Chiesa di Santa Maria del Giglio (Venezia)

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Coordinate: 45°25′57.32″N 12°19′58.22″E / 45.43259°N 12.33284°E45.43259; 12.33284

Chiesa di Santa Maria del Giglio
Santa Maria Zobenigo
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Venezia-Stemma.png Venezia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Stemma Diocesi Venezia.gif Patriarcato di Venezia
Stile architettonico barocco

La chiesa di Santa Maria del Giglio, vulgo Santa Maria Zobenigo, è un luogo di culto cattolico situato nel centro della città di Venezia, nel sestiere di San Marco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le informazioni raccolte dagli studiosi antichi, la chiesa sarebbe stata eretta nel X secolo dalla famiglia Iubanico o Giubenico (da cui l'appellativo Zobenigo) forse con il concorso degli Erizzo, dei Barbarigo e dei Semitecolo. Incerta è anche l'erezione a parrocchiale, da far risalire probabilmente all'XI secolo. Aveva giurisdizione su numerose filiali (San Moisè, San Fantin, San Maurizio, San Beneto, Sant'Angelo, San Vidal, San Samuele, San Gregorio, San Vio, Sant'Agnese, San Trovaso, San Barnaba e San Raffaele).

Durante le soppressioni napoleoniche ebbe alle sue dipendenze San Vidal, San Maurizio e San Fantin ma dal 1967 la chiesa è rettoriale dipendente da San Moisè.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruita nel 966 e nel 1105 a causa di vari incendi, l'attuale aspetto si ebbe dopo il restauro del 1680.[1]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa è opera dell'architetto Giuseppe Sardi da Morcote, capolavoro del barocco. Essa è costituita da una serie di nicchie con statue e bassorilievi intervallate da colonne ioniche (fascia inferiore) e corinzie (fascia superiore). La statua nella nicchia centrale del secondo ordine, raffigurante Antonio Barbaro sul sarcofago, è stata attribuita allo scultore fiammingo Giusto Le Court mentre le quattro statue dei suoi fratelli sono attribuite al suo allievo il tedesco Enrico Merengo. Le numerose Vittorie nei pennacchi e gli Atlanti sono attribuiti a Tommaso Rues.

La facciata della chiesa è stata definita da John Ruskin assieme alla facciata della chiesa di San Moisè una manifestazione di insolente ateismo essendo queste dedicate esclusivamente alla celebrazione di due famiglie e non di Dio.[2]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Guardando l' entrata della chiesa sulla colonna di sinistra in basso c'è la piantina scolpita sul marmo di Padova mentre sulla colonna di destra in basso a destra c'è quella di Venezia.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa è a navata unica con tre cappelle laterali rettangolari per lato. L'abside, posta sul lato opposto rispetto all'ingresso, è anch'essa a pianta quadrangolare ed è coperta da volta a stella. Sull'altare maggiore, ai lati del tabernacolo, vi sono due sculture raffiguranti l'Annunciazione, opera di Enrico Merengo.

Attraverso un corridoio fra la prima e la seconda cappella di destra si accede alla Cappella Molin, con a sinistra la tela Madonna col Bambino e san Giovannino, l'unico dipinto di Peter Paul Rubens conservato a Venezia; all'ingresso della cappella vi è San Vincenzo Ferreri di Giambattista Piazzetta e Giuseppe Angeli (1750).

Nella seconda cappella di destra, poi, sull'altare, vi è la statua di San Gregorio Barbarigo opera di Giovanni Maria Morlaiter.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Sull'ampia cantoria lignea collocata sulla parete fondale dell'abside trova luogo l'organo Mascioni opus 321, costruito nel 1914. Lo strumento, a due tastiere e pedaliera e a trasmissione pneumatica, è contenuto in una cassa riccamente scolpita e suddivisa in tre campate da quattro grandi colonne corinzie. Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Ripieno
XV 2'
Principale 16'
Principale 8'
Ottava 4'
Dolce 8'
Cornetto
Seconda tastiera - Espressivo
Bordone 8'
Viola 8'
Concerto viole 8'
Flauto 4'
Pedale
Contrabbasso 16'
Armonico 8'
Unioni e accoppiamenti
Unione I-P
Unione II-P
Unione II-I
Grave II-I
Alta II-I

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Martin Gaier, Facciate sacre a scopo profano. Venezia e la politica dei monumenti fra Quattro e Settecento. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, ISBN 88-88143-14-9.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Informazioni dal Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.
  2. ^ John Ruskin,Le pietre di Venezia. Mondadori, Oscar classici 2000. ISBN 88-04-47677-X

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