Joachim du Bellay

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Joachim du Bellay

Joachim du Bellay (Maine-et-Loire, 1522Parigi, 1º gennaio 1560) è stato un poeta e umanista francese, membro della cosiddetta Brigade della Pléiade, movimento riformatore della lingua e della letteratura francese.

« Sumus bellaius et poeta »

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Discendente di un ramo povero di una famiglia di antica nobiltà e nonostante la parentela con alcuni influenti e potenti personaggi del suo tempo, quali l'arcivescovo di Parigi Jean du Bellay ed il governatore del Piemonte Guillaume de Bellay, condusse una vita in povertà.[1]

Orfano, venne affidato al fratello maggiore René du Bellay, che si disinteressò della sua educazione.

Solo tardivamente fu inviato a Poitiers per istruirsi in diritto. Proprio in questa località si decise il suo futuro, grazie agli incontri con Jacques Peletier du Mans, che gli consigliò di dedicarsi alla poesia, e con Ronsard che lo condusse a Parigi. Dal 1547 al 1549 Du Bellay aggiornò la sua formazione culturale al collegio Coqueret.

Celeberrimo il suo Défense et illustration de la langue française (1549), libello "polemico" in cui du Bellay illustrò nuovi principi per la valorizzazione della lingua francese, e segnò l'inizio del Rinascimento poetico francese.

Lo stesso anno realizzò il Recueil de poésie e l'Olive, maggiormente ispirate alla letteratura classica. Nel 1552 du Bellay completò la traduzione dell'Eneide di Virgilio.

Molto importante, come opera: Les regrets, raccolta di 191 sonetti d'ispirazione elegiaca e satirica, scritti in occasione di un suo viaggio a Roma tra il 1553 e il 1557. Sempre il soggiorno romano, come ospite-servitore del famoso cugino Jean gli ispirò l'incompiuta Les Antiquités de Rome e i Jeux rustiques, attinti da fonti neo-latine.

Tra questi il celebre Heureux qui comme Ulysse, formato da dodecasillabi e da tre strofe: nella prima si chiede se tornerà mai nel suo paese come hanno fatto Giasone ed Ulisse, nella seconda esprime la sua nostalgia per le cose piccole e meno preziose che appartenevano al suo paese natale e nella terza strofa esprime il paragone di preferenza della sua cittadina rispetto a Roma.

L'importanza del poeta du Bellay risiedette nella sua ricerca di recuperare e valorizzare il passato attraverso la lirica, di risolvere l'aggressività e gli slanci giovanili negli affetti del quotidiano, nella conversione di ogni forma di aggressività, tramite la lettura delle commoventi vicende umane, in una elevazione filosofica.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.IV, pag.269

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