Stile policorale

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Sono dette policorali tutte le composizioni per due o più cori, al di là del fatto che questi siano situati a distanza tra di loro. Ovvero, perché si possa parlare di policoralità è fondamentale che i cori siano strutturati armonicamente in modo distinto, mentre non è indispensabile la loro divisione spaziale.

Al contrario i cori spezzati sono caratterizzati da una separazione fisica: i due o più cori sono posti a distanza, in modo tale da creare dei particolari effetti stereofonici. Ciò implica che si tratti di due o più cori armonicamente autonomi non solo quando si alternano ma anche quando si riuniscono, in modo tale che un ascoltatore che si trovi più vicino a un coro piuttosto che a un altro, non subisca l'effetto sgradevole di accordi incompleti. Questo termine è stato configurato soprattutto riguardo alla liturgia della Basilica veneziana di S. Marco, luogo dove questa tecnica ebbe particolare diffusione e successo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il principio della divisione delle forze in spazi separati era in realtà un principio molto antico e nessuno può stabilire con certezza quando e dove i "chori spezzati" siano stati inventati, anche se le prime testimonianze sono circostanziate alla fine del XV secolo e al nord dell'Italia soprattutto nei fiorenti centri musicali veneti.

La tecnica dei cori spezzati raggiunse una grande popolarità grazie alla canonizzazione di due teorici coevi, Nicola Vicentino e Gioseffo Zarlino, nelle opere dei quali è presente un capitolo dedicato a questa tecnica. Nelle Istitutioni harmoniche Gioseffo Zarlino riteneva che i cori spezzati fossero un'innovazione dovuta ad Adrian Willaert e, per molto tempo, questa affermazione fu il punto di partenza per lo studio della tecnica veneziana. In realtà Zarlino stesso non parlava di innovazione ma piuttosto affermava "questa pratica fu rinnovata dal più eccellente Adriano", dove con rinnovata si intendeva chiaramente non un'invenzione ma un perfezionamento. Si deve quindi a ricerche effettuate solo nel nostro secolo la dimostrazione che le origini della tecnica policorale sono precedenti a Willaert. Giovanni D'Alessi, sulla base di prime scoperte effettuate da Raffaele Casimiri, identifica Padova come principale centro di diffusione della pratica policorale e addirittura in Rufino Bartolucci, maestro di cappella alla Cattedrale di quella città dal 1510 al 1520, l'ideatore della tecnica[1], sviluppata poi da Gaspare de Albertis (Padova, 1480-Bergamo, 1560) e Francesco Patavino Santacroce (Padova 1487 ca.-Loreto ?, 1556), maggiori rappresentanti del coro spezzato precedenti a Willaert. La presenza di Rufino Bartolucci e Francesco Patavino Santacroce (o Antonio Stringari) potrebbe essere un segnale del fatto che la policoralità non si limitò al nord Italia, ma che potrebbe esserci stata una sua presenza anche nel centro della penisola. I primi ad interessarsi della tecnica policorale non furono quindi compositori di grande fama, anzi i nomi di questi autori ci sono noti solamente in quanto primi rappresentanti di tale tecnica. Viceversa, l'addossare a Willaert la fama di iniziatore ci indica la necessità, già in epoca antica, di trovare la figura mitica di un compositore famoso che valorizzasse quello stile e tutte le sue possibilità. Inoltre questi compositori non operavano a Venezia, ma più genericamente in territorio veneziano o più genericamente settentrionale, e, di conseguenza, la tecnica del coro spezzato non sarebbe legata a Willaert ma neanche a Venezia. In studi più recenti Anthony Carver ha escluso Willaert, e di conseguenza anche i suoi predecessori, come iniziatore della tecnica del coro spezzato.

È importante chiarire quale possa essere stata l'origine della tecnica policorale. All'inizio del XVI secolo esistevano varie tecniche relative alle composizioni per doppio coro: queste derivano dalle tecniche salmodiche e antifonali.

La prima tecnica, e senz'altro la più antica, consisteva nella risposta polifonica data da un coro ad un altro coro che cantava in gregoriano; la seconda era costituita da due cori che si rispondevano alternativamente in modo polifonico, la terza è ciò che viene definito "coro spezzato". In quest'ultima tecnica ognuno dei due cori ha una piena autonomia e potrebbero cantare in teoria ognuno senza la presenza dell'altro, non ne risentirebbero le consonanze dell'intera composizione; i due cori cantano separatamente per riunirsi verso la fine e chiudere solennemente la composizione o per sottolineare alcune parole.

In tutti i casi è importante considerare un fondamentale assioma: la pratica policorale, in particolare quella dei cori spezzati, nasce per le grandi occasioni: se il caso più antico ricordato è quello di un matrimonio, gli altri casi non sono meno solenni, trattandosi di occasioni di grande dignità nelle quali mostrare la potenza dello stato era una necessità politica, che poteva essere resa anche attraverso l'impegno musicale. Per questa ragione Venezia è il luogo in cui meglio si esprime questa tecnica: bisogna considerare i "chori spezzati" come la tecnica delle grandi occasioni, soprattutto quelle di rappresentanza politica. A questo proposito, James Carver ha dimostrato che sui duecento giorni in cui i cori cantavano nella basilica di San Marco, solo in trentacinque era usata la musica per cori spezzati.

Oggi è messa in discussione anche la teoria per cui l'architettura della basilica di San Marco avrebbe favorito la nascita della tecnica veneziana. Dall'analisi del Ceremoniale del 1564 risulta infatti che in nessun caso i cantori erano assegnati alle cantorie degli organi. L'effetto stereofonico della basilica di S. Marco sarebbe stato realizzato solo in seguito, a partire da Andrea Gabrieli, soprattutto grazie all'ampliamento delle funzioni dei due organi e al posizionamento di un coro vicino ad ogni organo.

Stile policorale veneziano[modifica | modifica sorgente]

Lo stile policorale veneziano era una prassi musicale in voga tra il tardo rinascimento e il primo barocco e nella quale più cori separati cantavano alternandosi. Esso consistette in una ulteriore rivoluzione stilistica della letteratura polifonica del medio rinascimento e fu uno degli sviluppi stilistici più importanti che concorse direttamente alla formazione dello stile barocco. Comunemente per indicare questo genere corale si usa il termine cori spezzati.

Storia dello stile[modifica | modifica sorgente]

Lo stile nacque basandosi sulle peculiarità architettoniche dell'imponente Basilica di San Marco di Venezia. Consci del ritardo sonoro causato dalla distanza tra le due cantorie, posizionate l'una all'opposto dell'altra, i compositori iniziarono a sfruttare a loro vantaggio questo utile effetto speciale. Poiché era difficoltoso far cantare due cori la stessa musica simultaneamente (specialmente prima che le moderne tecniche di direzione fossero sviluppate), compositori come Adrian Willaert, maestro di cappella di San Marco negli anni '40 del cinquecento, risolse il problema scrivendo musica antifonale, dove i cori opposti avrebbero cantato consecutivamente, spesso contrastando le frasi musicali. L'effetto stereofonico ebbe successo e subito altri compositori imitarono questo modello e non solo a San Marco, ma anche in altre cattedrali italiane. Questo fu un raro ma interessante caso in cui le caratteristiche architettoniche di un singolo edificio influenzarono lo sviluppo di uno stile, che non solo divenne popolare in tutta Europa, ma che determinò anche, seppur parzialmente, il passaggio dal rinascimento al barocco. L'idea di far cantare gruppi differenti in alternanza si evolse nello stile concertato, nel quale diverse manifestazioni sia vocali che strumentali portarono alla nascita di altri generi musicali, come la cantata corale, il concerto grosso e la sonata.

L'apice dello sviluppo dello stile si ebbe tra il anni '80 e '90 del cinquecento, quando Giovanni Gabrieli era organista e principale compositore a San Marco, e quando Gioseffo Zarlino era ancora maestro di cappella. Gabrieli fu il primo che specificò gli strumenti da usare, compresi larghi cori di ottoni; egli iniziò anche a dettagliare la dinamica e l'uso degli effetti echo per i quali diventò famoso. La fama della spettacolare e sonora musica di San Marco si diffuse a quel tempo in tutta Europa e numerosi musicisti si recarono a Venezia per ascoltare, studiare, assimilare e portare nei propri paesi nativi quello che avevano imparato. La Germania, in particolare, fu una zona dove i compositori iniziarono a produrre delle forme locali modificate dello stile veneziano.

Dopo il 1603 fu aggiunto un basso continuo alla già considerevole dotazione di San Marco (orchestra, solisti, coro); questo fu un ulteriore passo verso la cantata barocca. Successivamente la musica di San Marco entrò in declino, ma si trasformò nello stile concertato. Nel 1612 Claudio Monteverdi fu nominato maestro di cappella e sebbene egli avesse portato questo genere musicale ai massimi livelli, la voga dello stile policorale era passata; il concertato, principalmente con una sola voce, era ora la norma; infatti le produzioni del suo ultimo periodo sono identificabili come barocche.

Compositori rappresentanti[modifica | modifica sorgente]

Esempi dello stile[modifica | modifica sorgente]

  • Adrian Willaert, salmi spezzati
  • Andrea Gabrieli, Psalmi Davidici
  • Giovanni Gabrieli, sacrae symphoniae
    • in ecclesiis
    • Sonata pian' e forte
  • Heinrich Schütz, Psalmen Davids 1619

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rufino Bartolucci, treccani.it.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Denis Arnold, sub voce Cori spezzati, in New Grove Dictionary, Second Edition, vol. IV, p 776.
  • Denis Arnold, The Significance of 'cori spezzati', in «Music and Letters», 1959, p. 6.
  • James H. Moore, Vesper's at St. Mark's, in «JAMS», 1981, XXXIV, p. 275.
  • David Bryant, The 'Chori spezzati' at St. Mark: Myth and reality, in «Early Music History», vol. 1, 1981, pp. 165-186.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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