Daspo
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Il Daspo (da D.A.SPO. acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) è una misura introdotta con la legge 13 dicembre 1989 n. 401, al fine di contrastare il crescente fenomeno della violenza negli stadi di calcio.
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[modifica] Cenni storici
La norma è stata più volte modificata negli anni, in seguito ad altri episodi di violenza che hanno colpito il mondo del calcio ed è stata poi estesa dal decreto legge n. 162 del 2005 (convertito nella legge n. 210 del 17 ottobre 2005) anche alle manifestazioni sportive che si svolgono all’estero, creando il rischio di un conflitto di giurisdizione tra Italia ed altri paesi. L'ultima modifica è stata varata nel febbraio 2007 con il cosiddetto Decreto Amato[1].
[modifica] Caratteristiche
Il Daspo vieta al soggetto ritenuto pericoloso di poter accedere in luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive.
Il provvedimento viene emesso dal questore e la sua durata può andare da uno a cinque anni, in base alle modifiche del c.d. Decreto Amato varato nel febbraio 2007 dopo gli scontri di Catania che hanno causato la morte dell'Ispettore di Polizia Filippo Raciti[2]. Può essere accompagnato dall'obbligo di presentazione ad un ufficio di polizia in concomitanza temporale della manifestazione vietata. Esso viene sempre notificato all'interessato ma, nel caso in cui ad esso si affianchi l'obbligo di comparizione, esso è comunicato anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale competente. Il Procuratore della Repubblica, entro 48 ore dalla sua notifica all'interessato, ne chiede la convalida al G.i.p. presso il medesimo Tribunale, che deve provvedere entro le successive 48 ore, a pena di perdita di efficacia. Tuttavia, il Questore può autorizzare l'interessato, in caso di gravi e documentate esigenze, a comunicare per iscritto il luogo in cui questi sia reperibile durante le manifestazioni sportive.
[modifica] Polemiche
Il fatto che il Daspo possa essere emesso sulla base di una semplice denuncia e non necessariamente dopo una condanna penale ha comportato molte proteste di inconstituzionalità, soprattutto da parte degli ultras[3].
In realtà, la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 512 del 2002, inquadra la misura del Daspo tra quelle di prevenzione, che possono essere quindi inflitte anche in attesa del processo ed essere poi revocate in caso di assoluzione[4]. La lunghezza dei processi fa sì che assai spesso la persona sottoposta al Daspo sconti per intero la "diffida" senza che il processo che ad essa ha dato origine venga celebrato, compromettendo di fatto alcune libertà fondamentali come quella di circolazione (art. 16 della Costituzione).
[modifica] Note
- ^ Cosa prevede il Decreto Amato, Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2007
- ^ Amerigo Nazzaro, La nuova normativa antiviolenza negli stadi tra tutela preventiva della sicurezza e limitazioni della libertà, Rivista di Diritto ed Economia dello Sport, vol. III, fasc. 1, 2003
- ^ Critiche relative alla costituzionalità dei provvedimenti nel sito dell'avv. Lorenzo Contucci
- ^ Testo della sentenza della Corte Costituzionale n. 512 anno 2002

