Scontri di Catania
L'espressione giornalistica scontri di Catania indica gli episodi di guerriglia urbana scoppiati il 2 febbraio 2007 a Catania tra le forze dell'ordine e un gruppo di circa 250 ultras catanesi, al termine dell'incontro di calcio tra la squadra locale e il Palermo. Gli scontri sono costati la vita all'ispettore capo di polizia Filippo Raciti.
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[modifica] Le premesse
Il derby di Sicilia, nome della partita tra le due società di calcio più importanti della Sicilia, è uno degli incontri sportivi più ad alto rischio in Italia. Previsto inizialmente per il 4 febbraio, in seguito ad una lettera del sindaco di Catania al ministero dell'Interno si è deciso di rimandarla per la concomitanza con la festa di Sant'Agata. In molti auspicavano ad un rinvio alla fine del mese,[1] ma l'incontro è stato anticipato al 2 alle 18.30.[2].
[modifica] I tafferugli
All'inizio della partita, durante il minuto di silenzio, partono erroneamente i fuochi d'artificio predisposti in onore della contemporanea festa di sant'Agata, patrona di Catania. I tifosi ospiti arrivano dieci minuti dopo l'inizio del secondo tempo per problemi organizzativi. Fuori dallo stadio iniziano gli scontri e alcuni tifosi locali tentano di entrare in contatto con la tifoseria ospite. A questo punto inizia uno scambio di lanci di petardi e fumogeni.[3] La polizia tenta di disperdere i tifosi e vengono lanciati, in due riprese, all'interno della curva nord dei lacrimogeni, che mettono il panico tra gli spalti dove migliaia di tifosi assistevano all'incontro ignari degli scontri che avvenivano all'esterno. Migliaia di persone tentano quindi la fuga ma trovano gli ingressi sbarrati. Si crea una calca pericolosissima che provoca diffuse scene di panico. La partita viene quindi sospesa per quaranta minuti dall'arbitro Stefano Farina per l'aria irrespirabile. Durante la fuga, la parte più esaltata dei teppisti cerca di entrare in contatto con gli avversari: iniziano gli scontri veri e propri.[4]
Intanto la partita termina (vince il Palermo per 2-1) e all'esterno dello stadio decine di persone dal volto coperto attaccano le forze dell'ordine. Le immagini vengono trasmesse in diretta da SKY. Si parla di 1.200 agenti. Alla fine, si contano 71 feriti tra le forze dell'ordine, più altrettanti civili. Vengono fermati la sera stessa una ventina di ultras: di questi nove vengono arrestati e quattro sono minorenni. Contemporaneamente, si viene a sapere che l'ispettore capo del X Reparto Mobile di Catania Filippo Raciti è stato ucciso. In un primo momento la voce che circola è considerata falsa ma successivamente arriva la conferma intorno alle 22.[5]
[modifica] Filippo Raciti
Inizialmente, si ritenne che il 40enne poliziotto fosse stato ucciso da una bomba carta lanciata dalla curva nord riservata ai supporter del Catania verso l'esterno dello stadio. La bomba sarebbe entrata all'interno di un automezzo della polizia dove viaggiava il 40enne, scoppiandogli vicino al volto e causandogli ferite che, insieme alle esalazioni dell'ordigno, sarebbero risultate fatali. Successivamente, si sarebbe scoperto che la causa della morte fu lo spappolamento del fegato causato da un corpo contundente. Vani furono i soccorsi ed il ricovero immediato all'Ospedale "Garibaldi": l'uomo morì dopo tre quarti d'ora di agonia, per arresto cardiaco. Insieme a lui venne ricoverato un altro poliziotto, in gravi condizioni ma non in pericolo di vita.
Filippo Raciti, nato a Catania il 17 gennaio 1967,[6] era entrato nella Polizia di stato nel giugno del 1986 come allievo agente ausiliario. Svolse la maggior parte della sua carriera in servizi esterni di ordine pubblico, dimostrando sempre diligenza, umanità ed attaccamento al suo lavoro. Dopo aver prestato servizio presso la Questura di Catania, in forza all'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, dal dicembre 2006 era stato trasferito al X Reparto Mobile. Aveva servito per quasi vent'anni nella Polizia di Stato, apprezzato dai suoi superiori ed amato dai colleghi per i quali era stato sempre un esempio positivo. Viveva ad Acireale con la moglie Marisa Grasso e con i figli Fabiana di 15 anni e Alessio di 8. Era molto impegnato nel sociale essendo donatore di sangue, avendo deciso di donare i suoi organi ed operando, assieme alla moglie, come volontario della Croce Rossa Italiana.
Una settimana prima della sua morte, Raciti testimoniò circa i fatti riguardanti un tifoso fermato per intemperanze, ma lo stesso venne poi rilasciato dal magistrato inquirente. Secondo quanto raccontato da uno dei suoi colleghi, il tifoso, appena rilasciato, andò a ridere in faccia all'ispettore in segno di scherno.[7]
[modifica] Indagini
[modifica] Primi filoni
Sulla morte dell'ispettore capo Filippo Raciti, durante gli scontri verificatisi a margine dell'incontro di calcio Catania-Palermo, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania ha aperto un'inchiesta per omicidio.
Un secondo filone d'inchiesta aperto dai magistrati catanesi riguarda i disordini scoppiati a margine dell'incontro di calcio: «Bisogna vedere se lo stadio Massimino è idoneo a ospitare incontri di calcio e in particolare incontri a rischio come sono diventati i derby siciliani», ha dichiarato il giudice Fonzo, precisando che «oltre a verificare le responsabilità di chi ha lanciato la bomba che ha ucciso Raciti occorrerà anche verificare se vi sono responsabilità nella manutenzione dello stadio con particolare riferimento al decreto Pisanu e al regolamento anti violenza della Figc».
Gli investigatori hanno acquisito le riprese filmate degli scontri realizzate dalla Polizia scientifica ed è stato eseguito un sopralluogo tecnico nella curva nord dello stadio "Angelo Massimino". L'intero impianto sportivo «sarà sequestrato per consentire a una commissione di periti nominati dalla magistratura di accertarne i livelli di sicurezza», come ha dichiarato il Procuratore aggiunto di Catania, Renato Papa.
Nel frattempo, le forze dell'ordine hanno fermato quindici persone, quattro non ancora maggiorenni. Secondo indiscrezioni giornalistiche, si tratta di ultras del Catania. La loro posizione è al vaglio dell'Autorità giudiziaria.
[modifica] L'imputato principale
Già pochi giorni dopo l'accaduto le forze dell'ordine individuano un sospetto principale, Antonino Speziale, che all'epoca dei fatti aveva solo 17 anni, iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario in concorso l'8 febbraio.
Il giovane, giocatore di rugby, provienente da una famiglia di operai (padre operaio, madre casalinga), incensurato, secondo indiscrezioni nel primo interrogatorio avrebbe confessato di avere partecipato allo scontro con la polizia e di avere "colpito un agente con una sbarra di ferro spingendolo a mo' di ariete". L'avvocato del giovane, Giuseppe Lipera, ha tuttavia smentito categoricamente tali affermazioni, ammettendo soltanto che il giovane avrebbe confessato di avere partecipato agli scontri con la polizia[8].
Speziale è stato arrestato il 27 febbraio e scarcerato a fine luglio, per essere mandato in una comunità di recupero. Il processo, in cui è imputato finora solo di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, è al momento sospeso dopo la richiesta di spostamento avanzata dai legali dell'imputato.
Nel frattempo, un pentito ha portato all'arresto di altre persone coinvolte negli scontri: il pentito avrebbe confessato che alcuni gruppi di estrema destra stavano preparando un attacco con una bomba contro le forze dell'ordine ed avrebbe indicato fra i partecipanti allo scontro con le forze dell'ordine fuori dallo stadio anche Alan Di Stefano, appartenente all'organizzazione di estrema destra Forza Nuova, ma che poi sarà prosciolto da ogni accusa.
[modifica] Reazioni politico-sportive
[modifica] Reazioni iniziali
Subito dopo l'accaduto, il Commissario straordinario della Federcalcio Luca Pancalli, d'intesa col Presidente del CONI, Gianni Petrucci, ha disposto lo stop a tempo indeterminato di tutti i campionati calcistici, sia maschili che femminili. Inoltre il martedì e il mercoledì successivi non avrebbero giocato le nazionali maggiore e Under-21, impegnate la prima in una amichevole contro la Romania, la seconda contro il Belgio, sempre per una partita amichevole. Immediate sono anche le reazioni e le condanne politiche agli scontri, anche se l'esponente di Rifondazione comunista Francesco Caruso disse delle frasi stonate riguardanti la morte dell'ispettore, causando una sdegnata reazione da entrambi gli schieramenti politici.
Anche il governo interviene, sostenendo una linea dura per porre fine agli scontri che sovente accadono prima, durante e dopo le partite di calcio. La parola d'ordine è che tutti gli impianti che non sono in regola con le nuove norme di sicurezza non possono essere aperti al pubblico, e pertanto gli incontri dovranno disputarsi a porte chiuse. Il 5 febbraio, in un incontro a cui erano presenti i vertici del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il ministro dell'Interno Giuliano Amato, il ministro dello Sport Giovanna Melandri, Luca Pancalli, il sottosegretario Enrico Letta e il sottosegretario alla Giustizia Scotti, vengono stabilite molte altre regole che vanno a migliorare il decreto Pisanu per la sicurezza negli stadi, ma che suscitano anche polemiche, come ad esempio il divieto di fatto di portare striscioni allo stadio.
[modifica] Reazioni di solidarietà
I catanesi hanno reagito alla gravissima situazione creatasi in città attraverso varie manifestazioni. Subito dopo la partita, sono stati posati dei mazzi di fiori davanti alla Tribuna A dello stadio, in cui campeggiava un telone su cui era stato scritto: «Catania svegliati Catania sdegnati.» Il 3 febbraio, sabato sera, un corteo di un centinaio di giovani percorre la città da piazza Roma a piazza Spedini. Da quel corteo nasce una manifestazione molto più grande, che venerdì 9 febbraio riunisce circa tremila persone al PalaSpedini. Lì vengono dimostrati atti di solidarietà verso la polizia, i cittadini, i tifosi. Sono presenti anche Rita Borsellino, Claudio Fava e Riccardo Orioles.[9]
A Quarrata (provincia di Pistoia), lo stadio locale viene intitolato alla memoria dell'ispettore capo.[10]
[modifica] Reazioni successive
Lo stesso giorno, iniziano le rimostranze contro la linea dura. Il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese dichiara che «I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell'ordine ancora non riescono a controllare» e che le persone che sostengono di dover fermare il campionato siano «esaltati e irresponsabili»[11]. Matarrese è stato poi ripreso da tutti gli esponenti politici e dalle alte cariche sportive[12], ma è stato appoggiato dalle società calcistiche, che hanno iniziato a fare pressioni per ricominciare al più presto. Già il 7 febbraio inizia il Torneo di Viareggio, l'11 febbraio riprendono i campionati.
[modifica] Conseguenze sportive
[modifica] La squalifica del Massimino
Il 14 febbraio il giudice sportivo squalifica lo stadio "Angelo Massimino" fino alla fine della stagione 2006-07 e obbliga il Catania Calcio a giocare in campo neutro ed a porte chiuse. Le partite in casa vengono poi giocate poi in vari stadi, dal "Manuzzi" di Cesena al "Neri" di Rimini", fino al "Via del Mare" di Lecce. Ciò è coinciso con un crollo delle prestazioni del Catania, che dopo un buon girone di andata ha rischiato la retrocessione, salvandosi solo all' ultima giornata nella partita contro il Chievo Verona (anche questa in corsa per non retrocedere) e che vide la vittoria degli Etnei per 2-0 contro i veneti e la retrocessione in B di questi ultimi.
Ad aprile inizia un contenzioso tra la FIGC e il Tribunale Amministrativo Regionale di Catania, che in seguito al ricorso di 82 abbonati ha modificato la sentenza permettendo al Catania di giocare le partite in campo neutro a porte aperte. La sentenza è stata contestata, è stato presentato un controricorso al TAR del Lazio, accolto perché il TAR catanese non era competente in materia[13]
Ai primi di maggio il CONI, su ricorso della società, decise che le ultime due gare casalinghe di campionato contro Milan e ChievoVerona andavano giocate in campo neutro (venne scelto lo stadio di Bologna) ma con il pubblico.
[modifica] Il ritorno dei tifosi ospiti nel derby
Gli strascichi degli scontri di Catania hanno segnato la sorte tifoseria della società etnea per alcuni anni. A causa dei precedenti, la partita è stata vista come simbolo dell'inciviltà e del degrado del calcio, tanto da essere definito derby della mafia o della violenza. Il divieto per i tifosi di partecipare alle trasferte nei derby tra i rossazzurri e i rosanero si è protratto fino al 14 novembre 2010, quando è stato permesso ai catanesi in possesso della tessera del tifoso di assistere al derby al "Renzo Barbera". Durante la partita del 3 aprile 2011 al "Massimino", a cui hanno partecipato anche i tifosi palermitani, non si è registrato alcuno scontro.[14]
[modifica] Note
- ^ Orazio Provini. Catania-Palermo a data da destinarsi. «La Sicilia», 26 gennaio 2007, 20.
- ^ Orazio Provini. L'accordo definitivo.... «La Sicilia», 18.
- ^ RAI News 24. Calcio. Serie A, Catania-Palermo sospesa per lancio di fumogeni e ripresa dopo 40 minuti. URL consultato il 4 febbraio 2007.
- ^ Alessio D'Urso, Sebastiano Vernazza. Terrore a Catania. «La Gazzetta dello Sport», 3 febbraio 2007, 3.
- ^ Alfio Di Marco, Giovanni Tomasello. [1]. «La Sicilia», 3 febbraio 2007, 3.
- ^ Polizia di stato - un giorno triste. URL consultato il 03/02/2007.
- ^ (EN) «Italian football rocked by new troubles». The Telegraph. URL consultato in data 05/02/2007.
- ^ "Ho partecipato agli scontri", Gazzetta.it 8 febbraio 2007
- ^ No alla violenza: in ricordo di Filippo Raciti
- ^ ANSA. Stadio Quarrata intitolato a Raciti. 10 marzo 2007.
- ^ Fabio Tonacci. Il calcio non può chiudere. «La Repubblica», 5 febbraio 2007.
- ^ Prodi e il Coni scaricano Matarrese. «La Repubblica», 5 febbraio 2007.
- ^ Il Tar del Lazio dice no. Catania a porte chiuse archiviostorico.gazzetta.it
- ^ Salvo Emanuele. «Il Derby della Civiltà !». CalcioCatania.com, 4 aprile 2011. URL consultato in data 5 aprile 2011.
[modifica] Voci correlate
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