Antoine Meillet

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Antoine Meillet (Moulins, 11 novembre 1866Châteaumeillant, 21 settembre 1936) è stato un linguista e grecista francese, principale rappresentante e caposcuola della scuola linguistica indoeuropea francese dell'inizio del XX secolo. Celebre è il suo «capolavoro»[1], Aperçu d'une histoire de la langue grecque (1913), tradotto in più lingue e giunto nel 1965 alla sesta edizione in lingua originale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un notaio di Châteaumeillant, compì gli studi secondari al liceo Théodore-de-Banville di Moulins, sua città natale.

Iscrittosi dal 1885 alla Faculté des lettres de Paris, seguì in particolare i corsi di Louis Havet alla Sorbona, di Michel Bréal al Collège de France e di Ferdinand de Saussure all'École pratique des hautes études. Nel 1890, una missione di ricerca di un anno nel Caucaso gli permette di studiare l'armeno moderno. Al suo ritorno in Francia, giovanissimo, sostituirà de Saussure (ritornato a quel tempo a Ginevra), assicurando continuità al corso di grammatica comparata che egli completò, a partire dal 1894, con una conferenza sull'iranico.

Nel 1897 discusse la sua tesi di dottorato (Recherches sur l'emploi du génitif-accusatif en vieux-slave). Nel 1902 ottiene la cattedra di armeno nell'École des langues orientales. Nel 1905 occupa la cattedra di grammatica comparata al Collège de France, dove consacra i suoi insegnamenti alla storia e alla struttura delle lingue indoeuropee.

Segretario della Société de linguistique di Parigi, viene eletto all'Académie des inscriptions et belles-lettres nel 1924.

È stato il caposcuola di un'intera generazione di linguisti francesi, tra i quali Emile Benveniste, Marcel Cohen, Georges Dumézil, André Martinet, Aurélien Sauvageot, Lucien Tesnière, Joseph Vendryes e Gustave Guillaume, da lui scoperto.

Ha influenzato anche un certo numero di linguisti stranieri. È stato lui l'ispiratore della definizione della frase adottata dal linguista statunitense Leonard Bloomfield. Allo stesso modo a lui si deve la prima identificazione del fenomeno della grammaticalizzazione.

Antoine Meillet e gli studi omerici[modifica | modifica wikitesto]

Alla Sorbona, Meillet sovrintende il lavoro di Milman Parry. Nel 1923, un anno prima dell'inizio del loro sodalizio, Meillet così si esprime (citato nella prima delle due tesi di Milman Parry, per la precisione quella dedicata all'epiteto omerico):

(FR)

« L'épopée homérique est entièrement composée de formules, transmise de poète en poète. Un examen de n'importe quel passage revélera vite qu'il est fait de vers et de fragments de vers qui sont reproduits mot pour mot dans un ou dans plusieurs autres passages. Et même des vers, dont les parties ne se retrouvent pas dans un autre passage, ont un le caractère d'une formule, et c'est sans aucun doute par un pur hasard qu'ils ne sont pas attestés ailleurs. »

(IT)

« L'epopea omerica è interamente composta di formule, trasmesse di poeta in poeta. L'esame di un passaggio qualsiasi rivelerà subito che esso è composto di versi e frammenti di versi che sono riprodotti parola per parola in uno o molti altri passaggi. E anche quei versi, le cui parti non si ritrovano un nessun altro passaggio, hanno il carattere di una formula ed è senza dubbio per un puro caso che non si ritrovano attestati altrove. »

(Antoine Meillet. Les origines indo-européennes des mètres grecs. Presses Universitaires de France, Paris, 1923.)

Meillet offre al suo studente l'opinione, innovativa per l'epoca, secondo cui il sistema formulare dell'Iliade era da considerare una diretta conseguenza della sua trasmissione orale. Per questo lo indirizza verso lo studio dell'oralità nella sua cornice naturale, suggerendogli l'osservazione di meccanismi ancora viventi di trasmissione orale, accanto allo studio del testo classico dell'Iliade che si supponeva frutto di una simile tradizione. Così Meillet presenta Parry a Matija Murko, studioso originario della Slovenia, che a lungo si era occupato della tradizione eroico-epica nei Balcani, soprattutto in Bosnia ed Erzegovina, anche con l'aiuto di registrazioni fonografiche.[2] È a partire dalle sue ricerche, le cui registrazioni sono conservate presso l'Università di Harvard, che Parry e il suo allievo, Albert Lord, hanno profondamente innovato gli studi omerici.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Questione omerica.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Esquisse d'une grammaire comparée de l'arménien classique, 1903.
  • Introduction à l'étude comparative des langues indo-européennes, 1903.
  • Les dialectes indo-européens, 1908.
  • Aperçu d'une histoire de la langue grecque, 1913.
  • Altarmenisches Elementarbuch, 1913. Heidelberg
  • Linguistique historique et linguistique générale, 1921.
  • Les origines indo-européennes des mètres grecs, 1923.
  • Esquisse d'une histoire de la langue latine, 1928. Éd. Klincksieck, ISBN 2-252-01871-2
  • La méthode comparative en linguistique historique, 1928.
  • Dictionnaire étymologique de la langue latine, 1932 (in collaborazione con Alfred Ernout (1879-1973)), edizione aggiornata, da Jacques André (1910-1994), Paris: Klincksieck, 2001, ISBN 2-252-03359-2 Notice n° : FRBNF37707942)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marcello Gigante, Prefazione a Otto Hoffmann, Albert Debrunner, Anton Scherer, Storia della lingua greca, Vol. I, Gaetano Macchiaroli editore, 1969 (p. 5)
  2. ^ Mathias Murko, La poésie populaire épique en Yougoslavie au début du XXe siècle (Paris: Champion, 1929); Albert Lord, The singer of tales (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1960), pp. 11-12; Andrew Dalby, Rediscovering Homer (New York, London: Norton, 2006. ISBN 0393057887), pp. 186-187.

Bibliografia su Antoine Meillet[modifica | modifica wikitesto]

  • Anne-Marguerite Fryba. Maurice Grammont, Antoine Meillet et l'institutionnalisation de la linguistique en France, Revue des langues romanes, 105, 2001, 503-517.
  • Charles de Lamberterie. Milman Parry et Antoine Meillet, in Hommage à Milman Parry. Le style formulaire de l'épopée homérique et la théorie de l'oralité poétique, Françoise Létoublon (éd.). Amsterdam, Gieben, 1997

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