Silene vulgaris

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Silene rigonfia
Silene vulgaris1.jpg
Silene vulgaris
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Caryophyllidae
Ordine Caryophyllales
Famiglia Caryophyllaceae
Sottofamiglia Silenoideae
Genere Silene
Specie S. vulgaris
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Core eudicots
Ordine Caryophyllales
Famiglia Caryophyllaceae
Nomenclatura binomiale
Silene vulgaris
(Moench) Garcke (1869)
Sinonimi

vedi Varietà e sinonimi

Nomi comuni

Bubbolini
Carletti
Crepaterra
Cuïn
Erba del cucco
Minuto
Schioppettini
Stridoli
Strigoli
Stringoli
sgrizoi
Tagliatelle della Madonna
Verzuli
Grisol Sclopit

La Silene rigonfia (Silene vulgaris (Moench) Garcke) è una piccola pianta (alta fino a 60–70 cm; massimo 100 cm) perenne e glabra, dai caratteristici fiori chiamati “bubbolini”, appartenente alla famiglia delle Caryophyllaceae.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Il genere Silene è molto vasto: comprende oltre 300 specie; per lo più erbacee, annue, bienni o perenni. Di queste in Italia se contano almeno una sessantina spontanee della nostra flora. La nostra specie presenta una grande variabilità di caratteri. Le moderne classificazioni ne individuano diverse sottospecie che si differenziano per la dimensione, il portamento e le foglie (che possono essere pubescenti o glabre, oppure dentellate o intere, oppure cigliate). A volte queste sottospecie possono sembrare del tutto indipendenti. Questo gruppo che ancora non è stato studiato a fondo presenta anche problemi di confusione nomenclaturale in quanto inizialmente la nostra specie venne assegnata al genere Cucubalus (in qualche caso anche al genere “Behen” – caduto poi in disuso) e poi in seguito trasferita al genere Silene.
Dato il carattere polimorfo della nostra pianta si sono creati nel tempo anche diversi sinonimi.
Varietà e sinonimi sono stati sviluppati nella scheda indicata qui sotto:

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Varietà e sinonimi di Silene vulgaris.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Pianta conosciuta fin dall’antichità per le sue proprietà mangerecce. Si può comprendere quindi l’abbondanza di nomi popolari: oltre a quelli citati “sonaglini” e “cavoli della comare”.
Il nome del genere (Silene) si riferisce alla forma del palloncino del fiore. Si racconta che Bacco avesse un compagno di nome Sileno con una gran pancia rotonda. Ma probabilmente questo nome è anche connesso con la parola greca “sialon” (= saliva); un riferimento alla sostanza bianca attaccaticcia secreta dal fusto di molte specie del genere.
I calici rigonfi sono persistenti e mantengono la forma a palloncino che anzi nel tempo si irrigidisce per cui alla fine dell’estate si possono far scoppiare battendoli con la mano da qui un altro nome popolare: “schioppetini”.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

La forma biologica della nostra pianta è emicriptofita scaposa (H scap): pianta perennante per mezzo di gemme al suolo (emicriptofita), e con asse fiorale più o meno privo di foglie (scaposa).

Radici[modifica | modifica sorgente]

La nostra pianta possiede una struttura radicale rizomatosa a base lignificata. Possiede anche diverse radici (e radichette) secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto ha un aspetto erbaceo ma ascendente ed eretto. Può essere glabro o leggermente pubescente. Nella parte alta il fusto è in qualche caso vischioso.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie sono del tipo ovate o lineari – lanceolate (non molto strette). Il colore è verde con riflessi bluastri (ma in altre varietà verde – cenere).

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L’infiorescenza è di tipo lasso a pannocchia con fiori penduli su peduncoli flessuosi lunghi 5 – 15 mm.
In particolare l’infiorescenza viene definita come bipara ossia i fiori crescono da ambo i lati rispetto al fiore apicale con 3 – 9 fiori totali.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono ermafroditi ( dioici o poligami) e pentameri.

  • Calice: il calice ha una caratteristica forma a palloncino ovoidale (lungo il doppio rispetto alla larghezza) sinsepalo (= gamosepalo; ossia i sepali sono fusi insieme) a volte definito anche “monosepalo”; il colore può essere verde pallido o rosa – biancastro tendente al bruno chiaro. Sulla superficie rigonfia sono presenti 20 evidenti nervature longitudinali, collegate da altre nervature trasversali più brevi e meno evidenti e meno precise. Il calice contiene interamente sia l’ovario che la capsula fruttifera da qui la sua particolare struttura rigonfia. Sul calice sono inoltre presenti dei denti terminali lunghi 1/6 del calice. Questi denti sono papillosi e pubescenti. Questa struttura è persistente.
  • Corolla: i petali della corolla sono 5 di colore bianco o rosa chiaro. Terminano con una unghia sporgente dal calice lunga quanto il calice stesso. L’unghia è completamente divisa (bilobata) in due lacinie subspatolate o oblanceolate a disposizione patente. Dimensioni dell’unghia: larghezza 3 mm; lunghezza 8 mm.
  • Androceo: gli stami sono 10 e fuoriescono dal calice.
  • Gineceo: gli stili sono 3 (anche questi sporgono dal calice) con stimmi lievemente pubescenti. Il gineceo è supero e tricarpellare ( sincarpico).
  • Fioritura: fiorisce da Maggio a Settembre
  • Impollinazione: vento, api, farfalle soprattutto notturne. La particolare forma del fiore a palloncino con imboccatura stretta è di difficile accesso agli insetti più grossi come i calabroni (pur tuttavia alcuni di questi hanno trovato il modo di bucare la parte bassa del fiore per accedere al suo nettare) per cui il fiore per facilitare l’impollinazione rimane aperto fino ad ore tarde per favorire gli insetti notturni più piccoli.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una capsula globoso–piriforme compresa col calice persistente e con una corona di denti (in numero di 6) apicali. La capsula alla fruttificazione è lunga tre volte il carpoforo (piccolo peduncolo basale che sostiene la capsula – vedi illustrazione qui sotto). Il frutto è del tipo deiscente nella parte alta con molti semi.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

  • Geoelemento: il tipo corologico della nostra pianta è definito come “Euroasiatico” (Eurasiat. ) quindi di provenienza dalle zone freddo - temperate dell’emisfero boreale. È da notare che data la vastità dell’areale di questa pianta (con le sue molte varietà) alcuni autori considerano il geoelemento come “Paleotemperato” (Paleotemp. ), quasi subcosmopolita (presente cioè in quasi tute le parti del mondo).
  • Diffusione: la nostra pianta è presente in Europa, Asia, Africa settentrionale, America meridionale. In Italia è comune in tutte le regioni.
  • Habitat: nelle nostre zone è possibile trovarla nei prati, arbusteti, boschi radi e margini dei sentieri. La pianta è sinantropa e nitrofila, è frequente quindi la sua presenza in zone ruderali ricche di azoto, o anche nei prati fertili concimati e antropizzati. In alcuni casi può essere considerate erba infestante.
  • Diffusione altitudinale: da 0 a 2800 m s.l.m..

Usi[modifica | modifica sorgente]

Silene vulgaris ENBLA01.JPG

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Molto ricercata in gastronomia (con il nome di grisol, strigoli, stridoli, carletti, strisci, scrissioi, s-ciopit o sclopit, cuiet in Piemonte e nell'Appennino Umbro Marchigiano meglio noti come concigli), fra le migliori erbe commestibili, ma solo prima della fioritura poi le foglie basali diventano troppo coriacee. Si mangiano sia crude, sia cotte (come gli spinaci), in risotti, minestre, ripieni, ravioli e frittate: hanno un sapore dolce e delicato.[1]

Industria[modifica | modifica sorgente]

L’industria dalla pianta ricava saponi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le piante spontanee di uso alimentare del territorio etneo Dipartimento di Botanica - Università di Catania

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 709.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 246. ISBN 88-506-2449-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

botanica Portale Botanica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di botanica