Capra ibex

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Stambecco delle Alpi
Steinbock Benediktenwand 001.jpg
Capra ibex
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Artiodactyla
Famiglia Bovidae
Sottofamiglia Caprinae
Genere Capra
Specie C. ibex
Nomenclatura binomiale
Capra ibex
Linnaeus, 1758
Areale

Leefgebied alpensteenbok.JPG

Lo stambecco delle Alpi (Capra ibex L. 1758) è un mammifero dell'ordine degli Artiodattili, della famiglia dei Bovidi e della sottofamiglia dei Caprini, diffuso lungo l'Arco alpino [1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

100.000 anni fa, lo stambecco viveva in tutte le regioni rocciose dell'Europa centrale. È stato anche fonte d'ispirazione per i popoli del Paleolitico che lo disegnavano nelle grotte in cui vivevano, come appare nelle pitture murali della grotta di Lascaux in Francia.

Fino al XV secolo, era presente lungo tutto l'Arco alpino, ma lo sviluppo delle armi da fuoco segnò ben presto la sua fine in quei territori. La medicina dell'epoca poi, tutta centrata sulla superstizione, gli fu fatale. Le corna, ridotte in polvere, furono utilizzate come rimedio contro l'impotenza ed il suo sangue come rimedio per i calcoli renali. Lo stomaco infine fu indicato per combattere la depressione. Queste credenze persistettero fino al XIX secolo, quando ormai si contavano solo qualche centinaio d'individui nelle Alpi italiane e francesi, mentre era completamente scomparso in Svizzera.

La specie deve la sua sopravvivenza alla famiglia reale italiana. Fu infatti il re Vittorio Emanuele II che fece proteggere, nel 1856, gli ultimi esemplari, per riservarli alla sua caccia personale in una riserva privata situata in Valsavarenche dove, per suo ordine, un gruppo di guardacaccia li proteggeva da altri cacciatori. Ad oggi, la Valle d'Aosta è l'unica regione dell'arco alpino in cui la specie non sia mai scomparsa in tempi storici.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Stambecco sulle rocce
Stambecchi a Punta Indren sul Monte Rosa
Esemplare di stambecco nel Parco nazionale del Gran Paradiso

Lo stambecco è attualmente diffuso in tutto l'arco alpino, dalle Alpi Marittime ad ovest sino alle Alpi di Carinzia e di Slovenia ad est [2], ad altitudini comprese tra 500 e 3.000 m [3]. Sebbene il suo areale si sia notevolmente ampliato nel corso del XX secolo, la sua distribuzione è tuttora abbastanza frammentaria.

Fatta eccezione per quella del Parco nazionale del Gran Paradiso, tutte le attuali popolazioni sono il frutto di reintroduzioni (Francia, Svizzera, Austria e Germania) o di nuova introduzione (Slovenia e Bulgaria) [3][4].

Negli anni novanta è stata stimata una popolazione complessiva di circa 30.000 esemplari. Di questi circa 15.000 vivono in Svizzera, 9.700 in Italia, 3.200 in Austria, 3.300 in Francia, 250 in Slovenia e 220 in Germania [4].

Il suo habitat tipico è costituito dagli ambienti rocciosi di alta quota, al di sopra della linea degli alberi. I costoni rocciosi scoscesi esposti a sud ricchi di vegetazione erbacea sono l'ambiente preferito. A livello subalpino li si può incontrare in aree aperte e soleggiate con presenza di affioramenti rocciosi [3].

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Giunta ad un passo dalla estinzione nel corso del XIX secolo, la specie si è salvata grazie alla creazione, nel 1836, della Riserva reale di caccia del Gran Paradiso e successivamente del Parco nazionale del Gran Paradiso (1922). Le successive operazioni di reintroduzione, avviate con spirito pionieristo dalla Confederazione Elvetica sul finire dell'Ottocento, hanno portato alla sua ricomparsa in 175 diverse aree alpine europee [2].
Nonostante la relativa frammentazione del suo areale, la sua popolazione è attualmente in significativa crescita [5].

In base a tali dati la Lista rossa IUCN classifica Capra ibex come specie a basso rischio (Least Concern) [6]. La specie è inserita nella Appendice III della Convenzione di Berna ed è sottoposta a misure di protezione regolate da differenti legislazioni nazionali che prevedono in taluni casi il divieto assoluto di caccia (Francia, Germania e Italia) ovvero autorizzano abbattimenti selettivi (Svizzera, Austria e Slovenia).

È presente in numerose aree naturali protette tra cui: il Parco nazionale del Gran Paradiso, il Parco nazionale dello Stelvio, il Parco naturale Alta Valsesia, il Parco naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, il Parco regionale dell'Adamello e il Parco naturale delle Alpi Marittime il Parco naturale delle Dolomiti Friulane, il Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi e il Parco Regionale delle Orobie Bergamasche in Italia; il Parco nazionale della Vanoise, il Parco nazionale des Écrins e il Parco nazionale del Mercantour in Francia; il Parco nazionale Kalkhochalpen in Austria.

Anatomia e morfologia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un bovide di rilevanti dimensioni. Il maschio dello Stambecco è caratterizzato da lunghe corna arcuate e nodose. La femmina, più piccola, è anch'essa dotata di corna, che raggiungono al massimo i 30–35 cm. Il maschio può vivere 14-16 anni mentre la femmina arriva a superare i 20 anni.

Il manto peloso[modifica | modifica sorgente]

Esemplare di stambecco
Femmina di stambecco
Maschio di stambecco

Il colore del mantello dello stambecco cambia con il variare delle stagioni. Nel periodo estivo il pelo è corto, di colore beige o bruno chiaro. In autunno cade lentamente ed è sostituito da una spessa pelliccia con peli più lunghi di un colore bruno scuro, quasi nero: questa calda pelliccia lo proteggerà dal freddo della montagna ed il colore più scuro assorbirà meglio i raggi del sole. Una muta si renderà poi necessaria alla fine dell'inverno, nei mesi di maggio e giugno. Gli stambecchi si sbarazzeranno della pelliccia grattandosi contro le rocce e contro i tronchi degli alberi e non è raro, in questo periodo, trovare dei ciuffi di pelo intrecciati sugli arbusti e sulle rocce. La muta è anche all'origine del fastidioso prurito che gli stambecchi maschi cercano di alleviare aiutandosi con le loro lunghe corna. Il pelo estivo dei becchi è di un colore grigio ferro su tutto il dorso, fino al ventre che invece è di colore bianco. Le zampe sono di un colore bruno scuro, quasi nerastro come anche la banda mediana sul dorso è di un colore scuro, molto vicino al nero, (questa banda nera talvolta non è presente). Dal mese di novembre in poi, il pelo dei maschi si scurisce e diventa marrone scuro.

Il pelo delle femmine è di un beige giallastro o castano chiaro, salvo il ventre che rimane piuttosto biancastro e le zampe che sono bruno scuro. Esso si scurisce leggermente in inverno, ma comunque, sia in estate che in inverno, il mantello della femmina è più chiaro di quello del maschio.

Alla nascita, il pelo dei piccoli stambecchi è invece di un colore beige rossastro, più chiaro di quello delle femmine: resterà tale fino all'età di due anni.

Corna[modifica | modifica sorgente]

Maschio di stambecco

Le corna, permanenti, sono costituite da un'impalcatura ossea ricoperta di sostanza cornea. La loro crescita si blocca ogni anno in novembre e tale arresto si evidenzia come un anello ben visibile sulla parte laterale e posteriore del corno. Dal conteggio di tali cerchi si risale al numero di inverni trascorsi e quindi all'età dell'animale.

Nei maschi le corna presentano sul lato anteriore nodi vistosi, formati da escrescenze cornee, e possono superare, nei soggetti più vecchi, il metro di lunghezza. Al contrario le femmine hanno corna lisce, di 35 cm al massimo; dopo i 5 anni l'accrescimento annuale del corno diventa di pochi millimetri ravvicinando di molto gli anelli.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Per vedere il video clicca sulla freccia
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Lo stambecco è un animale gregario; i branchi di maschi restano separati da quelli delle femmine e si riuniscono ad essi solo nel periodo riproduttivo. I gruppi di maschi comprendono soggetti di età superiore ai 4-5 anni e possono, in primavera, raggiungere le 100 unità. I soggetti più vecchi tendono ad una vita solitaria o sono aggregati in piccoli gruppi (4-6 elementi), comprendenti anche animali giovani. Vi sono infine i branchi di femmine con i piccoli e i giovani fino a due anni. Durante l'estate si possono osservare le "nurseries", ovvero gruppi di capretti (fino a 15-20) controllati da una o due femmine mentre le altre madri sono alla ricerca di cibo.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Erbivoro, può mangiare fino a 15 kg di erba al giorno, ma si ciba anche dei germogli di ginepro, di rododendri, di muschi e di licheni. Non è raro incontrare in montagna, ai lati delle strade, dei piccoli blocchi di sale destinati ai gruppi di stambecchi perché, come altre specie del genere Capra, è ghiotto di sale in quanto il suo organismo accusa un'effettiva esigenza di sodio, solitamente poco disponibile nei foraggi. Si abbevera poco, accontentandosi spesso della rugiada mattutina. In primavera si nutre di arbusti dei quali apprezza soprattutto i germogli, e che bruca drizzandosi sulle zampe posteriori. In inverno le erbe secche sono la base dell'alimentazione ma compaiono anche arbusti (ontano verde) e licheni, raramente aghi di conifere.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Gli accoppiamenti avvengono durante i mesi di dicembre e di gennaio. I maschi adulti dominanti ricercano attivamente le femmine in calore, mostrando caratteristici atteggiamenti di sottomissione: corna rovesciate sulla schiena, collo teso, coda alzata a pennacchio a scoprire lo specchio anale bianco.
Gli scontri tra maschi, peraltro assai spettacolari, sono limitati e sanciscono la supremazia dei singoli individui.
Dopo una gestazione di circa 160-180 giorni nasce un solo piccolo, raramente due. Il neonato sta in piedi dopo pochi minuti ed è subito in grado di seguire la madre sulle pareti a strapiombo.

Ecologia[modifica | modifica sorgente]

Un esemplare sul Piccolo Lagazuoi

È un animale particolarmente adattato agli ambienti caratterizzati da affioramenti rocciosi misti a prateria, situati sino al limite dei ghiacciai. In inverno sono preferite le pareti con buona esposizione, a quote comprese tra i 2000 ed i 3500 m; il bosco fitto viene evitato. I maschi possono utilizzare il bosco rado, costituito perlopiù da larice ed interrotto da pareti rocciose, per scendere poi in primavera sul fondovalle, al momento del ricaccio dell'erba. Le femmine rimangono invece per buona parte dell'anno sui pendii rocciosi. Lo stambecco è un animale essenzialmente diurno ed è attivo già prima del sorgere del sole. Dalle prime ore del giorno fino all'imbrunire, trascorre le sue giornate sulle terrazze erbose e ben esposte al sole.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Capra ibex in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ a b Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14, Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  3. ^ a b c Pedrotti, L. and Lovari, S. Capra ibex. In: A.J. Mitchell-Jones, G. Amori, W. Bogdanowicz et al. (eds), The Atlas of European Mammals. Academic Press, London, 1999.
  4. ^ a b Shackleton, D.M. (ed.). Wild sheep and goats and their relatives. Status survey and conservation action plan for the Caprinae. IUCN, Gland, Switzerland and Cambridge, UK, 1997.
  5. ^ Dupré, E., Pedrotti, L. and Arduino, S. 2001, The Alpine ibex in the Italian Alps: status, potential distribution and management options for conservation and sustainable development..
  6. ^ (EN) Aulagnier, S., Kranz, A., Lovari, S., Jdeidi, T., Masseti, M., Nader, I., de Smet, K. & Cuzin, F. 2008, Capra ibex in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fichesser Bernard (12292). La vie de la montagne. Ed. Chêne-Hachette, 48600
  • Hutter Pierre (1989). Chamois et Bouquetins. Ed. Payot.
  • Pouye Martine. Connaissance de la faune de montagne: Bouquetins et Chamois. Ed. Glénat.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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