l'epidemia di peste, il papa lo pose a capo della speciale commissione che aveva il compito di portare soccorso agli appestati. Barbarigo si dedicò assiduamente a tale missione visitando personalmente i malati, organizzando in modo scrupoloso la sepoltura dei deceduti, ed aiutando in modo particolare le vedove e gli orfani.

Vescovo di Bergamo[modifica | modifica sorgente]

Terminata l'epidemia di peste nell'agosto del 1657, il papa gli offrì il vescovado della importante diocesi di Bergamo. Prima di acconsentire, Gregorio Barbarigo chiese che lo si lasciasse celebrare prima una Messa nella quale chiedere a Dio che gli rivelasse ciò che doveva fare. Durante questa Messa avvertì che il Signore lo invitava ad accettare il nuovo incarico. Fu così eletto vescovo il 9 luglio e ordinato il 29 luglio 1657.

Giunto a Bergamo chiese che si desse ai poveri ciò che si sarebbe speso per i festeggiamenti del suo ricevimento. In seguito vendette tutti i suoi averi e li distribuì ai bisognosi. Suo desiderio era imitare in tutto il grande arcivescovo di Milano san Carlo Borromeo.

Diede disposizioni affinché si aumentasse la diffusione della stampa religiosa tra il popolo e raccomandò specialmente gli scritti di San Francesco di Sales. Nelle sue visite missionarie alloggiava in casa di gente povera e mangiava con loro adattandosi a uno stile austero e dimesso. Di giorno si dedicava all'insegnamento del catechismo, e di notte passava lunghe ore in preghiera. Dette ordine al portiere del palazzo vescovile di svegliarlo a qualunque ora della notte se ci fosse stato da visitare qualche malato. Al medico che gli consigliava di non sciuparsi visitando i malati rispose: «È il mio dovere, e non posso fare altrimenti!».

Papa Alessandro VII lo creò cardinale il 5 aprile 1660 con il titolo di San Tommaso in Parione (opterà per il titolo di San Marco il 13 settembre 1677).

Vescovo di Padova[modifica | modifica sorgente]

Il 24 marzo 1664 il papa lo mandò vescovo a Padova, diocesi che guiderà per trentatré anni fino alla morte.

Si dedicò personalmente ad organizzare le lezioni di catechismo e ad invitare tutti alla celebrazione della Messa.

Visitò le 320 parrocchie della diocesi, includendo le più lontane e difficili da raggiungere. Organizzò i parroci e formò i catechisti.

Duomo di Padova - Teca contenente il corpo del Santo

Fece aumentare il numero delle stamperie di libri religiosi, e si interessò in modo particolare affinché i futuri sacerdoti fossero ben formati. Il suo seminario arrivò a essere considerato uno dei migliori d'Europa. In qualità di cancelliere dello Studio di Padova, rifiutò nel 1678 di concedere la laurea in teologia a Elena Lucrezia Cornaro, affermando che sarebbe stato «uno sproposito dottorar una donna» e avrebbe significato «renderci ridicoli a tutto il mondo».[1]

Come cardinale partecipò ai conclavi del 1667, 1676, 1689 e 1691, ma non a quello del 1669-70. Papa Innocenzo XI, eletto nel 1676, lo trattenne a Roma per tre anni e mezzo come suo consigliere, e gli affidò la supervisione dell'insegnamento cattolico nella città.

Lavorò per la riunificazione con le chiese orientali.

Morì il 17 giugno 1697, e fu esposto e sepolto nella cattedrale di Padova.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Fu beatificato da papa Clemente XIII il 16 luglio 1761, e canonizzato il 26 maggio 1960 da papa Giovanni XXIII.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sebastiano Serena, S. Gregorio Barbarigo e la vita spirituale e culturale nel suo seminario di Padova, 2 voll., Padova, Antenore, 1963

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S. Serena, S. Gregorio Barbarigo e la vita spirituale e culturale nel suo seminario di Padova, I, 1963, p. 215.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Vescovo di Bergamo Successore BishopCoA PioM.svg
Luigi Grimani
1631 - 1656
1657 - 1664 Daniele Giustinian
1664 - 1697
Predecessore Vescovo di Padova Successore BishopCoA PioM.svg
Giorgio Corner
1643 - 1663
1664 - 1697 Giorgio Cornaro
1697 - 1722
Predecessore Cardinale presbitero di San Tommaso in Parione Successore CardinalCoA PioM.svg
Pietro Campori
1616 - 1642
1660 - 1677 Bandino Panciatichi
1690 - 1691
Predecessore Cardinale presbitero di San Marco Successore CardinalCoA PioM.svg
Pietro Vito Ottoboni
1660 - 1677
1677 - 1697 Marco Antonio Barbarigo
1697 - 1706

Controllo di autorità VIAF: 20486022 LCCN: nb98016208