Barbarigo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il sommergibile o l'unità militare, vedi Barbarigo (sommergibile), oppure Battaglione "Barbarigo".
Villa Barbarigo a Noventa Vicentina

I Barbarigo furono una famiglia patrizia di Venezia, del cui patriziato fecero ancora parte anche dopo la serrata del Maggior Consiglio del 1297.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione erano originari di Muggia e sarebbero giunta in laguna nei primi anni della Serenissima. Sempre secondo la leggenda, il nome della casata deriverebbe dal soprannome di un suo membro, Arrigo, che nell'880 vinse i Saraceni e si cinse la testa con una sorta di corona ricavata dalle barbe degli sconfitti[1]; in realtà il cognome Barbarigo è considerato un patronimico derivato dal soprannome o dal nome di un antenato con l'aggiunta dell'antico suffisso veneziano in -igo[2].

La famiglia ebbe proprietà nei pressi della chiesa di Santa Maria Zobenigo, di cui, secondo la tradizione, furono i fondatori assieme ai Jubanici[1].

La famiglia si estinse con Giovanni Filippo Barbarigo (1771-1843), morto senza figli[3]. Quest'ultimo aveva nominato suo erede universale il conte Antonio Nicolò Giustinian Cavalli, con l'impegno di aggiungere al proprio cognome quello della casata estinta. Anche i Giustinian Cavalli Barbarigo scomparvero dopo due generazioni con le sorelle Orsola e Maria di Sebastiano Giulio[4].

Palazzo Barbarigo a Venezia, sul Canal Grande

Membri illustri[modifica | modifica sorgente]

Luoghi e architetture[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Giuseppe Tassini, Curiosità Veneziane, note integrative e revisione a cura di Marina Crivellari Bizio, Franco Filippi, Andrea Perego, Venezia, Filippi Editore [1863], 2009, p. 233.
  2. ^ Carla Marcato, Patronimici, Enciclopedia dell'Italiano (2011), Treccani.
    «Antiche formazioni patronimiche sono sottintese in cognomi veneti in -igo: Barbarigo, Gradenigo, Pasqualigo, Mocenigo e altri.».
  3. ^ Alvise Zorzi, Canal Grande, Rizzoli, 1991, p. 231.
  4. ^ Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Vol. 8, Milano, Forni, 1928-36, p. 156.