Ottativo

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L'ottativo (dal latino optativus, aggettivo derivato dal verbo optare, desiderare, sott. modus) è un modo della coniugazione verbale frequente nelle lingue indoeuropee antiche. Si rinviene ad esempio nel greco classico, nell'albanese, nel sanscrito e nella lingua minoritaria friulana, parlata in Friuli Venezia Giulia.

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

Ottativo deriva dal verbo latino optare che significa desiderare. Infatti una delle funzioni principali dell'ottativo è quella di esprimere un desiderio, una speranza in qualcosa.

Funzione dell'ottativo[modifica | modifica sorgente]

L'ottativo è il modo del desiderio e della potenzialità. Nelle lingue che lo posseggono, si oppone all'indicativo (il modo dell'azione reale) e al congiuntivo (un modo con valore di azione prospettiva ed esortativa).

Usi dell'ottativo in alcune lingue indoeuropee antiche[modifica | modifica sorgente]

Greco[modifica | modifica sorgente]

L'ottativo greco può avere tre funzioni principali:

  • Desiderativo; accompagnato da particelle come εἴθε, εἰ γάρ, ὡς, indica un desiderio realizzabile:
εἴθε πλούσιος γένοιο che tu possa diventare ricco!
  • Concessivo; usato di solito in espressioni fisse, esprime una concessione:
εἴη e sia pure!
βαίη che vada pure!
  • Potenziale; accompagnato da ἄν, indica qualcosa che potrebbe accadere nel presente:
ἄν τις ἔλθοι qualcuno potrebbe venire
ἂν θάνοις potresti morire

L'ottativo può anche avere un uso sintattico: l'alternanza di congiuntivo e ottativo nelle proposizioni dipendenti obbedisce a una legge detta della consecutio modorum, che si può così sinteticamente enunciare:

  • se nella reggente c'è un tempo principale (presente, futuro o perfetto - in greco il perfetto non rappresenta un'azione nel passato, ma indica uno stato o un risultato nel presente), la proposizione dipendente sarà caratterizzata dal congiuntivo, il quale ha sempre connotato di tempo principale;
  • se nella reggente c'è un tempo storico (una qualunque forma di tempo passato) la proposizione dipendente avrà il modo ottativo, il quale ha sempre connotato di tempo storico;
  • nel discorso indiretto introdotto da un verbo di "dire" (verba dicendi, spesso al passato), si può trovare l'ottativo al posto dell'indicativo (si parla allora di ottativo obliquo, cioè tipico del discorso indiretto, costruzione che in latino si chiama appunto oratio obliqua).

Latino[modifica | modifica sorgente]

In latino l'ottativo è stato assimilato dal congiuntivo. Molti congiuntivi latini derivano tuttavia da antichi ottativi, come quelli di sum (sim, sis, sit...), quelli dei verbi "volo", "nolo" e "malo" (che, per l'appunto, si coniugano con desinenze simili a quelle precedentemente esplicitate; perciò avremo "velim", "nolim", "malim" accanto a un'altra forma arcaica speculare ai congiuntivi presenti dei verbi appartenenti alla terza coniugazione latina; perciò si avrà anche "volam", "nolam", "malam") o le desinenze in -eri- del congiuntivo perfetto attivo.

Sanscrito[modifica | modifica sorgente]

In sanscrito esiste solo un ottativo, mentre il congiuntivo si è in parte fuso con l'imperativo (le prime persone dell'imperativo si possono ricondurre ad antichi congiuntivi esortativi). In compenso la lingua di Pāṇini ha sviluppato altre, complesse, forme modali: il precativo (modo della preghiera -un ottativo aoristo), il condizionale, che è una forma con aumento sviluppata a partire dal futuro, l'ingiuntivo, che è una forma ridotta di imperfetto e di aoristo con un'ampia gamma di funzioni (in particolare, quella di imperativo negativo, nonché quella di "forma non ridondante" nelle proposizioni coordinate).

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