Egloga

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An Eclogue (1890) di Kenyon Cox

L'egloga, o ecloga, è un componimento della poesia bucolica in forma dialogica, con significato allegorico e celebrazione della vita agreste.

Il termine deriva dal greco ekléghein ("trascegliere") e nella letteratura antica veniva utilizzato per indicare un poemetto scelto; con questo significato vennero intitolate alcune opere, quali l'Egloga cronografica di Giovanni Sincello e l'Egloghe di Decimo Magno Ausonio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime ecloghe della letteratura greca furono quelle di Teocrito. Le prime ecloghe della letteratura latina, esemplate su quelle di Teocrito, sono le Bucoliche di Publio Virgilio Marone.

Alle egloghe pastorali, ed in specie all'Euridice scritta dal poeta fiorentino Ottavio Rinuccini, si ispirarono i musicisti alle origini dell'opera lirica per comporre i primi melodrammi.

In particolare, il mito di Euridice, ripreso da Rinuccini nel suo componimento, fu musicato quasi contemporaneamente sul finire del XVI secolo da Jacopo Peri e da Giulio Caccini in quella che è considerata la prima opera lirica: appunto, Euridice.

È da notare come questa forma letteraria sopravviva anche in età medioevale, diffondendosi in Francia, in Spagna e nei paesi germanici.[1] Lo stesso Petrarca la utilizza nel Bucolicum carmen per elogiare il re di Napoli Roberto D'Angiò che con il suo benestare, li permise di acquisire l'alloro poetico nel 1341. Anche Boiardo, su modello virgiliano, scriverà 10 egloghe, Pastoralia, del 1464, con intento encomiastico.

L'elemento tipico e costante nei secoli dell'egloga fu quello della finzione dell'esistenza semplice e pura, scappatoia per le anime tormentate da passioni. In questo senso l'egloga passò nel dramma pastorale italiano e nel romanzo pastorale inglese, francese e spagnolo.

Noto fu lo scambio di egloghe latine tra Dante Alighieri e Giovanni del Virgilio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol. IV, pag.319
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