Santuario della Madonna di Monte Berico

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Coordinate: 45°32′06.06″N 11°32′43.79″E / 45.535016°N 11.545496°E45.535016; 11.545496

Santuario della Madonna di Monte Berico
Esterno della chiesa
Esterno della chiesa
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Vicenza-Stemma.png Vicenza
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Vicenza
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1688
Completamento 1703
Sito web http://www.monteberico.it

Il Santuario della Madonna di Monte Berico è un luogo di culto cattolico di Vicenza, situato sull'omonimo colle che domina la città.

È il risultato dell'integrazione di due chiese: la prima quattrocentesca in stile gotico, la seconda, della seconda metà del Seicento, è una basilica in forme barocche.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Epoca moderna[modifica | modifica sorgente]

Le apparizioni della Madonna[modifica | modifica sorgente]

Incisione di Cristoforo Rosio, 1653[1], che rappresenta l'arco delle Scalette, il monte, la chiesa e l'apparizione della Madonna

La costruzione della prima chiesa è, secondo la tradizione, collegata a due apparizioni della Madonna ad una contadina di Sovizzo di nome Vincenza Pasini, avvenute la prima nel 1426, l'altra nel 1428, anni devastati da una grave epidemia di peste; in queste apparizioni la Madonna chiese la costruzione di una chiesa a lei dedicata. Effettivamente le cronache del tempo sono concordi nel riferire che, dopo che il Comune ebbe adempiuto a questo invito - un modesto vano rettangolare costruito in soli tre mesi - quell'episodio di peste cessò[2]. L'altare con l'immagine della Madonna era addossato alla parete, nel punto in cui si riteneva fossero avvenute le apparizioni e dove ancor oggi si venera la sacra immagine[3].

L'unico documento che possediamo - come prova relativa alla storia delle apparizioni - è il Processo delle apparizioni della Vergine a monte Berico, redatto dal giureconsulto Giovanni da Porto[4] nel 1431[5]; nessun altro documento sulla cronaca dell'epoca, infatti, accenna al fatto delle apparizioni e il primo documento che dà come fatto storico creduto il miracolo delle apparizioni è la delibera comunale del 10 gennaio 1529.

Oltre a questi inspiegabili silenzi, vari elementi di questo Processo, redatto a costruzione della chiesa già ultimata - tra cui la poco chiara presenza dell'autorità ecclesiastica in una materia di sua competenza - pongono seri dubbi sull'attendibilità di ciò che viene descritto[6]. Secondo alcuni autori, fu anche il momento in cui Vicenza - che ormai aveva perduto ogni autonomia politica, prima sotto la signoria degli Scaligeri e dei Visconti, poi con la dedizione alla Serenissima - si costruiva una propria identità, anche attraverso l'esaltazione di santi protettori cittadini e il Processo, redatto su iniziativa del Comune (non dell'allora vescovo veneziano Pietro Emiliani) potrebbe aver contribuito a rafforzare questa tendenza[7].

La prima chiesa[modifica | modifica sorgente]

La gestione della prima chiesa gotica - dedicata a Sancta Maria de gratia, titolo questo che si riferiva alla peste ma che scomparve molto presto - venne affidata inizialmente ai religiosi dell'Ordine di Santa Brigida, ma molto presto, nel 1435, questi frati - non ne è chiaro il motivo, se allontanati perché permettevano certe poco adatte manifestazioni di pietà popolare, spiegabili con il terrore della peste sempre incombente, oppure di loro iniziativa - abbandonarono la chiesa e il monastero che furono affidati ai Servi di Maria, già insediati a Vicenza da qualche anno[8].

Verso la metà del secolo i Serviti avevano completato il convento, con l'erezione del chiostro, della foresteria, dell'infermeria e del campanile, impresa non da poco per la ristrettezza dello spazio, in quanto il terreno verso sud è scosceso sulla retrostante Valletta del Silenzio[9].

Fin dall'inizio, buona parte della vita religiosa vicentina si imperniò sul santuario; con una delibera comunale del 1529, fu resa regolare e più solenne la processione del 25 agosto. Ad ulteriore testimonianza di un culto particolarmente denso di devozione, di recente sono state riscoperte le litanie alla Vergine di monte Berico[10], composte da numerose invocazioni e lamenti, ridondanti di rassegnata amarezza e sofferenza, che rispecchiavano le tristi condizioni dell'epoca e venivano recitate nelle pubbliche manifestazioni di fede[11].

Tutto questo attirava numerose donazioni e lasciti testamentari. La chiesa primitiva fu ingrandita allungandola verso ovest, cioè verso la salita dalla città, e qui venne aperta la facciata principale.

Intorno al 1480, su progetto di Lorenzo da Bologna, fu sostituito il vecchio coro - che intanto si era arricchito di cappelle commissionate dalle famiglie nobili della città - e, al fine di finanziare i lavori, nel 1476 il vescovo Giovanni Battista Zeno concesse una particolare indulgenza ai fedeli che avessero fatto elemosina alla chiesa; furono così costruiti la sacristia e la cappella maggiore con il coro (demolito nel 1824 per far posto al nuovo campanile), che fu arredato con stalli intarsiati e altri arredi; la volta della chiesa venne affrescata da Bartolomeo Montagna. I lavori di ampliamento terminarono intorno al 1480, dopo di che si costruirono nuovi altari[12].

L'aggiunta del Palladio[modifica | modifica sorgente]

Andrea Palladio disegnò verso il 1562 il progetto per un moderno tempio a pianta centrale, che però venne accantonato, e così negli anni 1578-79 l'architetto operò una aggiunta classica, a pianta quadrata di 12 m. per lato, al lato nord della chiesa gotica del Quattrocento[13]. Il provvedimento - secondo il Castellini - si era reso necessario per ovviare alle condizioni di grave disagio dei pellegrini che si recavano al santuario, per la ristrettezza dello spazio davanti al terzo arco sotto il quale stava l'altare della Vergine[14].

La peste del Seicento e la seconda chiesa[modifica | modifica sorgente]

Nel giugno del 1630 il Consiglio comunale di Vicenza proponeva una oblatione alla Vergine di Monte Berico per supplicarla con il più vivo et riverente affetto che sia possibile che interceda alla misericordia divina che ci preservi dalli imminenti pericoli di peste e di guerra che ci sovrastano. Incombeva infatti la guerra di Mantova e, a quel tempo, gli eserciti spesso trascinavano con sé l'epidemia; puntualmente, questa si fece sentire in città nel successivo mese di agosto[15].

Cessata la peste, i maggiorenti del Comune in accordo con i Serviti decisero di ingrandire il tempio; Carlo Borella, come impresario, si occupò - realizzando il primo progetto di Andrea Palladio del 1562 - del rifacimento del santuario, dopo aver rimosso l'aggiunta del secolo precedente; durante i lavori, avvenuti tra il 1688 e il 1703, egli si discostò in parte dal progetto originario, ad esempio nell'intradosso a spicchi della cupola in stile barocco, ripreso da quello della chiesa di Araceli, su cui aveva già lavorato. Nel corso del secolo si susseguirono altri lavori, come la decorazione scultorea, la sistemazione degli altari e la gradinata davanti al prospetto settentrionale[16].

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Il complesso del santuario visto dal parco del Museo del Risorgimento e della Resistenza

Dopo la costruzione nel 1780 dei portici progettati da Francesco Muttoni, che rendevano notevolmente più agevole l'accesso dalla città, il flusso dei pellegrini e le processioni cittadine, ma anche la passeggiata al Monte dei vicentini, crebbero notevolmente.

I frati di Monte Berico godevano in città di particolare prestigio - molto più dei loro confratelli di Santa Maria in Foro - proprio perché aderivano alle regole dell'osservanza dei Servi di Maria[17], ma questa considerazione non risparmiò loro la soppressione che, come per tutti gli altri conventi, avvenne con la legge napoleonica del 25 aprile 1810; tredici di essi deposero la veste di religiosi per indossare quella di sacerdoti secolari e nel 1813, durante il Regno d'Italia dell'impero francese, una parte del convento soppresso venne acquistato dalla direzione demaniale dei Dipartimenti Adige, Bacchiglione e Mela.

Cambiato regime, sotto il Regno Lombardo-Veneto dell'impero d'Austria vi fu una ripresa della vita religiosa del santuario, che portò al decreto imperiale del 1835, con il quale il convento venne ricostituito[18].

Del 1817 è la costruzione delle tre nuove gradinate laterali, opera di Giacomo Verda; del 1821 le 8 campane Si2, suonate alla vicentina; nel 1826 si avviò la sostituzione del campanile quattrocentesco con uno più grandioso, disegnato d'architetto vicentino Antonio Piovene, lavoro che comportò la distruzione dell'antico coro e di parte della sacrestia. Nel 1860 fu avviato il restauro della facciata della chiesa gotica, sul lato ovest, ad opera dell'architetto Giovanni Miglioranza che la rifece in stile neogotico.

Anche nel Novecento si sono fatte altre aggiunte. A fianco del campanile è stata costruita fra il 1971 e il 1972 la moderna Penitenzieria. Dal 1978 la Madonna di Monte Berico è la principale patrona della città di Vicenza e della sua diocesi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Facciata[modifica | modifica sorgente]

Le sculture sulle facciate sono opera di Orazio Marinali e bottega, di Francesco Cabianca e di Giacomo Cassetti. Rappresentano santi e allegorie di virtù.

Sulla facciata verso i portici (prospetto orientale) nella cornice del lunotto campeggiano le statue della Fede e della Speranza; il registro superiore presenta statue di santi particolarmente venerati a Vicenza (tra cui Leonzio, Carpoforo e Gaetano Thiene) e santi della tradizione (tra cui sant'Antonio da Padova e Maria Maddalena); nel registro inferiore sono collocate quelle di san Sebastiano, san Vincenzo, san Rocco e san Filippo Benizi. Sopra il portale è rappresentata la Vergine che appare a Vincenza Pasini, opera di Orazio Marinali.

Di questo artista sono anche i gruppi scultorei sopra il portale del prospetto settentrionale (Vincenza Pasini di fronte ai deputati di Vicenza) e sopra il portale del prospetto occidentale (posa della prima pietra della chiesa votiva). Sul prospetto settentrionale in alto la Temperanza e la Giustizia, al centro statue di Profeti, in basso Sant'Andrea, San Pietro, San Paolo, San Matteo. Sul prospetto occidentale in alto Allegorie di virtù, al centro Eroine dell'Antico Testamento, in basso San Bartolomeo, San Giovanni Evangelista, San Carlo Borromeo e San Marco[19].

Chiostro e refettorio[modifica | modifica sorgente]

Chiostro del Santuario

Il piccolo chiostro gotico della basilica, costruito nel 1429, presenta belle arcate ogivali decorate di cornici in terracotta su colonnine di pietra, e un puteale del 1611.[20].

Da esso si accede all'antico refettorio dei frati, nel quale sono contenute alcune opere d'arte. Tra esse la Cena di San Gregorio Magno di Paolo Veronese (1572)[21] Essa si svolge in una grandiosa e classicheggiante loggia con colonne corinzie e un maestoso sfondo architettonico: è una scenografia che richiama le architetture di Palladio. Al centro di una lunga tavola sta Gregorio Magno alla cui destra c'è Gesù in veste di pellegrino che svela la propria identità divina scoperchiando la coppa. Intorno stanno dodici poveri che il pontefice invitava quotidianamente alla sua mensa. Sono presenti anche valletti dagli sfarzosi costumi. In basso a sinistra c'è una scimmia in catene, in basso a destra un cane. Nella simbologia religiosa il cane è la fedeltà (qui, fedeltà alla Chiesa, a Gesù Cristo), la scimmia è il Male, l'eresia, il paganesimo (qui tenuta in catene. Una scultura raffigurante una scimmia in catene si trova sulla facciata della basilica verso Piazzale della Vittoria).[22] La tela fu tagliata in 32 pezzi dai soldati austriaci il 10 giugno 1848 e poi restaurata per volontà dell'imperatore Francesco Giuseppe.

Nella stessa sala si trovano due tele di Alessandro Maganza: la Vergine con i quattro Evangelisti e il Battesimo di Cristo.

Penitenzieria[modifica | modifica sorgente]

Al suo interno si trovano una Madonna del Magnificat, affresco di Battista da Vicenza[23] tolto dalla chiesa quattrocentesca, un coevo crocifisso ligneo e una Pietà in pietra dipinta, importante Vesperbild di fattura salisburghese (1415 circa) già nella chiesa di Santa Maria in Foro[24].

Interno della basilica[modifica | modifica sorgente]

Interno della Basilica
La cupola

All'interno della chiesa sono contenute molte opere d'arte di alcuni importanti artisti, tra le quali la Vergine con i quattro evangelisti e il Battesimo di Cristo, entrambi di Alessandro Maganza.

La Pietà di Bartolomeo Montagna (primi anni del Cinquecento) è un esempio di vesperbild. La pala è inserita in un complesso decorato secondo il gusto naturalistico dell'età dell'Umanesimo e si conclude con una lunetta dove è inserita una conchiglia (che richiama la resurrezione ed è un attributo della Vergine Maria[25]). L'opera pittorica, pervasa di una luce fredda, rivela influssi nordici e ferraresi.[26] La scena è altamente drammatica: la Maddalena dolente fissa le piaghe di Gesù, il dolore coinvolge profondamente oltre alla Madonna sia san Giovanni, che è a destra di Cristo morto, sia Giuseppe d'Arimatea che sta sulla sinistra (secondo uno scritto recentemente scoperto si tratta invece di san Giuseppe). Alla base dell'affresco si vedono una mela e una farfalla nonché una pianta di aquilegia. Nella simbologia religiosa la mela rinvia al peccato originale di Adamo ed Eva (riscattato dalla morte di Cristo), la farfalla simboleggia la resurrezione, l'aquilegia la Passione di Cristo e anche il dolore della Vergine Maria[27].

Davanti all'altare maggiore, sopra le arcate, sta un grande telero del pittore veneziano Giulio Carpioni (XVII secolo) commissionato dall'Ordine vicentino dei Mercanti dopo una grave carestia: la Madonna che appare al podestà Francesco Grimani. Si tratta di un'allegoria della città di Vicenza, la donna in vesti dorate del gruppo di destra, che è posta ai piedi della Vergine di Monte Berico in atteggiamento di devozione e riconoscenza. La tela del 1651 raffigura anche una dedica di riconoscenza al podestà di Vicenza Francesco Grimani, rappresentato a destra della lapide. Sono pure presenti figure femminili rappresentanti la carità, la religione, la pace, la speranza[19].

Entrando dalla porta che si affaccia sul Piazzale della Vittoria, a destra si incontrano alcune pale d'altare: la prima è di Pietro Gagliardi (1888) rappresentante la Vergine che appare ai sette santi fondatori dell'Ordine dei Servi di Maria (qui tra gli angeli, chi porta insegne della Passione, chi lo stemma dei Servi, chi la palma di vittoria. La Vergine con la destra porge la veste nera ad uno dei Sette, e con la sinistra indica la Regola che un angelo tiene aperta). Più avanti, oltre la porta sulla destra, nell'altare proveniente dalla distrutta chiesa di san Marco[28] è collocata un'opera del 1796 del pittore neoclassico François-Guillaume Ménageot, raffigurante il Bimbo Gesù seduto su un muretto tra la Vergine e San Giuseppe con gli angeli adoranti. Di rilievo è anche la pala d'altare di Palma il Giovane con l'Incoronazione della Vergine, Trinità e Santi.

Nella Basilica si trovano pure altri dipinti, quali la Trinità (su fondo oro) di Leoneda Uliaco (1760) e La Madonna e l'Ordine dei Servi di Maria, olio su tela di scuola olandese del Seicento. [29]

Il coro è ricavato dall'abside della chiesetta gotica. Gli stalli quattrocenteschi hanno bellissime tarsie di fine XV secolo con scorci e visioni di Vicenza antica. La statua della Madonna in pietra tenera dei Colli Berici, dietro l'altare maggiore, riproduce il tema iconografico della Madonna della Misericordia (Madonna della Mercede) sotto il cui manto stanno i supplicanti. Si tratta di un'opera di Nicolò da Venezia (XV secolo)[30] [31].

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne Mascioni opus 579,[32] costruito nel 1943 recuperando parte del materiale fonico dei precedenti strumenti di De Lorenzi e Zordan.

Lo strumento è a trasmissione elettrica, racchiuso all'interno di una cassa lignea con mostra su due livelli composta da canne di Principale con bocche a mitria; la consolle è a tre tastiere e pedaliera.

Di seguito, la disposizione fonica:

Prima tastiera - Positivo
Principale 8'
Flauto 8'
Viola 8'
Flauto 4'
Ottava 4'
Quinta 2.2/3'
Piccolo 2'
Terza 1.3/5'
Ripieno 4 file
Tromba 8'
Corno inglese 8'
Clarinetto 8'
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Flauto traverso 8'
Dulciana 8'
Flauto camino 4'
Ottava I 4'
Ottava II 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno 2 file
Ripieno 4 file
Corno inglese 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Voce umana 8'
Campane
Terza tastiera - Espressivo
Bordone 16'
Diapason 8'
Salicionale 8'
Flauto camino 8'
Flauto armonico 8'
Ottava 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Silvestre 2'
Decimino 1.3/5'
Pienino etereo
Controtuba 16'
Tuba 8'
Oboe 8'
Tuba 4'
Voce celeste 8'
Voce corale 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Subbasso 16'
Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Principale 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Bombarda 16'
Tromba 8'
Corno inglese 16'

Museo[modifica | modifica sorgente]

Nel museo della Basilica sono conservati dipinti, oggetti sacri, ex voto, paramenti liturgici, e un Cristo nella Sindone, arazzo russo del XVI secolo con scritte in cirillico, proveniente dalla cappella imperiale del Cremlino di Mosca.[33]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pubblicata con il testo di F. Barbarano, Historia ecclesiastica della città, territorio e diocese di Vicenza
  2. ^ Le epidemie però si susseguirono con notevole frequenza nel territorio vicentino e in città fino al 1630, Mantese, 1964, op. cit., p. 495
  3. ^ Barbieri, 2004, op. cit., p. 109
  4. ^ Uno dei sapientes deputati ad utilia del Comune, economus et defensor loco del convento, Mantese, 1964, op. cit., p. 822
  5. ^ Il documento è conservato presso la Biblioteca Civica Bertoliana e fu pubblicato integralmente da Sebastiano Rumor nel 1911
  6. ^ Anche secondo lo storico ecclesiastico Mantese, 1964, op. cit., pp. 823-29
  7. ^ Cracco, 2009, op. cit., Religione, chiesa, pietà
  8. ^ Mantese, 1964, op. cit., pp. 373-78
  9. ^ Barbieri, 2004, op. cit., p. 109
  10. ^ In seguito soppresse dal Papa e sostituite con le litanie ufficiali
  11. ^ Mantese, 1964, op. cit., pp. 575-76
  12. ^ Mantese, 1964, op. cit., pp. 973-78
  13. ^ Barbieri, 2004, op. cit., p. 109
  14. ^ Mantese, 1974/2, op. cit., pp. 1191-92
  15. ^ Mantese, 1974/2, op. cit., p. 757
  16. ^ Barbieri, 2004, op. cit., p. 110
  17. ^ Risulta ad esempio che nel 1680 buona parte dei religiosi erano decorati di titoli accademici
  18. ^ Mantese, 1982/1, op. cit., pp. 407-10
  19. ^ a b Il santuario di Monte Berico (opuscolo), Diocesi di Vicenza, Itinerari sacri per il Terzo Millennio.
  20. ^ Veneto, Touring Club Italiano, 1969, pag. 259
  21. ^ Cena di San Gregorio Magno - Basilica di S. Maria di Monte Berico - Vicenza - Italia - Visita virtuale
  22. ^ Dizionari dell'arte, La natura e i suoi simboli, ed. Electa., pag. 198.
  23. ^ Battista Da Vicenza in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  24. ^ Barbieri, 2004, op. cit., p. 113
  25. ^ La natura e i suoi simboli, Dizionari dell'arte, ed. Electa
  26. ^ Enciclopedia dell'Arte, Garzantina, pag. 811
  27. ^ Dizionari dell'arte, La natura e i suoi simboli, ed. Electa
  28. ^ Giovanna Dalla Pozza Peruffo, Tarcisio Pirocca, Chiesa di S. Marco in S. Girolamo - Bicentenario 1760-1810-2010, Vicenza 2010.
  29. ^ Il Santuario di Monte Berico e Vicenza, Gino Rossato editore, Novale di Valdagno (Vicenza), 1990.
  30. ^ Niccolo Da Venezia in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  31. ^ Barbieri, 2004, op. cit., p. 109
  32. ^ Nuovi strumenti, mascioni-organs.com. URL consultato il 9 giugno 2014.
  33. ^ Museo del Santuario di Monte Berico

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Franco Barbieri e Renato Cevese, Vicenza, ritratto di una città, Vicenza, Angelo Colla editore, 2004, ISBN 8890099070.
  • Giorgio Cracco, Tra Venezia e Terraferma, Roma, Viella editore, 2009.
  • Giambattista Giarolli, Vicenza nella sua toponomastica stradale, Vicenza, Scuola Tip. San Gaetano, 1955.
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/2, Dal 1404 al 1563, Vicenza, Accademia Olimpica, 1964.
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, IV/2, Dal 1563 al 1700, Vicenza, Accademia Olimpica, 1974.
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, V/1, Dal 1700 al 1866, Vicenza, Accademia Olimpica, 1982.
  • Giocondo Maria Todescato, Origini del santuario della Madonna di Monte Berico. Indagine storica del codice del 1430 e l'inizio dei Servi di Maria al santuario, Vicenza, Edizione Servi di Maria, 1982
Approfondimenti
  • Giuseppe Barbieri, Monte Berico, Milano, Ed. Terraferma, 1999

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]