Marchetto da Padova

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Marchetto da Padova (1274 circa – fl. 1305 - 1319) è stato un compositore e teorico musicale italiano del tardo medioevo.

Le sue innovazioni nel campo della notazione musicale furono determinanti per l'affermazione dell'Ars nova italiana, così come i suoi lavori nel definire i modi musicali e fu anche il primo teorico musicale a parlare di cromatismo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un sarto, nacque molto probabilmente a Padova. Molto poco si conosce sulla sua vita, ma si sa che fu maestro del coro voci bianche ed insegnante alla cattedrale di Padova dal 1305 al 1307[1] e che lasciò Padova nel 1308 per lavorare in altre città in Veneto e Romagna.

Nel 1317 Marchetto si recò dal patriarca di Aquileia, Gastone Della Torre, ad Avignone, sede della curia papale, per perorare la propria nomina a magister cantus presso la scuola capitolare di Cividale del Friuli, ma non ebbe successo[2].

Nel 1318 è nella lista degli ecclesiastici al seguito di Roberto d'Angiò, re di Napoli[3].

Sembra che i suoi due maggiori trattati sulla teoria musicale siano stati scritti fra il 1317 e il 1319, poco prima che Philippe de Vitry realizzasse il suo trattato Ars nova nel 1322, che diede il nome allo stile musicale omonimo. Marchetto dice di aver scritto i trattati a Cesena e Verona. Non vi sono altre notizie sulla sua vita, se non che la sua fama fu universalmente nota e che i suoi lavori influenzarono la musica successiva al XIV secolo.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Non molti componimenti possono essergli attribuiti con certezza. È senza dubbio opera sua il mottetto Ave regina celorum/Mater innocencie poiché contiene nel duplum il nome di "Marcum Paduanum" sotto forma di acrostico:

« Mater innocencie,

Aula venustatis,
Rosa pudicicie,
Cella deitatis,
Vera lux mundicie,
Manna probatis,
Porta obediencie,
Arca pietatis,
Datrix indulgencie,
Virga puritatis,
Arbor fructus gracie,
Nostre prativitatis,
Virtus tue clementie,
Me solvat a peccatis. »

Il triplum cela invece, nella stessa maniera, una lode di San Gabriele alla Madonna; per questo motivo si ritiene che il mottetto sia stato composto per la consacrazione della Cappella degli Scrovegni di Padova, avvenuta il 25 marzo del 1305[4]:

« AVE regina celorum,

pia virgo tenella.
MARIA candens flos florum,
Christi(que) clausa cella
GRACIA que peccatorum
dira abstulit bella.
PLENA odore unguentorum,
stirpis David puella.
DOMINUS, rex angelorum
Te gignit, lucens stella
TECUM manens ut nostrorum
tolleret seva tela.
BENEDICTA mater morum,
nostre mortis medela.
TU signatus fons ortorum,
manna (das dulcinella,
IN te lucet) lux cunctorum
quo promo de te mella.
MULIERIBUS tu chorum
regis dulci viella,
ET vincula delictorum
frangis nobis rebella.
BENEDICTUS (futurorum)
ob nos potatus fella.
FRUCTUS dulcis quo iustorum
clare sonat cimella.
VENTRIS sibi parat thorum
nec in te corruptella.
TUI zelo febris horum
languescat animella. »

Sono probabilmente suoi, vista la stretta correlazione teorica con i dettami del Pomerium, anche i mottetti Ave corpus sanctum / Exaudi protomartir / Adolescens protomartir e Cetus inseraphici / Cetus apostolici[5]. Il primo venne composto tra il 1329 ed il 1338 per la festa di Santo Stefano e contiene un riferimento al doge Francesco Dandolo[5].

Scritti e influenze[modifica | modifica sorgente]

Marchetto pubblicò due trattati principali: Lucidarium in arte musice plane, probabilmente nel 1317, e Pomerium in arte musice mensurate, attorno al 1318. Pubblicò inoltre un'edizione ridotta del Pomerium con il titolo di Brevis compilatio (la data di questo lavoro non è nota).

Le date precise di questi trattati sono importanti per i musicologi perché a seconda dell'anno di pubblicazione si può desumere se Marchetto sia stato influenzato dall'Ars nova, come scrissero Philippe de Vitry e Johannes de Muris nel 1320, o se subì altri tipi di influenze.
Molto probabilmente i lavori di Marchetto sono precedenti a quelli dei francesi, anche se egli era ben al corrente della situazione francese del periodo. Tutti i trattati, tranne il Brevis compilatio, utilizzano una struttura fortemente scolastica, e provengono sicuramente da una raccolta di lezioni orali.
Le innovazioni di Marchetto vertono su tre aspetti: tono, cromatismo, e notazione mensurale. Egli fu il primo a proporre la divisione di un tono intero in cinque parti uguali, un piccolo intervallo chiamato diesis. Un semitono può consistere in uno, due, tre, o quattro di questi piccoli intervalli, a seconda che si tratti di un diesis, di un semitono enarmonico, di un semitono diatonico o di un semitono cromatico.

Nel campo del valore delle note, Marchetto migliorò il sistema di notazione di Francone da Colonia; la notazione musicale si evolse nel metodo usato ancora oggi, dove un simbolo rappresenta un determinato valore. Marchetto contribuì a questo risultato sviluppando un metodo di divisione del tempo che assegnava ad una particolare forma della singola nota in funzione della durata della stessa.

Inoltre si occupò dei "modi ritmici", un sistema di notazione ritmica in uso presso i musicisti dell'Ars antiqua del XIII secolo, aggiungendo 4 modi imperfetti ai 5 perfetti già esistenti, adeguando così quella teoria alla pratica italiana dell'epoca, che richiedeva un ritmo flessibile, misto ed espressivo.

I trattati di Marchetto influenzarono enormemente la musica del XIV e XV secolo e furono ampiamente copiati e diffusi in tutta Europa. Il Codice Rossi, che è la prima raccolta di composizioni polifoniche profane in Italia, contiene musiche scritte dal 1325 al 1355, e dimostra l'ampia influenza di Marchetto specialmente nell'uso della notazione mensurale.
Senza le innovazioni di Marchetto, la musica italiana del XIV secolo, ad esempio la musica profana di Francesco Landini, non sarebbe stata possibile.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Christopher Kleinhenz, Italy: An Encyclopedia, Volume 2, p. 681
  2. ^ L. Gianni, Marchetto da Padova e la scuola capitolare di Cividale, "Musica e Storia", 1999, pp. 47-57
  3. ^ C. Vivarelli, Di una pretesa scuola napoletana: sowing the seeds of the Ars nova at the court of Robert of Anjou, The Journal of musicology, XXIV (2007), pp. 272-296
  4. ^ Eleonora M. Beck, Marchetto of Padua and Giotto's Scrovegni Chapel Frescoes, p. 2
  5. ^ a b F. A. Gallo, Music of the Middle Ages II, 1985, Cambridge Univ Press, p. 56

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 79260111 LCCN: n83057572