La Pléiade

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La Pléiade è il termine con cui fu designato da Pierre de Ronsard il gruppo di amici riunito intorno a lui in una sorta di scuola poetica.

Composizione del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

I membri iniziali di questo gruppo furono:

Più tardi figurarono nel gruppo anche:

Quest'ultimo, grecista, era considerato in posizione quasi di maestro rispetto agli altri.

Idee letterarie[modifica | modifica wikitesto]

Questi scrittori e poeti, come era stato fatto per sette poeti tragici del Canone alessandrino, trassero il loro nome dalle sette stelle della costellazione delle Pleiadi, l'ammasso di stelle che prende il nome dalle mitiche figlie di Atlante.

In contrasto con quanti ricalcano la tradizione poetica del tardo Medioevo, i poeti de la Pléiade credettero in modo appassionato nella necessità e possibilità di emulare i modelli greci e latini attraverso un arricchimento della lingua, dei procedimenti retorici e metrici, dei temi, e la sperimentazione di tutte le forme poetiche coltivate nell'antichità: dall'ode oraziana o pindarica all'epigramma, all'anacreontica, dalle tragedia all'elegia, all'egloga, all'epopea.

Queste idee furono esposte da Joachim Du Bellay nella Défense et illustration de la langue française del 1549, insieme col proposito di restituire un prestigio altissimo alla poesia. Composta all'età di ventisette anni, la Defénse è l'opera non di un avvocato ma di un giovane e ambizioso poeta, che inaugura la sua breve ed intensa carriera, e scrive forse in collaborazione, certo con molta fretta, disordine e veemenza. Poco importa se in quella fretta egli riprende da vari testi ciò che più gli occorre, senza citare le sue fonti. Se è stato facile per gli eruditi scoprire che per buona parte la Défense è un plagio di Quintiliano e del "Dialogo delle lingue" di Sperone Speroni (Du Bellay rivolge alla lingua francese gli argomenti che lo Speroni usava in difesa del volgare), si sarebbe potuto, quanto all'idea centrale del libretto, considerare altri testi meno lontani. Du Bellay difende la vitalità e la ricchezza della lingua francese dai pericoli di un rigido e antistorico umanesimo, che sognasse di restituire alla luce le forme di una civiltà scomparsa e condannasse la lingua francese e disprezzasse ogni cosa scritta in volgare. Nella Pleiade vi era la volontà di definire un posto nuovo per il poeta, lontano dal cortigiano, familiare alle feste ed agli eventi ricreativi principeschi. Il fervore talvolta astratto e scolastico dei poeti de la Pléiade portò ad innovazioni, in qualche caso solo esteriori, ad esperimenti senza sbocco (come la metrica quantitativa tentata da Jean Antoine de Baïf) o decisamente falliti (come il poema epico di Pierre de Ronsard); ma anche ad opere di autentica poesia (lo stesso Pierre de Ronsard e Joachim Du Bellay)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]