Niccolò Stenone

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Niccolò Stenone
vescovo della Chiesa cattolica
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Titolo Tiziopoli
Incarichi ricoperti Vicario Apostolico della Germania Settentrionale, Vescovo ausiliare di Münster
Nato 1º gennaio 1638
Ordinato presbitero 14 aprile 1675 a Firenze
Consacrato vescovo 19 settembre 1677 dal cardinale san Gregorio Barbarigo
Deceduto 25 novembre 1686
Beato Niccolò Stenone
Nascita Copenaghen, 1º gennaio 1638
Morte Schwerin, 25 novembre 1686
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 23 ottobre 1988 da papa Giovanni Paolo II
Ricorrenza 5 dicembre

Niels Stensen (noto in danese anche come Steensen, chiamato in latino Nicolaus Steno e in italiano Niccolò o Nicola Stenone; Copenaghen, 1º gennaio 1638[1]Schwerin, 25 novembre 1686[2]) è stato un naturalista, geologo, anatomista e vescovo cattolico danese.

Per i suoi studi è considerato il padre della geologia e della stratigrafia. Originariamente luterano, si convertì al Cattolicesimo e fu ordinato dapprima presbitero e poi vescovo. È venerato come beato dalla Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Copenaghen nel 1638, qui studiò medicina avendo come precettore il celebre Thomas Bartholin. Negli anni successivi lo troviamo ad Amsterdam (dove scoprì il dotto principale della ghiandola parotide, o "dotto di Stenone") e a Leida dove ebbe come maestri grandi anatomici quali Franciscus Sylvius. Dopo la laurea in medicina nel 1664, Stenone si trasferiva a Parigi, ospite di Melchisédech Thévenot, noto mecenate attorno al quale si riunivano alcuni dei più grandi nomi della scienza del tempo.

Nel 1666 si trasferiva a Firenze presso la corte del Granduca di Toscana, Ferdinando II de' Medici. La corte dei Medici era allora il punto di incontro di alcuni dei più importanti scienziati del tempo tra cui Vincenzo Viviani, Francesco Redi, Lorenzo Magalotti e Marcello Malpighi. Fu soprattutto con Viviani e Redi che Stenone strinse profondi rapporti di amicizia. È in Toscana (Firenze ma anche Pisa, Livorno, Carrara, Volterra, isola d'Elba) che Stenone, oltre a proseguire gli studi anatomici, rivolse il suo interesse anche alla geologia e mineralogia. A Livorno lo commosse la processione del Corpus Domini il 24 giugno del 1666; fu poi a Firenze che Stenone, di fede luterana, si convertì al cattolicesimo il 2 novembre del 1667. Sempre a Firenze diede alle stampe, nel 1669, il suo De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus, che ne fa uno dei principali fondatori della moderna geologia.

Dopo un breve ritorno a Copenaghen, Stenone fu richiamato a Firenze da Ferdinando, ma al suo arrivo il Granduca era già morto. Stenone fu comunque accolto assai benignamente dal suo successore Cosimo III. Nel 1672 fu richiamato in Danimarca e nominato regio anatomico, ma vi rimase solo due anni, dopo i quali si spostò nuovamente a Firenze. Nel 1675 venne ordinato sacerdote e celebrò la prima messa nel santuario della SS. Annunziata il 14 aprile; nel 1677 fu nominato vescovo titolare (in partibus infidelium, ossia di una antica diocesi il cui territorio sia stato successivamente occupato da abitanti non cristiani, utilizzato dalla Chiesa come titolo onorifico) di Tiziopoli, nell'attuale Turchia, e vicario apostolico per la Scandinavia, con sede ad Hannover. Come scrive Gould nell'opera citata in bibliografia:

« I vescovi titolari "presiedono" su aree in mano ai pagani, nelle quali non possono perciò fissare la loro residenza: aree nei paesi degli infedeli, come proclama il sottotitolo latino. [...] Come suo vero lavoro, piuttosto pericoloso in paesi protestanti, Stenone si occupò come vicario degli sparsi residui cattolici nella Germania settentrionale, in Norvegia e in Danimarca. »

Nel 1680 si spostò ad Amburgo e nel 1685 a Schwerin, dove rinunciò alla dignità episcopale e visse come semplice sacerdote fino alla morte, avvenuta il 25 novembre 1686. Per volere di Cosimo III la salma fu trasportata a Firenze; solenni esequie gli furono tributate nella Basilica di san Lorenzo il 13 ottobre 1687 e trovò sepoltura nella cripta della chiesa. Nel 1953 la salma fu riesumata e traslata in una cappella a lui dedicata, nel transetto destro della Basilica. Niccolò Stenone è stato beatificato il 23 ottobre 1988 da Giovanni Paolo II.

La vita di Niccolò Stenone è caratterizzata dalla grande intensità prima negli studi scientifici, poi nella sua attività pastorale. La sua famosa frase "pulchra sunt quae videntur, pulchriora quae sciuntur, longe pulcherrima quae ignorantur" (belle sono le cose che si vedono, più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano) potrebbe ben essere presa come esempio di giusta curiosità intellettuale, fondamento per la ricerca scientifica di tutti i tempi.

Attività scientifica[modifica | modifica wikitesto]

Come anatomista Stenone scoprì il dotto parotideo (dotto di Stenone); a lui spetta anche il merito della corretta interpretazione della funzione ghiandolare e della distinzione tra ghiandole secernenti e linfonodi. Dimostrò che il cuore è un muscolo, e non la fonte del calore o la sede dell'anima. Interpretò correttamente le circonvoluzioni cerebrali come sede delle funzioni cognitive superiori, ponendosi in contrasto con le allora dominanti teorie cartesiane. Scoprì la funzione delle ovaie e delle tube uterine.

In campo paleontologico Stenone si pose in un modo sostanzialmente nuovo il problema della classificazione dei fossili, e della ricostruzione della storia geologica in base al modo in cui questi, e altre rocce, sono contenuti all'interno di rocce più grandi; da questa ricerca sistematica prende il titolo il suo De solido (ossia Prodromo a una dissertazione su un solido naturalmente contenuto in un altro solido). All'inizio di quest'opera, Stenone enuncia il suo problema fondamentale:

« Data una sostanza in possesso di una certa figura, e prodotta secondo le leggi della natura, trovare nella sostanza stessa le prove che rivelino il posto e il modo della sua produzione. »

Il principio fondamentale, posto da Stenone alla base delle sue ricerche, fu quello espresso con la seguente semplice affermazione:

« Se una sostanza solida è simile sotto ogni aspetto a un'altra sostanza solida, non solo per le condizioni della sua superficie ma anche per la disposizione interna delle sue parti e particelle, essa sarà simile anche per modo e luogo della sua produzione. »

Proprio in base a questo principio Stenone interpreta correttamente la natura dei fossili come resti di animali vissuti precedentemente. Il caso rimasto più famoso è quello da cui egli era effettivamente partito, quello delle glossopetre, identificate come denti di squali[3].

Un altro principio introdotto da Stenone fu quello della formazione a stampo[4]. Esso stabilisce che, quando un solido naturale è racchiuso in un altro, è possibile dedurre quale dei due si sia indurito per primo osservando l'impronta dell'uno sull'altro. Si può, ad esempio, dedurre che le conchiglie fossili erano solide prima degli strati che le hanno ricoperte, poiché esse lasciarono l'impronta in questi ultimi. All'opposto, le rocce circostanti erano solide prima delle vene di calcite che corrono al loro interno, poiché esse riempiono interstizi. Sulla base di questi principi Stenone riuscì a fornire una scala cronologica relativa di una parte non indifferente di popolazione di rocce e fossili. Per quanto essi sembrino oggi semplici, è importante comprendere che l'adozione sistematica che di essi mise in pratica Stenone portava a conclusioni in grado di rivoluzionare le idee sulla formazione e l'evoluzione della Terra. Basti pensare a quanto è lontana dall'intuizione la presenza di denti di pesci all'interno di rocce, o di fossili marini in alta montagna. In entrambi i casi si giunge a conclusioni di portata assoluta, ossia che sono esistiti moltissimi animali vissuti prima della formazione delle attuali rocce e che i mari, i fiumi e i laghi possono cambiare posizione nel tempo.

Stenone enunciò anche, di sfuggita, la prima legge della cristallografia, ovvero il fatto che gli angoli diedri di cristalli dello stesso tipo sono indipendenti dalle dimensioni assolute dei cristalli stessi.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Prima edizione del De solido.
  • De Musculis et Glandulis Observationum Specimen (1664).
  • Elementorum Myologiae Specimen (1667).
  • Discours sul l'anatomie du cerveau (1669).
  • De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus (1669).
  • Nicolai Stenonis ad novae philosophiae reformatorem de vera philosophia epistola, Florentiae, 1675 (lettera a Spinoza)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Data secondo il calendario Giuliano a quel tempo vigente; secondo il calendario Gregoriano, attualmente in vigore, Stenone è nato invece l'11 gennaio 1638.
  2. ^ Data secondo il calendario Giuliano a quel tempo vigente; secondo il calendario Gregoriano, attualmente in vigore, Stenone è deceduto il 5 dicembre 1686.
  3. ^ Nel 1670, anno successivo a quello della pubblicazione del De solido, Agostino Scilla interpretò anch'egli correttamente, e in modo probabilmente indipendente, le glossopetre
  4. ^ Gould

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Stenone scienziato e santo (1638-1686) nel 3º centenario della morte, Vicenza, Accademia Olimpica, [1987].

  • Raffaello Cioni, Niccolò Stenone scienziato e vescovo, prefazione di Piero Bargellini, Le Monnier Editore, Firenze [1953].
  • Costantino Caminada, Niccolò Stenone, prefazione di Piero Bargellini, Tipografia dell’Abazia di Casamari (FR) Casamari, [1967].
  • Mario Naldini (cur.), Niccolò Stenone conversione e attività pastorale, Nardini Editore [1986].
  • Stefano De Rosa, Niccolò Stenone a Volterra 1668, Firenze, LoGisma, [1996].
  • Roberto Angeli, Niels Stensen. Il beato Niccolò Stenone, uno scienziato innamorato del Vangelo e dell’Italia, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo [1996].
  • Paolo Perrini, Giuseppe Lanzino, Giuliano Francesco Parenti. Niels Stensen (1638-1686): scientist, neuroanatomist, and saint, 67:3-9, Neurosurgery, English [2010].
  • Alan Cutler, La conchiglia del diluvio: Niccolò Stenone e la nascita della scienza della Terra, Edizioni Il Saggiatore [2007].
  • M.F. Gallifante, C. Nardi, E. Giannarelli, Niccolò Stenone. Un uomo di scienza alla ricerca di Dio, inserto di “Toscana Oggi”, [dicembre 2008].
  • Maria Francesca Gallifante, Le ossa di Stenone e quelle di Cartesio. Il mistero del cranio scomparso, in "Toscana Oggi", [1º dicembre 2013]

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Predecessore Vescovo titolare di Tiziopoli Successore BishopCoA PioM.svg
Luís da Silva Teles 13 settembre 1677 - 5 dicembre 1686 Marco Gradenigo

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